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    Predefinito Arabia Saudita e Israele legano in Turkmenistan

    Arabia Saudita e Israele legano in Turkmenistan

    :::: UPI :::: 14 dicembre, 2009 ::::

    Beirut, Libano (UPI) 10 Dicembre 2009 –

    La corsa delle società estere per afferrare un pezzo del settore del gas del Turkmenistan ha portato alla creazione di strane compagnie – come la PetroSaudi, di proprietà del figlio del re Abdallah, e la Merhav, un conglomerato di Israele gestito dall’ex ufficiale dell’Intelligence Yosef Maiman. Secondo Intelligence on-line, sito Web con base a Parigi che copre le questioni di sicurezza globale, le società di questi avversari di vecchia data del Medio Oriente stanno negoziando un partenariato “tramite intermediari” per esplorare il campo di Serdar, che si trova a cavallo del confine tra Turkmenistan e Azerbaigian. Dovrebbe contenere l’equivalente di almeno 1 miliardo di barili di petrolio. Il Turkmenistan è il decimo più grande produttore di gas del mondo. Stati Uniti, Europa, Cina, Russia e Iran chiedono a gran voce di poter accedere ai suoi vasti giacimenti di gas. Questi conterrebbero intorno ai 20 trilioni di metri cubi di gas naturale – abbastanza per rifornire l’Europa per 66 anni.

    Maiman ha lavorato per il Mossad, il servizio d’intelligence israeliano, ed è presumibilmente legato a una rete di società di proprietà dell’Agenzia. Egli è stato in Asia centrale per qualche tempo, segnalando un tentativo israeliano di garantirsi l’influenza – e una presenza significativa dell’intelligence – nel bacino del Mar Caspio, il centro economico delle cinque repubbliche ex sovietiche che compongono la regione musulmana. Il Gruppo Merhav è coinvolto nel settore del gas naturale del Turkmenistan da anni. Nel 2004 il Jerusalem Post ha descritto Maiman, una figura familiare nella capitale turkmena di Ashgabat, come un “leader” nel settore del gas. Secondo alcuni rapporti, Maiman è divenuto cittadino del Turkmenistan con decreto dell’ex-Presidente Saparmurad Niyazov, morto d’infarto il 21 dicembre 2006. Secondo Intelligence on-line, Maiman è dietro la nomina del primo ambasciatore di Israele in Turkmenistan, Reuven Dinia, da parte del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. Dinia è un altro ex ufficiale del Mossad, che una volta gestiva la stazione di Mosca, fino a quando fu espulso nel 1996.

    La Merhav sarebbe l’impresa straniera dominante in Turkmenistan, compresa l’intermediazione dei progetti energetici del paese. Turkmenistan e Azerbaigian sono strettamente legati agli interessi commerciali israeliani – per non parlare dei servizi segreti israeliani – e Maiman sembra essere ben posizionato per mediare un accordo tra di essi sul contestato campo di Serdar, reclamato da Ashgabat e Baku e assicurarsene il contratto. L’imprenditore di origine tedesca, che divenne cittadino israeliano nel 1971 e fondò la Merhav cinque anni più tardi, ha anche legami commerciali di lunga data con l’Arabia Saudita. Questi collegamenti potrebbero espandersi con Israele e Arabia Saudita che si ritrovano sullo stesso lato nel confronto con l’Iran. Maiman ha viaggiato a Riyadh diverse volte, negli ultimi anni, con la sua collezione di passaporti di non israeliani.

    La PetroSaudi, guidata da Turki bin Abdullah bin Abdul Aziz, uno dei figli del monarca saudita, in tal modo può essere un concorrente in Turkmenistan, se cementa la sua partnership con la Merhav. Dovranno affrontare la concorrenza di Total della Francia, dell’Italiana Eni, della Royal Dutch Shell, di TNK-B e Lukoil della Russia e della Chevron degli Stati Uniti. Queste società sono accolte da Ashgabat perché il paese è stato duramente colpito, ad aprile, quando la Russia ha improvvisamente smesso di importare gas naturale turkmeno, tagliando le esportazioni dal Turkmenistan dell’84 per cento, perché la Russia stava subendo un eccesso di gas. Senza la Russia come cliente, il Turkmenistan sta perdendo circa 1 miliardo di dollari al mese. “In questo momento il Turkmenistan è alla ricerca di operazioni energetiche con qualsiasi giocatore, perché l’improvviso stop della Russia alle importazioni di gas naturale, ha tagliato la maggior parte del flusso di cassa di Ashgabat”, secondo l’azienda statunitense di consulenza per la sicurezza Stratfor. Il Turkmenistan non ha ancora una strada alternativa percorribile per l’esportazione e, ammonisce Stratfor, “potrebbe andare in bancarotta se le entrate energetiche non cominciano ad arrivare da qualche parte.”

