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    Predefinito Cina - Giappone : la finale dell'odio

    Pechino riscopre con il calcio l'antico rancore verso Tokyo


    Negli anni '30 i giapponesi invasori commisero crimini peggiori dei nazisti.

    PECHINO - Lo Stadio dei Lavoratori di anno in anno vede crescere la popolarità del calcio tra i cinesi: è un tifo da neofiti, ingenuo, festoso e bonario. Nulla finora lasciava presagire lo spettacolo cupo che Pechino offre questo sabato sera. Seimila poliziotti in tenuta antisommossa. Tifoserie separate dalle forze dell'ordine in stato di allerta.

    Gli appelli alla calma lanciati dal governo sui giornali e alla televisione. Ma quella di stasera non è una semplice partita di calcio. La finalissima della Coppa Asia per la prima volta oppone Cina e Giappone. Sul campo si affrontano le due grandi potenze asiatiche rivali, i due opposti nazionalismi che non hanno mai veramente curato le ferite dell'occupazione nipponica, le tragedie della seconda guerra mondiale e l'eredità della guerra fredda. Il loro passato non vuole morire; negli ultimi anni ha visto riaprirsi le cicatrici per ragioni nuove.

    La rabbia anti-giapponese dei tifosi di casa ha colto di sorpresa anche il governo di Pechino. Dall'inizio di questo torneo ospitato dalla Cina (l'equivalente qui dei nostri Europei di calcio) il Giappone non ha potuto giocare una sola partita in condizioni normali. Il pubblico cinese ha sempre fischiato l'inno nazionale nipponico all'inizio delle partite, ha fischiato ogni volta che un giapponese toccava la palla, ha fischiato tutti i loro gol. Dopo il match in cui la squadra del Sol levante ha eliminato la Thailandia il suo pullman è stato costretto a una fuga precipitosa (dimenticando due giocatori negli spogliatoi) per salvarsi dall'assalto della folla. Gli striscioni dei tifosi non lasciano dubbi sulle ragioni di questa accoglienza: "Chiedete perdono ai popoli dell'Asia", "Guardate nella vostra storia", sono slogan immortalati dalle telecamere in mondovisione. E' come se gli stadi francesi accogliessero regolarmente la nazionale tedesca con striscioni su Auschwitz.


    Al clima incandescente ha contribuito la logistica: il sorteggio ha assegnato la squadra nipponica al girone eliminatorio nella città di Chongqing. Oggi è una megalopoli di 20 milioni di abitanti, cuore industriale della Cina centro-occidentale sul fiume Yangtze, ma Chongqing è anche una delle città più martoriate dall'offensiva militare nipponica nel conflitto mondiale. Era la capitale provvisoria dove si era rifugiato il governo cinese in mezzo alla guerra, fu rasa al suolo con bombardamenti a tappeto che fecero migliaia di morti. Il quotidiano della gioventù comunista - oggi uno degli organi di stampa più audaci e spregiudicati - riceve email che appoggiano le intemperanze dei tifosi di Chongqing. "I giapponesi hanno quel che si meritano" è un commento ricorrente dei lettori. Ora l'esito delle eliminatorie ha portato in finale a Pechino proprio Cina e Giappone, la peggiore accoppiata possibile.

    Il governo di Tokyo ha sopportato in silenzio per qualche settimana, poi non ha potuto ignorare le immagini umilianti che arrivano sui teleschermi dalla Cina. Il caso diplomatico è scoppiato con una protesta formale del ministro degli Esteri, Yoriko Kawaguchi: ha definito "deplorevole" il comportamento dei cinesi, ha minacciato conseguenze deleterie per le relazioni tra i due paesi. In vista del match di stasera è giunto da Tokyo anche un messaggio del premier Junichiro Koizumi che ha ammonito i cinesi ad "accogliere amichevolmente" i giocatori del suo paese. I giapponesi però hanno fatto un autogol politico. Ieri si è scoperto che ai propri tifosi in trasferta la Federcalcio di Tokyo ha distribuito dépliants informativi che raffigurano Taiwan come uno Stato indipendente, il massimo affronto che si possa fare alla Cina popolare: si è aperto un altro casus belli che alimenta nuovi manifesti e striscioni polemici sulle curve dello stadio.

