Fonte : La Repubblica
La Loggia sulla norma introdotta nel capoluogo ligure:
"Viola palesemente una legge dello Stato"
Governo contro statuto toscano
e voto a immigrati a Genova
La Carta della Toscana impugnata davanti alla Consulta
tra l'altro per il riconoscimento delle coppie di fatto
Il ministro La Loggia
ROMA - Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare lo statuto della Regione Toscana (che prevede, fra le altre cose, anche il riconoscimento delle coppie di fatto), e ha dichiarato illegittima la norma dello Statuto del Comune di Genova, approvata la scorsa settimana, con la quale si riconosce il diritto di voto agli immigrati dopo cinque anni di soggiorno in Italia. Il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha spiegato che questa disposizione "viola palesemente una legge dello Stato, per questo si è dato mandato al ministro dell'Interno di valutare le due o tre procedure possibili per un intervento su questa materia".
"Meravigliato" il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu: "Per valutare bene la decisione del governo voglio capirne le motivazioni", ha detto, dicendosi stupito "che una simile decisione sia stata presa da un governo che aveva detto di volersi impegnare per riconoscere il diritto di voto dei lavoratori immigrati, e che dice di sostenere il federalismo e l'autonomia locale".
La scelta di impugnare lo Statuto della Regione Toscana è stata annunciata dal ministro per le Riforme Roberto Calderoli. "Abbiamo deciso di ricorrere al giudizio della Corte Costituzionale - ha detto all'uscita da Palazzo Chigi - per una serie di motivi. Sono ben 11, infatti, i punti che riteniamo incompatibili con le norme in vigore". Alla Consulta il Consiglio dei ministri ricorrerà, come ha spiegato sempre Calderoli, anche per quel che riguarda il regolamento di Genova.
Già nei giorni scorsi si era cominciato a far notare che lo Statuto della Regione Toscana presentava delle incompatibilità con la riforma del Titolo V della Costituzione. In particolare, la norma che concedeva il riconoscimento di tutte le coppie, senza distinzione di sesso, superando quello che nella Costituzione italiana è il riconoscimento della famiglia fondata sul matrimonio. Un altro possibile punti non compatibili con la riforma costituzionale era l'abolizione delle preferenze all'interno della nuova legge elettorale.
(3 agosto 2004)




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