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    Predefinito Un ficcanaso dalle parti dei vinti

    di Marina Mastroluca

    Un ficcanaso con lo sguardo innocente. Non perché sia lui, Enzo Baldoni, a raccontarsi così sul suo diario on line, quel «Bloghdad» che lasciava introdurre da Graham Greene per spiegare che razza di cronache i suoi lettori si sarebbero trovati davanti: «Ho scritto quello che ho visto, non ho preso parte all’azione - anche un’opinione è una sorta di azione». Partito per Baghdad per rispondere alla «solita vocina tra la panza e la coratella», a leggerlo sulle sue pagine Baldoni è l’esatto contrario del rambo assetato di gloria e avventura che qualcuno in questi giorni ha cercato di contrabbandare, liquidandolo come un ostaggio di serie B, uno «che se l’è andata a cercare». Piuttosto il contrario: in Iraq Enzo sembra entrare in punta di piedi, per cogliere il lato meno visto, meno logorato dallo stillicidio dell’informazione quotidiana che si ferma più spesso alla cronaca dei fatti, al sangue, agli spari, e non ha tempo per il resto. Baldoni spedisce frammenti d’umanità, immagini, l’altra faccia della guerra, con la preoccupazione di sbirciare nel baratro e riportare a casa la pelle.

    Pacifista, contrario alla guerra certo. Un collezionista di stati d’animo. Le parole sono ancora le sue. Uno che non sa stare fermo, che non riesce a stare in finestra, dicono di lui gli altri, quelli che lo hanno conosciuto. «Aveva lo sguardo di chi vuol capire da sé, senza essere indottrinato da nessun altro», è il ricordo di Stefania Rumor, caporedattore di Linus, la rivista con la quale Enzo Baldoni collaborava da una ventina d’anni, traducendo le strisce di Doonesbury e spedendo di quando in quando i suoi reportage dai punti più disparati della terra. Il Chiapas, il Messico, Timor Est, la Birmania, la Colombia, luoghi dove si imbatte in figure quasi leggendarie, il subcomandante Marcos, il leader timorese Xanana Gusmao. «Incontrare rivoluzionari in giro per il mondo - scriveva sul suo blog con una punta d’ironia - diventa una droga». I suoi reportage escono su Diario, Specchio, Repubblica.

    Cinquantasei anni portati con leggerezza, umbro di nascita e milanese d’adozione, una moglie e due figli di 21 e 24 anni, quei ragazzi apparsi in tv a chiedere con gentilezza la sua liberazione, il sorriso sulle labbra così simile al suo. Sul suo sito internet Baldoni elenca la sua variegata carriera di collezionista di situazioni, uno che ha fatto «il muratore in Belgio, lo scaricatore alle Halles, il fotografo di nera a Sesto San Giovanni, il professore di ginnastica, l’interprete e il tecnico di laboratorio». Al giornalismo Enzo Baldoni ci arriva per caso, non è quello il suo mestiere ufficiale, che lo vuole pubblicitario per uno studio, «Le Balene» fondato in proprio nonostante lo avessero chiesto «numerose e note agenzie». «Il più grosso creativo d’Italia», si definiva, scherzando sulla sua statura d’omone grande e grosso e sulla sua pancia. Creativo lo era davvero, però, le sue idee piacevano, come quella di mostrare l’efficacia di un rasoio per pelli sensibili mettendolo alla prova su palloncini coperti di schiuma da barba. Un lavoro che faceva con passione, ma che non era tutto. Dice il suo socio Marco Andolfato, Enzo «era un irregolare anche in questo, sfuggiva a qualsiasi inquadratura».

