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Discussione: Tremonti si dimette

  1. #1
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    Predefinito Tremonti si dimette

    Buon giorno gente!



    Sarà il capo del governo a presentare i conti italiani a Ecofin lunedì

    An minaccia la crisi, Tremonti se ne va
    Il premier verso l’interim dell’Economia. La Lega: l’importante è il federalismo. Rinviato il Consiglio dei ministri


    Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lascia nella notte Palazzo Grazioli (LaPresse)

    ROMA - La giornata più drammatica del secondo governo Berlusconi termina dopo quattro ore di vertice tra i leader nella notte, a palazzo Grazioli. E termina con le dimissioni di Giulio Tremonti, con l’interim del ministero dell’Economia a Silvio Berlusconi (ma come dice il suo portavoce Paolo Bonaiuti, sarà «il capo dello Stato a decidere») e con Mario Monti in pole position per la successione in via XX Settembre. E’ sconvocato il Consiglio dei ministri che doveva tenersi oggi per varare la manovra economica che deve essere portata lunedì al vertice dell’Ecofin a Bruxelles, ma se oggi si troverà l’intesa sui tagli, domani si convocherà il Consiglio dei ministri e lunedì Berlusconi volerà a Bruxelles con i conti italiani, altrimenti si chiederà uno slittamento dei tempi, come fatto in passato da altri Paesi.

    E’ questa la conclusione, traumatica ma nelle ultime ore non più inaspettata, di una verifica che si trascinava da mesi e che aveva come posta soprattutto la testa del superministro dell’Economia, chiesta a più riprese e ieri pretesa da An: «O se ne va lui, o ce ne andiamo noi». Il tutto in un vertice che doveva essere un momento di tregua prima di affrontare, dalla prossima settimana, i nodi irrisolti della verifica e che invece si è trasformato nel redde rationem della maggioranza, con uno scontro durissimo e decisivo tra An da una parte, Tremonti dall’altra, con Berlusconi nella difficilissima veste di chi alla fine deve decidere.

    Raccontano infatti che Tremonti ha opposto «una strenua resistenza», alla richiesta di Fini di dimettersi vista «l’incompatibilità non sanabile con il nostro partito», raccontano che il ministro abbia alla fine sibilato: «Io mi dimetto solo nelle mani di Ciampi, e chiedo una lettera di licenziamento bollata...», e raccontano che Berlusconi abbia tergiversato per buona parte della riunione prendendo da parte l’uno e l’altro dei contendenti, che abbia poi provato a prendere tempo «ci penso io, vi dirò cosa decido» ma che tutti abbiano replicato che «bisogna decidere ora, non possiamo trascinarla alle lunghe», e raccontano che alla fine il premier, contrito, davanti a tutti abbia detto al suo ministro che «caro Giulio, è con grande dispiacere che, vista l’incompatibilità che si è creata nel governo e l’impossibilità di andare avanti così, ti chiedo di dare le dimissioni...».

    Rivelano che nessuno, se non in parte De Michelis, si sia speso per Tremonti, che la Lega è apparsa fredda perché, dice Roberto Calderoli «noi abbiamo più responsabilità degli alleati» e comunque tra Tremonti e il federalismo conta più quest’ultimo, che Follini ha spiegato che «quando si pone un problema tra un ministro e un partito, noi scegliamo il partito» anche se ai suoi aveva confidato che non gli pareva saggio arrivare a un evento così traumatico in questo momento.

