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    Predefinito Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    Chi l'ha ridotto così?
    Era entrato in carcere con le sue gambe

    • da Gli Altri del 30 ottobre 2009

    di Valentina Ascione

    Verità e giustizia. E` questo e nulla più quello che chiedono i familiari di , il 31 enne morto all`alba del 23 ottobre scorso nel reparto detentivo dell`ospedale Pertini di Roma, dove era stato ricoverato sei giorni prima in circostanze ancora da chiarire. L`unica certezza sono le gravi lesioni e i traumi sul corpo del giovane, che emergono con drammatica eloquenza dalle foto scattate dall`agenzia funebre, rese pubbliche ieri dalla famiglia Cucchi e dall`avvocato Fabio Anselmo (lo stesso del caso di Federico Aldrovandi) in una conferenza stampa tenuta con le associazioni A buon Diritto e Antigone, che nei giorni corsi avevano sollevato il caso. “Una scelta delicata e sofferta", ha spiegato Luigi Manconi, presidente di A buon Diritto, perché quelle immagini scioccanti "parlano da sole e sono una rappresentazione efficace del calvario patito da Stefano". Il padre lo descrive come "ragazzo pieno di vita e di aspirazioni", aveva iniziato con entusiasmo la professione di geometra, "in cui riponeva tante aspettative", "come tanti giovani era incappato nel problema della droga, ma era entrato spontaneamente in comunità uscendone dopo tre anni con successo, conscio dei pericoli sempre incombenti per chi ha subito esperienze di questo tipo". Il travaglio del giovane inizia la notte tra il 15 e 16 ottobre, quando intorno alle ore 23.30 viene fermato dai carabinieri nel parco degli Acquedotti, perché trovato in possesso di 20 grammi di stupefacenti, tra marijuana, cocaina e due pasticche ("ecstasy" secondo indiscrezioni filtrate da ambienti delle forze dell`ordine, ma che il padre Giovanni e la sorella Ilaria spiegheranno essere "Rivotril", un farmaco salvavita contro l`epilessia, regolarmente prescritto). Poca roba, insomma, come - secondo la ricostruzione dei familiari - gli stessi carabinieri ammettono per tranquillizzare i genitori, mentre perquisiscono la stanza di Stefano senza trovare nulla. Quando Stefano esce di casa, intorno all`una e trenta del mattino, è in buona salute e cammina sulle proprie gambe, eppure non vi farà più ritorno. Il mattino seguente, al processo per direttissima, il padre nota che il suo volto è molto gonfio, "in netto contrasto con la sua magrezza" (al momento dell`arresto Stefano pesa 43 chili), e presenta evidenti lividi intorno agli occhi. Dopo la sentenza di rinvio Stefano Cucchi viene visitato per bene tre volte. Prima presso l`ambulatorio del palazzo di Giustizia, dove gli vengono riscontrate "lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente", poi al carcere di Regina Coeli, dove i carabinieri lo affidano alla custodia della Polizia penitenziaria. Qui la visita medica evidenzia la presenza di "ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione". Infine viene trasportato, per ulteriori controlli, all`ospedale Fatebenefratelli dove gli viene diagnosticata "la frattura corpo vertebrale L3 dell`emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea". Il giorno dopo, sabato 17, in seguito a una nuova visita medica in carcere, viene disposto il trasferimento di Stefano prima al Fatebenefratelli, poi al Sandro Pertini, intorno alle 13. La famiglia però viene avvisata del ricovero solo in serata. Qui inizia la via Crucis del papà Giovanni, della mamma Rita e della sorella Ilaria, che da questo momento in poi saranno rimbalzati da un`autorità all`altra, alla ricerca disperata di informazioni sulle condizioni del ragazzo. Per tre giorni alla famiglia viene impedito sia di vedere Stefano che di parlare con i medici, perché per le visite e i colloqui in un reparto detentivo è necessaria l`autorizzazione del carcere. Tuttavia una sovrintendente dell`ospedale li rassicura: "Il ragazzo sta tranquillo" e li invita a tornare l`indomani quando l`autorizzazione sarebbe sicuramente arrivata. Solo martedì 20 ottobre, davanti all`ennesima porta chiusa, il piantone spiega ai familiari di Stefano che sono loro a dover chiedere il permesso per il colloquio al Giudice del Tribunale a Piazzale Clodio e, una volta ottenuto, devono farlo vistare a Regina Coeli. La trafila è lunga e mentre Giovanni Cucchi è sul punto di portarla a termine, Stefano muore. Sono le 6.20 di mercoledì 23: "presunta morte naturale", si legge nella certificazione medica. La madre viene a sapere della morte quando un carabiniere le notifica a casa l`autorizzazione del pm alla nomina di un consulente di parte. All`obitorio i genitori si trovano davanti a un volto irriconoscibile: "devastato, quasi completamente tumefatto, l`occhio destro rientrato a fondo nell`orbita, l`arcata sopraccigliare sinistra gonfia in modo abnorme, la mascella destra con un solco verticale, a segnalare una frattura, la dentatura rovinata". Stefano, faranno sapere, adesso pesa 37 chili. "Perché al momento dell`arresto non è stato chiamato il suo avvocato di fiducia? Com`è stato possibile che Stefano abbia subito le lesioni? Chi e quando gliel`ha prodotte? Perché non è stato consentito il colloquio con i medici? Perché è stata consentita, in sei giorni di ricovero una tale debilitazione fisica?", questa alcuni degli interrogativi che, con la voce rotta dalla commozione, Giovanni Cucchi ha rivolto alle strutture carcerarie e ospedaliere, chiedendo chiarezza sulle circostanze del decesso anche il ministro della Difesa La Russa: "Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato e dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e` stato preso in consegna dai carabinieri chiediamo chiarezza al ministro della Difesa, Ignazio La Russa". Durante il question time di mercoledì il ministro della Giustizia Alfano aveva dichiarato di aver disposto accertamenti sulla morte del giovane, affermando tra l`altro che il medico di Regina Coeli avrebbe "dato atto di quanto riferito dal detenuto, cioè di una caduta accidentale dalle scale". Indagini sono state avviate dalla Procura della Repubblica, alla quale il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni ha annunciato un esposto. Il direttore del Dap Franco Tonta ha fatto sapere che, quando possibile, aprirà anche un`inchiesta amministrativa. Un`inchiesta è stata inoltre annunciata dall`assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri "per verificare eventuali responsabilità dei medici del reparto detentivo dell`ospedale Pertini". L`avvocato Anselmo per ora esclude una propria denuncia: "l`atto di morte è stato acquisito dal pm - ha spiegato - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall`agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando e soprattutto come è morto". Sul caso sono già state presentate diverse interrogazioni in ambo in rami del Parlamento: l`impegno è bipartisan come dimostrato dai numerosi parlamentari che ieri sono intervenuti alla conferenza stampa, tra cui le radicali elette nel Pd Bonino e Rita Bernardini, i democratici Casson e Della Seta, Farina e Perina del Pdl. In gioco, hanno avvertito Emma Bonino e Flavia Perina, c`è il principio di legalità e la credibilità delle istituzioni, perché "non è uno stato di diritto quello in cui un uomo entra in carcere sulle proprie gambe e ne esce cadavere".

