L'olezzo della Sharo(g)n(a) è più forte di ogni grigliata.
Uniti, resisteremo e vinceremo perchè voi siete feccia.
L'umanità vi vomita!
Allah u-akbar!
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Israele, barbecue in cella, razzi su Gaza

Tortura psicologica
contro lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi.
Raid nei Territori

MICHELANGELO COCCO
il Manifesto, 17. agosto 2004

Il profumo della carne alla brace e l'aroma del pane appena sfornato per cercare di stroncare sul nascere lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi, iniziato domenica, al quale ha preso parte anche il prigioniero dei prigionieri, quel Marwan Barghouti indicato come il successore naturale del presidente Arafat. I responsabili delle strutture penitenziarie israeliane ieri hanno confermato che lo Stato ebraico sta ricorrendo a forme di tortura psicologica già sperimentate dalla Gran Bretagna sui prigionieri nord-irlandesi negli anni `70-`80. Via libera dunque all'odore delle pietanze diffuso nelle celle, mentre i secondini sono invitati a mostrarsi ai palestinesi nell'atto di mangiare. «Non è la nostra politica ufficiale, ma è possibile che in alcune prigioni le guardie lo facciano, come iniziativa personale», ha dichiarato alla France presse (Afp) Sharon Gutman, portavoce del servizio penitenziario. Ofer Lefler, un altro portavoce, ha confermato all'Associated press che «vogliamo che i prigionieri riprendano a mangiare il più presto possibile».

Da domenica sono in sciopero della fame oltre 1.500 detenuti, ma la protesta dovrebbe estendersi a tutte le carceri e i campi di detenzione, coinvolgendo entro la fine della settimana tutti i 7.000 palestinesi che - secondo i dati dell'organizzazione umanitaria B'Tselem - sono prigionieri nei centri di detenzione israeliani. E se il ministro della sicurezza interna, Tzahi Hanegbi, ha dichiarato che i detenuti «possono protestare fino alla morte», il presidente Arafat ha dato il suo imprimatur allo sciopero, una «protesta contro l'occupante e i suoi metodi razzisti e disumani». Tutte le organizzazioni palestinesi, dal Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) ad Hamas, appoggiano i prigionieri ed hanno organizzato una serie di manifestazioni per sostenerli man mano che lo sciopero andrà avanti.

Mahmoud Ziadi, a capo del comitato delle famiglie dei prigionieri della Cisgiordania, ha spiegato al manifesto che questa volta lo sciopero potrebbe assumere forme estreme, simili a quelle dei parenti dei prigionieri politici turchi che si lasciano morire di fame per lottare contro le condizioni di detenzione imposte ai loro cari.

Ziadi ci tiene a sottolineare che «il carattere di questa protesta non è politico, ma umanitario». Le richieste dei prigionieri includono: telefoni pubblici nei blocchi carcerari, la rimozione del vetro di separazione durante i colloqui con i parenti, la fine di perquisizioni personali definite «umilianti». Al direttore delle carceri, Yaakov Ganot, che afferma che lo sciopero è pilotato dalle organizzazioni Hamas e Jihad, che vorrebbero organizzare nuovi attentati dall'interno delle prigioni, Ziadi risponde che «questa è solo propaganda», perché «gli israeliani sarebbero perfettamente in grado di controllare le conversazioni, telefoniche e non, reprimendo eventuali violazioni delle regole». La novità del barbecue, secondo il rappresentante delle famiglie, «dimostra l'ignoranza israeliana della determinazione dei prigionieri, che andranno avanti fino a quando avranno ottenuto questi diritti umanitari minimi».

La notizia che Marwan Barghouti s'è unito allo sciopero è stata data all'Afp da Issa Qaraqea, presidente dell'Associazione dei prigionieri palestinesi, e confermata dalla figlia di Barghouti, Aruba. Il leader di Al Fatah, condannato a cinque ergastoli perché considerato da Israele mandante di numerosi omicidi, è prigioniero da due anni a Beersheva, nel sud d'Israele. Le Brigate dei martiri di Al Aqsa, hanno fatto sapere la loro ricetta per svuotare un po' le carceri del nemico dalle centinaia di prigionieri catturati dopo la seconda intifada: rapire soldati israeliani e scambiarli con i detenuti palestinesi.

Due palestinesi sono rimasti uccisi all'alba di ieri in un raid compiuto da un elicottero israeliano sul campo profughi di Jabaliya, nel nord della striscia di Gaza. L'Apache ha sparato quattro missili all'interno del campo. Le due vittime sono state identificate come Mussa Abu Mashi, 20 anni, e Mohamad Salmane Abu Hashish, 21; lavoravano come vigilantes nella tenuta. Un giovane è stato ammazzato dall'esercito a Nablus, in Cisgiordania.