Prima di iniziare il Trip Report del ritorno, aggiungo qualche nota sul viaggio d’andata.
Il volo era pienissimo sia in Y che in C, addirittura 4 o 5 pax. prenotati in C sono stati fatti viaggiare in Y per l’overbooking.
Da lun. successivo il 320 è stato sostituito con un 321 (partito con pochi posti vuoti).
Per la prima volta ho potuto osservare la nuova configurazione dei 320 AZ, ma ne riparleremo …
Il viaggio di ritorno inizia alla Sheremetyevo 2, lo scatolone brunastro che sorge in mezzo alla foresta di betulle oltre l’estrema periferia di Mosca.
(immagine presa “in prestito” dal sito http://www.sheremetyevo-airport.ru/)![]()
Poco prima di arrivare allo Sheremetyevo, a fianco all’autostrada c’è un monumento a forma di tre giganteschi cavalli di Frisia che segna il punto estremo dell’avanzata dalla truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale[è OT, ma un po’ di cultura …].
Per raggiungere l’aeroporto si vogliono quasi due ore di auto dal centro di Mosca in un traffico piuttosto caotico e dominato da comportamenti un po’ “primitivi” dei guidatori locali; ci sono anche servizi di pulmini dalle stazioni del metrò più vicine.
Le alternative sono i taxi (più o meno regolari) costosissimi o le auto con autista, ma trovare la propria tra decine e di autisti che espongono i cartelli all’uscita degli arrivi non è banale …
Dall’autostrada si vede una ferrovia che passa vicino all’aeroporto ma sembra che a nessuno sia venuto in mente di creare un banale raccordo; Domodedovo, l’altro aeroporto principale, è invece servito ottimamente dai treni e si può fare check-in nella stazione di partenza, ma le uniche compagnie europee che ci volano sono Swiss e BA.
L’area del Terminal non è ideale per lo spotting dato buona parte degli aerei è parcheggiata ai finger e da fuori se ne vedono uno o due; i controlli di sicurezza non mancano: il primo è all’ingresso dell’aerostazione con scanner per i bagagli e un metal detector … non molto sensibile …
Prima di arrivare a banchi per il check-in si attraversano, in sequenza, dogana (deserta) e un secondo scanner bagagli; una volta fatto il check-in si passa oltre la fila dei banchi e si arriva al controllo passaporti con l’usuale coda …
Non è finita: per arrivare al gate c’è ancora un controllo, con scanner e metal detector, questo invece accurato, situato in corrispondenza di porte che conducono a gruppi di 2/3 gate; in definitiva il passeggero attraversa un numero di punti “di non ritorno” nel suo cammino e l’aeroporto risulta fortemente suddiviso in piccole aree, come accade anche in molti terminal del CDG che per me rappresentano un benchmark negativo.
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