    Mosca, che resta la potenza dominante in Asia centrale, non è contenta degli sforzi del Turkmenistan di fare entrare nuovi partner nel settore dell’energia.

    La Cina, con il suo insaziabile appetito di energia per alimentare la sua economia in espansione, probabilmente cercherà di sostituire la Russia. La Russia non vuole essere sfidata sulla sua influenza in Asia centrale. L’Iran è un altro interessato concorrente energetico. “La geografia dell’Asia centrale, la concorrenza tra i suoi cinque paesi per le risorse, e la crescente concorrenza tra le potenze straniere per l’energia dell’Asia centrale, sembrano indicare che una lotta per le risorse energetiche della regione sia inevitabile“, secondo Stratfor.

    Traduzione di Alessandro Lattanzio
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Arabia Saudita e Israele legano in Turkmenistan

    però c'è anche questo:

    Il Turkmenistan guarda a est
    Turkmenistan :::: Aleksandr Shustov :::: 28 dicembre, 2009 :::: Email This Post Print This Post
    Il Turkmenistan guarda a est

    Fonte: Strategic Culture Foundation Strategic Culture Foundation, 22.12.2009

    L’avvio di un nuovo gasdotto, il 14 dicembre, che collega il Turkmenistan e la Cina, è diventato uno dei momenti chiave nel gioco geopolitico volto ad ottenere nuove rotte per l’esportazione del petrolio e del gas dell’Asia centrale. La cerimonia di apertura del gasdotto ha avuto luogo presso il campo Samandep, in Turkmenistan, e vi hanno partecipato i presidenti Gurbanguly Berdimuhamedov, Islam Karimov (Uzbekistan) e Nursultan Nazarbayev (Kazakistan). Il nuovo gasdotto sarà il primo a consegnare il gas turkmeno (fino a 40 miliardi di metri cubi all’anno) ai mercati esteri, aggirando la Russia. Fino a poco tempo fa, la Russia acquistava la maggior parte del gas turkmeno, ma ora ha in programma di acquistarne quattro volte di meno.
    Il nuovo gasdotto dovrebbe fornire alla Cina 150 milioni di metri cubi di gas, ma si raggiungerà la piena capacità nel 2012. Pomperà gas soprattutto dai giacimenti situati sulla riva sinistra del fiume Amu Darya, mentre il restante gas sarà preso dal ricco giacimento di Bagtyyarlyk, su base contrattuale. Il gasdotto ha una lunghezza di circa 6500 km, con 184,5 km sul suolo turkmeno e 490 km, 1300 km e 4500 km in Uzbekistan, Kazakistan e Cina, rispettivamente.
    Uzbekistan e Kazakistan, grazie alla loro posizione geografica, sono diventati importanti paesi di transito nel progetto. E poiché l’accordo è stato raggiunto per 30 anni, i paesi dell’Asia centrale e la Cina sono oggi garantiti con le sviluppate infrastrutture di transito del gas.
    In particolare, la sezione kazaka del gasdotto è stata avviata prima che il gasdotto stesso fosse stato commissionato. Il 12 dicembre, il presidente cinese Hu Jintao e il suo omologo kazako Nursultan Nazarbayev, hanno partecipato a una cerimonia solenne per il gasdotto Kazakistan-Cina. Secondo fonti del Kazakistan, non solo fornirà gas turkmeno alla Cina, ma migliorerà anche l’approvvigionamento di gas nelle regioni di Zhambyl, Sud-kazakistan e Alma-Ata. Nell’agosto 2007, KazMunaiGazom e la cinese National Petroleum Corporation (CNPC) hanno firmato un accordo da 6,7 miliardi di dollari per costruire il ramo kazako del gasdotto. L’apertura di questa sezione sottolinea il ruolo chiave del Kazakistan quale paese di transito.
    L’avvio del gasdotto Turkmenistan-Cina si è svolto nel pieno di una disputa sul gas tra la Russia e il Turkmenistan, causata da un incidente nel gasdotto Asia Centrale-Centro, lo scorso aprile, che ancora non è stato risolto a causa del prezzo del gas turkmeno. In base al contratto, dovrebbe essere 375 dollari per 1.000 metri cubi (per raggiungere il livello europeo). Ma in mezzo a un calo della domanda e dei prezzi del gas in Europa, Gazprom non ha trovato lucroso acquistare gas a tariffe così basse, e quindi ha dovuto chiedere al Turkmenistan prezzi inferiori. In risposta, Ashkhabad ha chiesto che Mosca osservi tutti i termini del contratto e, quindi, è scoppiato il conflitto. Né il presidente Medvedev, né Berdymuhamedov, sono riusciti a comporre le differenze durante i loro incontri, in autunno, a Mosca e Askhabad.