    Il governo di Pechino oscilla. Ha rimbeccato prontamente Koizumi sulla gaffe di Taiwan; ma di fronte alla furia dei suoi tifosi il ministero dello Sport lancia un appello "al rispetto degli avversari sul campo di gioco". Il portavoce degli Esteri Kong Quan se la prende con "certi mass media giapponesi che esagerano i comportamenti di alcuni tifosi e ne fanno un caso politico". Intanto però lo Stadio dei Lavoratori è messo sotto assedio di polizia per evitare il peggio. Vengono mobilitati anche i due allenatori, ambedue stranieri, che si prestano con l'aria di chi non capisce cosa stia accadendo: il brasiliano Zico allenatore del Giappone e l'olandese Ari Hann (c. t. della Cina) compaiono insieme in tv come due marziani che invitano alla calma.

    In passato la leadership comunista del paese aveva un controllo d'acciaio sulla popolazione, manifestazioni di nazionalismo come queste venivano ispirate e pilotate dietro le quinte. Oggi l'autorità del partito unico rimane indiscussa ma la società cinese è sempre più diversificata, è esploso il numero di mass media privati, Internet offre nuovi canali di espressione spontanea. Come la moda, la musica, il sesso, anche lo sport è uno dei territori che sfuggono lentamente al controllo centrale. Il nazionalismo cinese è popolare e spontaneo, a seconda dei momenti e dell'intensità può favorire o disturbare la leadership, non si esprime sempre su imbeccata dall'alto. Lo si vide nel 1999 durante l'intervento della Nato contro Milosevic, quando l'aviazione americana bombardò "per sbaglio" l'ambasciata cinese di Belgrado: a Pechino le manifestazioni anti-americane andarono ben oltre i desideri dei leader, che stavano preparando l'ingresso della Cina nel Wto e volevano chiudere in fretta l'incidente con Washington.

    Il Giornale della gioventù comunista nel ultimo editoriale di Cao Lin prima della partita tradisce la profonda ambivalenza dei dirigenti. L'appello alla calma si alterna alle accuse contro il Giappone: "Mentre noi osserviamo il Giappone, il mondo osserva noi. Dopo quel che abbiamo visto nelle scorse settimane non si può fare a meno di essere preoccupati per quel che accadrà nella finale. E' evidente che questo è andato ben oltre una competizione sportiva. Questa vicenda è influenzata dalle complesse emozioni storiche del popolo cinese, da un radicato sentimento anti-giapponese".

    Lo stupro di Nanchino del 1937, quando trecentomila cinesi furono massacrati con crudeltà agghiaccianti dalle truppe giapponesi d'invasione, è una delle pagine di storia più studiate in Cina, mentre è quasi ignorata nei manuali scolastici giapponesi. Anche la Corea del Sud ha più volte denunciato il revisionismo storico che domina l'insegnamento pubblico a Tokyo, dove gli orrori dell'imperialismo nipponico sono taciuti o benevolmente giustificati in nome di una missione civilizzatrice. Il Giappone - la sua classe dirigente e la sua società civile - non ha fatto nei confronti del passato un'operazione-verità come quella della Germania. D'altra parte il modello ideale della riconciliazione franco-tedesca in Asia è stato impraticabile a lungo per la geopolitica della guerra fredda: da una parte il Giappone "portaerei degli Stati Uniti", dall'altra la Cina comunista che sosteneva la Corea del Nord, il Vietnam. Neanche la fine della guerra fredda ha sciolto diffidenze e rancori.

