Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito La Conferenza ONU sull'Antisemitismo: illusione o svolta?

    Non c'è molto da fidarsi (vedi trascorsi infami dell'ONU come equiparazione fra sionismo e razzismo e la conferenza razzista di Durban), ma è qualche cosa. La lotta politica all'antisemitismo è però un obiettivo troppo serio per essere lasciato all'iniziativa di organismi in cui paesi illiberali e islamici hanno un peso notevolissimo, accanto ad altri regimi.....ehm.......
    Esistono però questioni importanti circa la relazione fra lotta all'antisemitismo, libertà di espressione e diritto degli ebrei a non essere calunniati e discriminati. Infine, sullo sfondo, l'annosa questione arabo-israeliana e il connesso problema del rapporto fra antisionismo e antisemitismo.

    da www.israele.net

    " 23-06-2004
    Il necessario collegamento
    Da un editoriale del Jerusalem Post
    L’attenzione suscitata dal fatto che le Nazioni Unite hanno tenuto il loro primo convegno sull’antisemitismo in quasi sessant’anni di storia ricorda la classica notizia dell’uomo che morde il cane. Il fatto che sia considerato degno di nota che l’Onu si oppone all’antisemitismo dà di per sé la misura del problema.
    Accogliamo con favore questo convegno considerandolo, nel migliore dei casi, un piccolo passo rispetto ai balzi da gigante che l’Onu dovrebbe fare per affrontare davvero il problema dell’antisemitismo, e il ruolo che l’Onu stesso ha avuto in questo problema.
    Meno di tre anni fa, a Durban (in Sudafrica), l’Onu tenne una conferenza internazionale su “Razzismo, xenofobia e intolleranza” che si trasformò in un moltiplicatore propagandistico esattamente di questo: dell’odio e del pregiudizio contro ebrei e Israele. Per spiegare come mai gli Stati Uniti si sentirono in dovere di abbandonare quella conferenza, il segretario di stato Colin Powel disse: “Quello che so è che non si combatte il razzismo con conferenze dai cui scaturiscono dichiarazioni piene di parole di odio, alcune delle quali indicano un ritorno ai giorni infausti dell’equazione sionismo uguale razzismo, o dando corda all’idea che si parli troppo di Olocausto, o suggerendo che in Israele esista un regine di apartheid, o isolando un solo paese in tutto il mondo – Israele – per calunniarlo e condannarlo”.
    La conferenza di Durban fu un vivido esempio di come odio e delegittimazione contro Israele, inaccettabili di per sé, si riversino del tutto naturalmente in antisemitismo. Non sorprende che la campagna per togliere ogni legittimità ad Israele sia costantemente accompagnata dal tentativo di minimizzare o negare non solo gli atti di antisemitismo, ma il concetto stesso.
    Le Nazioni Unite, se vogliono seriamente combattere l’antisemitismo, devono adottare misure concrete. Devono approvare una risoluzione che condanni l’antisemitismo, nonostante l’opposizione di regimi arabi. Devono definire l’antisemitismo una violazione dei diritti umani, come le altre forme di odio, pregiudizio e intolleranza, e non come un derivato del conflitto arabo-israeliano. Devono smetterla di applicare un grossolano doppio standard contro Israele, come quando la Commissione Onu per i Diritti Umani dedica di gran lunga più tempo a condannare Israele rispetto a qualunque altro paese del mondo. Infine, devono smetterla di chiudere gli occhi di fronte alla massiccia propaganda governativa anti-ebraica che imperversa nel mondo arabo.
    Sabato scorso il principe ereditario saudita Abdullah, intervistato da NBC News a proposito dell’ondata di terrorismo che ha colpito il suo paese, ha dichiarato: “C’è dietro il sionismo, ora è chiaro. Non al 100 per cento, ma al 95 per cento ci sono le mani dei sionisti dietro a quanto è successo”.
    Calunnie del sangue contro ebrei e Israele sono di routine nei mass-media e nei sistemi scolastici strettamente controllati dai governi dei regimi arabi, compresi quelli considerati “moderati e filo-occidentali” come l’Arabia Saudita e l’Egitto. Non si tratta solo del serial televisivo basato sui “Protocolli dei Savi di Sion” mandato in onda in Egitto, ma anche della riedizione degli stessi Protocolli ad opera di un editore di proprietà del governo egiziano. Lo stesso editore che nel 2002 ha pubblicato un libro intitolato “I crimini degli ebrei contro le religioni monoteistiche”, nella cui introduzione si legge: “Esistono decine di libri pubblicati in arabo e altre lingue che descrivono ampiamente la storia degli ebrei, dei figli di Israele o del sionismo. La maggior parte di loro ignora o volutamente omette qualunque riferimento ai gravi crimini che questa razza di gente ha commesso, sia contro se stessa e i propri profeti, sia contro altri popoli e nazioni”.
    Naturalmente non è realistico aspettarsi che le Nazioni Unite, trasformate dai paesi del blocco arabo in uno strumento antisemita, cambino al punto da arrivare a condannare i paesi arabi proprio su questo terreno.
    Ciò che si può sperare è che il recente riesame di questo tema che si è avuto a Berlino e a Washington riesca a imporre conseguenze concrete alle nazioni che fomentano antisemitismo.
    Lo scorso aprile l’Ocse ha emesso la Dichiarazione di Berlino , che invoca una serie di misure per combattere l’antisemitismo, separandolo dal conflitti arabo-israeliano. Questo mese, il ministro israeliano Natan Sharansky ha parlato al Congresso americano della necessità di collegare strettamente il livello di relazioni fra Stati Uniti e paesi arabi al trattamento che questi ultimi riservano ai loro dissidenti e al fatto se combattano o meno l’antisemitismo: un collegamento simile a quello che venne imposto con successo a suo tempo al blocco sovietico dal processo di Helsinki e dall’emendamento Jackson-Vanik.
    Questo collegamento è la chiave del problema. L’odio antiebraico, come ogni altro crimine, può essere contrastato solo imponendo severe conseguenze agli individui e ai regimi che lo commettono.

