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  1. #1
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    Predefinito Lo stalinista Togliatti e il "SocialFascismo"

    Scriveva il "Migliore":
    «...L'attività della socialdemocrazia aumenta, ma ciò non fa che rendere più chiaro che lo scopo che essa si propone è di salvare il capitalismo dalla minaccia della rivoluzione.
    Il documento di Parigi è stato scritto per fissare nel modo più chiaro quei princìpi che debbono dare ai borghesi italiani la sicurezza che essi hanno nei socialdemocratici e nei democratici dei servi migliori dei fascisti stessi.
    Le formule fondamentali di questo documento - le formule che riguardano i rapporti tra le classi, lo svolgimento della lotta di classe e le rivendicazioni operaie - sono formule fasciste, riprese dalla Carta del lavoro. E persino scomparsa, dalla parola finale della Concentrazione (Repubblica democratica) quella appendice (...dei lavoratori) che sino a ieri ci stava solamente per giustificare le interpretazioni estremiste che amavano darne, per ingannare i loro seguaci operai, gli scrittori massimalisti. Si comprende quindi quale valore politico può avere l'attività che i concentrazionisti cercano di svolgere in Italia e si comprende anche perchè questa attività non sia troppo ostacolata dai fascisti stessi.
    I più attivi in Italia, gli uomini di Giustizia e Libertà, sono, tra i socialdemocratici, i più lontani dalle classi lavoratrici, i più decisamente avversi a ogni agitazione classista. E, tra i propugnatori dell'azione in Italia, il dirigente riformista più in vista è Pietro Nenni, che è, di tutti, il più vicino ai gruppi dirigenti del fascismo. In questo modo, sotto la spinta della situazione, la socialdemocrazia italiana sta percorrendo rapidamente le tappe della sua fascistizzazione...»
    [ Palmiro Togliatti : "A che punto siamo"; da "Lo Stato Operaio", anno IV, n. 8, agosto 1930. Pubblicato in "Opere"; ibidem, pagg. 289-290.]


    Saluti liberali

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  2. #2
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    Ecco ancora Il Migliore sforzarsi di servire il suo padrone Baffone con geniali produzioni intellettuali "marxiste-leniniste":

    " «Come i fascisti, i socialdemocratici negano che la borghesia italiana sia imperialista. Imperialista, secondo il loro modo di vedere, è solo il fascismo. L'impero è una invenzione dei nazionalisti e di Mussolini. La borghesia italiana, se non ci fossero Mussolini e i fascisti, che le fanno fare quello che essa non vuole, non solo sarebbe democratica, ma sarebbe anche pacifica e pacifista... come la borghesia francese! Chi turba la pace e fomenta la guerra non sono già i borghesi e i capitalisti di tutto il mondo, a cominciare da quelli che si dicono i più democratici, ma sono le dittature - quella fascista, e, si intende, la dittatura sovietista della classe operaia - di cui occorre liberare il mondo, se si vuole conservare la pace. In questo modo, fingendo di concentrare il fuoco contro il fascismo, i socialdemocratici servono la causa della borghesia e dell'imperialismo, la causa della guerra e del fascismo e concentrano il fuoco contro l'Unione dei soviet, contro la rivoluzione, contro le conquiste rivoluzionarie della classe operaia. Sul terreno concreto della politica internazionale i socialdemocratici e i democratici non solo non hanno posizioni diverse da quelle del fascismo, ma volta a volta si lamentano o perchè il fascismo ruba loro questa o quella parte del loro programma di rapporti internazionali, o perchè fa male ciò che essi saprebbero fare meglio difendendo con maggiore abilità, serietà ed energia gli interessi dell'Italia, gli interessi della borghesia imperialista italiana. E questa è una prova che essi stessi ci forniscono del fatto che la borghesia italiana è imperialistica al di sopra di ogni differenza di partito e di tendenza politica, imperialistica come sono le borghesie di tutti i paesi in cui il capitalismo è arrivato alla fase più alta del suo sviluppo...»
    [ Palmiro Togliatti : "La nostra lotta contro la guerra imperialista"; da "Lo Stato Operaio", anno IV, n. 3, marzo 1932. Pubblicato in "Opere"; volume III, 2° tomo pagg. 45-46.]


