Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 16
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Capitalismo e foreste,l'ennesimo abbaglio dei Verdi

    Uno dei temi più ricorrenti, quasi ossessionanti, della propaganda dei movimenti ecologisti è quello della deforestazione. Con la loro mentalità sinistrorsa, questi ambientalisti hanno generato il consueto groviglio di isterici allarmismi e di ostilità verso il mercato e la libera impresa, accusando le grandi società multinazionali, simbolo di un capitalismo vorace e disumano, di distruggere le foreste tropicali, tagliando alberi centenari, abbattendo parti rilevanti di foreste e attentando in particolare a quello che si suole chiamare il «polmone verde» del pianeta, la foresta amazzonica.

    Il carattere pretestuosamente anticapitalistico di questa propaganda appare evidente solo che si ponga attenzione al fatto che, come fa notare l'economista Pascal Salin, «queste grandi società non sono proprietarie della foresta, ma...beneficiano soltanto di una concessione accordata dal vero proprietario, lo Stato. Da lì viene il male. Infatti, un regime di concessione non accorda al beneficiario che due attributi di proprietà, l'usus e il fructus, ma non certamente l'elemento essenziale, l'abusus, che resta nelle mani dello Stato».

    Se, invece, le imprese private fossero integralmente titolari di diritti di proprietà sulle foreste tropicali, sarebbero incentivate a ricostituire e anche a sviluppare le piantagioni, dal momento che il valore dei terreni dipenderebbe dal valore degli alberi che possono essere tagliati in futuro. Un proprietario nel vero senso del termine (ossia il titolare di un abusus) è consapevole del fatto che il valore dei suoi terreni fra, poniamo, trent'anni, è determinato non soltanto dal valore degli alberi che a quell'epoca potranno essere tagliati, ma anche da quelli che potranno essere tagliati, ad esempio, sessant'anni dopo. «Anche se si programma - spiega Salin - di vendere in trent'anni un terreno del quale oggi sono stati tagliati gli alberi e nel quale i nuovi alberi impiegheranno cento anni a crescere, il valore futuro di questo terreno sarà tanto più grande quanti più alberi sono stati piantati oggi e quanto più si avvicinerà la data in cui la foresta potrà essere sfruttata». Il punto essenziale è che il pieno godimento del diritto di proprietà permette di capitalizzare le azioni future, di trasportare i valori nel tempo.

    Al contrario, nel regime attuale, il concessionario si trova ad agire per forza di cose in un orizzonte temporale estremamente limitato, che lo incentiva a sfruttare al massimo la risorsa ma non a ricostituirla, dal momento che non sarà lui a godere dei sacrifici effettuati oggi. Per giunta, lo Stato, avvalendosi del monopolio legale della coercizione, si è appropriato delle foreste (e invece di venderle, ne attribuisce i diritti di concessione), calpestando in questo modo gli ancestrali «diritti di primi occupanti» (prior appropriator) degli indigeni. Ancora: in una situazione di assenza di autentica proprietà privata, è verosimile che i potenziali concessionari tendano a comportarsi non da imprenditori mossi da spirito di innovazione, ma a servirsi della corruzione per beneficiare delle concessioni. Risulta evidente, allora, che ci si trova completamente agli antipodi di quel capitalismo che rappresenta la bestia nera degli ecologisti di sinistra, e che solo un regime di proprietà privata - un vero capitalismo - consentirebbe, allo stesso tempo, di restituire agli indiani d'Amazzonia i diritti di cui sono stati indebitamente spogliati e di rinnovare le aree forestali.

