Per tre mesi stop al cemento
In vigore da oggi una clamorosa delibera della Giunta
di Giorgio Pisano
Alt al mattonamento delle coste. Fermi tutti, almeno per tre mesi. Lo ha deciso, con una delibera-bomba, la giunta regionale guidata da Renato Soru. A tardissima sera, quando negli uffici di viale Trento non c’era più quasi nessuno, un incontro coi giornalisti è servito a spiegare i contorni, i limiti e le finalità della clamorosa iniziativa.
Che poi, clamorosa non è. Anzi, a dirla tutta, è il bis di una decisione presa sei anni fa (1998) dalla giunta ottimista e di sinistra capitanata da Federico Palomba. Oggi come allora occorre fermarsi un attimo, riflettere su una programmazione edilizia da far west, condizionata da vincoli e cubature che cambiano da Comune a Comune. Con la solita severità (a mezza strada fra il triste e il cupo), il presidente ha riferito che non si tratta di un gesto punitivo ma di una esigenza assolutamente necessaria. Prima di entrare nel dettaglio, ha elogiato la fatica della sua squadra di assessori (convocata non stop dalle dieci del mattino) e in particolare i due che l’hanno affiancato in questa operazione: Gian Valerio Sanna (Urbanistica) ed Elisabetta Pilia (Beni culturali). Tenuto conto che hanno lavorato per quasi dieci ore ininterrottamente, si tratta di autentici stakanovisti del New Deal targato Soru. Che da domani va in vacanza ma giusto per due settimane: il 25 è in calendario una nuova seduta di giunta e un’altra raffica di delibere da firmare.
Quella emanata ieri è sicuramente una delle più importanti e significative del nuovo governo. Richiamandosi a un preciso articolo di legge, è stato disposto il blocco di qualsiasi edificazione fino a due chilometri dalla fascia costiera. Cosa ne pensa e cosa ne dirà il signor Tom Barrack, imperatore yankee della Costa Smeralda, è un problema dei prossimi giorni. Per il momento la certezza è che, a partire da oggi, non sarà possibile costruire assolutamente nulla su una fascia molto ampia dei nostri duemila chilometri di litorale.
Il divieto non riguarda tutti. Non sfiora i Comuni (19 in tutta la Sardegna) dov’è già in vigore un Piano urbanistico (Puc); non interessa i centri urbani e quelli di completamento (zone A e B); non ferma i lavori in corso d’opera («non verrà chiuso alcun cantiere»); non impone il blocco nemmeno a tutti quelli che hanno in tasca una concessione edilizia e hanno pagato gli oneri di urbanizzazione previsti dalla legge Bucalossi.
Il Consiglio regionale, che riceverà quanto prima la delibera, potrà decidere di estendere il divieto fino a sei mesi. Tra la posta in arrivo dalla giunta, ci sarà anche un disegno di legge (anche questo approvato ieri) in cui si propone di fermare l’arrembaggio del cemento fino alla stesura del nuovo Piano Paesistico regionale. Per chiudere, c’è perfino una terza delibera che stabilisce di istituire un Comitato interassessoriale per mettere a punto e varare il Piano Paesistico regionale. A faticarci sopra saranno chiamati esclusivamente tecnici interni all’amministrazione regionale. Gli esterni (per tornare al punto dolente delle consulenze) saranno al massimo cinque e formeranno un Comitato scientifico composto da esperti vari.
Entrata in produzione coi ritmi di una catena di montaggio, la nuova giunta spera di vedere approvato il decreto legge entro sei mesi. Eccesso di ottimismo? («nient’affatto, siamo qui per questo»). Prima ancora di spiegare i dettagli della doppia delibera e del disegno di legge, il presidente si è attardato sulle ragioni che l’hanno spinto a prendere una decisione di grande importanza strategica. Ha ricordato di aver parlato durante la campagna elettorale di turismo sostenibile: un turismo, in pratica, che non può diventare soltanto sinonimo di edilizia ma deve avere la capacità di estendere i suoi benefici a tutta l’economia della Sardegna («e non solo alle aree costiere»). Soru ha poi aggiunto che preme alle porte una nuova filosofia delle vacanze che «respinge i modelli standardizzati e punta sul going local», vale a dire la cultura e le tradizioni locali. Lontano, per capirci, dalle logiche marmellatose dei residence o, peggio, dei centri di villeggiatura con un’intensità cinese di popolazione vacanziera. Sono formule, ha liquidato Soru, che vivono sessanta giorni l’anno: pochi, troppo pochi per poterle considerare risorse, carte vincenti. Dunque, si cambia musica e i sardi se ne accorgeranno presto.
Gian Valerio Sanna ha spazzato il campo dalle paure: «Le due delibere e il disegno di legge che abbiamo approvato non sono affatto un terremoto. Sta accadendo qualcosa di diverso e di nuovo: la Regione si sta riappropriando del suo potere. Tutto qui». La sua collega Elisabetta Pilia ha invece messo in evidenza l’aspetto politico: «Per tutti noi la salvaguardia del territorio è argomento vitale. Non possiamo farci distrarre da intenti speculativi che, sul breve periodo, possono anche dare qualche posto di lavoro ma alla lunga risultano dannosi e fallimentari».
Se Soru avesse stipulato (come ha fatto un altro, più famoso di lui) un contratto coi sardi, ieri avrebbe potuto dire di aver rispettato uno dei punti-cardine del suo programma. Ha detto che era in gioco anche una questione di giustizia perché, paradossalmente, i Comuni con un Puc già approvato rischiavano di essere penalizzati - sul fronte delle cubature - rispetto a quelli che invece non hanno ancora fatto il loro dovere fino in fondo. Per mostrare elasticità e apertura, il presidente ha poi puntualizzato che l’esenzione (ammesso che si possa chiamarla così) è concessa pure a quei Municipi che, pur non avendo un Puc già approvato, si trovano sul punto di farlo. Una sola condizione: in ogni caso e comunque sia, i metri cubi dovranno essere esattamente la metà di quelli consentiti dopo l’annullamento dei Piani paesistici territoriali. Giusto per evitare furbizie.
Durante l’incontro coi giornalisti, il presidente è apparso ieri meno plumbeo del solito e, soprattutto, disponibile verso una categoria che cordialmente detesta. Quando qualcuno ha ironizzato dicendo che mister Barrack sarebbe stato certamente entusiasta delle sue decisioni, si è dato una delle sue leggendarie pause prima di rispondere frettolosamente: «Non lo so, non lo so». Stava pensando chissène, ma non l’ha detto.




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