....alla cubana
Il presidente della Regione sarda Renato Soru ha promosso una delibera d’urgenza della giunta regionale, bloccando di tre mesi in tre mesi le costruzioni in tutti i terreni sino a due chilometri dalla costa. Con questa misura si intende tutelare la splendida costa sarda, ma si rasenta l’esproprio dei diritti di proprietà.
Pretesto della delibera è la bocciatura da parte degli organi amministrativi regionali dei piani paesistici di alcuni Comuni costieri.
Sarebbe stato allora sufficiente sospendere le costruzioni nei territori dei Comuni in questione.
Oppure stabilire una salvaguardia provvisoria più proporzionata al pericolo di abusi , come il divieto di edificare sino a 300 metri dalla costa.
E perché estendere il divieto a Comuni con piani validi?
A rendere incongruente il provvedimento, rispetto ai suoi obbiettivi, vi è anche l’esonero per chi ha già la licenza edilizia, anche se non ha ancora iniziato la costruzione.
Se si ritiene che i piani di salvaguardia paesistica al cui interno sono state date queste licenze non siano validi, perché mai poi consentire che le opere vengano effettuate?
E perché poi dare in generale questa deroga, anche per i comuni privi di piani?
Gli effetti sulla speculazione immobiliare del provvedimento, apparentemente mirato a nobile tutela dalla speculazione edilizia, sono evidenti.
Alcuni siti, sulla linea dei “due chilometri”, acquistano improvvisamente valore, altri crollano. Alcuni progetti di sviluppo turistico già dotati di licenza edilizia registrano un imprevisto plusvalore, altri analoghi, che stavano per avere la licenza, una minusvalenza improvvisa.
E’ probabile che Soru con questa delibera di forte presa ambientalista abbia violato il principio di tutela della proprietà privata, e che il provvedimento venga annullato.
Ma intanto esso produce i suoi danni. L’investimento nell’isola viene a dipendere da scelte politiche discrezionali. E’ successo in passato che, per la politicizzazione della contesa fra colossi chimici, la Sardegna perdesse occasioni di sviluppo.
E ora? La certezza dei diritti di proprietà e d’impresa viene minata con misure di sapore cubano, da un imprenditore che da un certo qual successo grazie all’universalità dei diritti immateriali di Internet, passa allo spregio dei diritti di proprietà reale.
su il Foglio del17 agosto
saluti




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