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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    Così è morto Stefano Cucchi
    La famiglia diffonde le foto: ora la verità

    • da Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2009

    di Caterina Perniconi

    La famiglia ha deciso di far sapere com`è adesso loro figlio. Ieri, durante una conferenza stampa al Senato, i genitori e la sorella di Stefano Cucchi hanno consegnato ai giornalisti le fotografie del corpo del giovane di 31 anni, fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma, e morto all`ospedale Sandro Pertini il 22 dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell`ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti.

    Fotografie e disperazione

    La famiglia è sconvolta, di un dolore silenzioso ma riconoscibile negli occhi sempre pieni di lacrime. Ripercorrono il trauma nello sguardo di chi sfoglia le fotografie del corpo scattate dall`agenzia funebre dopo l`autopsia. Immagini "drammaticamente eloquenti", come le ha definite Luigi Manconi, presidente dell`associazione A buon diritto" e promotore dell`iniziativa: "Da sole dicono quanti traumi abbia patito quel corpo e danno una rappresentanza tragicamente efficace del calvario di Stefano. La famiglia ha riflettuto molto se distribuirle, perché oltre ad essere scioccanti fanno parte della sfera intima". Le foto mostrano il corpo estremamente esile (dai 43 chili del fermo è passato a 37), con il volto devastato, l`occhio destro rientrato nell`orbita, l`arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra con un solco verticale, segno di una frattura. Raccontano che Stefano aveva avuto problemi di droga, era stato in comunità e quando ne era uscito stava meglio. Di sicuro non si meritava di morire perché tossicodipendente, anzi, avrebbero dovuto aiutarlo.

