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    Globalization Is Freedom
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    Thumbs down Il liberale d'Italia crolla su Alitalia

    Splendido articolo su Libero di ieri. Bella anche l'intervista, sullo stesso quotidiano, a Pagliarini (ma non ho il file).


    Il liberale d’Italia crolla su Alitalia

    di Fausto Carioti



    Forse, come in certi b-movies che proiettano nelle rassegne cinematografiche estive, ultracorpi alieni statalisti hanno preso le sembianze dei ministri e degli altri esponenti della Casa delle libertà, e ora vanno in giro a parlare agli italiani con la faccia di quelli che sono stati eletti nel 2001. Difficile trovare altre spiegazioni a quello che sta accadendo attorno alla compagnia aerea di bandiera. La notizia data ieri dal Financial Times - “L’Italia ordina ai rivali di Alitalia di aumentare le tariffe” - e subito confermata dai diretti interessati sorprende innanzitutto i tanti che hanno votato per la Casa della libertà convinti che questa avrebbe chiuso per sempre l’era dello statalismo e rappresenta una brutta battuta d’arresto per quella «rivoluzione liberale» che Berlusconi ha promesso e avviato, ma stenta a portare avanti.

    Lo stesso premier, che al libero mercato ci crede sul serio, ama ripetere che bisogna distinguere «tra buona impresa e ciò che buona impresa non è», insomma separare il grano dalla paglia, e che il controllo dei prezzi è uno strumento superato, figlio di un’epoca dirigista che l’Italia si è lasciata alle spalle. Bello, bellissimo: sottoscriviamo. Ieri, invece, si è appreso che il ministero dei Trasporti e l’Ente nazionale per l’aviazione civile intendono salvare Alitalia (che certo «buona impresa» non si può definire, come dimostra il passivo di 330 milioni di euro con cui ha chiuso i primi sei mesi dell’anno e il “prestito” di 400 milioni che lo Stato le ha dovuto garantire per salvarla dal crac) facendole fare cartello con gli altri vettori europei. I quali hanno ricevuto dall’Enac la richiesta di alzare i prezzi dei biglietti per i voli intercontinentali in partenza dal nostro Paese, su cui la compagnia guidata da Giancarlo Cimoli è poco competitiva, per portarli al livello dei prezzi di Alitalia.

    «È una pratica normalissima, che ha già il consenso delle autorità europee», assicurano dal ministero dei Trasporti e dall’Enac. Che simili inciuci abbiano o no l’assenso di Bruxelles (tutto da dimostrare), poco importa. Ciò che conta è che sono lo specchio di un mondo che cammina alla rovescia: invece di spingere la compagnia italiana a tagliare i costi, diventare più efficiente e proporre finalmente tariffe convenienti come quelle dei concorrenti - a evidente vantaggio di chi vola - si chiede agli altri operatori di vendere i loro biglietti a un prezzo più caro. Un altro modo, in sostanza, per far pagare all’intera collettività il salvataggio (se mai ci sarà) di Alitalia. Con in più la beffa: aumentare i profitti delle compagnie straniere facendo pagare biglietti più cari ai viaggiatori italiani.

    Volendo fare un paragone, è come se Luca Cordero di Montezemolo avesse scritto al numero uno della Toyota una letterina di questo tenore: «Stimato signor Hiroshi Okuda, siccome numerosi potenziali clienti insistono a preferire la Yaris e le altre Vostre vetture ai nostri prodotti, mi stavo chiedendo, assieme agli altri manager e membri del consiglio d'amministrazione della Fiat, se per venire incontro alle nostre esigenze vorreste essere così gentili da aumentare i prezzi delle Vostre vetture. In attesa di un Vostro positivo riscontro, porgiamo distinti saluti». Ridicolo, appunto. Per uscire dalla crisi la Fiat potrà anche contare sull’aiuto dello Stato italiano, ma mai su quello dei concorrenti. Ma se invece di automobili si tratta di biglietti aerei, il ridicolo diventa ordinaria amministrazione.

    Né sorprende che le altre linee aeree, davanti alla triste proposta italiana, si siano mostrate tutto sommato favorevoli: nel Vecchio Continente il vizio protezionista è ben radicato, specie in settori che per decenni hanno vissuto all’ombra del monopolio statale. Unica eccezione la British Airways, che ha reagito indignata presentando ricorso alla Commissione europea (auguri). Non a caso, in tema di concorrenza la distanza tra Londra e Roma è enorme.