    Saluti liberali

  3. #3
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    Ulteriore performance di Ercole Ercoli "il Migliore":

    " «Ma quando si accetta quest'ultima concezione, che è quella di Marx e di Engels [si tratta della concezione della storia come sviluppo della lotta delle classi], allora non esiste più la "libertà" hegeliana, la libertà senza aggettivi, ma esiste questa o quella libertà, la libertà di questa classe o di quest'altra, la libertà dello sfruttato e quella dello sfruttatore, le quali sono due cose profondamente diverse, perchè lo sfruttatore ha nelle mani i mezzi di produzione e il potere, e lo sfruttato non sarà libero sino a che non si sarà impadronito, con la violenza, degli uni e dell'altro, sino a che non avrà privato degli uni e dell'altro, con la violenza e con la dittatura, la classe avversaria. Il signor Saragat, in una parola, fa dei pasticci pseudo-filosofici con questo scopo: di idealizzare un particolare regime politico e sociale, la democrazia borghese e i suoi istituti come un aspetto dell'"assoluto", di presentare la "libertà", che secondo lui è il governo dei capitalisti sui proletari, come il bene e l'obiettivo supremo, per conservare il quale dovrebbe lottare la classe operaia...»
    «Ma, nei fatti, quali sono le basi della dittatura secondo Eugenio Bianco? Eccole: 1) la elezione di tutte le rappresentanze politiche col suffragio universale; 2) la più ampia libertà di riunione, di associazione, di propaganda e... ci pare che basti! "suffragio universale": dunque, eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, dunque, eguaglianza dello sfruttato e dello sfruttatore, dunque, repubblica democratica, dunque, niente dittatura del proletariato, niente dittatura di una classe su tutta la società. "La più ampia libertà, ecc. ecc.": dunque, libertà anche ai capitalisti, anche agli agrari, anche agli industriali, anche ai fascisti, eguale libertà ai padroni e ai salariati, e, ancora una volta, niente dittatura... La "opposizione rivoluzionaria" di Eugenio Bianco è lontana, terribilmente lontana, dalla linea di un'azione conseguente di classe. Essa si muove sullo stesso piano di tutto il partito, essa giunge allo stesso risultato, che è questo: integrare le forze della classe operaia in un fronte di conservazione, di difesa estrema del regime capitalistico. Poco importa se la bandiera dietro alla quale si cerca di organizzare questo fronte è quella della "democrazia pura", della "più ampia libertà", dell'unione li tutti "gli uomini liberi". Non l'ha già previsto Friedrich Engels, che l a trincea della "democrazia pura" sarà l'ultima trincea della reazione
    [ Palmiro Togliatti : "Una discussione tra i riformisti"; da "Lo Stato Operaio", anno VII, n.1-2, gennaio-febbraio 1933. Pubblicato in "Opere"; volume III, 2° tomo, pag. 170 e 175.]"

    Saluti liberali

  4. #4
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    A conferma del fatto che Togliatti non fu stalinista per paura, che non fu un fedele esecutore ed elaboratore della linea politica del comunismo staliniano semplicemente perchè temeva per la propria vita o per quella dei suoi compagni [che invece lasciò internare in grandi quantità nei gulag], o ancora per la sopravvivenza del comunismo italiano, ecco un brano tratto da una sua documentata biografia politica che è estremamente significativo:


    Nei cinque anni in cui non risiede a Mosca [Togliatti] non è un altro uomo. Stando in Francia semina odio e divisione tra gli antifascisti scagliandosi in particolare contro il liberalsocialista Carlo Rosselli e il riformista Filippo Turati. È a Parigi e non a Mosca che nel 1929 lancia la politicadella «svolta» delirando su una presunta situazione rivoluzionariain Italia. « Noi – dichiara enfaticamente al Comitato centrale dei giovani comunisti nel gennaio del 1930 – andiamo verso una situazione insurrezionale,noi andiamo verso la guerra civile ». È su questa base che saranno mandati allo sbaraglio una massa di militanti facendoli rientrare in Italia dove il fascismo starebbe crollando. Una politica assurda e irresponsabile che viene bollata sia da Bordiga sia da Gramsci. Bordiga incontrando il giovane Giorgio Amendola a Roma, inveisce infatti contro «“quei criminali di Parigi” che mandavano i compagni allo sbaraglio». Bordiga – riferisce a sua volta Grieco – «nega la radicalizzazione delle masse, il processo di fascistizzazione della socialdemocrazia e afferma che ci sarà un periodo di transizione democratico in italia. Ha la stessa posizione di Tasca». E Gramsci definisce la strategia sostenuta da Togliatti «un cazzotto nell’occhio».
    Di questa politica astratta e dannosa Palmiro Togliatti porta la piena responsabilità sia per le persone mandate nelle braccia della polizia fascista sia per come ha represso le critiche interne.

    [ Ugo Finetti : “Libretto nero su Togliatti” ]

    Saluti liberali

  5. #5
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    da www.ragionamenditistoria.it
    "
    Lo Stato Operaio" / giugno 1934 / note e polemiche
    Nella lotta contro i compagni che vengono accusati di trotskismo, deviazionismo e tradimento il linguaggio stalinista raggiunge vertici di violenza inusitata, anche in Italia. Togliatti conquista il partito espellendo uno dopo l'altro gli oppositori interni, ma il prezzo è molto alto. "Lo Stato Operaio" attacca frontalmente Tasca, Silone e Tresso, come rinnegati, e il PSI,come "vetrina di rinnegati" giacché molti ex comunisti si rifugiano in esso.

