Si suicida il sindaco di Roccaraso
Era in carcere per degli appalti
Questa mattina, alle 10, doveva essere interrogato dal gip nel supercarcere di Sulmona, dove era detenuto da sabato scorso con l'accusa di concussione aggravata. Ma davanti al magistrato Camillo Valentini - sindaco di Roccaraso eletto in una lista indipendente di CENTROSINISTRA - non ci è arrivato. Si è tolto la vita prima di rispondere delle accuse che lo avevano portato in cella: l'estorsione di beni e denaro ad un imprenditore e la calunnia nei confronti di un maresciallo dei Carabinieri. Tutto maturato nell'ambito di un'inchiesta su presunte irregolarità nella realizzazione di opere pubbliche che coinvolge altre 32 persone tra amministratori pubblici, funzionari, imprenditori e persino due magistrati. Valentini si è impiccato in cella con un laccio attaccato alle sbarre della finestra senza lasciare alcuno scritto che spiegasse il suo gesto. A trovarlo, ormai in fin di vita e con un sacchetto di plastica infilato in testa, sono stati alcuni agenti di polizia penitenziaria che hanno cercato di rianimarlo. A nulla è servito l'immediato trasporto all'ospedale di Sulmona, dove il sindaco di Roccaraso è arrivato già morto. Valentini, che risultava indagato anche per altri reati, era stato arrestato mentre si trovava in vacanza con la famiglia, a Francavilla a Mare. A firmare l'ordinanza di custodia cautelare, il gip del Tribunale di Sulmona, Luigi D'Orazio, su richiesta del sostituto procuratore Maria Teresa Lacche. Il provvedimento era stato definito non giustificabile in relazione alle accuse, dal legale del sindaco, Giovanni Margiotta. Accuse che ora dovranno essere confermate in sede di indagini preliminari nell'ambito dell'inchiesta che riguarda anche la realizzazione di alcune opere pubbliche legate alla candidatura del comune montano abruzzese ad ospitare una gara di Coppa del mondo di sci.




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