    Là, un governo di centrosinistra - caso unico al mondo - mostra di avere come obiettivo principale la difesa del libero mercato e delle tasche dei consumatori: merito indiscusso di Margaret Thatcher, che ha tagliato le unghie ai sindacati e iniettato nel sistema tanti e tali anticorpi antistatalisti che persino la sinistra ne è uscita geneticamente modificata, assai più simile alla Lady di ferro che agli zombie marxisti che provarono a fronteggiarla uscendone con le ossa rotte.

    Qui, in Italia, il governo di centrodestra - dove molti ministri “Thatcher” non sanno nemmeno come si scrive - continua a oscillare tra la difesa ad oltranza di imprese italiane decotte e la tentazione sincera di cavalcare l’onda della globalizzazione, cogliendone i vantaggi e accettandone il prezzo. Salvo, alla prova dei fatti, gettarsi quasi sempre sulla sponda protezionista, in continuità con i governicchi di centrosinistra che l’hanno preceduto e in stridente disaccordo con le parole dello stesso presidente del Consiglio. Berlusconi, se ci sei batti un colpo.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

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  2. #2
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    Riporto, nella certezza che interessi tutti (o quasi ) nonostante la lunghezza, l'intervento di Pagliarini alla Camera nell'ambito del dibattito su Alitalia.