    I fatti

    I legali ricostruiscono l`accaduto in una memoria: giovedì 15 ottobre Stefano Cucchi viene fermato alle 23.30 dai carabinieri nel Parco degli Acquedotti di Roma. All` 1.30 di notte del 16 ottobre si presentano, insieme al ragazzo, in via Ciro Urbino, dove risiede con la famiglia. Due uomini in borghese e due in divisa perquisiscono la stanza di Stefano. Il ragazzo rassicura la madre, dicendole che non troveranno nulla. In effetti escono senza niente dicendo alla signora Cucchi che il figlio era stato fermato "con poca roba addosso" (20 grammi di marijuana, poca cocaina e due pasticche che le forze dell`ordine hanno definito "di ecstasy", secondo il padre "di Rivotril", farmaco salvavita contro l`epilessia prescrittogli dal medico). Nella memoria si legge che i carabinieri lo portano via e comunicano alla famiglia che alle 9 si sarebbe svolto il processo per direttissima nel tribunale di piazzale Clodio. Alle 12 Stefano arriva in aula col volto gonfio e lividi vistosi intorno agli occhi. Alle 14 viene visitato presso l`ambulatorio di palazzo di Giustizia dove riscontrano "lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore, bilateralmente" e dove il ragazzo dichiara "lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori". Viene trasferito al carcere di Regina Coeli - si legge ancora nella ricostruzione - e affidato alla polizia penitenziaria. La visita medica in carcere rileva "ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione". Viene quindi portato all`ospedale Fatebenefratelli per accertamenti. Diagnosticano "la frattura corpo vertebrale L3 dell`emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea". Sabato 17 ottobre viene riportato al Fatebenefratelli e poi trasferito al reparto penitenziario dell`ospedale Sandro Pertini intorno alle 13.15. La famiglia viene avvisata del ricovero alle ore 21, si reca subito nella struttura ma vengono avvisati di non poter entrare "perché questo è un carcere, non sono ammesse visite". All`ingresso li invitano a ripresentarsi lunedì successivo per parlare con i medici. Due giorni dopo, però, quando la famiglia ritorna viene allontanata "perché non è ancora arrivata l`autorizzazione del carcere". Martedì si presentano di nuovo per parlare con i medici e scoprono che per un colloquio occorre "il permesso del giudice del tribunale di sorveglianza". Il giorno successivo il padre riesce ad ottenere il permesso ma manca ancora il visto. Giovedì 22 ottobre Stefano muore alle 6.20 di mattina. La certificazione medica parla di "presunta morte naturale". La madre viene informata mentre il padre è a Regina Coeli a chiedere il visto per una visita. Quando riusciranno a vederlo ciò che gli si presenterà è raccontato dalle foto.

    L`inchiesta

    Al momento è stata aperta un`inchiesta d`ufficio. Il legale della famiglia, Fabio Anselmo, (già avvocato del caso Aldovrandi) spiega che "l`atto di morte è stato acquisito dal Pm, per cui non abbiamo in mano nulla se non queste foto e un appunto del nostro medico legale". L`avvocato, poi, precisa molte volte che "noi non accusiamo nessuno. Non c`è nessuna denuncia. Chiediamo di non leggere le notizie sui giornali ma di essere informati come parte offesa e di risparmiare alla famiglia un processo su quello che è stato Stefano, invece di indagare solo sull`ultima settimana della sua vita". Il prossimo passo sarà la costituzione di un pool di medici esperti in grado di "vagliare criticamente il poco materiale che abbiamo".

    Reazioni

    Anche il Parlamento si è mobilitato. All`iniziativa di ieri hanno aderito politici di tutti gli schieramenti: I radicali Rita Bernardini, Emma Bonino e Marco Perduca, Gianrico Carofiglio, Felice Casson e Livia Turco del Pd Flavia Perina, Renato Farina, Gaetano Pecorella del Pdl e molti altri. "Cose di questo genere -ha detto Penna- succedono nel far west e non in uno Stato di diritto". Secondo Bonino, "è in gioco la credibilità delle istituzioni. Lo Stato deve rispondere all`opinione pubblica". Farina, che ha visitato il nosocomio, ha riferito infine di "una struttura peggio del carcere". E ha ricordato ai familiari di chi vivesse storie simili di provare sempre a contattare i parlamentari perché sono gli unici che possono entrare in carcere e ottenere informazioni senza bisogno di protocolli.

