Pensieri & parole
Anticipando la decadenza americana
Con il suo ultimo libro choc "Dopo l'impero", Emmanuel Todd profetizza la «decomposizione del sistema americano» e l'emergere di una nuova superpotenza: l'Europa. Ago della bilancia del nuovo mondo multipolare.
di Oscar Guisoni
Antropologo, demografo e storiografo francese, Emmanuel Todd è l'autore di vari articoli e libri choc, che vanno dall'analisi "Della decomposizione della sfera sovietica", pubblicato nel 1976, a "L'illusione economica", un saggio pubblicato nel 1998 sull'affaticamento delle società sviluppate, passando per la nota redatta nel 1995 per la Fondazione Saint Simon sulla "frattura sociale", che gli valse una risonanza ed uno spazio di polemica tra gli intellettuali francesi.
Nell'attualità, con "Dopo l'impero" (Tropea, 2003) Emmanuel Todd si sforza di analizzare ciò che lui profetizza come "la decomposizione del sistema americano", affermando essenzialmente che «il potere americano sta retrocedendo», e che non esiste nulla che oggi possa confermare realmente la visione di una America invulnerabile.
Lei ha fatto un paragone tra la possibile caduta degli Stati Uniti, come impero, e quanto successe in Urss. Quando cadde l'Unione Sovietica esistevano degli indicatori molto precisi su di una mancanza di legittimazione interna nel paese. Quali segnali si ritrovano in questo momento in America, tali da permettere di pensare che anche questa legittimazione stia venendo meno?
È necessario analizzare la crisi interna degli Stati Uniti. Nel mio libro cito la comparsa di tendenze oligarchiche e la relazione che può sussistere tra l'indebolimento della democrazia americana e la capacità degli Stati Uniti di fare guerra all'esterno, di aggredire. Ho parlato, addirittura, di segnali patologici interni alla società americana. Analizzo, ad esempio, lo scandalo Enron, la falsificazione dei bilanci delle imprese americane. Se si vuole comprendere la realtà dell'economia americana, è necessario fare un paragone con la falsificazione dei bilanci delle imprese sovietiche alla fine dell'impero. Tuttavia ciò che non ho fatto, ciò che non ho percepito in quel momento, è che per un francese un'impresa che falsifica i suoi conti, pur rappresentando un problema, non risulta così grave. Perché i francesi non prendono sul serio il capitalismo. Negli Stati Uniti l'ultraliberalismo, il capitalismo, sono una religione, una ideologia, una fede. Rendersi conto che una parte della propria economia è fittizia non è un problema solamente economico, è una crisi religiosa e rappresenta una perdita di legittimazione del sistema. La religiosità americana, la fuga verso la religione, verso certi settori dell'ideologia, è un processo di falsa coscienza che è in stretta relazione con la crisi interna del sistema.
Perché gli Usa prendono l'Islam e non la Cina come loro nemico in questo periodo?
In certi testi di strategia americani si propone la Cina come nemico. Ma la prima ragione dell'attacco all'Iraq non è quella di intraprendere una guerra contro l'Islam. Gli Usa non hanno attaccato l'Arabia Saudita, non hanno attaccato il Pakistan. Hanno invaso Afghanistan e Iraq, ovvero, una parte centrale dell'Eurasia, e per quanto riguarda l'Iraq, il centro del mondo per la produzione petrolifera, questa credo sia la vera motivazione. Non ha nulla a che vedere con l'Islam.
Si tratta per gli Usa (che temono di trovarsi soli nella periferia del mondo) di mantenere una presenza centrale nei paesi militarmente deboli. È molto facile da un punto di vista anglosassone usare l'Islam. Perché attualmente il mondo mussulmano è la parte del mondo che si evolve più rapidamente. Tutti i popoli, uno dopo l'altro, vedono salire il proprio tasso di alfabetizzazione al di sopra del 50%. Ed è lì che si origina una crisi culturale, è lì che si sviluppa il problema del fondamentalismo religioso associato, è lì che esiste una violenza ideologica e un determinato tipo di agitazione religiosa. Lo stesso tipo di agitazione che esisteva nel mondo anglosassone del secolo XVII. Io lavoro sulla struttura famigliare, e se si analizza la struttura famigliare anglosassone e araba (non mussulmana, araba), si può vedere come davvero si tratta di poli opposti. La struttura anglosassone è molto individualista, molto liberale nella relazione tra padri e figli e molto femminista. C'è una vera ossessione per il problema della posizione della donna. E la struttura famigliare araba è esattamente il contrario. È molto comunitaria, avvolge l'individuo e la posizione della donna è molto bassa. Penso che in qualche modo sia istintivamente facile per gente di cultura (nel senso antropologico) anglosassone vedersi in opposizione radicale al mondo musulmano.
