dall'Arena di Verona:
Spintoni al controllore del bus «Temevo di essere rimpatriato»
L’imputato patteggia nove mesi e poi chiede scusa al dipendente dell’Amt
Il passeggero è un rifugiato politico liberiano che era salito senza biglietto
Ha patteggiato nove mesi di reclusione per oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale, è stato rimesso in libertà e alla fine del processo ha chiesto scusa al controllore dell’Amt che aveva aggredito sabato mattina sull’autobus vicino piazza Bra. Michael Brown, 27 anni, liberiano, ha pagato il suo conto con la giustizia ieri mattina davanti al giudice Isabella Cesari. È un rifugiato politico e ha detto di aver temuto il rimpatrio per essere salito sull’autobus senza il biglietto. Il processo è iniziato con l’udienza di convalida dell’arresto eseguito dai vigili urbani. In questa fase, Brown, che è stato assistito dall’avvocato Marco Libardi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Poi, ha chiesto il patteggiamento a nove mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Il pubblico ministero Melania Gallo ha dato il consenso, e così l’imputato ha ottenuto anche la libertà.
Il controllore, presente al processo ieri mattina con un collare ortopedico intorno al collo, ha raccontato l’episodio. Ha spiegato di aver chiesto i documenti al passeggero che gli aveva mostrato un tesserino. Poi ha aggiunto che, mentre stava per trascrivere le sue generalità, era stato scaraventato a terra.
Ad aiutare il controllore era arrivato l’autista che, sentendo il trambusto, aveva tentato di bloccare Brown. Infine, erano saliti sull’autobus due vigili urbani di servizio nella zona di piazza Bra e lo avevano arrestato.
Dopo aver testimoniato, il controllore si è costituito parte civile con l’avvocato Andrea Tessari, chiamato dall’Amt a tutelare gli interessi legali del suo dipendente. Dal certificato medico risulta che ha riportato lesioni guaribili in dodici giorni.
Prima della conclusione del processo, Michael Brown ha voluto fornire una giustificazione al giudice Cesari. Attraverso la formula delle dichiarazioni spontanee, ha detto di aver sbagliato nei confronti del controllore. Ma ha anche aggiunto di essere stato assalito dal timore nel momento in cui ha visto il dipendente dell’Amt che iniziava a compilare il modulo per la contravvenzione. Brown ha riferito di aver pensato che, per un biglietto dell’autobus non acquistato, sarebbe stato rispedito in Liberia, Paese dal quale è fuggito per motivi di persecuzione politica. Su invito del giudice, l’imputato si è scusato in aula con il controllore e poi l’ha fatto personalmente nel corridoio, avvicinandosi a lui prima di lasciare il tribunale.
La sospensione condizionale della pena è stata concessa perché l’imputato era incensurato. Ha ottenuto lo status di rifugiato politico da alcuni anni durante i quali non ha mai commesso reati penali. Se avesse atteso la fine della compilazione del modulo per la contravvenzione, si sarebbe accorto che nessuno gli avrebbe potuto revocare, per un simile episodio, il permesso di restare in Italia.
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