    Freelance per caso, si potrebbe dire, o per la necessità di scrivere, di sentire i tasti sotto le dita e tramutare una cronaca di guerra in una realtà comprensibile, perché fatta di uomini a tre dimensioni. Di questo suo bisogno parlava sul suo blog, più che dell’adrenalina da pompare nelle vene per sentirsi vivo, descrivendosi un giornalista «sempliciotto» al confronto con gli inviati veri, quelli che lavorano da professionisti e raccontano la guerra che si vede sui Tg. Un reporter d’assalto in costume da bagno rosso nella piscina deserta dell’hotel Palestine - paradossalmente specchio della guerra che imperversa fuori - dove un cameriere gli offre un mazzolino di fiori quasi per compensarlo di tanta solitudine. Un fotografo che affronta il reparto grandi ustionati nell’ospedale della Croce rossa di Baghdad, per ritrovarsi con le lacrime agli occhi davanti ad una bimba che gli ricorda sua figlia Gabriella da piccina. Uno che senza sapere esattamente come, anche qui quasi per caso, perché laggiù qualcuno chiede aiuto, si ritrova in un convoglio per Najaf dopo aver domandato al suo autista-interprete, quel Ghareen che ha condiviso la sua sorte, se per caso non fosse matto a proporgli un’impresa tanto assurda.

    Un camion di aiuti, più che uno scoop, questo l’obiettivo del viaggio, come in futuro sarebbero stati i piedi di Mohammed, la protesi promessa ad un ragazzo ferito da una cannonata mentre portava la moglie a partorire. E la curiosità di capire, anche Al Sadr - «sarebbe bello riuscire a intervistarlo» - e i suoi uomini pronti a morire. «Qualcuno pensa che io sia un mezzo rambo che ama provare emozioni forti, vedere la gente morire e respirare l’odore della guerra come Benjamin Willard l’odore del napalm la mattina in “Apocalipse now” - aveva detto una volta -. Invece sono lontano mille miglia da questa mentalità, molto sempolicemnte sono curioso. Voglio capire che cosa spinge persone normalissime ad imbracciare un mitra». Era questo il succo della storia, pensare di avere davanti comunque esseri umani. «Benevolo verso tutti e verso tutto», anche troppo buono, lo descrivono. È lui a sventolare la bandiera della Croce rossa nei vicoli di Najaf per aprire la strada, camminando a piedi davanti a tutti, al convoglio bloccato dai combattimenti, come raccontano i colleghi.

    Quel suo sorriso aperto sembrava potesse essere il suo passepartout anche con i suoi sequestratori. Gli era servito in Colombia, quando rapito dalle Farc riuscì a intervistare un capo della guerriglia e a ritornare a casa. Allora riuscì a far breccia nell’umanità dei guerriglieri che aveva davanti, uomini anche loro. Stavolta non è andata così.


    http://www.unita.it/index.asp?topic_...topic_id=37245

  2. #2
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    Predefinito Senza pace

    di MARIUCCIA CIOTTA

    Silenzio adesso. Enzo Baldoni, l'italiano simpatico, il viaggiatore spericolato, il pacifista è morto. Ucciso in mezzo a un mare d'inchiostro versato da chi lo ha usato per attaccare i suoi compagni, la gente che come lui è contro la guerra. Lo hanno fatto diventare una caricatura, il rovescio comico di Fabrizio Quattrocchi, tanto per dire che non ci sono ostaggi «buoni» o «cattivi». Che tutti gli italiani sono uguali. Ora sì. Ma Enzo Baldoni ha sacrificato la sua vita per aiutare le vittime di una selvaggia crociata integralista contro integralisti, di un conflitto che ha moltiplicato il terrore. Era lì armato soltanto della sua fantasia, creatore di interferenze estetico-politiche, capace di far sorridere i bambini all'ospedale, di riconsegnare i caduti senza nome alla grande platea della pietà, di immettere su Internet la flagranza della morte che non è fatta di numeri, ma di persone. Omaggio a Enzo Baldoni, vittima due volte, della barbarie di militanti di un Iraq che nelle loro mani non sarà mai pacificato, e di coloro lo ha indicato come «amico» dei suoi assassini. Non era un italiano come gli altri, aveva più coraggio di noi che ce ne stiamo qui a parlare della sua fine straziante e di chi ha irriso il suo magnifico slancio, di chi non vede mentre lui ha visto che cos'è la guerra.

    Perché siamo in Iraq - ostaggi tutti di un mezzo presidente dalla tortura facile - ora lo sappiamo. E sappiamo anche perché dobbiamo andarcene. L'ultimatum è scaduto sulla linea della fermezza. Non è troppo tardi per farlo, si dirà. E invece sì, è troppo tardi perché Enzo non c'è più e non ci resta che la sua rondinella liquida a volare sulle macerie di un mondo più triste, più buio e sconfitto.

