E la crisi mette in difficoltà il partito trasversale della compagnia
Storace, Veltroni e Gasbarra alle prese con la vertenza della maggiore azienda capitolina
ROMA - Il più combattivo è Francesco Storace, il governatore di An della Regione Lazio. Sarà per il suo carattere portato alla battuta tagliente. Sarà perché è l’unico della «squadra romana» che può contare sull’appoggio di un partito di governo. Fatto sta che Storace non fa passare un giorno senza intervenire sulla crisi dell’Alitalia. E da due anni a questa parte le sue parole sono indirizzate a combattere dimagrimenti della compagnia e tagli di personale. Il sindaco capitolino dei Ds, Walter Veltroni e il presidente della Provincia della Margherita, Enrico Gasbarra sono meno martellanti ma la pensano come lui. Assieme, tutti e tre, pur nella diversa provenienza politica, formano un team compatto, la «squadra romana» di sostegno al personale dell’Alitalia, appoggio esterno all’azione dei sindacati. Una ragione per tutto questo c’è dato che i tre quarti dei dipendenti del gruppo sono residenti nella capitale e dintorni. Gasbarra ha anche i numeri: L’Alitalia fornisce l’8% del Prodotto del Lazio e l’1% di quello nazionale; tra lavoro diretto e indotto la crisi della compagnia provocherebbe nella regione un «taglio» di occupazione da 9 mila persone. Un bel terremoto. Il governatore Storace minimizza ma la possibilità di un numero siffatto di lavoratori a spasso a pochi mesi dalle elezioni regionali di primavera lo preoccupa. Non si tratta certo di un buon viatico per il successo al voto. «In Italia si va alle urne ogni sei mesi e comunque le responsabilità per la crisi della compagnia appartengono a tutti coloro che negli ultimi dieci anni non hanno fatto nulla per evitarla» dice per allontanare il sospetto di interesse elettorale. «Non siamo la "resistenza romana". Abbiamo solo l’obbligo, come istituzioni, di difendere il tessuto economico di Roma che è il più produttivo d’Italia» aggiunge Gasbarra sempre coi numeri in mano. Il fatto è che negli ultimi giorni la squadra capitolina scricchiola sotto i colpi delle cifre del collasso dell’Alitalia. La sicurezza utilizzata solo qualche mese fa per bocciare i piani e gli esuberi presentati dai predecessori di Giancarlo Cimoli sembra essersi dileguata. «Siamo uniti nell’incertezza» conferma Storace che confessa di essere stato colto di sorpresa dal precipitare della crisi. «Un post ferragosto di fuoco: ero rimasto all’accordo sul prestito ponte. E ora invece sento dire che non c’è tempo. O si decidono i tagli in quindici giorni o si chiude. Qualcuno ha parlato di ricatto, io mi limito a dire che è un allarme forte» dice.
Il paradosso è che oggi gli esuberi di personale potrebbero essere più numerosi di quelli che sarebbero stati necessari sei mesi o un anno fa. Pentimenti? «Ieri come oggi non si possono mettere sul lastrico migliaia di famiglie» sostiene il governatore. «La realtà è che finora il management di Alitalia non ha mai presentato un vero piano industriale» aggiunge il presidente della Provincia. E il sindaco suggerisce di «ripartire proprio dalle proposte e dai progetti presentati nei mesi scorsi». Occorre «che tutte le forze - istituzioni locali, management sindacati e governo - si incontrino al più presto per sostenere la compagnia di bandiera» dice Veltroni in attesa di saperne di più dai sindacati che ha subito convocato in Campidoglio. A un «tavolo interistituzionale, da convocare senza ultimatum o irrigidimenti» punta anche Gasbarra che ha poco gradito le maniere spicce del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. Come Storace che ha preparato una serie di misure fatte in casa per agevolare l’Alitalia - riduzione dell’Irap e delle tasse sul carburante, incentivi a viaggiare per le famiglie meno abbienti - ma che guarda soprattutto al governo sperando di ritrovare la compattezza di An nella difesa della compagnia: «So, dice, che Gianfranco Fini è fuori d’Italia: se si vuole la collegialità sarebbe opportuno aspettare il suo rientro per decedere».
Stefania Tamburello




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