    Non è dunque nel capitalismo che va cercata la vera causa dei disastri ambientali denunciati: con buona pace dei verdi, essa è da ricercare semmai nella sua assenza. Per averne la controprova, è opportuno osservare l'evoluzione delle foreste sulla superficie terrestre nel corso degli ultimi decenni: la loro superficie è aumentata in maniera significativa in alcune zone del mondo ed è fortemente diminuita in altre. «La maggior parte del legno - ci informano Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli - viene prodotta e utilizzata nei Paesi industriali (circa il 75% del totale) dove le foreste stanno crescendo significativamente. Gli Stati Uniti sono il principale produttore di legno, e coprono il 25% del mercato mondiale, eppure le foreste americane continuano ad espandersi. In Gran Bretagna ci sono più foreste oggi che ai tempi di Robin Hood». In Germania, nell'ultimo decennio, le aree boschive sono cresciute di 1.000 km2, e in Italia, secondo un rapporto pubblicato dall'ANARF (Associazione Nazionale Aziende Regionali Forestali), tra il 1950 e il 1980 la superficie forestale è aumentata di circa il 31%. Ciò che qui preme sottolineare, al di là dei dati relativi ai singoli Paesi, è che la superficie boschiva aumenta laddove le foreste sono prevalentemente private (Europa, Stati Uniti), e diminuisce laddove è di proprietà statale, dunque, in particolare, in Africa e Asia.

    Giorgio Bianco

  2. #2
    Cavaliere d'oro
    Data Registrazione
    12 Dec 2003
    Località
    L'ultima ridotta d'Italia
    Messaggi
    13,879
     Likes dati
    3,668
     Like avuti
    1,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Già, tipica tesi classica, già contraddetta da decenni di disastri ambientali ed economici. Come il mercato che si regola da solo, e si è visto che 29 come si regola da solo.

    Pensare agli imprenditori come interessati a progetti a lunghissimo termine, come la crescita degli alberi è semplicemente assurdo. Solo un'istituzione stabile come lo stato può farlo, l'imprenditore, come è ovvio, punta al profitto nel tempo più breve possibile, non certo al ritorno che potrebbe avere dopo 50 anni (se basta), in cui se è sopravissuto a tutti gli accidenti della vita, sarà vecchio ed incartapecorito.

    No, l'imprenditore punta invece a guadagnare il più possibile e il più presto possibile, si chiama ottimizzazione dei costi-benefici, e se il capitalismo porta i soldi è per quello. Quindi ogni progetto economico che vada oltre il lungo periodo massimo decennale perde di qualunque significato, e può essere intrapreso solo dallo stato.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    il bello è che dici che questa tesi è contraddetta dalla realtà dei fatti...

  4. #4
    Cavaliere d'oro
    Data Registrazione
    12 Dec 2003
    Località
    L'ultima ridotta d'Italia
    Messaggi
    13,879
     Likes dati
    3,668
     Like avuti
    1,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da Silvioleo
    il bello è che dici che questa tesi è contraddetta dalla realtà dei fatti...
    Infatti la tua tesi è contraddetta, bevi di meno e leggi meglio...
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  5. #5
    Il vero è un momento del falso
    Data Registrazione
    24 Oct 2004
    Località
    Sud
    Messaggi
    5,739
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Capitalismo e foreste,l'ennesimo abbaglio dei Verdi

    In Origine postato da Silvioleo
    Uno dei temi più ricorrenti, quasi ossessionanti, della propaganda dei movimenti ecologisti è quello della deforestazione. Con la loro mentalità sinistrorsa, questi ambientalisti hanno generato il consueto groviglio di isterici allarmismi e di ostilità verso il mercato e la libera impresa, accusando le grandi società multinazionali, simbolo di un capitalismo vorace e disumano, di distruggere le foreste tropicali, tagliando alberi centenari, abbattendo parti rilevanti di foreste e attentando in particolare a quello che si suole chiamare il «polmone verde» del pianeta, la foresta amazzonica.

    Il carattere pretestuosamente anticapitalistico di questa propaganda appare evidente solo che si ponga attenzione al fatto che, come fa notare l'economista Pascal Salin, «queste grandi società non sono proprietarie della foresta, ma...beneficiano soltanto di una concessione accordata dal vero proprietario, lo Stato. Da lì viene il male. Infatti, un regime di concessione non accorda al beneficiario che due attributi di proprietà, l'usus e il fructus, ma non certamente l'elemento essenziale, l'abusus, che resta nelle mani dello Stato».