    (Da: Jerusalem Post, 22.04.06)
    "


    Shalom

  2. #2
    Super Troll
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    Questo collegamento è la chiave del problema. L’odio antiebraico, come ogni altro crimine, può essere contrastato solo imponendo severe conseguenze agli individui e ai regimi che lo commettono.
    ======
    AHAHHAHAHHAHAH
    DA RIDERE.....
    IO PROPPRREI UNA NUOVA INQUISIZIONE IN CHIAVE SEMITA..,,,
    PERCHè NON RESITUISCONO PRIMA CIò CHE HANNO RUBATO .SE NON VOGLIONO CRITICHE????
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Beh si stavano cercando dei criminali antisemiti, ma nessuno ha chiesto loro di costituirsi.

    Shalom

  4. #4
    email non funzionante
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    In origine postato da cciappas
    Questo collegamento è la chiave del problema. L’odio antiebraico, come ogni altro crimine, può essere contrastato solo imponendo severe conseguenze agli individui e ai regimi che lo commettono.
    ======
    AHAHHAHAHHAHAH
    DA RIDERE.....
    IO PROPPRREI UNA NUOVA INQUISIZIONE IN CHIAVE SEMITA..,,,
    PERCHè NON RESITUISCONO PRIMA CIò CHE HANNO RUBATO .SE NON VOGLIONO CRITICHE????
    Non hanno rubato niente, le radici storiche del progetto Sionista si basavano proprio sulla fondazione di uno stato Ebraico in Palestina, la loro terra. I sionisti sapevano che la costruzione di uno stato Ebraico in un luogo diverso da questo non avrebbe significato niente. Come sono consapoveli di dover tenere Gerusalemme anche nel processo di pace, visto che la cosa opposta sarebbe una bestialità. Ma si sa, da laici integralisti come voi è piuttosto vero il contrario riguardo alla bestialità.

