Non voglio dilungarmi sulle virtù teoriche del federalismo, esistendo già un'ampia letteratura, sia socialista, liberale, cattolica che le evidenzia in modo chiaro e distinto. Non voglio nemmeno avviare querelle politiche sulla Lega Nord. Voglio solo analizzare oggettivamente che cosa distingue un paese federalista da uno centralista. Ognuno, a partire dalla risposta data alle seguenti domande, può capire da che parte stanno i politici che si dichiarano tutori e fautori delle autonomie locali:

- I soggetti decentrati devono essere sovrani negli ambiti di loro competenza? Devono i loro statuti avere valore costituzionale?
- A che livello politico devono essere organizzati e gestiti i tribunali?
- Chi, fra Stato e regioni, deve gestire i rapporti con le confessioni religiose?
- Secondo il principio di sussidiarietà, chi meglio si presta a gestire scuola, sanità e protezione civile? Da chi devono dipendere insegnanti, medici, vigili del fuoco? A quale livello deve essere stipulato il loro contratto?
- A chi deve essere affidata la gestione ordinaria della materia "ordine pubblico e sicurezza"?
- Quale deve essere la ripartizione delle entrate fiscali fra comuni, regioni e Stato?
- Quale forma di rappresentanza deve assumere la seconda camera?

In base alla risposta che si fornisce a queste domande, si distinguono federalisti autentici da federalisti millantatori o centralisti conclamati. Chiaramente ognuno è libero di individuare il proprio modello istituzionale di riferimento ed elencarne le virtù, anche se l'esperienza testimonia la superiorità del modello federalista su quello giacobino. L'importante è giocare a carte scoperte e sapere che, se non si riconoscono i diritti delle regioni o dei cantoni a gestire direttamente e insindacabilmente tribunali, stato sociale, ordine pubblico, rapporti con le chiese, fisco, coordinandosi attraverso una camera federale, non si è federalisti ed è bene non spacciarsi per tali.