Anche tu Carlo Stagnaro ti sei messo a fare il "Palleo-libertario"?

Ho letto il tuo scritto pubblicato su counter-revolution.it e sebbene sia io un cultore di Giovanni Guareschi, che ha saputo cogliere quel suo lato libertario, devo dire che questa interpretazione ad uso e consumo dei "Palleo-libertari" è orribile.

Io per primo, ho citato non so quante volte quello scritto Adios, Pasionaria:
lo Stato fa le strade e fa camminare le ferrovie e illumina le città, di notte, ma ci toglie la libertà, e regola i nostri atti e anche i nostri pensieri, e sempre più ci trasforma in trascurabili ingranaggi di un’orrenda macchina che consuma sangue e serve solo a macinare aria.
Tanto che un paio d'anni fa' suggerii a Leonardo Facco di pubblicarlo come citazione libertaria sulla copertina di Enclave.

Questo lato libertario di Guareschi, incarnato con ironia nel soprannome della figlia (ispirato alla Rivoluzionaria Dolores Ibarruri), lo dimostrò in molti racconti, come la famosa digressione nel romanzo "Il destino si chiama Clotilde".

Questo spirito libertario legato più che alla Bassa Padana... alla rossa Emilia... alla sua Provincia di Parma, era dovuto alla Satira che, sempre ispirata contro qualsiasi potere costituito, possiede inevitabilmente un chè di libertario.

Andrebbe però detto, per onestà intellettuale, che politicamente era un fedele Monarchico (e solo per questo finì nei campi di concentramento nazisti come ufficiale di complemento dopo l'8 settembre).

Andrebbe poi specificato che Guareschi finì in galera, non solo a causa di Alcide DeGAsperi (per la pubblicazione diffamatoria di documenti falsi e le tante ironiche punzecchiature sul reale nepotismo del leader Democristiano). Ma finì in galera per una precedente condanna (inizialmente evitata con la condizionale) per le dure ironie verso il Presidente Liberale Luigi Einaudi... ironie relative allo scandalo del "Vino del Presidente" (prodotto dalla Famiglia di Einaudi).

Senza dimenticare che terminò la sua carriera giornalistica ormai in declino nel Settimanale fascista "il Borghese", dopo essere andato assai fuori di testa, facendo rimpiangere gli anni anteguerra di quando Zavattini lo portò al "Bertoldo", per ironizzare sapientemente contro il regime.