La Stampa ha pubblicato un articolo che vorrebbe provocare costernazione "politicamente corretta" ma, per come è scritto e si sviluppa nei fatti, fa ridere a crepapelle.

Cariddeo ricorda quando giovane studente universitario in Polonia decise una mattina di recarsi ad Oswecin. Era ottobre, la neve scendeva già fluente la notte ed il giorno si viveva in una nuvola di ghiaccio, si letteralmente battevano i denti e la vodka era l'unica consolazione per il sangue.
Prima d'entrare in questo set cinematografico del campo, cariddeo si fermò a mangiare una zuppa di cavoli, di cui è ghiotto, e ricorda nitidamente la vecchia che spazzava neve da davanti la porta gridare ad un gruppo d'americani: "Ancora a rompere i coglioni! Se fossero vere tutte le bugie che raccontate, io sarei la regina di Polonia e non spalerei neve!".

Naturalmente focalizzate l'attenzione sul fatto che in questo periodo Marianne è nella polvere (ovvero nella cenere dei forni! ). Poverina non è voluta finire nel macello (Iraq) per interposta persona (i sionisti).

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Auschwitz, israeliani aggrediti da francesi
di Francesco Sforza, La Stampa, 12. agosto 2004, pg. 10

Attraversava i campi di sterminio Auschwitz-Birkenau con una bandiera israeliana appoggiata sulle spalle. E’ un’immagine consueta in quei luoghi, ma per un gruppo di turisti francesi, la vista di quella studentessa, che con altri cinquanta compagni polacchi, americani e israeliani stava visitando domenica scorsa le baracche del campo, è risultata insostenibile. Un uomo si è staccato dal gruppo e in un misto di inglese e francese le ha gridato: «Che razza di pubblicità è questa? Ti dovresti vergognare di indossare una cosa del genere. E’ disgustoso!».
La ragazza ci ha messo un po’ a reagire, ci dice il professore che guidava il gruppo, Laurence Weinbaum, direttore del World Jewish Congress. Poi ha risposto: «Come osi dire a me cosa devo indossare in questo posto, dove una parte della mia famiglia è stata uccisa?». La sequenza è stata veloce: gli studenti si sono ribellati, gridando alla profanazione, altri turisti francesi sono accorsi in difesa del loro concittadino, sono volate brutte parole. «Tornatevene a casa vostra!», ha detto un francese secondo la ricostruzione di Weinbaum. A quel punto uno dei ragazzi ha risposto che lui era polacco e dunque si trovava già a casa sua. Sono volati gli insulti. «Poi sono accorse delle persone a separare i due gruppi, le guide li hanno allontanati l’uno dall’altro, e si è almeno evitato lo scontro fisico», racconta Weinbaum.
La guida polacca conferma l’accaduto: «Non è vero che nessuno è intervenuto, la verità è che eravamo tutti così scioccati che non sapevamo come reagire». Lo scontro non è durato più di qualche minuto e comunque alla fine la guida ha segnalato agli uomini della sicurezza che «quell’uomo ha umiliato i ragazzi». «In tanti anni che lavoro al Museo – prosegue la guida – non avevo mai visto una scena così». Molti ragazzi hanno cominciato a piangere, «è stata una giornata di grande amarezza». Dopo qualche ora era previsto un incontro con un reduce di Birkenau, «ma i ragazzi erano tristi e nervosi – dice Weinbaum – e alcuni di loro hanno cominciato a telefonare ai giornali israeliani per raccontare l’accaduto». La notizia è arrivata al «Jerusalem Post» che ha parlato di «Attacco a studenti ebrei ad Auschwitz». «In realtà non c’è stato un attacco fisico – precisa Weinbaum – ma sorprende che l’uomo che ha insultato la ragazza sia stato spalleggiato dagli altri».
Se fosse successo per strada Weinbaum non se ne sarebbe sorpreso, e pensa che anche i ragazzi non avrebbero reagito con tanta durezza, «ma che una cosa del genere sia accaduta ad Auschwitz è incomprensibile». «Che in Francia ci fosse una nuova ondata di antisemitismo lo avevo letto – aggiunge – ma un conto è leggerlo, un altro è vederlo di persona». La direzione del Museo di Auschwitz ha preferito non rilasciare dichiarazioni.