    Se, invece, le imprese private fossero integralmente titolari di diritti di proprietà sulle foreste tropicali, sarebbero incentivate a ricostituire e anche a sviluppare le piantagioni, dal momento che il valore dei terreni dipenderebbe dal valore degli alberi che possono essere tagliati in futuro. Un proprietario nel vero senso del termine (ossia il titolare di un abusus) è consapevole del fatto che il valore dei suoi terreni fra, poniamo, trent'anni, è determinato non soltanto dal valore degli alberi che a quell'epoca potranno essere tagliati, ma anche da quelli che potranno essere tagliati, ad esempio, sessant'anni dopo. «Anche se si programma - spiega Salin - di vendere in trent'anni un terreno del quale oggi sono stati tagliati gli alberi e nel quale i nuovi alberi impiegheranno cento anni a crescere, il valore futuro di questo terreno sarà tanto più grande quanti più alberi sono stati piantati oggi e quanto più si avvicinerà la data in cui la foresta potrà essere sfruttata». Il punto essenziale è che il pieno godimento del diritto di proprietà permette di capitalizzare le azioni future, di trasportare i valori nel tempo.

    Al contrario, nel regime attuale, il concessionario si trova ad agire per forza di cose in un orizzonte temporale estremamente limitato, che lo incentiva a sfruttare al massimo la risorsa ma non a ricostituirla, dal momento che non sarà lui a godere dei sacrifici effettuati oggi. Per giunta, lo Stato, avvalendosi del monopolio legale della coercizione, si è appropriato delle foreste (e invece di venderle, ne attribuisce i diritti di concessione), calpestando in questo modo gli ancestrali «diritti di primi occupanti» (prior appropriator) degli indigeni. Ancora: in una situazione di assenza di autentica proprietà privata, è verosimile che i potenziali concessionari tendano a comportarsi non da imprenditori mossi da spirito di innovazione, ma a servirsi della corruzione per beneficiare delle concessioni. Risulta evidente, allora, che ci si trova completamente agli antipodi di quel capitalismo che rappresenta la bestia nera degli ecologisti di sinistra, e che solo un regime di proprietà privata - un vero capitalismo - consentirebbe, allo stesso tempo, di restituire agli indiani d'Amazzonia i diritti di cui sono stati indebitamente spogliati e di rinnovare le aree forestali.

    Non è dunque nel capitalismo che va cercata la vera causa dei disastri ambientali denunciati: con buona pace dei verdi, essa è da ricercare semmai nella sua assenza. Per averne la controprova, è opportuno osservare l'evoluzione delle foreste sulla superficie terrestre nel corso degli ultimi decenni: la loro superficie è aumentata in maniera significativa in alcune zone del mondo ed è fortemente diminuita in altre. «La maggior parte del legno - ci informano Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli - viene prodotta e utilizzata nei Paesi industriali (circa il 75% del totale) dove le foreste stanno crescendo significativamente. Gli Stati Uniti sono il principale produttore di legno, e coprono il 25% del mercato mondiale, eppure le foreste americane continuano ad espandersi. In Gran Bretagna ci sono più foreste oggi che ai tempi di Robin Hood». In Germania, nell'ultimo decennio, le aree boschive sono cresciute di 1.000 km2, e in Italia, secondo un rapporto pubblicato dall'ANARF (Associazione Nazionale Aziende Regionali Forestali), tra il 1950 e il 1980 la superficie forestale è aumentata di circa il 31%. Ciò che qui preme sottolineare, al di là dei dati relativi ai singoli Paesi, è che la superficie boschiva aumenta laddove le foreste sono prevalentemente private (Europa, Stati Uniti), e diminuisce laddove è di proprietà statale, dunque, in particolare, in Africa e Asia.

    Giorgio Bianco

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Capitalismo e foreste,l'ennesimo abbaglio dei Verdi

    In Origine postato da vlad84
    profondo,un c'è che dire.

