Era il 27 luglio 1997, il cardiologo, dopo aver esaminato il mio cardiogramma mi guarda con una espressione fra il severo e il meravigliato dicendo quasi sottovoce : signor zovich … se lei non si fa subito operare la sua vita potrebbe terminare anche domani.
Mi sembrava di non aver sentito bene e guardai il cardiologo con una espressione di incredulo con un momento di pausa non sapendo cosa rispondere o domandare.
Chiesi quasi sorridendo : che cosa ? E di rincalzo il cardiologo risponde informandomi che avevo sicuramente avuto un infarto poco tempo prima e che il diagramma del cuore segnala un imminente secondo infarto che potrebbe essere anche fatale.
Mentre l’ambulanza correva e la sirena urlava pensavo che la mia vita era giunta alla fine. Pensavo velocemente al mio passato bello e brutto e ai miei figli e a tutti coloro che mi stavano vicino inconsapevoli di quello che mi stava succedendo.
Il mio cuore venne messo alla luce tramite il contrasto iniettato nelle arterie e nelle vene. Il cardiologo nella sala di rianimazione mi mostra due arterie bloccate e la terza che si stava per chiudere. Mi disse che se si chiude questa arteria io sono morto … e lo disse con uno strano sorrisetto che mi fece pensare a San Pietro nell’accogliermi in paradiso …
Il medesimo giorno hanno cercato di aprire con una sonda le due arterie bloccate purtroppo inutilmente. Mi informano che queste due arterie sono sicuramente bloccate da diversi anni senza che io lo sapessi e mi sono anche chiesto come mai se mi sono sempre sentito bene … non me ne sono mai accorto. La risposta era semplice : il nostro cuore ha molte tolleranze ma non bisogna superare i limiti. Mi chiesero se fumavo, risposi di si ma … mai le mie sigarette, sempre quelle degli altri … e con una bella risatina il dottore mi informa che domani mattina alle ore 7 mi devono operare a cuore aperto.
Durante il pomeriggio arriva una bellissima ragazza rumena con tutti gli attributi femminili con in mano un rasoio tradizionale gillette e schiuma da barba …
Sorridendo l’infermiera mi disse : mi dispiace ma devo togliere qualche pelo dal suo corpo. Risposi se era proprio necessario … si … disse lei. Domandai dove ? E lei rispose : nella parte centrale del corpo ma prevalentemente a partire dalla gamba destra fino a tutto il torace.
Mi invitò a scoprire il mio corpo dicendo : non si preoccupi perché qui siamo in un ospedale … e mentre si apprestava ad insaponarmi … rideva e rideva. Dissi soltanto una cosa : signorina, la prego non mi tocchi troppo …
Qualche ora dopo venne un dottore e mi spiegò come si svolgerà l’operazione.
Anestesìa totale. Allacciamento al polmone meccanico per la respirazione artificiale e bloccare in tal modo il movimento dei polmoni.
Con una sega elettrica si taglia il centro del torace per poter accedere al cuore. Si taglia la membrana che lo racchiude e si mette ghiaccio nell’apertura per bloccare il movimento del cuore congelandolo. In tal modo il cuore si può bloccare per un massimo di 20 minuti dopodiché si deve ricominciare a battere. In questi 20 minuti si inserisce un bipass che fa il ponte dell’arteria bloccata. In totale il cuore viene bloccato tre volte per 20 minuti ciascuno. Nel frattempo un’altro chirurgo toglie dalla gamba sinistra una vena della lunghezza di tutta la gamba fino al piede. La vena viene suddivisa in tre pezzi sufficienti per i tre bipass.
Si chiude la membrana con dei punti … si unisce nuovamente il torace inserendo quattro fili di acciaio inossidabile dalla lunghezza di 10 cm. ciascuno. IL taglio causato dalla sega elettrica viene chiuso unendo la ferita con un cerottone molto largo e lungo.
Quando mi svegliai una bella infermiera mi stava piacevolmente schiaffeggiando sul viso dicendo : signor zovich sveglia … sveglia … sveglia.
Mi svegliai molto lentamente e domandai alla ragazza : ma quando mi operate ? Lei rispose che ero già stato operato …
Dopo 10 giorni uscii dall’ospedale respirando molto piacevolmente l’aria schifosa di Francoforte e guardai sorridendo il cielo pieno di nuvole … Il mio sguardo cadde su un piccolo fiorellino che cercava di sopravvivere fra gli escrementi canili e dissi spontaneamente : che bel fiore.


Rispondi Citando


