I pacifisti di casa nostra potrebbero dover abbandonare presto il mito di Kerry. Il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, presentando il libro che ne sintetizza il programma elettorale, ha parlato dell’atteggiamento tenuto dalla Casa Bianca verso la Corea del Nord. “Troppo debole”, è stata la definizione. “Io non avrei tardato a dare una risposta americana forte, la loro minaccia è da prendere molto sul serio, non capisco perché Bush ha insistito con l’Iraq e tralasciato la Corea del Nord”. Kerry punta, secondo gli osservatori, sull'accentuazione della sua biografia personale: con le sue medaglie guadagnate in Vietnam e i suoi paventati atti di eroismo il candidato democratico non solo non accontenta gli amanti del disarmi ad ogni costo, ma sfida Bush sul suo stesso terreno.
Per dirla con le parole di Richard Hollbrooke, l'ex ambasciatore di Clinton all'Onu e ora il consigliere principe sulle questioni di politica estera, “il senatore non si tira indietro negli scontri testa a testa”. Le notizie dal Sud-Est asiatico lasciano presagire che il tema dell’atteggiamento da adottare si manterrà di scottante attualità. La Corea del Nord avrebbe sviluppato due nuovi missili a lungo raggio in grado di colpire anche gli Stati Uniti, ha rivelato ieri il settimanale Jane’s Defence Weekly. Il regime di Pyongyang avrebbe copiato una tecnologia russa, acquistando durante gli anni Novanta una dozzina di sottomarini russi al fine di studiarne i missili e riprodurli, in maniera potenziata.
da "l'opinione"




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