    Signor Presidente, colleghi, voi sapete che la garanzia dello Stato viene concessa per un tempo breve, per il tempo necessario per consentire la definizione e la successiva realizzazione da parte della società di un piano industriale di ristrutturazione e di rilancio. Questo perché, oggi come oggi, come ha detto l'ingegner Cimoli in audizione, Alitalia non ha alcuna capacità di credito. Dunque, il gruppo non è in grado oggi di far fronte ai suoi impegni e dovrebbe portare i libri in tribunale.
    In assenza di prospettive, cioè in assenza di un piano industriale di ristrutturazione e di rilancio, questa garanzia di 400 milioni che stiamo dando assumerebbe il significato di soldi buttati dalla finestra, assumerebbe il significato di un vero e proprio danno erariale. Infatti, tra sei mesi, il gruppo sarebbe nella stessa situazione di oggi.
    Prima ho sentito Pasetto, purtroppo, che ha parlato di posizione pregiudiziale della Lega Nord Federazione Padana, di una posizione irresponsabile; bene, io adesso cerco di rappresentare ai colleghi di maggioranza e di opposizione, in sintesi, la situazione di Alitalia, in modo che poi ognuno possa votare in maniera responsabile e consapevole.
    Comincio prendendo la relazione di certificazione sul bilancio consolidato. Dobbiamo sempre parlare del bilancio consolidato, perché Alitalia controlla altre società (si può far fare utili e perdite a chi si vuole, quindi dobbiamo guardare il consolidato). C'è scritto che il bilancio consolidato riporta significative perdite di esercizio - quindi perdite grosse - e un notevole incremento dei debiti a breve, a medio e a lungo termine (proprio una tragedia!). Le perdite sono riferite - dicono i revisori - prevalentemente al bilancio della capogruppo Alitalia Spa e, per questa società, il negativo andamento economico poi è proseguito anche nei primi mesi dell'esercizio in corso e, quindi - attenzione! - , gli amministratori, come riferito in una nota al bilancio, hanno annunciato un piano di risanamento finalizzato a un tempestivo riequilibrio della gestione. Quindi, è necessario un tempestivo riequilibrio della gestione! Piccolo particolare, colleghi: la relazione che vi ho letto è la relazione di certificazione sul bilancio consolidato al 31 dicembre 1993! Non è quella di quest'anno, ma quella di dieci anni fa! Dieci anni fa la situazione era drammatica e, secondo quanto riferito dai revisori, gli amministratori avevano detto di non preoccuparsi perché avevano preparato un piano di risanamento in modo da rimettere la situazione a posto in quattro e quattr'otto. Questo avveniva nel 1993. Notate che poco tempo prima lo Stato aveva preso dalle tasche degli italiani 292 milioni di euro e li aveva dati al gruppo per coprire le perdite. Allora, nonostante gli avessero dato i 292 milioni per coprire le perdite, nel 1993 la situazione era drammatica, anche se si diceva che c'era il piano di ristrutturazione. Benissimo! Era il 1993. Andiamo a vedere che cosa è successo nel 1994. Nel 1994 Alitalia ha perso «solo» 192 milioni di euro (ed è una bella cifra anche questa!), ci sono ancora dei problemi e i revisori dicono, nella relazione per il 1994, che gli amministratori hanno illustrato i fondamenti su cui si basa un prospettato riassetto della capogruppo. Quindi, nel 1993 c'era un piano di ristrutturazione, che non è andato a buon fine (probabilmente perché i sindacati lo hanno bloccato, non lo so); però non è un problema, perché nel 1994 ve ne é un altro, che, secondo quanto detto, si basa sulla necessità di una ricapitalizzazione della capogruppo, al fine di un definitivo assestamento della sua situazione. E questo era il 1994.
    Lo dico anche perché prima ho sentito il collega Pasetto dire che è colpa del centrodestra perché in quel momento andava tutto bene. Te lo anticipo: andava tutto bene perché in pochi anni gli amministratori hanno fatto entrare, prelevandoli dalle tasche degli italiani, sapete quanto? Sapete quanto abbiamo dato all'Alitalia per coprire le perdite? Abbiamo dato 3.092 milioni di euro in pochi anni! Ben 3.092 milioni di euro! Ci credo, Pasetto, che andava bene! Gli abbiamo dato quasi una legge finanziaria! Te lo credo! Però glieli abbiamo dati per coprire le perdite, questo è il problema!
    Dico queste cose perché, vedendo com'è andata la storia, vorrei che nel provvedimento in esame vi fosse qualcosa di più stringente riguardo a questo piano di ristrutturazione. Mi sono letto veramente tutti i bilanci per voi, onorevoli colleghi - per la destra e per la sinistra -, per cercare di fare qualcosa di serio, perché non è possibile che tutti gli anni gli amministratori di Alitalia vadano in perdita, tutti gli anni gli vengano dati i quattrini e tutti gli anni il piano industriale salti per aria perché i sindacati non lo accettano; e adesso siamo ancora qui, a dargliene altri, sulla base di un piano che nessuno ha ancora visto e che non si sa se sarà accettato dai sindacati! Voi capite che potremmo anche avere qualche problema al riguardo!
    Ciò per quanto riguarda il 1994. Nel 1995, invece, Alitalia perde relativamente poco: 47 milioni di euro. I revisori contabili affermano che non c'è più la possibilità di andare avanti, perché non vi sono prospettive, ed ecco che nel bilancio si riporta - cito la relazione dei revisori - che le cose vanno male, l'indebitamento finanziario consolidato è arrivato a 3.313 miliardi di vecchie lire, ma la gestione ha perso poco, perché ha beneficiato di operazioni straordinarie. I primi mesi del nuovo esercizio vanno male, ma il bilancio è stato preparato nel presupposto della continuità aziendale, perché gli amministratori della società capogruppo avevano varato un nuovo piano di ristrutturazione e di successivo sviluppo: questo per quanto riguarda l'anno 1995.
    Andiamo avanti. Cosa succede nel 1996? Nel 1996 Alitalia perde 625 milioni di euro nel bilancio consolidato. Però, per coprire le perdite, ecco che la Repubblica italiana gli dà 516 milioni di euro di aumento di capitale. Avete capito? Si tratta di un problema serio, e non vorrei essere coinvolto in una fattispecie di danno erariale, perché se abbiamo l'evidenza che i piani aziendali saltano sempre per aria, poiché i sindacati li contestano, dando ad Alitalia questi soldi, senza controllare il piano aziendale e senza essere sicuri che i sindacati siano d'accordo, procuriamo un danno erariale!
    Ora, noi siamo parlamentari, e forse siamo coperti sotto questo punto di vista, ma quando ho fatto queste affermazioni a Cimoli, in sede di audizione, l'ho visto un pochino sconvolto, ed infatti l'ingegner Cimoli ha affermato che non toccheranno una lira fino a quando i sindacati non avranno approvato il piano aziendale. Ciò mi sembra giusto, e pertanto dovremmo inserirlo nel testo del decreto-legge: non dobbiamo concedere una lira di garanzia finché i sindacati non hanno approvato il piano, perché altrimenti abbiamo dei problemi molto grossi, signori! Queste non sono ideologie perché, purtroppo, sono le carte a dirlo!