    E comunque, restano ferite, e nodi aperti. Ferite perché non è stato facile per Berlusconi sbarazzarsi del suo ministro, perché è vero che già dal pomeriggio aveva assicurato a Fini che «ti darò ascolto, non preoccuparti», è vero che erano giorni che al suo orecchio autorevoli esponenti azzurri continuavano a ripetere che «ormai Giulio è indifendibile, non possiamo impiccarci al suo destino, devi farlo dimettere Silvio, altrimenti sarai tu a finire logorato», ed è vero che lo stesso premier ieri mattina, nell’aereo che li portava a Parigi per il bilaterale con la Francia, aveva avuto un duro alterco con Tremonti: «Tu non mi hai difeso, devo leggere sui giornali che fai riunioni con gli altri ministri e attacchi con gli alleati contro di me, ma io ho sempre e solo lavorato per te, per il tuo governo», «Sei tu che ti sei messo in una posizione impossibile, non è colpa mia se An chiede le tue dimissioni, non posso far cadere il governo», è stata la sostanza dello scontro.

    Ma è anche vero che Tremonti non aveva alcuna intenzione di dimettersi, e forse non si aspettava di rimanere così solo. Ed è vero che non tutta la verifica è conclusa: Berlusconi ha offerto a Follini «un posto di responsabilità nel governo, ti aspetto», ma la risposta non sembra positiva. E’ poi da capire quali altri ministeri cambieranno di mano e chi succederà a Tremonti. A notte, molti partecipanti al vertice davano per certo che Berlusconi avrebbe incontrato nelle prossime ore Mario Monti per convincerlo a guidare l’Economia.

    Paola Di Caro

    3 luglio 2004

  2. #2
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    VERAMENTE LO HANNO CACCIATO.


    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  3. #3
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    «Sei tu che mi licenzi ma non finisce qui»

    Cattivo Berlusconi.

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    problemi gente?

  5. #5
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da antonio
    nei conti pubblici, evidentemente, ci son problemi..se persino AN ha detto che quel gran genio di Giulietta Tvemonti trucca i conti..e la Lega non alza un dito per difenderlo..
    no, ma lo chiedevo a voi se avevate problemi

  6. #6
    SENATORE di POL
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    da www.giornale.it

    " Governo: si è dimesso Tremonti

    Sempre più grave la crisi nella maggioranza. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è dimesso. la decisione al termine di un lungo vertice di maggioranza nel corsod del quale il ministro ha dovuto fronteggiare i durissimi attacchi di Alleanza nazionale. Il Consiglio dei ministri previsto per questa mattina e che avrebbe dovuto varare il decreto staglia spese è stato rinviato. Forse si terrà domani.
    Per il momento pare che l’interim dell’Economia verrà assunto dallo stesso Berlusconi. Ma resta da vedere se l’esecutivo potrà rimanere in carica o se ci sarà una crisi. Ipotesi, questa, smentita dalla Lega. “La situazione è delicata, ma non ci sarò crisi”, ha detto Calderoli.
    Drammatico il vertice di maggioranza. An ha duramente attaccato Tremonti arrivando a definire “truccati” i suoi conti. Il responsabile dell’economia ha fatto fronte alle accuse ribadendo punto per punto. ma alla fine ha ceduto rassegnando le dimissioni.
    La decisione di Tremonti arriva in una fase delicatissima. Proprio lunedì a Bruxelles l’Ecofin esaminerà i conti pubblici italiani e potrebbe decidere un richiamo formale nel caso si temessero sfondamenti oltre i limiti consentiti. Le dimissione di Tremonti, in questa fase, non sono una bella presentazione per l’organismo Ue.
    Alla fine è passata la linea di An, sostenuta dall'Udc. Il partito di Gianfranco Fini ha ottenuto la testa del titolare dell'Economia, e anche una rivisitazione del provvedimento sul taglio delle spese con cui presentarsi con i conti in regola davanti ai ministri economici dell'Ue per evitare l'early warning.
    Ma ora le tensioni nella maggioranza hanno raggiunto un punto critico.
    Saranno le prossime ore a dire se il governo potrà andare avanti solo con qualche aggiustamento o se sarà crisi.

    3 Lug 2004
    "

    Saluti liberali

  7. #7
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  8. #8
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    In origine postato da pensiero
    no, ma lo chiedevo a voi se avevate problemi
    Problemi? neee...