    ---- testo dell'articolo del foglio del Partito Comunista d'Italia di Togliatti ------------

    E' aumentata la richiesta dei rinnegati, sul mercato politico, da quando il partito socialista e " Giustizia e Libertà " hanno deciso di farsi concorrenza in modo aperto, la Concentrazione si è sciolta e invece di un solo giornale concentrazionista ne escono due. Si cercano rinnegati. Rinnegati del Partito comunista, si intende, rinnegati da mettere in mostra, come reclute d'onore e come acchiappacitrulli.
    Il primato nel reclutamento dei rinnegati del movimento comunista spettava sino ad ora a Trotski. Pur di dar l'impressione d'aver aperto una breccia nelle file del nostro movimento Trotski era disposto, e lo è tuttora, a raccogliere qualsiasi scarto. Così gli è riuscito di metter assieme una collezione di rifiuti politici, che ha battezzato " quarta internazionale ". Il cemento che dovrebbe tener assieme questa roba - nella quale trovi accanto all'opportunista qualificato come Santini, l'avventuriero scervellato come Albert Treint, e il deficiente puro e semplice come Feroci - è l'odio comune contro l'internazionale comunista, la sua organizzazione rivoluzionaria e la sua disciplina. Gli eventi stanno dimostrando che con questo cemento nulla si può costruire.
    La caccia ai rinnegati del nostro partito cui si abbandonano i socialdemocratici italiani delle varie tinte ha un altro scopo. Ch'essi possano presumere di dare a intendere d'aver fatto una breccia nelle nostre file è roba da pazzi. Dal 1921 sino ad ora, dal momento in cui si è formato, il nostro partito è stato il centro di attrazione di tutte le correnti politiche le quali esprimevano, in modo più o meno diretto, uno spostamento a sinistra, una radicalizzazione di strati di operai e di contadini poveri. Un processo diverso non si può concepire - o si può concepire solo nel caso che il nostro partito non adempisse più alla sua funzione.
    1 rinnegati del nostro partito - di cui qualcuno è stato cacciato per aver tradito i nostri princìpi, ma altri se ne sono andati quando si sono accorti che nelle nostre file si lavora, si combatte e si paga di persona - non sono ricercati dai socialdemocratici per dar l'impressione che il loro partito ha fatto breccia nella nostra organizzazione, ma colla speranza di ricavarne un lustro, un aumento di prestigio per le loro baracche. L'esempio l'ha dato " Giustizia e Libertà ", movimento che bene esprime l'" originalità "della piccola borghesia intellettuale del nostro paese, ma l'Avanti! riformista di questi giorni ha così ben seguito l'esempio che le sue colonne suggeriscono l'immagine d'un negro che s'adorna di culi di bicchiere.
    Ciò che questi signori non capiscono e non capiranno mai è il rapporto che passa, nel nostro movimento, tra la persona dei militanti e il partito come organizzazione collettiva. Essi credono che sono le persone " insigni " che creano il prestigio del partito. In realtà, quando il partito è riuscito a imporsi storicamente e politicamente perché ha veduto giusto in alcuni momenti decisivi e le masse lo hanno riconosciuto, quando il partit0 è giunto ad avere una influenza di massa, anche se non sempre bene organizzata come sarebbe possibile, il processo si arrovescia. E' il partito, è la massa dei suoi iscritti dei suoi combattenti, dei suoi eroi, è la tradizione politica e di lotta del partito, sono le centinaia e migliaia dei suoi condannati, arrestati, deportati - è tutto questo complesso di cose che crea e dà rilievo alla persona del militante, del propagandista, del dirigente. Staccate anche il migliore dal partito e lo vedrete presto finire come un frutto putrefatto. E' questa concezione del partito come organismo di massa per cui abbiamo combattuto e combattiamo e che in misura abbastanza grande siamo riusciti a tradurre in una realtà, che garantisce noi e la classe operaia del nostro avvenire.
    Quanto al partito socialista, una volta Mussolini disse che esso era diventato una " vetrina di uomini illustri ". L'ambizione del partito socialista non è nemmeno più questa. Si accontenta di essere una vetrina di rinnegati.
    "


    Saluti liberali

  6. #6
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    Rimane il fatto che il duce del fascismo e "papà" del fascismo mondiale era un alto dirigente del socialismo italiano e internazionale,

    anche la figura di bettino craxi andrebbe meditata, gli stessi bolscevichi fecero parte(fino al 17 mi pare) dell'internazionale "socialista"

    ma forse a Stalin il fascismo faceva gioco perchè prevedeva che avrebbe portato a un'espansione dell'urss.

    a Togliatti quella stessa tattica invece conveniva perchè avrebbe impedito ogni alternativa socialista in italia, come nei desideri dei suoi veri padroni...

  7. #7
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    Quali sarebbero stati i suoi...."veri padroni"? I marziani?

    Shalom

  8. #8
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    i padroni...quelli che tengono i soldi....

  9. #9
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    Ah, sì....i sovietici, quelli che pagavano.
    Shalom

  10. #10
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