    Stavo parlando del 1996, un anno in cui si è registrata una perdita enorme; tuttavia, anche per il 1996, nella relazione di certificazione c'è scritto che le cose vanno male, però il bilancio consolidato è stato predisposto applicando criteri valutativi che presuppongono la continuità aziendale, e per garantire tale presupposto gli amministratori hanno elaborato un piano di ristrutturazione e di successivo sviluppo: alè!
    Ciò si è ripetuto tutti gli anni, e noi siamo qui ad affermare che, dal momento che predispongono un piano, diamo loro dei soldi! Ragazzi, lo presentano tutti gli anni un piano di ristrutturazione, scusatemi! Ma qualcuno si è preso la briga di andare a leggere i bilanci consolidati e le relazioni dei revisori?
    Siamo arrivati al 1997. Sembra che tale anno sia andato bene. Mi spiego meglio: nel 1997 c'è stato comunque un aumento di capitale di 516 milioni di euro (si tratta dei soliti mille miliardi di vecchie lire che si danno all'Alitalia ogni anno), però escono in utile! Qualcuno potrebbe dire: che bravi, sono usciti in utile! Tuttavia i revisori, che devono dare il quadro fedele della situazione, nella relazione specificano il motivo per cui viene fuori tale utile. Infatti, essi hanno affermato che alla formazione del risultato hanno contribuito proventi straordinari, relativi principalmente all'adeguamento del prezzo di cessione della partecipazione nella società Aeroporti di Roma, alla vendita di un'altra partecipazione nella società Galileo e a 700 prepensionamenti. Si tratta di 700 prepensionamenti che stiamo pagando ancora noi, colleghi: capite?
    Arriviamo così al 1998, alè! Nel 1998 vi è stato un altro aumento di capitale, questa volta di 680 milioni di euro! Lo capite che, in queste condizioni, io sarei un fenomeno? Altro che Bill Gates, se tutti gli anni qualcuno mi concede un aumento di capitale così! Bill Gates sarebbe nessuno rispetto a Pagliarini, se tutti gli anni qualcuno mi desse tutti questi quattrini: ce ne rendiamo conto?
    Saltiamo il 1999 e passiamo al 2000: cosa succede in quell'anno? Nel 2000 Alitalia perde 256 milioni di euro! Però, per quanto concerne il 2000, occorre considerare anche un altro elemento.
    Questo per far capire come sia drammatica la situazione, non da oggi - come ha affermato il collega Pasetto -, ma da anni.
    Nel 2000, i revisori affermano che, nel corso del secondo semestre dell'esercizio, la società capogruppo, l'Alitalia, ha venduto 20 aeroplani MD 80 e, contestualmente, li ha presi in locazione, ottenendo così una plusvalenza di 317 miliardi, che sono stati contabilizzati bene, perché 304 sono stati differiti sul periodo dell'affitto mentre 317 di cash sono stati utilizzati subito, per pagare gli stipendi.
    Nel 2001 - signori, state seduti - Alitalia perde 907 milioni di euro e ne ricava 258 come aumento di capitale. Che succede nel 2001? Vi è la società capogruppo che ha avviato un rilevante processo di ristrutturazione. Tale processo prevedeva anche incentivi al personale per il pensionamento anticipato.
    Si arriva al 2002, anno in cui vi erano persone che affermavano che i conti Alitalia andavano bene. Nel 2002, tale società aveva ricavato 93 milioni di utile. Piccolo particolare: nel 2002, per ottenere 93 milioni di utile, nel bilancio sono stati inseriti 567 milioni di euro di proventi straordinari, dei quali 266 per l'esito del procedimento arbitrale con KLM (250 più gli interessi), 76 per la plusvalenza determinata dalla cessione delle attività del comparto Sigma alla Galileo e 43 dalla vendita alla Lamaro Srl di Roma dell'immobile adibito a centro direzionale in zona Magliana e di una parte dei terreni di proprietà dell'Alitalia a Fiumicino, in prossimità del sedime aeroportuale, sul quale gli acquirenti, ossia la Lamaro di Roma, costruirà il nuovo centro direzionale che sarà affittato all'Alitalia. Se intervengono problemi, succede un caos incredibile.
    Sempre nel 2002, Alitalia ottiene un utile di 93 milioni di euro, dato da plusvalenze, ed in cassa entrano 828 milioni di euro per aumento di capitale euro.
    Si arriva al 2003, anno in cui vi è una perdita di 520 milioni di euro. I revisori non danno il loro giudizio professionale, perché vi sono troppe incertezze, non solo finanziarie (tra l'altro, sono rimasto colpito dalla mancata svalutazione della flotta). Il problema, quindi, è veramente serio.
    Vi ho riferito abbastanza dettagliatamente il quadro; quindi, per favore, non venitemi a dire che Alitalia va male per colpa di Berlusconi! Vi è un problema che viene da lontano.
    Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole cercare soluzioni non realistiche, ma è molto importante modificare questo testo e fissare alcuni paletti, perché abbiamo la prova provata che, quasi tutti gli anni, Alitalia effettua piani di ristrutturazione. Sappiamo anche che nessuno di essi è andato a buon fine, perché i sindacati ne hanno sempre bloccato l'attuazione. Ora impegniamo altri 400 milioni di euro dei cittadini italiani che pagano le tasse e che credo non saranno per nulla felici. Se vogliamo farlo, facciamolo pure, ma con alcune garanzie. Una garanzia dovrebbe essere rappresentata dal fatto che si daranno i soldi solo dopo che i sindacati avranno approvato il piano di ristrutturazione e, naturalmente, dopo che il Parlamento l'ha valutato. Infatti, sono capace anch'io di fare tutti i piani di ristrutturazione, se negli stessi stabilisco che ogni biglietto da Milano a Roma costa tre miliardi e mezzo: faccio utili sulla carta, poi, però, non prendo un euro.
    A mio parere, dunque, il testo è molto debole; e deve essere migliorato; può essere migliorato con gli emendamenti che abbiamo presentato, tra cui quello che prevede l'intervento dei sindacati. Ve ne è un altro, non ho alcun problema a dirlo, più bello del mio, l'emendamento Del Giudice 1.21. Il collega Del Giudice ha presentato un bellissimo emendamento che prevede che l'effettiva concessione della garanzia dello Stato sia subordinata all'assenso delle organizzazioni sindacali. Ebbene, io sottoscrivo questo emendamento.
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    Purtroppo l'intervento di Pagliarini quando si è discusso di Alitalia è stato messo in sordina dal comportamento (poco padano) di Caparini e si son messi tutti a parlare di quello, invece delle sacrosante ragioni lette nell'intervento più che lucido di Giancarlo.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
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    Cosa ha detto / fatto Caparini? Confesso che mi è sfuggito...
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    In origine postato da Stonewall
    Cosa ha detto / fatto Caparini? Confesso che mi è sfuggito...
    Strano ti sia sfuggito, non hanno parlato di altro i tiggi nazziunali