    Il 24 novembre, Vedomosti ha riferito, citando ‘fonti della Gazprom’, che nei piani per il 2010-2012 la Russia acquisterà quattro volte meno gas dal Turkmenistan. Il giornale ha fornito delle cifre: nel suddetto periodo di tempo, Gazprom ridurrà le importazioni di due volte: da 66,1 miliardi di metri cubi nel 2008-34 miliardi di metri cubi, nel periodo 2009-2011, a 37,9 miliardi nel 2012. Così, il Turkmenistan sarà in grado di vendere non più di 10,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che è quattro volte inferiore a quello venduto nel 2007-2008. Allo stesso tempo, la Russia sta comprando più gas dall’Uzbekistan, 14,5 miliardi di metri cubi entro il 2012. Così, l’Uzbekistan spiazzerà il Turkmenistan nel fornire l’80% di tutto il gas dell’Asia Centrale alla Russia.
    La Gazprom prevede che, nel 2010, il prezzo del gas turkmeno sarà tra i più bassi del bacino del Caspio. Il prezzo di acquisto per il gas turkmeno è previsto a 222 dollari per 1000 metri cubi, e 230 e 244,5 per il gas kazako e azero. Il gas dell’Uzbekistan sarà il più economico, a 220. Gli esperti pensano che questo prezzo si adatta al Turkmenistan perché, consentendo il transito, sarà di circa 300 dollari. Ma per Gazprom è ancora redditizio comprare il gas dal Turkmenistan, e l’unica ragione per cui la Russia fa così, è la sua intenzione di non lasciare il suo gas, che potrebbe essere utilizzato da gasdotti alternativi, prima di tutto nel progetto Nabucco.
    Il Turkmenistan prevede di compensare le perdite nella cooperazione con la Russia, con l’aiuto di Iran e Cina. A parte il gasdotto cinese, la repubblica prevede di aumentare di tre volte le esportazioni verso l’Iran, attraverso il rafforzamento della capacità di transito del gas iraniana, un percorso esistente capace di fino a 14 miliardi di metri cubi all’anno, e anche con l’apertura di un altro gasdotto, a dicembre. Nel 2010 si prevede di fornire all’Iran 6 miliardi di metri cubi di gas, e gli importi potrebbero essere due volte più grandi negli anni successivi. Nel caso in cui Gazprom compri meno gas dal Turkmenistan, l’Iran diverrà il secondo (dopo la Cina) acquirente del gas turkmeno.
    Per quanto riguarda la politica dei prezzi, il gasdotto cinese difficilmente sostituirà la cooperazione con la Russia. Se Ashkhabad e Pechino non hanno ancora trovato un accordo sul prezzo finale di esportazione, alcune fonti dicono che sarà di 100-130 dollari per 1000 metri cubi al confine turkmeno-uzbeko, che è almeno due volte inferiore a quello offerto dalla Gazprom. Ovviamente, come monopolista tra gli acquirenti, la Cina può diventare per il Turkmenistan un partner scomodo, come una volta lo era Gazprom. Inoltre, tre anni devono passare, fino a quando il gasdotto raggiungerà la sua piena capacità, nel 2012, e durante questo periodo di tempo, il bilancio turkmeno subirà gravi perdite.
    L’avvio del gasdotto cinese può influenzare la realizzazione di altri progetti concorrenti in Turkmenistan, come il gasdotto del Mar Caspio e il Nabucco. Se Gazprom taglierà l’acquisto del gas turkmeno, la costruzione del gasdotto del Mar Caspio sarà inutile. Inoltre, il gasdotto Asia Centrale-Centro, che è stato utilizzato per fornire il gas dal Turkmenistan, rimarrà sottoutilizzato. Tuttavia, l’Occidente è ottimista sul Nabucco. I membri del consorzio pensano che il conflitto tra Azerbaijan e il Turkmenistan per il petrolio e i giacimenti di gas nel bacino del Mar Caspio sarà concluso, e che ciò permetterà di ricevere almeno 10 miliardi di metri cubi di gas dal Turkmenistan attraverso il progettato gasdotto trans-Mar Caspio.
    Quando le posizioni della Russia sul mercato dell’energia dell’Asia centrale si indeboliranno e il Turkmenistan correrà il rischio di perdere un cliente, entrambe le parti ricercheranno un compromesso. Questo è ciò che l’imminente visita del presidente Medvedev, ad Ashkhabad, alla fine di dicembre, ha come unico scopo. I colloqui saranno sicuramente determinanti per il futuro della cooperazione energetica turkmena-russa.


    Traduzione di Alessandro Lattanzio

 

 

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