    Lo strepitoso decollo della Cina, dopo avere "oscurato" il Giappone per anni, oggi lo aiuta a uscire dalla sua lunga depressione; ma Tokyo si chiede se la dirigenza comunista si accontenterà della "pacifica ascesa" tecnologica e mercantile, o vorrà trasformare i suoi muscoli economici in influenza politico-militare sull'Asia intera. L'avvento al governo di Koizumi ha eccitato i peggiori sospetti nei suoi vicini. Ogni anno il premier si reca in pellegrinaggio al tempio di Yasukuni dove rende omaggio ai caduti, inclusi alcuni noti criminali di guerra. Koizumi traghetta il Giappone verso una revisione della sua Costituzione pacifista; l'impegno in Iraq a fianco degli americani è un segnale. "Certi tifosi ci hanno scritto - racconta Cao Lin - che i giapponesi non riconoscono la loro storia e non si pentono delle sofferenze inflitte agli altri popoli. Vogliono ricordare ai giapponesi che il popolo cinese continua ad aspettare le loro scuse".


    da :http://www.repubblica.it

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    Predefinito Il Giappone resta sul trono

    I nipponici battono 3-1 la Cina nella finale della Coppa d'Asia e confermano il trionfo del 2000. Ma Koji Nakata segna il secondo gol con la mano.

    PECHINO, 7 agosto 2004 - Il Giappone si conferma padrone d'Asia. I blu hanno vinto la terza Coppa d'Asia nella storia del loro Paese (gli altri successi datati 1992 e 2000) battendo nella finale di Pechino la Cina per 3-1. Sul risultato finale pesa il secondo gol dei nipponici, segnato con un evidente tocco di mano da Koji Nakata. La squadra di Zico doveva fare a meno della stella Hidetoshi Nakata, ma anche la Cina di Arie Haan non ha potuto schierare il capitano Li Weifeng, infortunatosi in semifinale.

    LA GARA - Il Giappone aspetta, lascia che sia la Cina a fare la partita, poi alla prima occasione colpisce. Il reggino Nakamura batte con alta parabola una punizione dalla sinistra, la difesa cinese lascia staccare Takayuki Suzuki nell'area piccola e la punta può rimettere verso il centro, dove l'accorrente Takashi Fukunishi appoggia facilmente in rete di testa (21'). Qualche dubbio su posizione e riflessi del portiere Liu Yunfei.

    La Cina, fino a quel momento la squadra migliore, sembra frastornata dallo svantaggio, ma improvvisamente al 30' Li Ming pesca il "jolly". Firma il pareggio con un tiro al volo di piatto sinistro da appena dentro l'area di rigore. Dopo l'1-1 la squadra dell'olandese Haan riprende in mano il gioco e va vicina al raddoppio col regista Shao Jiayi.

    Anche nel secondo tempo nessuna delle compagini sembra voler rischiare più di tanto. La prima vera occasione arriva al 63', quando Tamada schiaccia bene di testa un cross del mobilissimo Suzuki. Sul corner seguente il Giappone passa di nuovo in vantaggio: Nakamura batte tagliato e Koji Nakata da due passi spinge la sfera in rete con il braccio sinistro. Inutili le proteste, peraltro molto composte, dei padroni di casa: il gol viene convalidato. La Cina si getta in avanti per cercare il 2-2, esponendosi al contropiede nipponico, ma al 77' il nuovo entrato Li Yi, liberato davanti a Kawaguchi, attende troppo e poi finisce per tirare addosso all'estremo difensore. A suggellare la vittoria giapponese arriva la terza rete in Coppa d'Asia di Tamada, liberato in contropiede da un lancio di Shunsuke Nakamura: l'astro nascente del calcio nipponico evita il portiere cinese e insacca il 3-1. Per l'arbitro può bastare così.

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    Predefinito

    I vincitori della Coppa d'Asia

    1956 - Corea del Sud
    1960 - Corea del Sud
    1964 - Israele
    1968 - Iran
    1972 - Iran
    1976 - Iran
    1980 - Kuwait
    1984 - Arabia Saudita
    1988 - Arabia Saudita
    1992 - Giappone
    1996 - Arabia Saudita
    2000 - Giappone
    2004 - Giappone

 

 

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