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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    S. Cucchi, 31 anni

    • da Il Foglio del 30 ottobre 2009

    Dopo sette giorni tra caserma, carcere e ospedali, muore. Senza spiegazioni. Le immagini Roma. Se un ragazzo entra in carcere con le sue gambe e ne esce morto dopo sei giorni, lo stato deve spiegare. Questo è forse il massimo che un parente emotivamente provato possa chiedere a qualche ora dalla scomparsa di un suo caro, e allo stesso tempo il minimo che i cittadini di un paese democratico devono pretendere. Spiegazioni e assunzione di responsabilità: è quanto esige la scarna cronaca degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, 31 anni, deceduto nella notte tra il 22 e il 23 ottobre all`ospedale Pertini di Roma, 15 ottobre, tarda serata: Stefano è arrestato dai carabinieri per il possesso di 20 grammi di stupefacenti (marijuana e cocaina). "Così inizia quella che non esito a definire una vera e propria via crucis per lui e per i genitori", spiega al Foglio Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia. Una via crucis che si conclude pochi giorni dopo sul tavolo di un obitorio. Torniamo al 15 ottobre. Stefano, dopo essere stato fermato, è accompagnato a casa; qui, di fronte ai genitori, i carabinieri perquisiscono la sua stanza. Poi lo portano in caserma. La mattina dopo, all`udienza per direttissima, il padre nota per la prima volta tumefazioni agli occhi e al volto del figlio. E non deve essere l`unico a notarle se, secondo le ricostruzioni, è lo stesso pm a chiedere che sia eseguita una visita medica. All`entrata del carcere di Regina Coeli, altro controllo: "Come le foto segnaletiche, è richiesto dalla legge all`entrata di ogni penitenziario - spiega Mangioni - e il referto contiene gli stessi rilievi medici riscontrati in tribunale". Alcuni "dolori alla schiena", pare, spingono i responsabili a far trasferire Cucchi all`ospedale Fatebenefratelli. Altra visita, altro bollettino: echimosi alle palpebre e fratture delle vertebre. Ma Stefano firma per uscire e viene riportato a Regina Coeli. In carcere. Non ci starà molto perché poi viene trasferito ancora al Pertini, ospedale attrezzato con un reparto ad hoc per detenuti. "In sette giorni, Cuochi viene a contatto con quattro differenti strutture ricapitola Manconi, presidente, dell`associazione A buon diritto - la caserma, il tribunale, il carcere e il reparto detentivo di un ospedale. Posti diversi, ma sotto un`unica responsabilità: quella di chi detiene nella sua potestà il corpo, prima vivo, di Stefano Cucchi". Nel frattempo, spostamenti a parte, accadono alcune cose: Cucchi, già esile, perde sette chili in altrettanti giorni e scende a 35 chili di peso; poi ci sono il volto tumefatto e la schiena gravemente segnata, come testimoniano le foto rese pubbliche ieri; ci sono infine la negazione dei diritto del fermato di ricorrere all`avvocato di fiducia, come anche l`impedimento per i genitori di vedere il proprio figlio, conoscere le sue condizioni di salute e persino di parlare con i sanitari. "Come per recenti casi, quali quello di Federico Aldrovandi e Aldo Bianzino, al centro della questione - secondo Manconi - c`è l`opacità delle strutture statali. La vigilanza non deve mai deflettere, e sollevare pubblicamente tali questioni è il risultato più importante che nell`immediato abbiamo raggiunto con il sostegno di parlamentari di entrambi gli schieramenti". Ieri al Senato a parlare del caso c`erano, tra gli altri, Giulia Bongiorno, Renato Farina, Gaetano Pecorella e Flavia Perina per il Pdl; Emma Bonino e Rita Bernardini (Radicali), Felice Casson e Gianrico Carofiglio per il Pd. "Spero che avremo energie a sufficienza per costituire un comitato che chieda la verità", conclude Manconi, Intanto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha prima riferito di una "caduta accidentale", poi assicurato l`avvio di accertamenti. Spiegazioni e assunzioni di responsabilità da parte delle istituzioni, appunto. E per il futuro? "Trasparenza e legalità, innanzitutto - dice al Foglio la deputata radicale Rita Bernardini - perciò abbiamo chiesto al governo un`indagine conoscitiva nelle carceri, da allargare alle strutture detentive nelle caserme. C`è poi una proposta di legge per istituire un garante nazionale per le persone private della libertà".

