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    Predefinito Il Jihad contro se stessi

    La nostra nazione e patria deve essere ricostruita e la ricostruzione spirituale deve avere la precedenza su tutto. Lo sforzo per la ricostruzione deve partire dagli individui stessi, la lotta dell'uomo contro il demone interiore è preminente e deve aver luogo prima di ogni altra forma di Jihad (sforzo).

    L'uomo, se non forma se stesso, non ha la possibilità di migliorare gli altri e, finché gli altri non saranno resi migliori, il paese non potrà essere ricostruito. Lo sforzo contro il proprio io è il più grande di tutti gli sforzi poiché, se si vuole che ogni altra forma di Jihad e di sforzo ottenga qualche frutto ed abbia successo, bisogna allora che l'uomo sia prima vittorioso contro il proprio io e superi l'egoismo.

    Se gli uomini non prestano attenzione alla propria interiorità e non si impegnano in uno sforzo contro il proprio io e in una lotta contro il demone interiore, allora non solo falliranno nelle riforme sociali, ma in più creeranno anche corruzione. Ogni forma di corruzione presente nel mondo vi è per il fatto che questo grande sforzo non ha luogo. Tutte le grandi disgrazie dell'umanità sono causate dall'uomo stesso. E' l'uomo stesso che commette crimini e atrocità contro l'uomo. Ogni altra creatura ed animale, anche le bestie feroci, non sono così crudeli come l'uomo. L'uomo, se non si impegna in una battaglia contro il proprio io, se non forma e non cambia se stesso, è la più crudele delle bestie. Nessuna bestia è così pericolosa come un uomo crudele e nessun animale selvaggio può superarlo nella sua brutalità. Nessun'altra creatura è capace di creare tanta discordia e corruzione quanto questo bipede. Nessun altro animale abbisogna di addestramento ed educazione fino al punto in cui ne abbisogna l'uomo.

    Tutti i Profeti, dall'inizio fino all'epoca attuale, da Adamo (as) al Nobile Messaggero (s), vennero in vista di un obiettivo e cioè di convertire questa animale in un essere umano. Tutti i Libri celesti che sono stati inviati ai Messaggeri, fra i quali il Corano è il più grande, tendono ad un medesimo fine: quello di poter liberare gli uomini che sono immersi negli oscuri abissi di questo mondo, e di poterli condurre fuori dalle tenebre verso il mondo della luce; uomini egoisti che pensano solo a se stessi e per i quali niente ha importanza all'infuori di sé.

    Il Nobile Corano dice: "Dio è il Protettore dei credenti. Egli li induce fuori dalle tenebre verso la luce." Da una parte vi sono tenebre ed oscurità, dall'altra luce e splendore. L'oscurità è grande - l'oscurità cui l'uomo è soggetto - sia che si tratti dell'oscurità interiore dell'Io oppure dell'oscurità che compenetra la società. Comunque, quando un uomo libera se stesso da queste molteplici ombre, egli si approssima alla luce che è l'unità irradiante da un'unica sorgente: lo Splendore. I Profeti sono venuti a liberare l'uomo da queste tenebre nelle quali egli non vede se non il proprio Io, tutto desiderando per sé e a niente dando valore fuori che a se stesso. Essi sono venuti a liberarlo dall'amor proprio e dall'egoismo che costituiscono l'origine dell'oscurità e delle tenebre, ed a fargli attingere l'amore di Dio e la devozione di Lui, che è luce.

    Coloro che hanno raggiunto la stazione più eccelsa di perfezione vicino a Dio, non pensano come noi. Essi pensano agli altri prima che a sé stessi. Il Messaggero (S) si rattristava dello stato dei non credenti ed un Nobile Versetto descrive ciò: "Come se tu volessi uccidere te stesso per il loro bene". Il Messaggero (S) voleva che tutto il mondo raggiungesse la luce. Egli, infatti, fu incaricato di porre fine a tutti i conflitti ed alle lotte per il potere, di sostituire loro la devozione e l'amore di Dio e di attirare l'attenzione verso il mondo della Luce. Certo, se mai una simile cosa succederà, tutti i conflitti e le lotte esistenti nel nostro mondo spariranno.

