Parla il giovane marocchino indagato: "Spesso mi recavo
in piazza di Spagna per conoscere ragazze"
Il giallo della ragazza tedesca
"Non volle fare sesso con me"
Gli investigatori sentono di nuovo i testimoni
Dopo l'autopsia di ieri, nulla osta per la salma
ROMA - "Vera non volle avere rapporti sessuali con me. Gliel'ho chiesto ma ha rifiutato". Lo ha detto agli inquirenti Nadil Btnyahyh, il marocchino sospettato dell'omicidio di Vera Heinzl. Il ragazzo, che nei giorni scorsi è stato arrestato per cessione di droga e sequestro di persona e che da ieri risulta indagato per omicidio, ha raccontato che spesso si recava in piazza di Spagna per incontrare ragazze.
Gli investigatori in queste ore stanno riascoltando i testimoni e Teresa, l'amica tedesca di Vera. Intanto la Procura ha dato il nulla osta per la salma, dopo l'autopsia eseguita ieri. I genitori di Vera possono quindi ripartire per la Germania. Secondo i primi risultati dell'esame autoptico la ragazza sarebbe morta per annegamento.
I medici legali hanno stabilito che i segni presenti sul volto e sulla spalla del marocchino non sono graffi ma escoriazioni. Il particolare è fondamentale. Tutte le dichiarazioni acquisite finora, infatti, concordano sulla circostanza che il magrebino non aveva quelle ferite prima di allontanarsi con la vittima.
Gli inquirenti ipotizzano, quindi, che l'indagato possa esserseli procurati durante una colluttazione con Vera che era di corporatura robusta, alta 1 metro e 75 circa, e in grado di potersi difendere. Durante l'interrogatorio di lunedì scorso il nord africano ha, invece, sostenuto che quelle lesioni sono la conseguenza di una caduta su uno scoglio a Ostia.
Il ragazzo marocchino sospettato dell'omicidio viene definito dagli inquirenti "una persona molto acuta e intelligente", in grado di difendersi molto bene. Nessuna sorpresa suscita il fatto che il giovane sia tornato in piazza di Spagna il 20: se anche fosse stato lui a provocare la morte di Vera Heinzl, la sua presenza nel luogo in cui aveva conosciuto la ventenne tedesca può essere interpretata come una mossa difensiva. Del resto Nadil - è stato fatto notare - sapeva benissimo di essere rintracciabile poiché aveva fornito il numero del suo cellulare ai due egiziani che erano con lui la sera in cui Vera è scomparsa e ad altre persone.
Il marocchino, a quanto si è appreso, si è descritto come un giovane che vive da solo senza avere alcun luogo di riferimento per dormire, senza amici particolari o del suo stesso paese, senza contatti con altre persone nella capitale. Secondo gli investigatori, ha creato il vuoto intorno a sè. Il che non facilita le indagini.
(26 agosto 2004)




Rispondi Citando
