Sono appena tornato da un viaggio in Ungheria. Tre amici, una macchina, fortunatamente diesel, e 11 ore di viaggio attraverso Slovenia, una striscia di Croazia e lo splendido paesaggio, fortemente turisticizzato, che offrono i bordi del lago Balaton. L'ingresso nella capitale è carico di attese: davanti a noi si aprono le contraddizioni di un paese dalla storia travagliata, in cui convivono l'antica cultura mitteleuropea, ricca e dinamica, e quella sovietica, grigia e austera. Splendidi palazzi e oggi eleganti villette si susseguono a tetri grattacieli di periferia, fino a che il Danubio non cattura lo sguardo. L'anima del popolo ungherese, però, appare oggi altrove: non più rinchiusa fra i segni, ancora vivi, di un passato troppo recente per essere cancellato, o radicata in una tradizione invidiabile, bensì rapita decisamente dal mito consumista, che la gente insegue spasmodicamente. Chissà se è questa la ragione odierna di quel maltaciuto sottofondo malinconico che aleggia per la città...
Gli abitanti di Budapest sono pacifici e cordiali, ma è necessario essere accorti per non incorrere in spiacevoli inconvenienti, dovuti a una piccola anarchia che domina i piccoli commerci quotidiani. Il primo giorno ci aggiriamo per il centro, in Vaci Utca. E' subito palpabile l'occidentalizzazione che ha attraversato la città in questi anni: i fast-food non si contano, cosiccome i negozi di griffe e marchi europei che continuano ad aprir vetrine e sottrarre metri ai costumi locali. Questi, rinchiusi fra le mura dei mercati, destano qualche curiosità fra turisti che non rinunciano comunque alla visita, inutile per ovvie ragioni, al Mammut o al West End City Centre.
La città si è ormai strutturata per far fronte alle esigenze del turista: la tradizione, orpello senza più nerbo, si vende, cosiccome un ingresso nella Chiesa di Mattia,sita nella splendida area di Palazzo Reale.
In Ungheria esiste oggi, come si intuisce, poca povertà: si è creato un diffuso ceto medio che possiede macchine e fa vita mondana, aggirandosi fra un numero comunque importante di emarginati che costellano, di sera, stazioni e metropolitane. (A proposito di metropolitane: abbiamo assistito, casualmente, a dei controlli dei biglietti. In cinque minuti hanno pizzicato un solo gruppo di "portoghesi"... Indovinate di dove erano?). Oggi il ritorno: in Croazia siamo stati fermati dalla polizia, che ci ha contestato un presunto eccesso di velocità e ci ha "estorto" cinquanta euro. Piacevole l'entrata in Padania, accompagnato da uno splendido sole che abbiamo visto tramontare fra poco traffico. Alla fine, anche se in Ungheria a dire il vero vi è un tasso autoctono altissimo, il richiamo della terra nativa si fa sentire persino dopo pochi giorni.




). Oggi il ritorno: in Croazia siamo stati fermati dalla polizia, che ci ha contestato un presunto eccesso di velocità e ci ha "estorto" cinquanta euro. Piacevole l'entrata in Padania, accompagnato da uno splendido sole che abbiamo visto tramontare fra poco traffico. Alla fine, anche se in Ungheria a dire il vero vi è un tasso autoctono altissimo, il richiamo della terra nativa si fa sentire persino dopo pochi giorni.
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