    Se tutti i Profeti di Dio fossero riuniti in un unico posto, essi non si combatterebbero mai l'un l'altro. Supponete che tutti i profeti ed i santi del mondo si riunissero: essi di certo non entrerebbero mai in conflitto tra loro. Ciò perché ogni dissenso e disaccordo nasce dall'Io umano e la sua causa è l'amor proprio e combattuto contro il proprio Io. Essi aspirano a Dio ed al Suo Amore e coloro che aspirano a Dio non combattono fra loro. La ragione del conflitto è che uno desidera una cosa per sé stesso e l'altro desidera la medesima cosa per sé; conseguentemente questi due entreranno presto in conflitto. Questi desidera potere, mentre l'altro ritiene che ciò sia suo diritto. Naturalmente il risultato non può che essere un conflitto. Comunque, se la gente ricevesse l'educazione che i Profeti hanno auspicato - e tutti i Libri celesti sono venuti ad adempiere a questo scopo - ogni conflitto, discordia ed anche le attuali disgrazie dell'uomo scomparirebbero. Tutti diventerebbero fratelli, proprio come il Nobile Corano ingiunge a tutti i musulmani di essere fratelli. Da quest'ingiunzione si può dedurre che se due persone non agiscono in conformità all'esigenza della fratellanza musulmana, essi in realtà non sono credenti. Se ad un certo momento vediamo che qualcuno non desidera il bene del suo fratello e sparge litigi tra i fratelli, noi concludiamo che egli non ha seguito correttamente la sua fede e la ragione è che l'IMAN non lo ha ancora influenzato o non è penetrata nel suo cuore.

    L'IMAN (fede) non è solo il fatto che noi crediamo in Dio e nei Suoi Messaggeri (as). No, è qualcosa di più sublime di questo. Ciò che l'uomo percepisce attraverso la mente è solo dopo notevoli sforzi che penetra nel suo cuore, e quando ciò avviene, egli conosce con il suo cuore. C'è una quantità di cose che l'uomo conosce attraverso l'astratto raziocinio, ma la sua conoscenza resta inefficace ed incompleta fino a che la fede ne è assente. Per esempio, ci sono diverse persone che sarebbero spaventate se dovessero stare da sole vicino ad un morto in una notte buia. Sarebbero spaventate in modo tale che la paura impedirebbe loro di dormire. Ognuno sa che un morto non può fare alcunché di male e la ragione gli dice che l'individuo è morto e non può muovere le sue membra né fare alcun danno. Però tali ragioni non hanno ancora raggiunto il suo cuore. Ma hanno ben raggiunto quello dei becchini e di coloro che accudiscono al corpo dei defunti. Ciò è dovuto al loro quotidiano e ripetuto contatto con i morti. Essi possono dormire loro vicino, senza il minimo timore. Questa è la differenza tra la percezione razionale di una verità e la fede in essa. La percezione razionale rende le cose semplici, ma è in se stessa incompleta ed inefficace senza la fede.