    Ecco a questo proposito un articolo interessante:

    Il Monte del Tempio è più importante della pace

    da un articolo di Natan Sharansky

    "Senza Gerusalemme e senza le nostre radici storiche, il progetto sionista non potrà sopravvivere."

    Mi ricordo di una discussione all'interno del governo Barak, addirittura prima di Camp David, durante la quale Yossi Beilin cercò di convincerci che se noi avessimo raggiunto "un qualche tipo di accordo" sul Monte del Tempio, concedendo ai Palestinesi anche il quartiere cristiano della vecchia città, la tanto desiderata pace sarebbe arrivata.
    Chiesi: "Perché il quartiere cristiano? Che rapporto c'è tra i Palestinesi e il quartiere cristiano?" Beilin, mi guardò sorpreso e disse: "Che t'importa? Quello è un problema dei cristiani. Noi raggiungeremo la pace e lasceremo che sia il mondo cristiano a preoccuparsi della libertà di religione e di accesso ai suoi luoghi sacri".
    A quel tempo ero convinto che si trattasse di una questione di disprezzo per i valori di altre nazioni e culture. A Beilin non importava sacrificare le relazioni d'Israele con il mondo cristiano, e mettere a rischio in questo modo l'accesso di milioni di cristiani ai luoghi che sono la culla della loro religione, purché potessimo raggiungere la tanto agognata pace. (Questo presupponeva che i palestinesi avrebbero rispettato la libertà religiosa nello stesso modo in cui rispettavano altri diritti umani.)
    Oggi, dopo Camp David, Taba e l'abbandono del monte del Tempio nel contesto della struttura dell'accordo di Ginevra, capisco che la banda di Beilin non disprezza necessariamente i valori delle altre nazioni, loro disprezzano tutti i valori, tranne quello della pace.
    Questa banda sembra aver dimenticato, o non aver ancora capito, che per quanto noi desideriamo e speriamo la pace, essa non è un valore in sé stessa. E' una condizione essenziale per l'esistenza di un paese che vuole vivere, ma non è l'obiettivo. Non si è fondato lo Stato d'Israele per amore della pace, e non è stato a motivo della pace che milioni di ebrei si sono raccolti qui.
    Non è stato per la pace che il popolo d'Israele ha pregato per migliaia di anni. Il popolo d'Israele ha pregato per Gerusalemme. E' per Gerusalemme che il popolo ebraico è ritornato in Israele dai quattro angoli della terra, per lei gli ebrei sono stati disposti a fare tutti i necessari sacrifici. Per lo stesso sogno che hanno avuto migliaia di generazioni: "Il prossimo anno a Gerusalemme".
    Si dovrebbe tener presente che se rinunciamo a tutti i valori per amor di pace, non otterremo nemmeno la pace. Proprio come nel passato, anche questa volta i palestinesi interpreteranno la rinuncia a ciò che costituisce la nostra vera identità come una tremenda debolezza che attira la guerra.
    I valori simbolizzati da Gerusalemme non sono soltanto di natura religiosa. Uno non deve necessariamente essere religioso per capire che senza i riferimenti storici con Gerusalemme, senza gli agganci con il passato, senza il sentimento di continuità con gli antichi regni d'Israele, per i quali il monte del tempio è stato il centro dell'esistenza, in questo paese siamo veramente invasori stranieri e colonizzatori.
    Non è necessario essere religiosi per capire che la rinuncia al Monte del Tempio è una giustificazione dell'argomento palestinese: Voi non avete diritto di restare in questo paese, non avete nemmeno alcun legame con esso, andate via di qui. Non si deve essere religiosi per capire che rinunciare al Monte del Tempio non significa soltanto rinunciare al passato, ma significa in primo luogo rinunciare al futuro. Il futuro di tutti noi qui.
    I membri del movimento sionista Hovevei Zion non erano religiosi - erano semplicemente socialisti secolarizzati che consideravano la religione un prodotto malato e degenerato dell'esilio. Nonostante questo, essi combatterono con tutta la loro forza contro il Piano Uganda [l'offerta inglese, nel 1903, di una patria per gli ebrei in Uganda]. A loro era chiaro che senza un passato comune, senza radici, il progetto sionista non aveva possibilità di successo.
    Anche oggi dobbiamo capire che senza Gerusalemme e senza le nostre radici storiche, il progetto sionista non potrà sopravvivere. Senza Gerusalemme, Israele diventerà un'altra comunità ebraica, una delle tante nel mondo, come quella di New York, Londra o Toronto - soltanto più pericolosa, meno benestante e meno comoda. Non sarà il centro del mondo ebraico, non il centro della sua esistenza - soltanto una comunità in più. E se questa è la situazione, perché continuare a viverci? Per quale ragione? Nel nome di che cosa?

