dal blog di Sandro Magister
Storie di denari.
La buonuscita del Vaticano a Umberto Eco
L'ultimo numero di "Il Regno" dà grande evidenza a un libro edito lo scorso anno da Franco Angeli sulle vicende dell'Azione Cattolica Italiana nei primi anni Cinquanta, e in particolare sullo scontro tra il presidente generale dell'Aci Luigi Gedda e i presidenti della Giac, il ramo giovanile, Carlo Carretto (1946-52) e Mario Rossi (1952-54).
L'autore del libro, Francesco Piva, professore di storia contemporanea all'università di Roma Tor Vergata, ha raccolto le testimonianze di trentuno protagonisti dei fatti.
Tra questi c'è Umberto Eco, all'epoca dirigente centrale della Giac. Eco riferisce d'aver vissuto quello scontro non in termini religiosi, ma "come una crisi politica interna all'organizzazione della Giac".
Lo scontro culminò il 18 aprile 1954, domenica di Pasqua, con la notizia sui giornali delle dimissioni di Mario Rossi da presidente della Giac.
Come successore fu nominato Enrico Vinci, geddiano. Ma appena lui arrivò, venticinque dirigenti centrali solidali con Rossi si dimisero per protesta. Eco era tra questi, e ricorda che "si congedarono dal neopresidente e uscirono dal palazzo di via Conciliazione facendo il saluto romano".
"L'Osservatore Romano" pubblicò una nota di riprovazione dei dimissionari, che Eco dice d'aver accolto "ridendo. Il fatto che ci accusassero di essere comunisti ci pareva così incredibile, quasi da dire: 'Ah, che bello, ma sono matti, gli sono proprio saltati i circuiti!'. Non eravamo abituati al maccartismo, e poi al berlusconismo, per cui chi non la pensa come te è comunista. Io personalmente l'ho vissuta in modo molto provocatorio: 'Ma sì, siete proprio dei vecchi bacucchi; pensa, mi danno persino del comunista! Ah, che divertente!'. Beh, altri potevano avere trentacinque anni all'epoca e io ne avevo ventidue appena compiuti, quindi ero anche baldanzoso".
In Vaticano ad appoggiare i ribelli c'era monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Un altro dei testimoni ascoltati da Francesco Piva, Luciano Tavazza, ricorda che Montini si preoccupava del futuro dei giovani dimissionari, che "avevano mollato tutti la casa, il lavoro, eccetera" per trasferirsi a Roma alla dirigenza centrale della Giac, e staccò per loro un assegno.
Montini diede l'assegno al presidente dimissionario Mario Rossi, e questi "lo distribuì subito dicendo: 'Ragazzi, ha detto se potete resistere alcuni mesi a Roma per avere il modo di decidere con calma e ponderazione. Questi sono i soldi di Montini per voi'.
Tavazza dice che in effetti "la somma mi permise di sopravvivere a Roma per un certo tempo".
Se così avvenne anche per Eco, si può arguire che la sua fuoruscita non solo dall'Azione Cattolica ma dal cattolicesimo fu... finanziata dal Vaticano. Eco ricorda che a quell'epoca "stavo lavorando alla tesi su san Tommaso d'Aquino", ma "vivevo anche un mio problema schiettamente filosofico e personale", che "metteva in questione tutta quella che in fondo era stata in gran parte anche un'osservanza formalistica e dogmatica".




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