    Il significato di IMAN consiste nell'essere pienamente consci con il cuore del fatto che avete percepito attraverso la ragione. Ciò che occorre è uno sforzo ed una lotta affinché il cuore possa sentire quello che la ragione ha compreso: che questo mondo nella sua interezza vive alla presenza di Dio. Se i nostri cuori afferrano questa verità, cioè che qui, adesso, siamo alla presenza di Dio, l'uomo è automaticamente liberato da ogni colpa. Tutta la sua mancanza è dovuta al fatto che l'uomo non ha ancora percepito questa verità con il suo cuore. La nostra ragione ci dice che Dio è presente ovunque, anche i Profeti l'hanno affermato, e noi abbiamo udito dire nel Corano: "Egli è presente, dovunque tu vada". Ma sfortunatamente, una tale verità non ha raggiunto i nostri cuori. Ancora non siamo come questi becchini e siamo più simili alla gente comune (nella nostra paura dei morti). Noi non sentiamo la presenza di Dio in modo tale da astenerci dalla maldicenza, dalle calunnie o da un'azione vile. Un uomo, quando si trova alla presenza di una persona importante, ha riguardo del proprio comportamento, mantiene una certa dignità e non gli passa nemmeno per la mente di tenere un atteggiamento scorretto. Non vi comportate mai in malo modo in presenza di colui che stimate ed onorate. Ma noi siamo alla presenza di Dio, il Potente, il Supremo, e tutto l'universo sta alla Sua presenza. Commettere un torto è come opporsi a Lui. Abbiate cura di iniziare questo Sforzo per la Ricostruzione cominciando da voi stessi. Una volta che siete partiti da voi stessi, qualunque cosa facciate, è un'Azione Divina per la causa di Dio. Una volta che voi realizzate voi stessi, tutte le vostre opere diventano Azioni Divine; ciò accade perché in questo modo voi uscite dalle tenebre ed entrate nel mondo della luce. Tutte le vostre azioni divengono fatti radianti. Le parole che voi pronunciate sono luce. Le parole che voi udite sono luce. Ciò che percepite con il cuore è luce. Voi stessi allora divenite luce. I Profeti (as) sono venuti a liberarci, noi che abbiamo perduto la luce e siamo circondati dalle tenebre. Essi sono venuti a liberarci dall'oscurità e ad aiutarci a raggiungere il mondo della luce. Se voi raggiungerete questo mondo, tutta la vostra vita diverrà uno Splendore. Certo, dobbiamo sforzarci per raggiungere questo stato, poiché così facendo tutte le nostre opere diventano Sforzi per la Ricostruzione. Ogni nostra azione si trasforma in Jihad, secondo il suo vero significato, e voi divenite dei MUJAHIDIN. Tutto ciò che un Mujahid fa, è Jihad.

