TERRORISMO/ "ALLARMI FANTASMA MINANO CREDIBILITA' CASA BIANCA"
04/08/2004 - 171
Wpost: Ridge doveva dire subito che informazioni erano vecchie
New York, 4 ago. (Apcom) - L'allarme attentati a New York, Washington e in New Jersey lanciato domenica scorsa dalla Casa Bianca sembrerebbe sul punto di rientrare, ma al suo posto restano numerosi interrogativi sulla credibilita' dell'amministrazione repubblicana in materia di lotta al terrorismo. Lo scrive oggi il Washington Post in un editoriale firmato da Glenn Kessler.
La conferenza stampa in cui il presidente americano George W. Bush, lunedi' mattina, ha annunciato l'istituzione di un direttore unico per coordinare la macchina dell'intelligence, sarebbe andata diversamente se fosse stata prevista ventiquattr'ore dopo. Bush, scuro in volto e circondato dalla squadra di governo quasi al completo, ha parlato a una nazione in preda a una nuova circostanziatissima paura di essere colpita di nuovo da al Qaida. Mentre il presidente illustrava il suo piano nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, le autorita' di New York, Washington e Newark si facevano in quattro per transennare, sorvegliare, deviare il traffico attorno ad alcune istituzioni finanziarie indicate dall'amministrazione come possibili bersagli di attentati imminenti.
E secondo il Post gli amministratori di New York, Washington e Newark non hanno nascosto, ieri, un certo imbarazzo nei confronti dell'amministrazione, dopo aver appreso che il pericolo di attentati kamikaze, sbandierato dal dipartimento di Homeland Security, era in realta' quasi interamente fondato su informazioni precedenti l'11 settembre 2001. Lo afferma Michael Greenberger, direttore del Centro di Salute e Sicurezza Nazionale presso l'universita' del Maryland: l'allarme arancione in quelle zone, dice "ha lasciato un bel po' di rabbia" perche' i soldi spesi per la prevenzione e le risorse impiegate per la sorveglianza avrebbero potuto essere risparmiate per il futuro. Secondo il Post, in gioco, con quello che potrebbe essere l'ennesimo al lupo al lupo degli ultimi mesi c'e' la credibilita' della Casa Bianca.
In realta' l'amministrazione ha provato a spiegare, ieri, che non si trattava di un allerta fantasma basato su vecchie prove e che le informazioni a disposizione degli 007 americani sono almeno in parte nuove. La posizione, ribadita dal portavoce della Casa Bianca Scott McClellan e dallo stesso Tom Ridge, in mancanza di dettagli concreti, non e' tuttavia sembrata molto convincente. Le informazioni in questione arriverebbero dal Pakistan dove l'arresto di almeno due importanti esponenti di al Qaida, avvenuto il mese scorso, ha consentito agli Stati Uniti di saperne di piu' sulla rete di comunicazioni informatiche di Al Qaida e permesso il sequestro di documenti, disegni e fotografie che illustrano la preparazione degli attentati. I bersagli, si apprende poi oggi da fonti dell'Fbi riportate dai principali network americani, non sarebbero solo cinque ma circa una ventina.
Tuttavia la lezione suggerita da tutta questa vicenda e dalle sue ambiguità, secondo Kessler, e' che il governo americano sa in realta' poco o nulla dei piani di al Qaida. Non a caso i piani d'attacco di tre o quattro anni sono venuti alla luce solo oggi. Gli 007 riescono in genere a capire 'dove' i terroristi vorrebbero colpire e anche 'il motivo' per il quale stanno progettando un attacco. Ma le autorita' americane secondo Kessler non arrivano mai a sapere in anticipo 'quando' l'attacco verra' sferrato.
La strategia della Casa Bianca e' chiara: non correre rischi. "Al Qaida fa i compiti con molto anticipo - ha detto McClellan ieri - e poi, quando la data dell'attentato si avvicina, si limita a ripassare la lezione". Gli attentati suicidi dell'11 settembre 2001 contro New York e Washington sono stati pianificati sei anni prima, l'esplosione all'ambasciata americana di Nairobi ha richiesto cinque anni di preparativi. Nulla di strano, dunque, nell'immaginare che al Qaida sia nel bel mezzo di un conplotto per far saltare in aria Wall Street o la sede del Fondo Monetario Internazionale. E nulla di strano neppure nella decisione di transennare i quartieri dove sorgono e sorvegliarne gli edifici.
Gia' ma per quale motivo, si chiede il Post, l'amministrazione non avrebbe potuto dire subito, in tutta onesta' che le informazioni in proprio possesso erano decrepite e che, comunque, c'erano le condizioni per far scattare l'allarme? Perche' le rivelazioni sulla vera natura della minaccia alle istituzioni finanziarie gli americani le hanno dovute leggere due giorni dopo sulle prime pagine dei quotidiani? "Ho sempre pensato che con la gente si debba essere diretti e onesti e mettere a disposizione i fatti - ha spiegato al Washington Post James Lee Witt, a capo della Federal Emergency Management Agency durante la presidenza Clinton -. Avrebbero dovuto dire: queste sono le informazioni che abbiamo, sono allarmanti ma sono vecchie".




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