    Il leader leghista nega il "via libera" del suo partito al rimpasto:
    "Toglierlo vuol dire dare per sempre l'addio al cambiamento"
    Bossi: "Tremonti resta
    o la Lega lascia il governo"

    Le voci parlano di un rimpasto con Formigoni agli Esteri
    e Baldassarri e Draghi al posto del "superministro" economico

    ROMA - "Tremonti resta al suo posto, altrimenti Berlusconi, oltre a trovarsi un nuovo ministro, dovrebbe anche sostituire la Lega nella maggioranza". Umberto Bossi, chiamato in causa sulle voci della prossima sostituzione del ministro del Tesoro, alza subito il tiro e la voce: "Per me deve rimanere. Toglierlo vorrebbe dire dare addio per sempre al cambiamento. La Lega non ci sta".

    Tutto parte dai segnali (sempre più insistenti) di un prossimo rimpasto che porterebbe all'uscita di Giulio Tremonti dal suo incarico di "superministro" del'Economia per sdoppiare il ministero e sostituire l'attuale titolare con il sottosegretario Mario Baldassarri (An), al Tesoro e col "tecnico" Mario Draghi, al Bilancio. Nello stesso tempo, si dice, Berlusconi dovrebbe decidere di cedere finalmente l'interim degli Esteri a un titolare effettivo nella persona di Roberto Formigoni, oggi governatore della Lombardia. Bossi (per bocca del suo portavoce Francesco Speroni), sembra favorevole a questa soluzione per la Farnesina con l'unico dubbio della necessità di andare a elezioni "anticipate" per la Regione Lombardia, ma non è assolutamente disponibile all'altro discorso che, come è noto, nasce dalle pesantissime critiche che un po' da tutte le parti (Confindustria, sindacati, associazioni di categoria e enti locali) sono piovute sulla legge Finanziaria e sul suo principale autore.

    E Bossi, dunque, spara a zero. Chiamato in causa dal "Messaggero" secondo il quale la Lega avrebbe dato (seppure "obtorto collo") il via libera al rimpasto e all'uscita di Tremonti dal governo, il ministro per le riforme nega recisamente e manda subito a dire il suo "niet" a Berlusconi. Poi minaccia l'addio della Lega al governo e se la prende con i soliti "poteri forti": "I poteri forti - dice - vogliono appalti, vogliono le ferrovie, vogliono tutto, magari per quattro soldi. La realtà è che non hanno più la possibilità di fare le nomine che un tempo facevano praticamente loro, con la politica che si limitava a registrarle. La realtà è che questa volta sono davanti a un Governo indipendente che non si lascia intimidire da nessuno". Categorica la conclusione: "Quindi Tremonti non si tocca, non si tocca l'uomo che con la Lega fece l'accordo per far nascere la Casa delle Libertà".

    4-11-2002

  9. #9
    Liberale
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    Predefinito Re: Tremonti si dimette

    In origine postato da Ago
    Buon giorno gente!



    Sarà il capo del governo a presentare i conti italiani a Ecofin lunedì

    An minaccia la crisi, Tremonti se ne va
    Il premier verso l’interim dell’Economia. La Lega: l’importante è il federalismo. Rinviato il Consiglio dei ministri


    Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lascia nella notte Palazzo Grazioli (LaPresse)

    ROMA - La giornata più drammatica del secondo governo Berlusconi termina dopo quattro ore di vertice tra i leader nella notte, a palazzo Grazioli. E termina con le dimissioni di Giulio Tremonti, con l’interim del ministero dell’Economia a Silvio Berlusconi (ma come dice il suo portavoce Paolo Bonaiuti, sarà «il capo dello Stato a decidere») e con Mario Monti in pole position per la successione in via XX Settembre. E’ sconvocato il Consiglio dei ministri che doveva tenersi oggi per varare la manovra economica che deve essere portata lunedì al vertice dell’Ecofin a Bruxelles, ma se oggi si troverà l’intesa sui tagli, domani si convocherà il Consiglio dei ministri e lunedì Berlusconi volerà a Bruxelles con i conti italiani, altrimenti si chiederà uno slittamento dei tempi, come fatto in passato da altri Paesi.