    Cominciate dunque a costruire voi stessi e non sprecate i vostri anni. Dico questo perché il ripensamento non è facile per un uomo che sia divenuto adulto. Una giovane pianta, da poco germogliata, può essere sradicata facilmente anche da un piccolo bambino. Quando questo albero cresce, ci vuole la forza di una persona adulta per sradicarlo. Ma se esso cresce e diviene un grosso albero, non è facile per nessuno sradicarlo. Ugualmente, le radici di una morale corrotta possono venire rimosse senza difficoltà nella giovinezza. Uno può distogliersi da una eventuale azione vile. Però, se il tempo passa, ciò diventa sempre più difficile, e quando la vecchiaia si avvicina, l'aspetto deteriore diviene più maturo e robusto mentre la volontà e la forza dell'uomo declinano ed egli si fa più debole. Non lasciate il pentimento per la vecchia e non dite: 'lo faremo'. Questo è quanto ci bisbiglia l'Avversario per impedirci di entrare nel mondo dell'IMAN. Lo scopo di ogni opposizione contro l'invito dei Profeti di Dio è quello di non farci entrare nel mondo della luce. A questo si oppongono tutti i demoni. Coloro che alzano le barriere sulla via dei fratelli e delle sorelle che lavorano allo Sforzo per la Ricostruzione, hanno come obiettivo principale quello di impedire che l'Islam sia realizzato. Di certo, essi sono le radici del Grande Demonio e la sua progenie. Il demonio interiore ci trattiene dal Jihad e questi demoni esterni fanno lo stesso nella pratica. La cosa più importante è di riconoscere questo demonio poiché, fino a quando non lo riconoscerete, non potrete impegnarvi nel Jihad contro di lui e difendervi. Come prima cosa prendete coscienza dei demoni interiori ed esteriori, affinché possiate avere successo. Il demone interiore dell'uomo è l'uomo stesso. La sua avidità e le sue fantasie sono forze del demonio che attaccano l'uomo all'interno. Senza riconoscere questo demonio non potrete lottare contro di lui. Questi uomini che impediscono la realizzazione dell'Islam e l'instaurazione di una società islamica, umana, un tipo di società voluta dai Profeti di Dio e dai Santi, questi uomini sono in realtà dei demoni. Tutti gli sforzi dei Profeti di Dio avevano come fine che l'uomo diventasse umano e se l'uomo diviene umano, anche la sua società diventa umana. Tutti i sacrifici e gli sforzi dei Profeti erano finalizzati alla creazione della giustizia sociale ed alla fondazione di una società basata sulla giustizia interiore. Ma queste specie di uomini vuole obliterare e cancellare l'opera dei Profeti. Voi, giovani, con i pugni alzati, siete insorti per chiedere l'instaurazione della Repubblica Islamica, e con questa richiesta volevate che la società fosse basata sull'Islam. Voi vi siete sforzati per instaurare l'Islam, ma questa gente si impegna contro di esso. Essi sono l'esercito del Demonio. Voi dovete identificare questi demoni e lottare contro la loro depravazione. Finché l'uomo esisterà sulla faccia della Terra, questi problemi continueranno ad esserci. I Profeti hanno indirizzato sulla giusta via gli uomini, ed hanno lottato per allontanare i corrotti ed instaurare una società sana ed umana. Ma sfortunatamente siamo ancora lontani dal successo. Certo, l'obiettivo che l'Islam vuole conseguire non è così semplice da raggiungere. Ma è nostro dovere impegnarci e non dobbiamo dire: "Siccome questi obiettivi così importanti non possono essere conseguiti, è inutile impegnarsi". In tal modo nemmeno degli obiettivi più umili potrebbero essere realizzati. Noi invece siamo obbligati ad una società islamica, a fare il nostro meglio e ad impegnare sotto la bandiera del Corano la nostra massima capacità. La distanza che percorreremo sotto la bandiera del Corano sarà proporzionale all'adempimento pratico dei suoi insegnamenti. Impegnarsi sotto la bandiera del Corano significa praticare i suoi insegnamenti. Se un uomo si muove sotto la bandiera del Corano è come se si muovesse dietro lo scudo dell'Islam.

    Voi dovete sforzarvi di muovervi dietro la bandiera dell'Islam fino alla massimo astensione che potete. Inviate ad unirsi a voi altri, che hanno abbandonato lo scudo protettore dell'Islam. AMR BIL-MA'RUF WA NAHI 'ANIL-MUNKAR (ordinare le cose giuste e legittime e vietare quelle abominevoli ed illecite) è qualcosa che s'impone a tutti. Non è qualcosa di obbligatorio solo per qualcuno. Tutti noi siamo obbligati a tirarci fuori dalle tenebre ed a muoverci verso la luce, ma allo stesso tempo, anche ad invitare gli altri a questo compito. Non dovete dire: "Non sono un oratore". Potete benissimo parlare ai membri della vostra famiglia, ai vostri amici, e rendervi efficaci nel vostro ambiente. Il vostro dovere è proporzionato alla vostra sfera d'influenza. Se un uomo vede che si sta peccando contro Dio è suo dovere intervenire e non permettere alcuna disobbedienza a Dio. Possa Iddio guidarci tutti e liberarci dalle tenebre che circondano i nostri cuori, le nostre anime ed i nostri corpi, e condurci verso la Sua Luce.

    Imam Khomeyni

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  2. #2
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    Tra i personaggi del "mondo moderno", non ho mai letto parole tanto pregnanti e profonde quanto quelle dell'Imam Khomeyni.
    Un grande uomo, sacerdote, metafisico.

    Pace e Benedizione su di lui.
    Non pensare che la Via del Fuoco si compendi nello studiare la scienza degli astri, della guarigione, della magia e cose di questo genere (per quanto ogni cosa, al proprio livello, trovi il suo giusto posto). La Via dell'Immortalità non si ottiene mendicando qualche briciola di erudizione fenomenica, qualche modesto potere psichico appariscente, qualche medaglia conferita da un'organizzazione "spirituale" o pseudo esoterica, da appendere al muro per inorgoglire l'Io accattone. La Via dell'Immortalità si svela a chi, con Dignità, sa "morire" stando in piedi.