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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    "La verità su Stefano"

    • da Il manifesto del 30 ottobre 2009

    Magrissimo, segni rossi sulle spalle, una costola fuori posto, un volto che fa impressione. Non soltanto per il rigor mortis, ma per quei segni inequivocabili di violenza. Le immagini del corpo di Stefano Cucchi non lasciano dubbi sui traumi che ha dovuto subire. Per mano di chi, quando e come è ancora tutto da capire. Ieri i famigliari del ragazzo, morto il 22 ottobre nella struttura penitenziaria dell`ospedale Sandro Pertini, hanno deciso di rendere pubbliche le foto scattate dalle pompe funebri. Non ne hanno altre, d`altronde. Al momento dell`autopsia al consulente della famiglia non è stato consentito di scattare fotografie. «Una decisione sofferta quella di mostrare queste foto, che è arrivata alla fine di una lunga riflessione», ha detto Luigi Manconi, presidente dell`associazione «A buon diritto», che ieri ha organizzato una conferenza stampa sul caso al senato, ottenendo l`appoggio e la presenza di diversi parlamentari di tutti gli schieramenti politici. «Alla fine hanno acconsentito - ha continuato Manconi Perché sono una rappresentazione efficace di- quanto accaduto». Accanto a lui ci sono i genitori di Stefano e la sorella Ilaria. Il loro dolore traspare dagli sguardi, dalle parole che raccontano un incubo. Un incubo italiano, in cui è incappata una famiglia come tante. C`è anche il le- gale della famiglia, Fabio Anselmo, lo stesso che ha seguito il caso di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara per mano di quattro poliziotti. Quello di Stefano è un caso simile. Il ragazzo, aveva solo 31 anni, è stato fermato la notte tra il 15 e il 16 ottobre nella periferia est di Roma. Addosso gli hanno trovato 20 grammi di hashish. E` finito in una cella di sicurezza dei carabinieri, e già il giorno seguente nell`aula giudiziaria dove si è svolta la convalida dell`arresto il padre lo ha visto con il viso pesto. Anche per questo Manconi ha chiesto espressamente che sulla vicenda intervenga anche il ministro della Difesa La Russa: «Occorre un`inchiesta anche sul comportamento dell`Arma». Ma la famiglia Cucchi e i legali sono molto cauti al momento: «Non accusiamo nessuno - ha detto Fabio Anselmo ma osserviamo alcune cose. A partire dal fatto che a Stefano è stato negato il diritto più elementare: poter vedere i propri famigliari mentre stava morendo». E` questo uno dei punti su cui la famiglia Cucchi non si dà pace. «Vorrei che capiste il lato umano di questa vicenda - ha detto Ilaria - mio fratello è stato fatto morire lentamente e in solitudine. Ci hanno detto che aveva chiesto una Bibbia, perché sapeva che stava morendo». Una volta tanto l`arco costituzionale è unito nel chiedere verità e giustizia sul caso. «È in gioco lo Stato, faremo tutto il possibile», ha detto Flavia Perina, direttora del Secolo d`Italia e deputata Pd]. Interviene anche Renato Farina (il famoso «agente Betulla», ora in parlamento) che ha parlato delle pessime condizioni del reparto penitenziario del Pertini, in cui recentemente ha svolto un`ispezione. Stessa richiesta di chiarezza da parte dei Radicali, del Pd, degli esponenti di Rifondazione, dell`assessore al bilancio della regione Lazio Luigi Nieri di Sinistra e Libertà. L`onorevole Perduca ha ipotizzato la possibilità di un`indagine da parte della Commissione parlamentare sui diritti umani. «Non si faccia passare troppo tempo, come è stato fatto in altri casi. In circostanze come queste la celerità delle indagini è fondamentale», ha detto Patrizio Gonnella, dell`associazione Antigone. La procura è al lavoro per cercare di fare luce sulle cause della morte. Il titolare dell`inchiesta, il pm, Vincenzo Barba, avrebbe già ascoltato alcune persone informate dei fatti. Mentre ieri il capo dell`Amministrazione penitenziaria Franco lonta ha annunciato l`apertura di un`inchiesta amministrativa. «Speriamo di poter collaborare con la Procura - ha detto l`avvocato Anselmo - non vorremmo avere notizie solo dai giornali. Mentre ai responsabili istituzionali chiediamo di risparmiare alla famiglia il valzer delle giustificazioni frettolose». Il riferimento è quanto detto in un question time dal Guardasigilli Alfano, e cioè che secondo i referti medici Stefano avrebbe giustificato le costole rotte con una caduta dalle scale. Ma quando è uscito di casa quel giovedì sera il ragazzo stava benissimo. «L`ho consegnato sano allo Stato - ha detto Rita Cucchi - me lo hanno riconsegnato cadavere. Voglio verità».

