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    Angry Contro La Droga Libera!

    RAGAZZA DI 26 ANNI MUORE PER OVERDOSE DI ECSTASY
    RICCIONE - Una overdose provocata da un' assunzione massiccia di ectasy. Questa, in attesa dell'autopsia, l' ipotesi piu' probabile formulata dai carabinieri di Riccione e Procura della Repubblica di Rimini sulla morte la notte di Ferragosto di V.T., una ragazza di 26 anni di San Severino Marche (Macerata).

    La giovane e' stata trovata ormai agonizzante verso le 5 nel parcheggio della discoteca Peter Pan di Riccione dal fidanzato, uno dei disc jockey che avrebbe dovuto far ballare centinaia di giovani fino a mezzogiorno di oggi. Nonostante la tempestivita' dei soccorsi per la ragazza non c'e' stato nulla da fare.

    Secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, la giovane sarebbe stata alla sua prima esperienza con la droga. Alcuni testimoni hanno riferito agli investigatori dell'arma di averla vista poco prima di sentirsi male con tre pasticche in mano di cui non si e' trovata traccia. Per questo domani mattina il Pubblico Ministero Paolo Gengarelli conferira' l'incarico per l' autopsia.

    Sta, invece, lottando tra la vita e la morte in un letto del reparto rianimazione dell'ospedale Ceccarini di Riccione, un ragazzino scaricato alle 7 di oggi da un'auto davanti all' ospedale di Cattolica. Il giovane dall'apparente eta' di 18-19 anni, forse italiano, non identificato al momento perche' privo di documenti, secondo i medici sarebbe caduto in coma per un' overdose da stupefacenti. Le indagini sono condotte dai carabinieri della tenenza di Cattolica.
    15/08/2004 17:45
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    Ci opponiamo a questa deriva che misconosce il valore della persona
    «LO STATO È COMPLICE DELLA CULTURA DI MORTE
    Dall’eroina all’eutanasia, un progetto per distruggere i popoli Stefania Piazzo
    Dalla prevenzione all’assuefazione, per arrivare alla distribuzione legale di eroina, passando prima per la depenalizzazione del possesso e dell’uso personale di stupefacenti. Senza dimenticare l’apertura delle carceri per i reati superiori a 4 anni. Sulla droga, lo Stato ha deciso di abdicare, trovando anche la scorciatoia comoda per svuotare gli istituti di pena dai tossicodipendenti che hanno commesso crimini. Un’amnistia che cancellerebbe la certezza del diritto e un’inversione di tendenza sul fronte dei valori, dell’educazione, della prevenzione. Ma le proposte formulate in questi giorni da esponenti del governo dell’Ulivo, dal ministro della Sanità, Veronesi, a quello della Giustizia, Fassino, sino alla collega agli Affari Sociali, Turco, non hanno incontrato il parere favorevole neppure di molti operatori delle comunità terapeutiche. Il fronte politico della maggioranza è diviso, mentre il no più fermo all’antiproibizionismo sta provenendo dalla Casa delle Libertà. E in particolare, in modo compatto, dalla Lega Nord che, proprio alla vigila della due giorni genovese sulle tossicodipendenze, aveva presentato un documento che invocava maggiore prevenzione e linea dura sulla repressione del fenomeno. Nessuno sconto, insomma, ma maggiori investimenti a sostegno della famiglia, delle politiche di prevenzione e di contrasto sul territorio. Che tipo di cultura sta avanzando dai luoghi di potere? Anche all’indomani della legalizzazione dell’eutanasia in Olanda, lo abbiamo chiesto a Giuseppe Leoni, senatore leghista, presidente dell’Associazione Cattolici Padani.
    «Liberalizzare la droga? Non c’è dubbio che quella che sta per avanzare sia una cultura della morte. E mentre in Italia stiamo stando la possibilità ai nostri figli di andare al Creatore prima del tempo, dall’Olanda arriva il sì all’eutanasia».
    È un fatto casuale, senatore Leoni?
    «Non direi. Ci troviamo di fronte ad un progetto di non cultura della persona, di totale abbandono di valori che una volta si leggeva nei Paesi al di là della cortina di ferro, dove vigeva un ateismo spinto. La caduta del muro, anziché trasportare per osmosi la cultura di certi valori dell’Est, ha fatto importare all’occidente una cultura del disprezzo della vita. È un fiume carsico che lentamente veicolato dalle sinistre europee ha rosicchiato Paesi non solo come l’Olanda ma anche la Francia, la Germania, l’Inghilterra. Sembrano tutti orchestrali di una musica insopportabile per la nostra cultura cristiana. Ci rincuora però una certezza».
