...tirchi degli americani
Roma. “Come si scrive ‘tsunami’?”.
Elana Minsberg ha undici anni e vive a Minneapolis, in Minnesota. Quando ha visto le immagini del maremoto ha deciso di inviare una lettera alla Croce rossa con i risparmi raccolti tra i suoi amici a scuola. Si aspettava di mettere insieme al massimo 150 dollari, ha bussato alle porte dei suoi vicini, si è fatta aiutare dai suoi compagni e in pochi giorni si è ritrovata con 1.800 dollari.
Elana non è un caso eccezionale.
Da quando il presidente degli Stati Uniti ha fatto appello alla generosità degli americani e ha costruito un team di unità nazionale “compassionevole” – capeggiato dal padre, George H. W. Bush, e da Bill Clinton – i bambini, le famiglie, le comunità e le aziende hanno risposto con una trama di donazioni che, secondo le prime stime del Council of Philantropy, vale circa 163 milioni di dollari, ed è destinata a crescere.
Secondo gli esperti, è quasi certo che il fundraising voluto da Bush – il presidente ha contribuito personalmente con 10 mila dollari – segnerà un record nazionale di contributi privati per i disastri internazionali, comparabile forse soltanto allo sforzo fatto nel 1984 per la carestia in Etiopia.
Dopo l’11 settembre erano stati raccolti due miliardi di dollari: si trattava allora, ha spiegato il Christian Science Monitor, di una tragedia nazionale, vicina e sentita, ma le proiezioni dicono che la percezione dello tsunami come di “una tragedia universale, che riguarda tutti” potrebbe far raggiungere risultati similari.
Anche le aziende non hanno perso tempo: hanno aiutato i dipendenti e i clienti a mettersi in contatto con le agenzie di soccorso, mentre i manager e i presidenti hanno fatto donazioni a titolo personale.
La rete Internet ha facilitato il compito, aiutata da una sempre minore riluttanza a completare le transazioni online, come già avevano dimostrato le iniziative in rete durante la campagna presidenziale e come ora rivelano i dati in crescita dell’e-commerce americano. L’utilizzo di Internet permette di gestire anche le donazioni più piccole senza costi aggiuntivi: Amazon.com ha raccolto nelle primissime ore le donazioni di 160 mila utenti, per un totale di 13 milioni di dollari offerti alla Croce rossa americana. Google Inc., America Online e Yahoo! Inc. hanno cosparso le loro pagine di link degli organismi non governativi; altri siti hanno sostituito la loro usuale offerta di prodotti con appelli a donazioni e continui aggiornamenti sulle conseguenze dello tsunami, tanto che, per fare soltanto un esempio, i Catholic relief services, che normalmente raccolgono 700 mila dollari in un anno, nella scorsa settimana hanno messo a disposizione già 9,1 milioni di dollari.
I colossi industriali hanno modulato la loro offerta in denaro contante e beni di prima necessità, cibi e medicine. La Pfizer Inc. ha contribuito con 10 milioni di dollari e 25 in antibiotici; la Coca-Cola ha dato 10 milioni di dollari, Citigroup Inc. 3 milioni, i dipendenti di Exxon Mobile hanno raccolto 5 milioni di dollari. Cisco System Inc, la sua fondazione e i suoi impiegati hanno inviato 2,5 milioni di dollari; Nike, American Express, General Electric hanno donato un milione a testa. Le aziende che hanno uffici o stabilimenti nell’Asia meridionale hanno anche messo a disposizione i propri dipendenti per la distribuzione dei prodotti, aiutando in quella parte del processo più delicata, dal momento che molte aree devastate dallo tsunami sono isolate o difficilmente raggiungibili. La Federal Express sta facendo lo stesso, a titolo gratuito e in nome di molte agenzie di soccorso.
Ci sono poi le donazioni personali. Bill Gates e sua moglie Melinda, Michael e Susan Dell – che hanno già una consolidata tradizione di filantropia – hanno offerto 6 milioni di dollari, Rupert Murdoch ha contribuito sia personalmente (1 milione di dollari) sia con la sua News Corp, raddoppiando i contributi dei suoi dipendenti.
Il mondo dello sport e dello spettacolo ha fatto la sua parte, con Michael Schumacher, Steven Spielberg, Sandra Bullok e altri, anche se si sono già sollevate alcune critiche sulla poca reattività di Hollywood.
A ben guardare la meno “stingy”, quella che ha meno il braccino corto, la più compassionevole è la
gente comune.
(p.ped) su Il Foglio
saluti
a nessuno vien voglia di "copiarli"?




Rispondi Citando