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NEW YORK - "Riporteremo con onore le nostre truppe a casa ", ha promesso il democratico John Kerry, riecheggiando in un discorso nelle umide pianure del midwest, lo slogan della "pace con onore" usato con successo da Richard Nixon nel 1968. Allora l'America era alle prese con il disastro del Vietnam, ora è il turno dell'Iraq. Nixon vinse le elezioni, ma l'accordo di pace fu raggiunto solo nel 1973. Quanto tempo impiegherà Kerry? E soprattutto, quale sarà - al di là dello slogan - la sua strategia per districarsi dall'Iraq?
Il candidato democratico è avaro di dettagli. Parla solo di un obiettivo certo, quello di diminuire il contingente del Pentagono. Ricorda le sue credenziali di ex-combattente. Aggiunge: "Rafforzeremo i nostri rapporti in giro per il mondo, guadagnandoci il rispetto di altri paesi, rompendo l'isolamento internazionale degli Stati Uniti causato da Bush".
Di più Kerry non dice: forse perché, in caso di elezione, non vuole avere le mani legate. O forse perché teme che la situazione irachena possa evolversi rapidamente, mettendolo in difficoltà. Del resto l'Iraq è un argomento sempre molto delicato: nessuno si dimentica che il senatore democratico votò, a suo tempo, per dare via libera alla guerra di Bush. Certo, anche lui pensava che Saddam Hussein nascondesse armi di distruzione di massa (anche il generale Tommy Frak ne era convinto): ma non era pericoloso dare tanta fiducia a Bush?
IN FONDO AL TUNNEL SI ITRAVEDE LA LUCE.
ma questo kerry cambia opinione ogni due giorni, sembra berlusconi.
comunque non sarà peggio di bush!




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