    (JewsWeek, ottobre 2003)

  5. #5
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    Eccone un altro che si costituisce.

    Shalom

  6. #6
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    da www.israele.net

    " Europei “scioccati” da rifiuto arabo di condannare l’antisemitismo

    Gli stati arabi stanno cercando di far naufragare la proposta di chiamare l’Assemblea Generale dell’Onu nel prossimo mese di settembre a esprimere un voto di condanna dell’antisemitismo.
    In una riunione a porte chiuse tenutasi di recente a New York tra ambasciatori all’Onu dei paesi arabi ed europei, i rappresentanti arabi hanno messo in chiaro che non accetteranno alcuna iniziativa volta a far votare all’Assemblea Generale una condanna dell’antisemitismo.
    Secondo fonti interne all’Onu, il linguaggio categorico usato dai rappresentanti arabi per esprimere la loro opposizione all’iniziativa, e la loro esplicita intenzione di ricorrere a mezzi diplomatici per impedire che la risoluzione contro l’antisemitismo venga messa ai voti, avrebbero letteralmente scioccato i rappresentanti europei. Secondo le fonti Onu, i delegati arabi hanno anche criticato un seminario sull’antisemitismo tenuto dall’Onu il mese scorso.
    Un veterano della diplomazia occidentale ha riferito che, fra gli arabi che hanno preso la parola alla riunione con gli europei, c’era l’osservatore dell’Olp all’Onu Nasser al Kidwe, e che il suo intervento è stato particolarmente netto nell’osteggiare l’idea di una risoluzione Onu contro l’antisemitismo. La fonte afferma che Kidwe ha attaccato anche i contenuti del discorso del segretario generale Kofi Annan al seminario del mese scorso, soprattutto là dove Annan aveva espresso compiacimento per la cancellazione (nel 1991) della risoluzione 3379 dell’Assemblea Generale del 1975 che equiparava il sionismo a una forma di razzismo. “Gli europei sono usciti prostrati dalla riunione”, ha aggiunto la fonte.
    L’ambasciatore giordano all’Onu principe Ziad Hussein ha sostenuto che una risoluzione contro l’antisemitismo non deve essere messa ai voti perché incoraggerebbe la tendenza a definire come antisemita ogni critica a Israele. L’ambasciatore marocchino Mohammed Banone ha sostenuto che il seminario sull’antisemitismo è stata un’idea terribile e che una votazione all’Assemblea Generale servirebbe solo a dividere l’organismo internazionale. L’ambasciatore della Lega Araba Mahamas Hani ha messo in guardia che una risoluzione Onu contro l’antisemitismo avrebbe un impatto negativo sul Medio Oriente.
    La risoluzione proposta formulerebbe una condanna in generale di tutte le forme di antisemitismo e degli atti di intolleranza, istigazione e persecuzione. La risoluzione si limiterebbe a chiedere agli stati membri di adottare misure per fermare l’antisemitismo.
    Alcuni importanti paesi si sono già impegnati a votare a favore. L’anno scorso una analoga proposta di risoluzione avanzata da Israele era fallita per mancanza di un sufficiente numero di paesi disposti a sostenerla.

    (Da: Ha’aretz, 28.07.04)
    "


    Shalom!!!

 

 

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