No del centrodestra: non passerà
La scelta di Genova, voto agli immigrati
Cambia lo statuto comunale. Il sindaco Pericu: siamo in linea con il governo
A Genova gli stranieri extracomunitari in regola con il permesso di soggiorno potranno votare ed essere candidati per il consiglio comunale.
GENOVA - Il consiglio comunale di Genova ha approvato ieri una modifica dello Statuto per la concessione del voto agli extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno. Diritto di voto, attivo e passivo (dunque possibilità di candidarsi) nelle elezioni amministrative. E cioè quelle per scegliere il sindaco e i propri rappresentanti in consiglio comunale.
Seduta incandescente. Sospesa due volte. Con il pubblico che commentava e applaudiva, il capogruppo della Lega che gridava «buffoni», i giovani padani che hanno esposto uno striscione con scritto «No al voto agli immigrati», e due consiglieri che hanno cercato di picchiarsi. Alla fine, dei 45 presenti, hanno votato in 29: 27 a favore e 2 astenuti. I 16 membri dell’opposizione hanno deciso di non votare e i loro leader hanno già annunciato che presenteranno un ricorso al Tar.
Le modifiche introdotte allo Statuto prevedono che gli stranieri extracomunitari con permesso di soggiorno, o residenti in Italia da cinque anni, o ancora, da due nel territorio comunale, possano essere elettori passivi e attivi nelle elezioni e nei referendum comunali.
«Il sindaco è eletto a suffragio universale diretto e senza discriminazioni di nazionalità da coloro che sono elettori del consiglio comunale», recita il nuovo testo dell’articolo 38. E proprio il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, spiega: «Ci siamo inseriti in un solco che è stato tracciato dal Governo, con il progetto di cui ha parlato Gianfranco Fini per una legge che conceda il voto agli immigrati, e anche con la devolution. Noi, infatti, abbiamo voluto ribadire la forte autonomia dello statuto comunale». In sintesi, sostiene Pericu, una comunità deve essere in grado di gestire i propri meccanismi di rappresentanza amministrativa. Prossimo passo? «L’approvazione dei regolamenti attuativi», dice Pericu.
Il passo compiuto a Genova divide i giuristi ed è anche un salto in avanti politico. Pericu, che oltre ad essere sindaco è professore di Diritto amministrativo, non si nasconde: «La tesi giuridica che sosteniamo è problematica. Potrebbero esserci intoppi e contestazioni giuridiche, anche a giudicare dalle tensioni di ieri. Ma non capisco l’atteggiamento dei consiglieri di An. Il loro schieramento politico propone una legge simile in Parlamento e loro si oppongono alla stessa decisione in consiglio comunale. Noi abbiamo anticipato la linea del Governo. Il contenuto sostanziale è lo stesso: fare in modo che chi vive e lavora nel nostro territorio eserciti il diritto al voto amministrativo».
In consiglio comunale si sono opposti in molti. Il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Costa, a fine seduta ha attaccato: «Questo atto non ha nessun fondamento giuridico, servirà solo per la vostra festa dell’Unità. Gli stranieri non parteciperanno alle elezioni».
Aly Baba Faye, coordinatore nazionale del Forum Fratelli d’Italia dei Ds, è raggiante. Parla di innovazione giuridica e culturale. «Per la prima volta nella storia italiana - dice - gli immigrati potranno votare chi deve amministrare la città dove risiedono e pagano le tasse: è un fatto politico rilevante che rafforza la democrazia e supera una concezione vecchia che vincola il voto alla nazionalità».
Mario Porqueddu
28 luglio 2004
Il corriere




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