    Camera,Casini espelle leghista Caparini durante voto su Alitalia
    MILANO, 31 luglio (Reuters) - Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha espulso dall'aula di Montecitorio il leghista Davide Caparini dopo accese polemiche durante l'esame sulla conversione del decreto per il prestito ponte ad Alitalia (Milano: AZPIa.MI - notizie - bacheca) .
    Rientrando in aula dopo una breve pausa, Casini ha detto: "l'espulsione dell'onorevole Caparini è più eloquente di quasiasi parola che io possa dire. Questi comportamenti sono inaccettabili in quest'aula e in qualsiasi consesso democratico, applicherò sanzioni chiare".

    L'aula sta esaminando il decreto per la conversione in legge del decreto che offre le garanzie dello Stato al prestito ponte di 400 milioni per il salvataggio di Alitalia.

    Caparini aveva avuto parole accese nei confronti della parlamentare del Nuovo Psi Chiara Moroni.

    Le Lega era insorta dopo l'intervento di Ugo Intini (Sdi) che aveva ricordato che l'ex presidente di Alitalia Giuseppe Bonomi era stato indicato dalla Lega.

    L'ostruzionismo della Lega -- che chiede alla Camera la calendarizzazione entro la pausa estiva del disegno di legge sulle riforme -- aveva già determinato ieri sera il rinvio ad oggi della seduta sul decreto.

    Casini ha detto di aver deciso di non fermare la seduta e che convocherà un ufficio di presidenza nella giornata odierna per le opportune sanzioni.
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    Ops... mi era sfuggito che il protagonista era Caparini
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