Tuttavia all'interno del mondo occidentale la struttura della famiglia non esiste più...nel senso che è molto più flessibile di com'era cento anni fa.
È un'illusione. C'è un cambiamento molto forte e molto importante nella struttura famigliare nell'insieme del mondo occidentale. La semplice riduzione della fecondità è da interpretarsi come un'indicazione di cambiamento della struttura famigliare. Ma da lì a dire che non esiste struttura, per un antropologo ciò non ha senso. Esiste un modo di allevare i figli, esistono regole di eredità. Per esempio: una delle caratteristiche fondamentali della struttura famigliare del mondo occidentale è l'esogamia, uno non si sposa con la propria cugina. Questa norma non è stata assolutamente intaccata da tutte le evoluzioni in atto. Il tabù dell'incesto nel senso occidentale e cristiano tradizionale è del tutto intatto. Certo siamo in una fase di cambiamento, però dire che non esiste più una struttura per un antropologo sarebbe un'eresia.
Allora perché gli Stati Uniti stanno già avviandosi verso la caduta, visto che non è per questa destrutturazione del proprio nucleo famigliare?
Gli Stati Uniti immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale erano una vera superpotenza. L'America deteneva la metà della produzione industriale mondiale. Dal 1945 fino agli anni '60 aveva il miglior apparato militare del mondo, superiore anche all'altra superpotenza che era l'Unione Sovietica, che fu sempre molto più debole, anche se ciò rimase sempre un po' in ombra.
All'epoca esisteva un impero americano. E l'Europa degli anni '50 faceva parte dell'impero americano. L'America, dopo la guerra, poteva decidere su ciò che succedeva in Germania o Italia e, in certa misura, in Francia. Oggi vi è un indebolimento del cuore industriale e un fenomenale recupero dell'Europa che fa sì che ora le sue bilance dei pagamenti verso l'esterno siano in equilibrio. L'industria automobilistica europea e giapponese ha soppiantato e sorpassato tecnologicamente quella americana. Il superamento sta avvenendo anche nell'ambito dell'aeronautica. Penso ciò sarà ben visibile quando l'Airbus costruirà i grandi apparecchi da trasporto che sostituiranno il 747 della Boeing. Tutto ciò rimane in ombra per via dell'importanza dell'informatica e del consumo di microprocessori che resta un ambito di eccellenza americana. Tuttavia, se si osservano gli scambi, si può vedere che i deficit commerciali degli Usa sono dovuti ai beni ad alta tecnologia. Ormai non è più "l'America che fa quello che vuole". Ciò che voleva era conquistare l'Iraq: ha potuto distruggere l'esercito iracheno, ma non riesce a controllare l'Iraq. Questa è la verità e il vero timore degli americani è l'apparizione della superpotenza economica europea.
Hanno più paura dell'Europa che della Cina?
Naturalmente. Il futuro sarà multipolare. Ma nell'immediato, e ciò fu ben chiaro nell'epoca della crisi, il vero rivale strategico, in un mondo in cui ciò che conta non è la potenza militare ma la potenza economico-finanziaria, è l'Europa. E l'Europa, soprattutto con l'aggiunta delle antiche democrazie popolari dell'est, diventerà (nonostante la sua crisi demografica) molto più potente degli Usa. Per giunta, è vicina al cuore del pianeta. È vicina al petrolio del mondo arabo, vicina alla Russia che si trasforma in un alleato strategico. E naturalmente, [gli Americani] con la loro azione in Iraq, invece di ostacolarla hanno causato un'accelerazione nell'avvicinamento tra Europa e Russia. Alla quale ha partecipato persino lo stesso Berlusconi.... (risate). Si parla sempre di Berlusconi come dell'amico degli americani, ma c'è in lui un attivismo nell'avvicinarsi alla Russia che deve far inorridire gli americani.




Rispondi Citando
