Nuovo esempio di integrazione multirazziale....
Questo qua era gia' stato arrestato per spaccio, risse e quant'altro e ovviamente era a piede libero. Libero di stuprare per un'ora una donna di 35 anni.
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http://www.corriere.it/edicola/index...MILANO&doc=PIL
«Minacciata con un coltello. Mi ha violentata per un’ora»
Aggredita da un tunisino in via Ripamonti. Riesce a chiamare il 113: gli agenti la liberano e arrestano l’uomo
«Va bene, ti ascolto, basta che stai calmo». Silenzio. Fruscio. «Aspetta un attimo, metti giù quel coltello». È mezzanotte e 16 quando l’operatore del 113 riceve una chiamata. Nessuno chiede aiuto, ma il poliziotto resta in attesa. Afferra solo frasi frammentate, lamenti, voci confuse. Quella di un uomo col tono aggressivo. Poi una donna che ripete: «Perché tieni in mano quel coltello?». Scatta la procedura per scoprire da dove arriva la chiamata. In qualche posto della città c’è una donna sequestrata, la lama alla gola. Tenta di resistere a una violenza carnale. È una corsa contro il tempo: all’una, gli agenti fanno irruzione in un appartamento di via Ripamonti. L’incubo di una professionista, 35 anni, è cominciato intorno a mezzanotte. Varca il portone d’ingresso del suo palazzo. Un uomo le viene incontro in cortile. Fethi Jendoubi, 36 anni, tunisino, si avvicina con un cane: «Dovrebbe bere, posso salire in casa tua?». Lo stabile è deserto, svuotato dalle vacanze. Non ci sono vicini o testimoni, nessuno che entra o esce. La donna si spaventa, tenta di rifiutare, «guarda che chiamo la polizia», dice, ma si ritrova un coltello puntato contro. Le minacce la costringono a salire in casa. L’uomo la costringe a subire violenze, la lama sempre in pugno.
Fethi Jendoubi, nato a Tunisi, ha un figlio. Vive in Italia senza permesso di soggiorno. A suo nome, dall’archivio della Questura, saltano fuori vecchie denunce per rissa, resistenza a pubblico ufficiale, stupefacenti, oltraggio. In tasca ha una fotocopia scolorita del passaporto e un certificato di matrimonio. Il mese scorso ha sposato una donna italiana, 55 anni, anche lei residente in zona Ripamonti, ma non è ancora andato all’ufficio stranieri per chiedere la cittadinanza italiana. È sua la voce che il poliziotto di turno capta dietro la telefonata.
Jendoubi è in casa della donna, aggressivo, dà ordini, brandisce la lama. Si distrae solo qualche secondo. A mezzanotte e 16 minuti la vittima fa il gesto che la salverà. Afferra il cellulare, compone 1-1-3, preme invio. Appoggia il telefono poco lontano: ha aperto un microfono in collegamento diretto col suo incubo. Poco dopo l’uomo si accorge che il cellulare è acceso. «Cosa fai?», s’infuria. Spegne l’apparecchio e colpisce la donna con uno schiaffo.
Ma agli agenti sono bastati quei pochi secondi di comunicazione. E l’attenzione di un poliziotto che ha ascoltato la strana telefonata e ha compreso cosa stava accadendo dietro quei fruscii e silenzi. Da quel momento, parte il conto alla rovescia.
L’operatore blocca la chiamata. Prime verifiche: non proviene da un numero fisso, bisogna contattare il gestore del cellulare, l’unico che può localizzare la posizione del telefono. Una procedura che a quell’ora richiede decine di minuti. Poi s’illumina una luce su un quadrante della mappa elettronica di Milano. L’indirizzo corrisponde all’intestataria del telefonino. Le volanti si lanciano a sirene spiegate.
I poliziotti sono davanti al palazzo di via Ripamonti. Un solo appartamento ha la luce accesa. «Polizia», urlano, nessuna risposta. Entrano e salgono le scale. La donna è ormai segregata in casa da quasi un’ora, stremata. Sente movimento sulle scale, poi rumori sul pianerottolo. «Vado a vedere», dice, e corre verso la porta, apre. È seminuda, choccata, si precipita per le scale in preda al panico e all’angoscia, tanto che uno degli agenti deve correrle dietro.
L’uomo invece si barrica nell’appartamento. Un poliziotto sfonda la porta. Jendoubi ha il coltello ancora in mano, si scaglia contro l’agente, lo ferisce. La sua follia si placa quando una pattuglia di rinforzo lo immobilizza, davanti alla casa della sua vittima.
Gianni Santucci.
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