    E’ questa la conclusione, traumatica ma nelle ultime ore non più inaspettata, di una verifica che si trascinava da mesi e che aveva come posta soprattutto la testa del superministro dell’Economia, chiesta a più riprese e ieri pretesa da An: «O se ne va lui, o ce ne andiamo noi». Il tutto in un vertice che doveva essere un momento di tregua prima di affrontare, dalla prossima settimana, i nodi irrisolti della verifica e che invece si è trasformato nel redde rationem della maggioranza, con uno scontro durissimo e decisivo tra An da una parte, Tremonti dall’altra, con Berlusconi nella difficilissima veste di chi alla fine deve decidere.

    Raccontano infatti che Tremonti ha opposto «una strenua resistenza», alla richiesta di Fini di dimettersi vista «l’incompatibilità non sanabile con il nostro partito», raccontano che il ministro abbia alla fine sibilato: «Io mi dimetto solo nelle mani di Ciampi, e chiedo una lettera di licenziamento bollata...», e raccontano che Berlusconi abbia tergiversato per buona parte della riunione prendendo da parte l’uno e l’altro dei contendenti, che abbia poi provato a prendere tempo «ci penso io, vi dirò cosa decido» ma che tutti abbiano replicato che «bisogna decidere ora, non possiamo trascinarla alle lunghe», e raccontano che alla fine il premier, contrito, davanti a tutti abbia detto al suo ministro che «caro Giulio, è con grande dispiacere che, vista l’incompatibilità che si è creata nel governo e l’impossibilità di andare avanti così, ti chiedo di dare le dimissioni...».

    Rivelano che nessuno, se non in parte De Michelis, si sia speso per Tremonti, che la Lega è apparsa fredda perché, dice Roberto Calderoli «noi abbiamo più responsabilità degli alleati» e comunque tra Tremonti e il federalismo conta più quest’ultimo, che Follini ha spiegato che «quando si pone un problema tra un ministro e un partito, noi scegliamo il partito» anche se ai suoi aveva confidato che non gli pareva saggio arrivare a un evento così traumatico in questo momento.

    E comunque, restano ferite, e nodi aperti. Ferite perché non è stato facile per Berlusconi sbarazzarsi del suo ministro, perché è vero che già dal pomeriggio aveva assicurato a Fini che «ti darò ascolto, non preoccuparti», è vero che erano giorni che al suo orecchio autorevoli esponenti azzurri continuavano a ripetere che «ormai Giulio è indifendibile, non possiamo impiccarci al suo destino, devi farlo dimettere Silvio, altrimenti sarai tu a finire logorato», ed è vero che lo stesso premier ieri mattina, nell’aereo che li portava a Parigi per il bilaterale con la Francia, aveva avuto un duro alterco con Tremonti: «Tu non mi hai difeso, devo leggere sui giornali che fai riunioni con gli altri ministri e attacchi con gli alleati contro di me, ma io ho sempre e solo lavorato per te, per il tuo governo», «Sei tu che ti sei messo in una posizione impossibile, non è colpa mia se An chiede le tue dimissioni, non posso far cadere il governo», è stata la sostanza dello scontro.

    Ma è anche vero che Tremonti non aveva alcuna intenzione di dimettersi, e forse non si aspettava di rimanere così solo. Ed è vero che non tutta la verifica è conclusa: Berlusconi ha offerto a Follini «un posto di responsabilità nel governo, ti aspetto», ma la risposta non sembra positiva. E’ poi da capire quali altri ministeri cambieranno di mano e chi succederà a Tremonti. A notte, molti partecipanti al vertice davano per certo che Berlusconi avrebbe incontrato nelle prossime ore Mario Monti per convincerlo a guidare l’Economia.

    Paola Di Caro

    3 luglio 2004
    IJ BON-BON 'D SOR CONT"

  10. #10
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