  3. #3
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    Condivido il giudizio di Havismat: l'esempio di un uomo che ha vissuto la Tradizione, quella vera, quella di sangue e terra, di magia e trascendenza, che unica si infonde nei cuori.

  4. #4
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    Visita all'Imam Khomeyni



    Sebbene molto si fosse detto riguardo alla guida della Repubblica Islamica, molto odio e molta riverenza verso l’Imam Khomeyni, pensai che fosse stato meglio poter testimoniare ocularmente tutto ciò.



    L’Imam Khomeyni in Occidente era un simbolo dell’odio più duro e implacabile. Ma nonostante ciò alcuni intellettuali occidentali mi parlarono del suo carisma, rimarcando allo stesso tempo la sua totale assenza di umore o calorosità.



    Poi, ebbi l’opportunità di giudicare con i miei occhi.



    Ebbi l’opportunità di poter vedere in carne ed ossa quel personaggio che dominò l’Iran, le cui politiche (sebbene attribuite a Dio) hanno causato molto rumore sia in Iran che fuori, seppur negative se viste con occhio occidentale.



    Mi presi un posto nella sala, la sedia dell’Imam Khomeyni era rivestita con un lenzuolo bianco, situata circa quindici piedi da terra.



    Stemmo lì per circa quarantacinque minuti prima dell’entrata dell’Imam. Il segnale era chiaro, molti altri ulama spuntarono dalla porta indicando che il Mullah, questo santo uomo stava per fare il suo ingresso.



    Quando giunse tutti si alzarono in piedi e tutti urlarono: “Khomeyni! Khomeyni!” per un tributo vibrante, atletico e militante che mai avevo avuto modo di testimoniare in vita mia da altri esseri umani.



    Quand’egli attraversò la porta provai una strana sensazione, come se un uragano di energia stesse di fatto attraversando quella porta. Il suo turbante nero, la sua barba bianca.. ogni cosa attorno sembrava esser svanita per lasciargli spazio.



    Egli era una massa fluente di luce che penetrava nella coscienza di ogni persona della sala. Egli era in grado di distruggere ogni immagine fantastica che cercasse di definirlo. La sua presenza era così dominante che io stesso mi sentii perso.



    Mi sarei aspettato, indipendentemente dalla statura che egli potesse avere, di ritrovarmi ad osservare la sua faccia, a cercare di capire le sue motivazioni, ad afferrare la sua reale natura. La potenza, la grazia e il dominio assoluto di Khomeyni distrussero tutte le mie valutazioni e fui lasciato semplicemente con la sensazione di quell’energia che veniva irradiata dalla sua presenza.



    Si trattava di un uragano, ma allo stesso tempo, dentro a questo uragano, si notava una fermezza assoluta, serena e ricettiva. Vi era qualcosa di immobile in lui, ma questa immobilità riusciva a smuovere l’intero paese dell’Iran. Non si trattava di un essere umano ordinario. Di tutti i cosiddetti santi che avevo fino allora incontrato – il Dalai Lama, monaci Buddisti, saggi Induisti ecc. – nessuno possedeva la presenza elettrificante di Khomeyni.



    Per coloro che hanno potuto vedere e sentire non vi è dubbio sulla sua integrità, che egli sia andato oltre l’egoismo normale di essere umano e si sia unito a qualcosa di assoluto.Tale assolutezza era descritta nell’aria, veniva dichiarata nei movimenti del suo corpo e delle sue mani, dalla sua personalità, dalla fermezza della sua coscienza.



    Tutti gli occhi erano puntati su Khomeyni, ed in lui non vi era la minima traccia di egoismo. Il suo intero essere si dedicava spontaneamente su un punto della sua concentrazione che, asceticamente e spiritualmente, sfociava nella drammatica scena cui stavo testimoniando.