  7. #7
    Makeru ga, katta
    Data Registrazione
    07 Sep 2002
    Località
    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
    Messaggi
    35,439
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da Silvioleo
    «La maggior parte del legno - ci informano Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli - viene prodotta e utilizzata nei Paesi industriali (circa il 75% del totale) dove le foreste stanno crescendo significativamente. Gli Stati Uniti sono il principale produttore di legno, e coprono il 25% del mercato mondiale, eppure le foreste americane continuano ad espandersi. In Gran Bretagna ci sono più foreste oggi che ai tempi di Robin Hood». In Germania, nell'ultimo decennio, le aree boschive sono cresciute di 1.000 km2, e in Italia, secondo un rapporto pubblicato dall'ANARF (Associazione Nazionale Aziende Regionali Forestali), tra il 1950 e il 1980 la superficie forestale è aumentata di circa il 31%. Ciò che qui preme sottolineare, al di là dei dati relativi ai singoli Paesi, è che la superficie boschiva aumenta laddove le foreste sono prevalentemente private (Europa, Stati Uniti), e diminuisce laddove è di proprietà statale, dunque, in particolare, in Africa e Asia.

    L'autre dell'articolo dmentica di dire che ci sono leggi statali che impongono che il privato possessore di un terreno boschivo non possa tagliare tutto quel che gli pare solo perchè quegli alberi sono suoi, ma una determinata quantità di legna all'anno, a seconda del terreno e del tipo di albero che vi cresce.

    Mio padre ha dei terreni boscosi in montagna, e va a fare legna per il camino, ma non può tagliarne quanta ne vuole.

    In Africa, Asia, Sud America è lo stesso, solo che i governi di quei paesi non fanno rispettare questi limiti (per debolezza, o corruzione) e i concessionari dei terreni non si fanno scrupoli a tagliare tutto il tagliabile.
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  8. #8
    Individuals have rights
    Data Registrazione
    26 Aug 2005
    Località
    Milano
    Messaggi
    1,524
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da marcejap
    L'autre dell'articolo dmentica di dire che ci sono leggi statali che impongono che il privato possessore di un terreno boschivo non possa tagliare tutto quel che gli pare solo perchè quegli alberi sono suoi, ma una determinata quantità di legna all'anno, a seconda del terreno e del tipo di albero che vi cresce.

    Mio padre ha dei terreni boscosi in montagna, e va a fare legna per il camino, ma non può tagliarne quanta ne vuole.

    In Africa, Asia, Sud America è lo stesso, solo che i governi di quei paesi non fanno rispettare questi limiti (per debolezza, o corruzione) e i concessionari dei terreni non si fanno scrupoli a tagliare tutto il tagliabile.
    Bello questo forum...

    In risposta a Marcejap posso dirti che non esistano leggi che tengano... ti sembra giusto che qualcuno non possa fare ciò che vuole della sua terra?

    In più è da notare come si assista ad una sostanziale correlazione negativa tra foreste e zone agricole: più si abbandona l'agricoltura a favore di altre attività produttive, più si riformano spontaneamente foreste (come sta avvenendo in Italia).

    Questa correlazione negativa mostra come nella realtà le zone agricole siano del tutto 'innaturali' (nel senso che richiedono un massiccio intervento umano).

    La differenza con gli altri paesi, specie quelli più poveri, è che noi in nome di un ambientalismo più o meno preconcetto gli impediamo di creare zone agricole in quanto riteniamo dannoso il disboscamento.

    Se poi guardiamo alla nostra storia, vediamo che abbiamo raso al suolo mezza Europa per coltivare. (Le cose che mangiamo noi, degli altri che ci frega?)

  9. #9
    Makeru ga, katta
    Data Registrazione
    07 Sep 2002
    Località
    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
    Messaggi
    35,439
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da Lizard
    In risposta a Marcejap posso dirti che non esistano leggi che tengano... ti sembra giusto che qualcuno non possa fare ciò che vuole della sua terra?
    Ok, te hai un tereno boschivo. Tagli tutto e fai la legna. Poi viene una bella acquata e viene giù tutto perchè non ci sono gli alberi a frenare la forza dell'H2O. Così si hanno smottamenti e dissesti idrogeologici che intaccano anche tutto il resto dei terreni boschivi intorno. Questo danneggia gli altri proprietari (e magari il fango butta giù anche qualche casa).
    Per questi si pongono dei limiti. Te nel tuo terreno fai quel che vuoi... entro i limiti, ovviamente.

