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    Predefinito AZ - Corriere della Sera 27 ago

    E la crisi mette in difficoltà il partito trasversale della compagnia

    Storace, Veltroni e Gasbarra alle prese con la vertenza della maggiore azienda capitolina


    ROMA - Il più combattivo è Francesco Storace, il governatore di An della Regione Lazio. Sarà per il suo carattere portato alla battuta tagliente. Sarà perché è l’unico della «squadra romana» che può contare sull’appoggio di un partito di governo. Fatto sta che Storace non fa passare un giorno senza intervenire sulla crisi dell’Alitalia. E da due anni a questa parte le sue parole sono indirizzate a combattere dimagrimenti della compagnia e tagli di personale. Il sindaco capitolino dei Ds, Walter Veltroni e il presidente della Provincia della Margherita, Enrico Gasbarra sono meno martellanti ma la pensano come lui. Assieme, tutti e tre, pur nella diversa provenienza politica, formano un team compatto, la «squadra romana» di sostegno al personale dell’Alitalia, appoggio esterno all’azione dei sindacati. Una ragione per tutto questo c’è dato che i tre quarti dei dipendenti del gruppo sono residenti nella capitale e dintorni. Gasbarra ha anche i numeri: L’Alitalia fornisce l’8% del Prodotto del Lazio e l’1% di quello nazionale; tra lavoro diretto e indotto la crisi della compagnia provocherebbe nella regione un «taglio» di occupazione da 9 mila persone. Un bel terremoto. Il governatore Storace minimizza ma la possibilità di un numero siffatto di lavoratori a spasso a pochi mesi dalle elezioni regionali di primavera lo preoccupa. Non si tratta certo di un buon viatico per il successo al voto. «In Italia si va alle urne ogni sei mesi e comunque le responsabilità per la crisi della compagnia appartengono a tutti coloro che negli ultimi dieci anni non hanno fatto nulla per evitarla» dice per allontanare il sospetto di interesse elettorale. «Non siamo la "resistenza romana". Abbiamo solo l’obbligo, come istituzioni, di difendere il tessuto economico di Roma che è il più produttivo d’Italia» aggiunge Gasbarra sempre coi numeri in mano. Il fatto è che negli ultimi giorni la squadra capitolina scricchiola sotto i colpi delle cifre del collasso dell’Alitalia. La sicurezza utilizzata solo qualche mese fa per bocciare i piani e gli esuberi presentati dai predecessori di Giancarlo Cimoli sembra essersi dileguata. «Siamo uniti nell’incertezza» conferma Storace che confessa di essere stato colto di sorpresa dal precipitare della crisi. «Un post ferragosto di fuoco: ero rimasto all’accordo sul prestito ponte. E ora invece sento dire che non c’è tempo. O si decidono i tagli in quindici giorni o si chiude. Qualcuno ha parlato di ricatto, io mi limito a dire che è un allarme forte» dice.
    Il paradosso è che oggi gli esuberi di personale potrebbero essere più numerosi di quelli che sarebbero stati necessari sei mesi o un anno fa. Pentimenti? «Ieri come oggi non si possono mettere sul lastrico migliaia di famiglie» sostiene il governatore. «La realtà è che finora il management di Alitalia non ha mai presentato un vero piano industriale» aggiunge il presidente della Provincia. E il sindaco suggerisce di «ripartire proprio dalle proposte e dai progetti presentati nei mesi scorsi». Occorre «che tutte le forze - istituzioni locali, management sindacati e governo - si incontrino al più presto per sostenere la compagnia di bandiera» dice Veltroni in attesa di saperne di più dai sindacati che ha subito convocato in Campidoglio. A un «tavolo interistituzionale, da convocare senza ultimatum o irrigidimenti» punta anche Gasbarra che ha poco gradito le maniere spicce del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. Come Storace che ha preparato una serie di misure fatte in casa per agevolare l’Alitalia - riduzione dell’Irap e delle tasse sul carburante, incentivi a viaggiare per le famiglie meno abbienti - ma che guarda soprattutto al governo sperando di ritrovare la compattezza di An nella difesa della compagnia: «So, dice, che Gianfranco Fini è fuori d’Italia: se si vuole la collegialità sarebbe opportuno aspettare il suo rientro per decedere».

    Stefania Tamburello

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    Alitalia, in cinque mesi clienti in calo dell’11%

    La quota di mercato nazionale scende al 45%




    ROMA - Il presidente e amministratore delegato dell’Alitalia, Giancarlo Cimoli, ha scoperto le carte con i dirigenti del gruppo riuniti ieri mattina nella sede della Magliana. Era di ritorno da un incontro col ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, dal quale aveva ricevuto assicurazioni sul sostegno del governo al suo piano di salvataggio della compagnia. «I problemi sono gravi e dobbiamo agire con rapidità» ha affermato Cimoli sciorinando le principali cifre del declino del gruppo. Nei primi cinque mesi dell’anno, ha osservato, i passeggeri sono diminuiti dell’11% e la quota di mercato è scesa al 45% (era il 51%). I ricavi non hanno dunque raggiunto i livelli attesi e il piano di riduzione dei costi, già illustrato ai sindacati, ha aggiunto, non può essere rallentato. Cimoli ha anche ripetuto il dato sull’assenteismo, pari all’11,5%, chiarendo però - e la cosa ha suscitato la protesta dei sindacati - che la cifra è comprensiva di malattia, maternità e permessi sindacali. Come era nelle previsioni il presidente dell’Alitalia non ha invece formalizzato il numero degli esuberi previsti dal piano anche se fonti aziendali, ovviamente smentite a livello ufficiale, hanno indicato in 6.150 le persone destinate a uscire, anche se solo con le esternalizzazioni, dalla compagnia. In particolare, 800 tagli riguarderebbero il personale di volo (500 capicabina, 300 assistenti di volo più gli stagionali)e 5000 il personale di terra. Fra i dipendenti in esubero vi sarebbero anche i piloti, 350 fra primi ufficiali e comandanti, i cui rappresentanti sindacali si incontreranno oggi con Cimoli. La richiesta dell’azienda ai piloti dovrebbe indicare nuovi limiti di impiego e cioè 17 ore di servizio e 13 di volo con la presenza di soli due piloti invece di tre in cabina. «Capiamo la grande difficoltà in cui si trova la compagnia e anche il pericolo che corre ma non possiamo per questo intaccare la sicurezza del volo» dice Marco Veneziani segretario nazionale della Uil Trasporti anticipando la risposta negativa del sindacato.
    A lanciare un avvertimento è stato ieri il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione, nuovo commissario a Bruxelles. «Davanti alla difficile situazione di Alitalia e alla trattativa in corso fra l'azienda e i sindacati è bene ridire ancora una volta che lo Stato non ha la possibilità di salvare Alitalia con denaro pubblico», ha detto Buttiglione aggiungendo che «anche il prestito ponte che è stato a suo tempo deliberato non può essere utilizzato per ripianare perdite». Insomma l’Alitalia si può risanare ma il pericolo di chiusura è «effettivamente gravissimo». E fra le tante voci di sostegno alla vertenza, prime fra tutte quelle del sindaco di Roma, del presidente della Provincia e e della Regione Lazio, arriva secco l’altolà della Lega: «Non siamo più disposti a tenere in vita un'azienda che è un pozzo senza fondo» ha detto Andrea Gibelli, responsabile Trasporti del Carroccio.

    S.Ta.

 

 

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