Noi non dobbiamo aver paura di dire che, nel tipo di sistema economico che ralizzarebbe i nostri valori, le principali risorse produttive dovrebbero essere di proprietà della società, su basi democratiche e decentrate.
Questa alternativa richiede una radicale trasformazione sociale, in altri termini, una rivoluzione.
Seguendo l'idea di un socialismo dal basso, l'idea della rivoluzione non può essere imposta dall'alto: la grande maggioranza degli oppressi dal capitalismo può liberarsi solamente da sola. Il socialimo, come disse Marx è autoemancipazione. Il senso comune identifica rivoluzione con violenza, ma la rivoluzione dovrebbe intendersi la liberazione delle persone da loro stessa mano e la creazione di una nuova forma di società.
Ciò non vuol dire che non compaia violenza.
Esiste una probabilità molto alta che quelli, che attualmente dominano il mondo resistano violentemente ad ogni tentativo di eliminare i loro poteri e privilegi. Considerate la ferocia con cui il signor Bush e Blair conducono la "guerra al terrorismo", calpestando sistematicamente le libertà civili.
Ricordiamoci che Al Qaeda è un movimento socialmente conservatore che non mette in dubbio la proprietà.
Che farebbero i ricchi e potenti, se ci fosse una seria minaccia al loro potere economico? Il colpo di stato in Cile insegna.
La forza di un movimento di trasformazione sociale deve estendere il suo sostegno di massa, favorire la composizioni di reti di organizzazioni sul posto di lavoro e a livello comunitario in grado di resistere alla repressione. Dobbiamo calarci ancor di pù nel tessuto della classe lavoratrice e collegare la resistenza al neoliberismo agli effetti di ogni giorno delle globalizzazione capitalista.




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