    E quale sarebbe?
    «Che a questi politici, alla prossima tornata, faremo fare la valigia. D’altra parte si fronteggiamo due schieramenti. Da una parte c’è l’atteggiamento di una cultura politica che cerca le facili scorciatoie sulla droga, sulla morfina, sugli interventi per delegittimare la famiglia naturale, in una deriva radicale che diventa distruttiva se chi la esprime ha in mano il potere e governa. Dall’altra parte, invece, ci sono movimenti che si adoperano per il recupero dei valori, diciamo così, scomodi, e tutto ciò rientra in un altro tipo di cultura politica, che non è certo quella della cultura facile, bensì della fatica, della crescita, che non ci lascia eterni Peter Pan, sconvolgendo le regole della natura umana».
    Senatore, se l’aspettava l’uscita antiproibizionista dei ministri del’Ulivo?
    «Chi mi sorprende è Veronesi. Ora scopriamo che fa meno male uno spinello che una sigaretta! A lui che, da oncologo, ha fatto una battaglia sul fumo, mi preme fare una domanda provocatoria: salirebbe su un aereo il cui pilota, anziché accendersi una bionda, si fa una canna?».
    Sembra che lo Stato voglia “lavarsene” le mani del problema?
    «Credo ad un progetto che prevede ben altro: penso all’immigrazione clandestina, agli affari sul traffico di droga, alla destabilizzazione della nostra società attraverso culture che annientano quella cristiana, i nostri valori. E per distruggere un popolo, da dove si deve partire se non dai giovani?».
    Torniamo all’eutanasia. Come si è arrivati alla decisione olandese?
    «Mi sia concesso prendere ad esempio la mucca pazza: ci hanno fatto conoscere il mondo animale con le categorie degli erbivori, degli onnivori, dei carnivori. Adesso non è più così: gli erbivori li alimentano con farine animali! E lo scopo finale è avere più carne, sconvolgendo le regole della natura, perché ciò che conta è Dio Mammona. Gli interessi, gli egoismi prevalgono e il caso dell’eutanasia ne è un altro esempio. Ma mi permetto di fare un appello».
    Quale?
    «Faccio un invito ai cristiani, che hanno il culto dei defunti. Ebbene, sappiamo che la stragrande parte del mercato dei fiori, in Padania, arriva dall’Olanda, quel paese che non ha più la cultura del rispetto della vita ma, anzi, anticipa la morte. Mi chiedo se non sia il caso di “boicottare“ l’acquisto dei fiori olandesi. Rispondiamo con un intervento economico forte a questa legalizzazione della “morte dolce”».
    Non crede che l’eutanasia “sgravi” la famiglia dal prendersi cura dei propri malati?
    «Domani sentiremo dire: “Se ho un malato terminale lo porto in Olanda” e il gioco è fatto”. Il contesto culturale che ha prodotto la decisione olandese, il misconoscimento del valore della persona, si allarga».
    C’è l’eventualità che altri parlamenti europei legiferino?
    «Quella decisione può acquisire la funzione di incoraggiamento e di convinzione della sua bontà. La strada percorsa è stata spianata da spinte emotive: vengono proposti casi pietosi dai mass media, e così, in base a impulsi dettati da sentimenti, molte persone approvano le leggi senza una conoscenza dei problemi medici, giuridici, etici e religiosi».
    Leoni, il dibattito sull’eutanasia non è comunque “nuovo.
    «In discussione c’è il rapporto coi problemi commessi alla gestione del malato terminale, ma l’orientamento etico errato alla base è l’assenza di riguardo per la verità dell’uomo, del suo rispetto nella fase terminale della vita».
    La vita va quindi difesa fino all’ultimo?
    «Sì, non è solo un dovere dei credenti ma un bene e un valore laico riconoscibile da coloro che intendono ispirarsi alla ragione e alla verità oggettiva. Rispettare l’uomo nella sua fase finale vuol dire rispettare il suo ritorno al Creatore, con esclusione dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico. È in quest’ottica che straccia il confine tra eutanasia e morte con dignità».
    Quale strada, allora, per chi soffre?
    «Alleviare la sofferenza, renderla sopportabile è l’unico sistema lecito per non toglierle valore. Possediamo i mezzi per farlo: la terapia del dolore efficace e avanzatissima, associata ad un’assistenza amorevole del morente».
    Da "LaPadania" del 30 novembre 2000
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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