Scacco matto
Quando l'America vuole tappare la bocca a qualcuno dimentica quei valori di giustizia e libertà che usa come scusa per ogni guerra. Un uomo, per avere giocato una partita a scacchi in Montenegro violando così l'embargo contro la Serbia di Milosevic, rischia ora 10 anni di carcere e una multa di 250 mila dollari. Se questa è civiltà....
TOKYO - Dal 10 agosto è chiuso in questo casermone chiaro: prigione di Ushiku, 50 chilometri a Nord-ovest di Tokyo. E da qui Bobby Fischer, scacchista geniale e capriccioso, gioca la sua ennesima sfida. Si batte contro gli Usa, il Paese al quale nel ’72 regalò il titolo mondiale degli scacchi. Allora, in piena guerra fredda, la sua vittoria contro il russo Boris Spassky lo trasformò in un eroe. Oggi Washington lo considera un ricercato e chiede al Giappone la sua estradizione. Nel ’92, infatti, Fischer violò l’embargo contro la Serbia di Milosevic, giocando in Montenegro la rivincita con Spassky. Per questo rischia 10 anni di carcere e una multa di 250 mila dollari.
Il finale di partita è pirotecnico. Nelle ultime settimane Fischer ha presentato due ricorsi contro l’estradizione. Ha esplorato la possibilità di ottenere asilo politico da un Paese amico: la Germania, dove nacque suo padre, il Giappone, il Montenegro, le Filippine.
Infine, ha fatto sapere che vuole rinunciare alla cittadinanza statunitense. Per farlo dovrebbe incontrare un rappresentante diplomatico Usa. E questo può accadere solo se un addetto dell’ambasciata andrà a trovarlo in carcere. «Non c’è particolare urgenza e nessuna legge stabilisce entro quando dobbiamo fare visita a una persona», dice Michael Boyle, dell’ambasciata Usa a Tokyo. «L’iniziativa non cancellerebbe comunque i reati per cui deve essere perseguito», ha fatto sapere Washington. «Gli Stati Uniti impediscono a Fischer di esercitare un diritto» commenta il suo legale, Masako Suzuki. Che ieri ha anche annunciato le prossime nozze tra Fischer e Miyoko Watai, presidentessa dell’associazione scacchistica giapponese. Al loro amore, però, non crede nessuno. «E’ un gambetto degno dell’ex campione» hanno commentato diversi media , presentando il matrimonio come un estremo tentativo di evitare l’estradizione.
Bobby e Miyoko si erano conosciuti in Montenegro nel ’92. Lei ha 59 anni (lui 61) ed è stata quattro volte campionessa di scacchi del Giappone. La loro relazione è iniziata nel 2000, ha detto l’avvocato Suzuki, spiegando che i due hanno già firmato tutte le carte per il matrimonio. Ma sulla loro unione c’è l’ombra della bigamia. Il gran maestro Eugene Torre ha rivelato al Philippine Daily Inquirer che il suo amico Bobby Fischer ha moglie (e un figlio) nelle Filippine.
In aiuto di Fischer, in compenso, si è mosso il suo grande avversario, Boris Spassky.
«Spero ancora di ammazzare Bobby Fischer», rispondeva il russo (oggi cittadino francese) a chi lo intervistava anni dopo la sconfitta del ’72 in Islanda. Poi le cose sono cambiate.
«Bobby mi ha tolto dall’oblio. Ha saputo riportarmi al combattimento. E poi è un’altra persona: è gentile, è normale. Questo è un miracolo», ha detto Spassky nel ’92, alla vigilia della seconda sfida con Fischer. I due sono diventati amici e la settimana scorsa Spassky ha scritto al presidente George W. Bush chiedendo clemenza. «Fischer è quello che è: una tragica personalità. Ma le chiedo pietà e perdono. Anch’io ho violato le sanzioni contro l’ex Jugoslavia. Arresti anche me e mi metta in cella assieme a Fischer. Ma con una scacchiera in mezzo». La lettera è arrivata all’associazione scacchistica giapponese. L’avvocato Suzuki l’ha portata all’ambasciata Usa perché sia spedita a Bush. «E ora qualcuno teme che la terza volta quei due giochino a Guantanamo», dice Miyoko Watai.
Scherza, ma è molto preoccupata per il futuro marito. E’ stata lei, con un’e-mail, a spiegare a Spassky che il 13 luglio all’aeroporto Narita di Tokyo avevano arrestato Fischer in partenza per Manila. Fermato perché il suo passaporto non era più valido. Gli Usa lo avevano annullato (senza avvisarlo nei termini previsti per legge, dice Fischer) l’11 dicembre 2003. E cioè undici anni dopo il «misfatto» che lo ha trasformato in un ricercato.
E’ la fine dell’estate ’92: Fischer, che non gioca a scacchi in pubblico dai tempi della vittoria di Reykjavik, ricompare a Sveli Stefan, in Montenegro, per annunciare che lì si terrà la rivincita con Spassky. Il governo Usa lo diffida per lettera dal sedersi davanti a una scacchiera a due passi da casa di Milosevic. Ma Fischer ha bisogno di soldi e vuole sfidare Spassky. Sputa (letteralmente) sulla lettera, vince, intasca 3 milioni e mezzo di dollari e diventa un latitante.
Nella seconda metà degli anni ’90 vive a Budapest, assieme a una giovane scacchista ungherese che, finita la loro relazione, lo descrive come un maschilista convinto che le donne sono inferiori agli uomini (anni fa Fischer spiegò: «Non c’è una donna che io non possa battere dandole due cavalli di vantaggio»). Il campione inglese Nigel Short dice di aver giocato contro di lui su Internet tra il ’99 e il 2000. Sfide di 3 minuti: «blitz». Short, che in scontri simili nel ’95 costrinse al pareggio Garry Kasparov, con quell’avversario anonimo non vince nemmeno una partita. Poi racconta: «Al 99% è Fischer, ed è più forte di Kasparov. Incredibile, perché a 58 anni, oggi negli scacchi sarebbe pronto per l’ospedale geriatrico». In quel periodo Fischer interviene spesso ai microfoni di piccole radio filippine. Canta blues in duetto con Jackie Wilson; fa il dj e mette dischi rhythm and blues; e l’11 settembre 2001, dopo l’attacco alle Torri gemelle, dice: «Sono fantastiche notizie. Gli Usa e Israele hanno massacrato i palestinesi per anni e ora pagano il prezzo». Per qualcuno, più delle partite in Montenegro, sono quelle parole a condannarlo. Ne è convinta Miyoko Watai. «Ma lui non è un politico - lo difende -, è un genio degli scacchi. Ha detto ciò che milioni di persone nel mondo pensavano. E poi sono parole, non ha fatto nulla».




Rispondi Citando