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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    Morto dopo l'arresto sul corpo fratture lividi e gravi lesioni

    • da Il Mattino del 30 ottobre 2009

    I carabinieri lo fermano nella notte tra il 15 e il 16 ottobre a Roma con addosso venti granoni di droga. Il 22 mattina è cadavere sul tavolo dell`obitorio dell`Istituto di medicina legale, scavato oltre la sua naturale magrezza, col volto tumefatto. In mezzo, buio. Ed è luce che chiede la famiglia di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni «morto da solo», si commuove la sorella Ilaria, dopo una trafila attraverso i medici di Palazzo di Giustizia, quelli di Regina Coeli e dell`ospedale Fatebenefratelli e conclusa al «Pertini» senza che la famiglia potesse visitarlo neanche una volta - in quella settimana di buio. Ad accendere i riflettori il padre Giovanni e la sorella Ilaria, che con il supporto dell`avvocato Fabio Anselmo do stesso del caso Aldrovandi) hanno partecipato a una conferenza stampa indetta in Senato dal presidente di «A buon diritto» Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche numerosi parlamentari tra cui Emma Bonino, Rita Bernardini, Flavia Trina, Felice Casson e Renato Farina e l`assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri. Mostrate le foto del giovane, già sofferente di epilessia, sul tavolo autoptico. Un cadavere dal volto devastato, l`occhio destro rientrato, l` arcata sopraccigli are sinistra gonfia in modo abnorme, la mascella fatturata e la dentatura rovinata. «Immagini drammaticamente eloquenti ha detto Manconi - che danno l`idea del calvario passato da questo corpo». «L`atto di morte è stato acquisito dal pm - ha spiegato l`avvocato Anselmo - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall`agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi e escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando e come è morto». Intanto rispondendo a un`interrogazione di Roberto Giachetti (Pd), il ministro della giustizia Angelino Alfano ha detto d`aver disposto accertamenti sulla morte del giovane, affermando che il medico di Regina Coeli avrebbe «dato atto di quanto riferito dal detenuto, cioè di una caduta accidentale dalle scale». «Vedremo quale sarà il risultato dell`indagine. Noi avvieremo, quando sarà possibile, anche un`inchiesta amministrativa», ha detto il capo dell`amministrazione penitenziaria, Franco lonta.

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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    CUCCHI: TORINO, RACCOLTA FIRME, PD E RADICALI CHIEDONO CHIAREZZA


    (AGI) - Torino, 31 ott - Una raccolta firme per chiedere chiarezza sulla vicenda di Stefano Cucchi e' in corso a Torino in piazza Vittorio Veneto, dove e' presente anche la parlamentare Emma Bonino. A promuoverla sono l'associazione radicale Adelaide Aglietta e il Pd (primi firmatari sono Laura Onofri e Diego Castagno del Pd). Con la raccolta si chiede al governo e all'autorita' giudiziaria che venga fatta chiarezza sul ragazzo "morto mentre era affidato alla tutela dello Stato" e in solitudine perche' all'ospedale Sandro Pertini "alla famiglia sono state negate le visite".(AGI) Cli/Chc 311731 OTT 09

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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    a milano i radicali, con l'appoggio dell'associazione lombardia liberale, hanno organizzato una fiaccolata (Fate luce sul caso di Stefano Cucchi | Facebook) per chiedere la verità su questo caso che a mio avviso è davvero inconcepibile, io penso di partecipare e invito tutti i radicali (e non) che si troveranno a milano mercoledì prossimo a parteciparvi.
    Il socialismo mi fa schifo

  8. #8
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    Predefinito Rif: Stefano Cucchi: Chi l'ha ridotto così?

    Citazione Originariamente Scritto da Buccia Visualizza Messaggio
    a milano i radicali, con l'appoggio dell'associazione lombardia liberale, hanno organizzato una fiaccolata (Fate luce sul caso di Stefano Cucchi | Facebook) per chiedere la verità su questo caso che a mio avviso è davvero inconcepibile, io penso di partecipare e invito tutti i radicali (e non) che si troveranno a milano mercoledì prossimo a parteciparvi.
    Ottimo, ho messo un avviso anche nel 3d manifestazioni radicali.

 

 

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