....stampa italiana e non
Al direttore - Il modo con cui è stata presentata da molta stampa italiana l’intervista del cardinale Joseph Ratzinger al Figaro Magazine di questa settimana (il numero è datato 13 agosto), che sottolinea una sua frase sull’estraneità della Turchia all’Europa, è fuorviante e si presta all’equivoco politico.
Potrebbe sembrare che il cardinale corra in soccorso della posizione della Francia, rimasta ormai isolata nella sua opposizione all’apertura di negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.
Se si ha cura di leggere tutta l’intervista, si scopre invece che la posizione del cardinale è opposta a quella di Chirac.
Il presidente francese – il maggiore oppositore della menzione delle radici giudeocristiane nella Costituzione europea – si oppone ai negoziati con la Turchia per ragioni politiche (i turchi sono fedeli alleati degli Stati Uniti), e in nome di un laicismo che sarebbe messo in pericolo, nonostante i richiami alla laicità della Costituzione di Kemal Atatürk, dal fatto che la Turchia sia un paese attualmente governato da un partito di ispirazione religiosa, l’Akp di Erdogan.
Il cardinale Ratzinger parte invece, precisamente, dalla denuncia del “laicismo ideologico”, che rischia di rinchiudere la religione nel “ghetto della soggettività”.
Il laicismo non va confuso con la laicità, che è la semplice, opportuna distinzione – cosa diversa dalla separazione radicale – fra religione e cultura, e fra religione e politica.
Il laicismo, invece, “auspica che la vita pubblica non sia toccata dalla realtà religiosa”, e sfocia in una ‘profanità’ assoluta” che è “un pericolo per la fisionomia spirituale, morale e umana dell’Europa”.
Il cardinale rifiuta anche l’argomento secondo cui il laicismo francese è una reazione comprensibile e necessaria al fondamentalismo.
Al contrario “almeno in parte il fondamentalismo è alimentato dall’accanimento laicista”, e nel mondo islamico la risposta alla
“sfida terribile del fondamentalismo” non va cercata nel laicismo ma in un “senso religioso razionale, unito alla ragione”.
Che è come dire che nei paesi islamici vanno favoriti governi religiosi moderati e conservatori come quello di Erdogan, non laicisti che combattono la religione in genere.
Il continente culturale, un’occasione persa
Quanto all’Europa, è stato commesso –afferma Ratzinger – “un errore”. A causa di uno strano “odio dell’Europa contro se stessa e contro la sua grande storia”, si è persa l’occasione di costruire con l’Unione europea un “continente culturale” radicato nella sua eredità cristiana.
Se si pensa l’Europa come “continente culturale” allora, aggiunge il cardinale, “la Turchia ha sempre rappresentato un altro continente”, “in contrasto permanente con l’Europa”.
“Identificare i due continenti sarebbe un errore: si tratterebbe della perdita di una ricchezza, della sparizione dell’elemento culturale a vantaggio di quello economico”.
Certo, se fosse possibile rimontare dal progetto di “continente economico” a quello di “continente culturale”, la Turchia non
ne farebbe parte, e con i turchi non si potrebbe andare al di là di quelle relazioni di “collaborazione stretta e amichevole” che il cardinale prospetta.
Ci si può chiedere però se – anche a causa dei veti francesi - la partita non sia già chiusa, e la prospettiva del “continente culturale” non sia già stata abbandonata.
Resterebbe allora solo il “continente economico” (e politico) di cui la Turchia fa già parte e che un Europa non “culturale” non avrebbe ragioni per escludere.
Dietro il problema della Turchia, Ratzinger indica così il problema di fondo dell’Europa.
Massimo Introvigne su il Foglio del 21 agosto
saluti




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