Ora Felicity e Prince sono due di noi
di Bruno Marziano *
Ho letto su l’Unità la storia dei due giovani genitori liberiani vittime dell’ultima tragedia del Canale di Sicilia. Venticinque anni lei, trenta lui, due ragazzi che fuggivano dalla fame e dalla guerra civile che sconvolge da anni la Liberia. Volevano assicurare un futuro al loro unico figlio di un anno, per questo e solo per questo, si sono imbarcati su un legno fradicio dalla Libia all’Italia.
I moderni schiavisti li hanno depredati di tutto il poco che avevano, gli hanno dato una sola bottiglia d’acqua e un pezzo di pane. E loro hanno visto morire il proprio bambino di sete e di stenti. Una sciagura immane, indescrivibile, insopportabile, e resa ancora più disumana dal fatto che quei due poveri esseri si sono visti costretti a gettare a mare il corpicino del figlio. Il nostro mare, il Mediterraneo, le acque che dividono la Sicilia dall’Africa dolente. Di fronte a questa tragedia, chi riveste ruoli istituzionali si chiede cos’è la politica, a cosa serve, qual è la sua utilità se rimane indifferente. Ci può essere una politica dal volto umano? Sì, ci deve essere. La politica deve essere colma di umanità. Altrimenti è un’altra cosa, non serve, non è utile, l’indifferenza è il volto peggiore della politica.
Io sono il Presidente della Provincia di Siracusa, ho letto gli articoli e mi sono detto che bisogna fare qualcosa, subito. Bisogna strappare quei due giovani addolorati dalla loro solitudine, bisogna portarli via dal Cpt di Caltanissetta, portarli altrove, dargli una casa, bisogna tendere loro una mano.
Bisogna circondarli di solidarietà. Questo si deve fare. E per questo, insieme alla mia giunta, ho deciso di adottare questa giovane coppia, di mostrare a quelle due povere anime il volto vero dell’Italia: l’affetto solidale, l’amore, la partecipazione ad un dolore immenso. Spero solo che non si frappongano ostacoli a quest'opera umanitaria, che la burocrazia non si appelli ad una legge ingiusta, la Bossi-Fini, per dire no. Noi faremo la nostra parte in ogni caso, legge o non legge, burocrazia o non burocrazia. Adotteremo quei due ragazzi, li affideremo a mani pietose di religiosi, li faremo assistere da psicologi attenti, gli daremo un tetto senza cancelli e filo spinato che preservi la loro intimità e gli consenta di piangere in silenzio quel figlio ormai simbolo del dolore dell'Africa. Li aiuteremo nel tentativo di ottenere l’asilo politico per ragioni umanitarie, con l'aiuto della società siracusana (volontariato, industriali, commercianti) cercheremo loro un lavoro. Sì, tutto ciò è compito della politica. L’umanità e il rispetto degli altri, la mano tesa verso chi soffre: questi sono i compiti alti della politica.
Tutto questo non è in contraddizione con i mali della Sicilia, con le coppie e i giovani che vivono il dramma della disoccupazione. Quella è la «normale amministrazione» di chi amministra, sono i problemi da affrontare ogni giorno. Questa di oggi è una azione simbolica per dire no a quanti pensano di affrontare il dramma della povertà semplicemente non parlandone e rimuovendo il problema.
*Presidente della Provincia di Siracusa
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