Fonte: www.noreporter.org
Il fascino di Mussolini ha soggiogato anche i suoi avversari e persino i suoi assassini, morbosamente legati all’arma del delitto che, sembra, rispunti fuori in Albania
TIRANA - Il legno del calcio è scuro e un po’ lesionato. La parte metallica arrugginita, con la canna sottile, sulla quale non c’è più il nastrino rosso annodato dai partigiani. Eccolo qui il mitra che sparò addosso a BenitoMussolini. Una bella impresa, ritrovarlo. Era chiuso in un ripostiglio del Museonazionale di Tirana ed è stato necessario richiamare dal mare, dov’era in vacanza, un funzionario di nome Ilyr, perché solo lui ha le chiavi del sotterraneo del Museo. Ilyr si è messo a rovistare fra uniformi della Seconda guerra mondiale,scarponi sfondati, pacchi con dentro lettere di soldati. E a un certo punto salta fuori lo storico reperto avvolto nel cartone. Come quest’arma sia finita in Albania l’hanno raccontato sul Corriere il31 luglio Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci, e Shaban Sinani, direttore dell’Archivio di Stato albanese. Una vicenda romanzesca alla quale siamo in grado di aggiungere nuovi particolari. «Due anni fa - spiega il professor Sinani - catalogavo i documenti dell’archivio storico. E salta fuori quella strana lettera». Era firmata da Walter Audisio, il partigiano «colonnello Valerio», che si è sempre dichiarato autore dell’assassinio del Duce. Del trasporto si occupa un funzionario dell’ambasciata albanese a Roma, Edip Cuci. In una valigia diplomatica, esente da controlli, il mitra approda aTirana. Lettera e arma arrivano sul tavolo del viceministro degli Esteri Vasil Nathanaili. Il quale se ne libera subito. Il 30 novembre 1957 manda il mitra a Hysni Kapo, spiegandogli che Audisio chiede di mantenere il segreto. Non a caso quel cimelio finisce nelle mani di Kapo. E. l’uomo forte del regime, braccio destrodel dittatore Enver Hoxha, controlla i servizi segreti e tiene i rapporti coi «partiti comunisti fratelli». Kapo è molto amico di Audisio. Nella primavera del ‘57, pochi mesi prima della consegna del mitra, Audisio passa un periodo di vacanze in Albania. Kapo e gli altri boss del partito lo trattano come un ospite speciale. A quell’epoca Audisio è deputato del Pci e si è fatto accompagnare da un altro parlamentare comunista, l’onorevole Semeraro, un po’ seccato per l’accoglienza festosa riservata ad Audisio. In alcune lettere ai capi comunistiitaliani e a quelli albanesi esprime la sua amarezza: ad Audisio tante attenzioni e a lui niente. Sono piccoli sprazzi che lasciano intuire come il rapporto di Audisio coi capi albanesi dovesse essere molto solido. «Le carte - dice il professorSinani - fanno ritenere che tra i comunisti italiani e quelli albanesi esisteva un feeling importante. Al punto che negli anni Cinquanta si era perfino parlato della possibilità di far espatriare Togliatti in Albania in caso di pericoloper la sua vita. Forse esisteva anche un piano».
Audisio muore nel 1973. Il segreto da lui chiesto viene mantenuto. Finché nel 1980 gli albanesi pensano che non ci sia più ragione di tenere quell’arma nascosta. Nel Museo storico è allestito un salone dedicato alla guerra antifascista.Si decide di metterci in mostra anche il mitra Alla caduta del comunismo, il salone dedicato alla lotta antifascista viene rapidamente smantellato. Il mitra con tutti gli altri reperti storici viene gettato negli scantinati. Dove è stato ora ripescato. Verrà esposto di nuovo nel Museo di Tirana. Ma il premier albanese Fatos Nano adombra l’ipotesi di restituirlo all’Italia per un breve periodo, in occasione della festa della Liberazione. Di certo il mitra conservato a Tirana è quello che Audisio indica come l’arma usata per sparare al Duce. Rimane invece il dubbio su chi puntò veramente quest'arma contro Mussolini.




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