Una recentissima sentenza della Cassazione ha enunciato il principio di diritto secondo il quale Anche la vendita di prestazioni sessuali via internet dietro corrispettivo assume il valore di atto di prostituzione e perciò può configurarsi il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento, creando i necessari collegamenti via internet, o ne abbiano tratto un guadagno.


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