    Qui, centinai di connazionali e Musulmani gridavano alla sua grandezza, mostrando il loro amore e inneggiando all’assoluto ma egli si conteneva dentro sé stesso, immobile, rimanendo nella dignità di quel suo stato interiore imperturbabile oltre i confini della causalità.



    Il lettore potrebbe pensare che questa mia descrizione sia un po’ troppo stravagante ma sappiate che, nonostante le evidenze contraddittorie che avevo ricevuto prima (parlavano di violenza, retorica, mancanza di creatività, ecc.), la mia impressione di quello che era l’Imam Khomeyni non aveva niente a che vedere con ciò di cui mi avevano parlato. L’esperienza fu troppo potente per essere descritta in maniera soddisfacente.



    Immaginate per un momento lo spingere del proprio corpo fuori dal ventre della propria madre o ad un momento in cui uno diventa cosciente che prima altro non era che un seme, o conscio della morte: tali esperienze si basano su fatti che vanno oltre la prospettiva di un individuo, si tratta di quanto la natura intrinseca della realtà dà origine all’esperienza. Questo è quanto mi accadde quel mercoledì 9 febbraio 1982 a nord di Tehran. La soggettività dell’esperienza sembrava essersi oggettificata da qualcosa che era alla base della mia coscienza.



    Trascesi quel modo di esperienza che normalmente determina quello che le sensazioni, i pensieri, i sentimenti apportavano al mio ego. Khomeyni era così potente, Khomeyni era così forte, Khomeyni era così invincibile.



    Non si trattava di qualcuno con cui si poteva discutere del significato di una scelta individuale o del senso della bellezza di uno spettacolo ma egli era comunque l’essere umano più formidabile sulla scena della politica internazionale e pareva, almeno dal mio punto di vista, che fosse un contemporaneo di Cristo stesso. Non che Khomeyni possa esser paragonato a Cristo ma egli irradiava la stessa integrità e intenzione anti-compromettente.



    E devo andare oltre… l’Imam Khomeyni mi spezzò cuore e cervello attraverso un’emozione corrente che posso descrivere in quanto positività estrema ma che io preferisco chiamare “amore”.





    Di Robin Woodsworth Carlsen dal suo libro “L’Imam e la sua Rivoluzione Islamica”
    da: http://it.groups.yahoo.com/group/islamsciita/

  5. #5
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    In Origine Postato da Basiji
    Visita all'Imam Khomeyni

    Si trattava di un uragano, ma allo stesso tempo, dentro a questo uragano, si notava una fermezza assoluta, serena e ricettiva. Vi era qualcosa di immobile in lui, ma questa immobilità riusciva a smuovere l’intero paese dell’Iran. Non si trattava di un essere umano ordinario. Di tutti i cosiddetti santi che avevo fino allora incontrato – il Dalai Lama, monaci Buddisti, saggi Induisti ecc. – nessuno possedeva la presenza elettrificante di Khomeyni.

    Per coloro che hanno potuto vedere e sentire non vi è dubbio
    ----------------------------------------------------------------------------

    Sig.Basiji, quanto scrive è molto interessante, soprattutto perchè frutto di un'effettiva esperienza personale....tuttavia il fatto che Lei non sia stato "elettrificato" da altri incontri avuti con esponenti di altre Tradizioni non le può garantire obiettività di giudizio nel stilare classifiche di Carisma...Può darsi che Lei fosse pronto e predestinato per l'Imam ma non per lo Yogi, il Lama o il Sadhu, per i quali ( ma solo nel caso di maestri veri ) altri individui hanno percepito qualcosa di simile a ciò che ha percepito Lei per l'imam.
    Grazie comunque per aver reso la Sua interessantissima testimonianza.

    Eliodoro

  6. #6
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    In Origine Postato da eliodoro
    ----------------------------------------------------------------------------


    Grazie comunque per aver reso la Sua interessantissima testimonianza.

    Eliodoro
    -----------------------------------

    Errore : mi sono accorto ora che stava riportando l'esperienza avuta da un altro. Chiedo venia.

 

 

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