13%
Quasi 350 mila voti in numeri assoluti. Non male, per soli quattro mesi di viaggio.
Eppure, il risultato non è proprio soddisfacente.
Mi sarei aspettato qualcosa di più. Anzi, son convinto che era possibile fare qualcosa di più. Posizionarsi intorno alla famosa quota 20%. Eppure, non ci siamo riusciti. Qualche sbaglio, sicuramente, l'abbiamo fatto.
Forse, partendo dall'errore iniziale, non ha funzionato la figura di Ignazio Marino. Troppo estranea al corpo profondo del partito per intercettarne fino in fondo gli umori. Troppo sola, in certi momenti. Costretta a fare da cerniera tra il gruppo di Bettini e di Meta e i Mille, non è stata capace di incarnare davvero lo spirito della mozione. Tant'è che l'anima "piombina" è finita per trovarsi un po' in disparte. Poco visibile. Tanti battitori solitari (tutti bravissimi, per carità) che non sono riusciti a fare vero gioco di squadra.
Il millantato ticket è andato a illanguidirsi fin dalle prime settimane, arrivando a dissolversi verso la fine. Con Civati al nord e Marino a Roma (anche nel senso politico della città, sfortunatamente). E quest'ultimo molto, troppo isolato nel rush finale della corsa.
E mi dispiace molto che il nostro candidato non sia riuscito a far emergere tutti i contenuti della nostra mozione. Bloccato nella versione caricaturale dipintagli addosso, siamo finiti a parlare per forza della laicità. Rimanendo fermi su quell'unico per quanto importante argomento.
E così non siamo riusciti a discutere delle nostre proposte sui circoli e sull'organizzazione del partito, che pure erano interessantissime. L'unico contributo organico presentato nel dibattito congressuale sul tema. Passato completamente inosservato. Quando invece meritava un'attenzione maggiore.
E sulle questioni economiche, ci siamo trovati comunque sommersi da Bersani. Capace di parlare un linguaggio molto più consono alle corde del nostro popolo. Nonostante i problemi posti dalla nostra mozione restassero tutti. Anche perchè probabilmente queste stesse questioni sono destinate a esplodere in futuro.
Insomma, troppe volte ci siamo trovati a inseguire quando avremmo dovuto costringere gli altri a venirci dietro. Bloccati da troppe precisazioni e da troppi momenti di stasi.
Son convinto che una figura più politica, come quella di Civati stesso, avrebbe saputo interpretare meglio la difficile sfida che ci siamo trovati a affrontare. Avremmo avuto più facilità a uscire dal recinto minoritario in cui siamo andati via via a rinchiuderci. Ci sarebbe risultato più facile parlare fino in fondo al corpo del partito e saremmo riusciti anche più convintamente a esplicitare la questione nei termini banali ma efficaci del classico refrain vecchio vs nuovo.
E in più abbiamo scontato una nostra generale afasia nei confronti del mezzogiorno. Abbiamo dato la partita per persa, senza neanche provare a combatterla. E quindi in quelle realtà siamo apparsi non incisivi. Non è un caso che i nostri risultati siano stati enormemente differenti se si prende il Liri-Garigliano come spartiacque. Ed è un peccato. Perchè le carte in regola per giocarsela c'erano tutte.




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