    La differenza con gli altri paesi, specie quelli più poveri, è che noi in nome di un ambientalismo più o meno preconcetto gli impediamo di creare zone agricole in quanto riteniamo dannoso il disboscamento.
    Nei paesi poveri gli agricoltori danno fuoco ai terreni boschivi per renderli fertili e coltivarli, ma abbandonano quell che avevano in precedenza perchè non più produttivi. da noi non avviene perchè abbiamo la rotazione delle colture, migliori sostante da dare ai terreni per rinvigorirli, ecc. tutte cose che il contadino indonesiano non può permettersi. Dà fuoco alla foresta (ed il fumo poi copre tutta la Malesia) ma il terreno che aveva precedentemente resta spoglio di piante, e quando piove l'acqua si porta via tutto.
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  10. #10
    Individuals have rights
    Data Registrazione
    26 Aug 2005
    Località
    Milano
    Messaggi
    1,524
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da marcejap
    Ok, te hai un tereno boschivo. Tagli tutto e fai la legna. Poi viene una bella acquata e viene giù tutto perchè non ci sono gli alberi a frenare la forza dell'H2O. Così si hanno smottamenti e dissesti idrogeologici che intaccano anche tutto il resto dei terreni boschivi intorno. Questo danneggia gli altri proprietari (e magari il fango butta giù anche qualche casa).
    Per questi si pongono dei limiti. Te nel tuo terreno fai quel che vuoi... entro i limiti, ovviamente.
    Nel caso da te citato si crean un'esternalità negativa, esattamente come per l'inquinamento. In tal caso i proprietari danneggiati potrebbero richiedere remunerazione del danno subito. Inoltre, molto spesso, sono proprio le stesse comunità che tendono ad organizzarsi in un certo modo. Senza bisogno di leggi e leggine.


    Nei paesi poveri gli agricoltori danno fuoco ai terreni boschivi per renderli fertili e coltivarli, ma abbandonano quell che avevano in precedenza perchè non più produttivi. da noi non avviene perchè abbiamo la rotazione delle colture, migliori sostante da dare ai terreni per rinvigorirli, ecc. tutte cose che il contadino indonesiano non può permettersi. Dà fuoco alla foresta (ed il fumo poi copre tutta la Malesia) ma il terreno che aveva precedentemente resta spoglio di piante, e quando piove l'acqua si porta via tutto.
    E allora noi dovremmo pretendere di intervenire per dirgli che cosa è meglio?

    Dal punto di vista tecnologico la nostra agricoltura si è evoluta tantissimo ed ha richiesto parecchio tempo. In più non mi sembra che qualcuno sia venuto ad imporci come coltivare o cosa fare della nostra terra.

    Questo discorso è il solito che gli Occcidentali fanno, affermando implicitamente la propria superiorità. Inoltre è un discorso molto simile a quello degli economisti classici che vedevano il progressivo ricorso a terre meno produttive: nei fatti questa tesi è stata smentita. E ancora in questo caso la tecnologia non è prerequisito allo sviluppo economico, ma è proprio la scarsità che ha portato allo sviluppo tecnologico e produttivo.

    Pretendere di imporre, ed in maniera rapida, tutto ciò ai paesi poveri significa condannarli ancora di più alla povertà.

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il movimento dei Verdi-Verdi a favore dell'ecologia di mercato
    Di Libertarian nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 13-04-07, 17:41
  2. Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 06-03-07, 22:21
  3. Il movimento dei Verdi-Verdi a favore dell'ecologia di mercato
    Di Libertarian nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 39
    Ultimo Messaggio: 30-08-05, 16:31
  4. Il movimento dei Verdi-Verdi a favore dell'ecologia di mercato
    Di Libertarian nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 30-06-04, 19:27
  5. Il movimento dei Verdi-Verdi a favore dell'ecologia di mercato
    Di Libertarian nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 21-06-04, 23:33

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito