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Nicola Rossi e quelli che ci faranno perdere
CENTROSINISTRA. RIFORMISTI DI CHE?
C’è una strana sindrome a sinistra. Appena si paventa la possibilità di vincere le elezioni, qualcuno si mette di buzzo buono per fare in modo che la sfida diventi meno scontata. Iniziatore e maestro in quest’arte è Massimo D’Alema che, come molti ricordano, alla vigilia delle amministrative di Bologna, 5 anni fa, dichiarò che si dovevano riformare le pensioni. Degno allievo, oggi, è il suo consigliere economico Nicola Rossi, deputato pugliese dei Ds, economista, fondatore di banche.
Intervistato dal Corriere della Sera il Nostro non ha trovato di meglio che affondare, con un sol colpo, tutta la battaglia che il centrosinistra ha combattuto contro la riforma previdenziale di Maroni. Secondo Rossi si tratta di una riforma iniqua, ma una volta al governo il centrosinistra non dovrebbe cancellarla. Non sforzatevi di capire la logica di tale ragionamento: non c’è. C’è invece la solita, atavica rincorsa della destra sul suo terreno. Il centrosinistra, secondo Rossi&C., non dovrebbe smantellare le leggi ingiuste e vergognose di questo governo, ma al limite emendarle, migliorarle, attutirne gli effetti macroscopicamente più deleteri. C’è lo scalone? Allora livelliamolo un po’, magari anticipando l’entrata in vigore della riforma. Come dire: visto che i lavoratori devono togliersi questo dente, facciamo in fretta così non se ne parla più.
Costoro si autodefiniscono riformisti, ma il termine è sbagliato. Riformista è chi fa le riforme, mentre loro anelano a conservare quelle fatte dall’avversario. Continuisti, forse sarebbe questo il termine più adatto.
Prendiamo un’altra riforma strategica del centrodestra: quella sulla scuola. Secondo la dalemian-amatiana fondazione Italianieuropei, ad esempio, essa è in continuità con la riforma di Berlinguer e quindi non dovrà essere cancellata, ma solo migliorata.
Altro punto caldo: l’Iraq. A quanto pare, la vittoria di Kerry dovrebbe magicamente produrre la “svolta” tanto invocata dal centrosinistra. A Fassino e Rutelli è bastato sapere che Kerry telefonerà a Chirac e Schroeder a differenza di Bush che normalmente li insultava a distanza. Forse Kerry ripristinerà anche il nome di “French chips” per le patatine, caduto in disuso dopo il tradimento di Parigi. Tutto ciò è sufficiente, a detta dei “Continuisti”, per avallare la presenza italiana in Iraq.
C’è da chiedersi quale sarà la prossima riforma berlusconiana da non abolire. Nel frattempo che aspettiamo le rivelazioni su ciò che il centrosinistra non farà al governo, un timore ci attanaglia: non sarà che con questi chiari di luna l’elettore potrebbe pensare che in fondo, se l’Ulivo andasse al governo, non cambierebbe un granché rispetto ad oggi? E se dovesse convincersene, non potrebbe anche decidere di non votarlo? A quel punto sì che le riforme del governo rimarrebbero in piedi. Con piena soddisfazione di Nicola Rossi e dei “Continuisti” del centrosinistra.




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