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...2004/art6.html

  3. #3
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    Predefinito

    Mi spieghi cosa vuoi ottenere postando un articolo del manifesto?

  4. #4
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    Predefinito Re: Senza pace

    In origine postato da gianni g.
    di MARIUCCIA CIOTTA

    Silenzio adesso. Enzo Baldoni, l'italiano simpatico, il viaggiatore spericolato, il pacifista è morto. Ucciso in mezzo a un mare d'inchiostro versato da chi lo ha usato per attaccare i suoi compagni, la gente che come lui è contro la guerra. Lo hanno fatto diventare una caricatura, il rovescio comico di Fabrizio Quattrocchi, tanto per dire che non ci sono ostaggi «buoni» o «cattivi». Che tutti gli italiani sono uguali. Ora sì. Ma Enzo Baldoni ha sacrificato la sua vita per aiutare le vittime di una selvaggia crociata integralista contro integralisti, di un conflitto che ha moltiplicato il terrore. Era lì armato soltanto della sua fantasia, creatore di interferenze estetico-politiche, capace di far sorridere i bambini all'ospedale, di riconsegnare i caduti senza nome alla grande platea della pietà, di immettere su Internet la flagranza della morte che non è fatta di numeri, ma di persone. Omaggio a Enzo Baldoni, vittima due volte, della barbarie di militanti di un Iraq che nelle loro mani non sarà mai pacificato, e di coloro lo ha indicato come «amico» dei suoi assassini. Non era un italiano come gli altri, aveva più coraggio di noi che ce ne stiamo qui a parlare della sua fine straziante e di chi ha irriso il suo magnifico slancio, di chi non vede mentre lui ha visto che cos'è la guerra.

    Perché siamo in Iraq - ostaggi tutti di un mezzo presidente dalla tortura facile - ora lo sappiamo. E sappiamo anche perché dobbiamo andarcene. L'ultimatum è scaduto sulla linea della fermezza. Non è troppo tardi per farlo, si dirà. E invece sì, è troppo tardi perché Enzo non c'è più e non ci resta che la sua rondinella liquida a volare sulle macerie di un mondo più triste, più buio e sconfitto.

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...2004/art6.html
    Enzo Baldoni è morto per mano degli integralisti. La sua morte non invera certo le sue idee, non più di qualsiasi altra morte. L'articolo è tratto da un giornale che si dice "comunista" e lo è. E come ha detto Gianni Guelfi il comunismo è senza dubbio un'ideologia.......che fa schifo [lui ha usato una parola più forte].

    Per il resto hanno ragione i comunisti del MANIFESTO. Si faccia SILENZIO. Loro per primi.

    Saluti liberali

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Senza pace

    In origine postato da Pieffebi
    Si faccia SILENZIO. Loro per primi.

    Saluti liberali
    Glie lo vai a dire tu a Feltri e Farina?

  6. #6
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    Per giannuccio:

    Qui si deve mantenere un certo... ordine ...ordine di forum aperto ma di parte. . Vedi di ricordare le regole, Ciccino mio, oltre che curarti la prostata....ed evitare di fare il bambino.
    Salutami il castrato.

    Saluti liberali

  7. #7
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    Oh; io glie l'ho già detto.
    Avrò scritto una decina di incazzatissime mail all'account del giornalaccio che, probabilmente per utilizzi più corporali, continui a comprare.

    Glie lo vai a dire si o no, di tacere?

  8. #8
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    Predefinito

    Che fai da queste parti? Ordini del padrino?
    Riferisci alla Cosca che il post è intatto.

    Saluti liberali

  9. #9
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    In origine postato da Pieffebi
    Che fai da queste parti? Ordini del padrino?
    Riferisci alla Cosca che il post è intatto.

    Saluti liberali
    OK; chiamo Dell'Utri e gli dico di riferire ad Arcore che tu non mi hai segato via il post.
    (ne rimarrà stupito ma, tant'è)

  10. #10
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    No chiama il tuo boss......

 

 
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