MOSCA - Adesso lo dicono anche le autorità, dopo che i giornali avevano titolato sull’11 settembre russo. Non si è trattato di guasto tecnico o errore umano. Almeno uno dei due aerei precipitati quasi contemporaneamente martedì notte si è spezzato in volo a causa di un’esplosione, forse dopo un dirottamento. Per l’altro non c’è ancora la certezza, ma si stanno esaminando i resti di una giovane cecena alla ricerca di tracce d’esplosivo. Una parte del suo corpo è stata trovata nella toilette in coda al Tupolev e il resto a due chilometri di distanza. Tempo fa il fratello della ragazza era scomparso dopo una delle tante operazioni di rastrellamento effettuate dalle truppe federali in Cecenia. E in tutto il Paese vengono aumentate le misure di sicurezza, nel timore di nuovi attentati.
E’ toccato ieri a un portavoce dell’Fsb (successore del Kgb) ammettere che le piste indicate in precedenza dagli inquirenti si erano rivelate sbagliate. «In base alle informazioni preliminari di cui disponiamo, almeno uno dei disastri è dovuto ad una azione terroristica». L’Fsb ha poi aggiunto di aver identificato «un certo numero di persone che possono essere legate all’azione terroristica».
Tracce di un potente esplosivo sono stati individuati tra i resti del Tu-154 che era in volo tra Mosca e Soci, dove si trovava in vacanza anche Vladimir Putin. I controllori del traffico aereo per la Russia meridionale hanno anche confermato che dall’aereo era partito il segnale di «dirottamento in corso». Il Tupolev «era stato dirottato dai terroristi», hanno affermato. Di certo c’è l’invio del segnale e il fatto che a bordo viaggiasse una cecena che risponde al nome di S. Dzhebirkhanova e che aveva acquistato il biglietto all’ultimo momento, contemporaneamente all’altra donna salita sul Tu-134 partito sempre dallo stesso scalo moscovita di Domodedovo e diretto a Volgograd. Nessun parente si è fatto avanti dopo la tragedia, costata complessivamente la vita a 89 persone.
L’esplosivo usato sul Tu-154 era hexogene , una versione migliorata del tritolo molto usata dai militari. E’ lo stesso tipo di esplosivo che venne usato nel 1999 per far saltare in aria alcuni palazzi a Mosca e in altre città russe. Ci furono complessivamente trecento morti. La responsabilità venne addossata ai ceceni che poco dopo invasero la confinante repubblica del Dagestan. Fu l’inizio della seconda guerra che ancora si trascina. I ceceni, però hanno sempre accusato di quegli attentati i servizi segreti russi.
La donna salita sul Tupolev diretto a Volgograd aveva 27 anni e si chiamava Aminat Nagayeva, nativa del villaggio di Kirov-Yurt, aveva quattro sorelle e tre fratelli, uno dei quali, come abbiamo detto, fatto sparire dai federali. Il sospetto è che Aminat sia salita a bordo del Tu-134 con una piccola cintura esplosiva (anche solo 200 grammi, dicono gli esperti) e che all’ora convenuta sia entrata nella toilette di coda e si sia fatta saltare in aria. L’altra ipotesi, che a questo punto appare meno credibile, è che l’esplosivo fosse nascosto nel bagaglio. Certo è che negli aeroporti russi non è poi così difficile far passare qualche cosa sotto il naso dei controllori. «Noi non abbiamo strumenti che ci consentano di controllare al cento per cento tutti i bagagli», ha ammesso il portavoce della società responsabile della sicurezza a Domodedovo. Evidenti carenze nei sistemi di sicurezza dell’aeroporto sono state denunciate anche dal ministro dei trasporti, responsabile dell’inchiesta sull’accaduto. Per il futuro i controlli verranno affidati direttamente al ministero dell’Interno. E, soprattutto, «occorrerà acquistare i dispositivi di sicurezza necessari».
L’unica rivendicazione giunta fino a questo momento è quella di un gruppo denominato Brigate Islambouli che sembrano prendere il nome dall’ufficiale egiziano che nel 1981 assassinò il presidente Anwar Sadat che aveva firmato la pace con Israele. Nella rivendicazione si afferma che gli aerei avrebbero potuto essere dirottati ma che invece i terroristi a bordo (cinque per apparecchio) avrebbero deciso di farli saltare. Si tratta di una teoria che suscita molte perplessità, come quella, parallela, secondo la quale gli aerei (oppure uno dei due), già dirottati, sarebbero stati abbattuti dalle difese russe. Da sempre, tra l’altro, le cabine di pilotaggio degli apparecchi russi sono protette da una porta d’acciaio. Dopo l’11 settembre è assai difficile che un pilota apra la porta anche se nella cabina passeggeri vengono uccisi ostaggi.
E poi, anche se l’obiettivo era la residenza di Putin a Soci, sarebbe stato assai difficile raggiungerla nel buio.
Comunque per dopodomani è previsto sempre a Soci un vertice di Putin con i leader di Germania e Francia. E tanto Schröder quanto Chirac hanno confermato la loro presenza sul Mar Nero
Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera




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