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  1. #1
    a mia insaputa
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    Exclamation Hai finito il concime? Stitichezza? corri a comprare "IL FEDERALISMO".

    Paura eh..??
    Tranquilli, il settimanale padanista in questo caso non c’entra proprio nulla.
    Mi riferisco invece ad una recensione apparsa in giornata su La Stampa alla pagina “Cultura e Spettacoli”
    Quanto ci sia di “culturale” lo lascio decidere a voi; certo,bisogna ammetterlo, il testo è “spettacolare”..
    Ci vorrebbe una rubrica a parte, che so.. “Come ti erudisco il pupo”


    Di Maurizio Viroli.
    COME E’ NATA L’IDEA FEDERALISTA.

    In tempi in cui il federalismo è al centro di polemiche politiche, con le inevitabili forzature che questo comporta, il libro di Tania Groppi, come gli altri già pubblicati nella collana “La democrazia dalla A alla Z”, aiuta a mettere a fuoco alcune distinzioni per capire e per decidere.
    Il federalismo, in primo luogo, è una proposta di organizzazione costituzionale che ha avuto storicamente tanto la funzione di unire in maniera più solida stati sovrani (come nel caso della “more perfect union” americana) quanto la funzione di distribuire i poteri di uno stato unitario (come era il caso nella proposta dei girondini nel contesto della Rivoluzione Francese).
    Molto simile anche se non identico, allo stato federale, è lo Stato regionale che riconosce alle regioni precise competenze legislative e amministrative mentre allo Stato centrale è attribuita la competenza generale. In uno Stato regionale le regioni possono determinare la propria organizzazione nei soli limiti consentiti dallo Stato centrale, hanno autonomia finanziaria entro confini definiti dallo Stato centrale, non hanno potere estero, non partecipano alla revisione costituzionale. Questo significa che in italia, che ha già ampiamente attuato la riforma regionalistica e ha duque già realizzato gran parte del progetto federalista non ci sono buone ragioni (ma molte cattive) per andare oltre.
    Tania Groppi mette inoltre in rilievo che il federalismo si adatta bene allo stato liberale classico che si preoccupa soltanto dalla tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, ma si è rivelato “del tutto inadeguato a fronte delle nuove esigenze poste dallo Stato sociale”. Quando Franklin Delano Roosvelt volle mettere in atto il New Deal, dovette infatti rafforzare notevolmente i poteri dello Stato federale nei confronti dei singoli stati, e quando nel 1954 Eisenhower volle imporre la desegregazione razziale dovette piegare con la forza le resistenze dei governatori. I diritti sociali, come i diritti fondamentali di libertà non tollerano diseguaglianze regionali: un lombardo e un calabrese hanno lo stesso diritto all’istruzione (ad istruire no,a quanto pare -nota mia- ) così come hanno easttamente lo stesso diritto di parola.
    Infine, ma è il punto a mio giudizio più rilevante dell’analisi di Tania Groppi, lo spirito autentico del federalismo è la volontà di rispondere “ad aspirazioni profonde di una società caratterizzata da un pluralismo - non importa se economico, religioso, razziale, storico, linguistico - di tipo territoriale” con un tipo di unione che riconosce le esigenze delle realtà locali.
    Anche da questa constatazione sullo spirito del federalismo discendono considerazioni particolarmente importanti per il caso italiano. Dove sarebbe, in italia, “l’affectio foederalis”, ovvero il desiderio di federalismo? A parte il desiderio pervicace di una forza politica di trascurabile entità che vuole il federalismo per sottrarsi a doveri comuni di cittadinanza, l’opinione pubblica italiana non pare proprio ardere di fede federalista. In secondo luogo non si capisce dove sarebbero in italia le differenze storiche, linguistiche, culturali e religiose che renderebbero necessaria un’altra riforma federalista più accentuata di quella già realizzata. Quale sarebbe, in altre parole, la specificità culturale e religiosa dei lombardi e dei veneti che impone di dare a quelle regioni poteri e privilegi più accentuati?


    A sto punto fate scrivere Fanfuffa che,di sicuro,ne capisce di più..




    Se Vedom!
    Se vedòm!

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  2. #2
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    Predefinito

    E' partita ufficialmente la campagna di disinformazione itagliota sulla devolution.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
    piemonteis downunder
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    Predefinito

    L'articolo sembra un tema in classe di un ragazzino delle medie...

    invece l'autore e' il prof Maurizio Viroli, email: [email protected]
    docente di teoria politica all’Università di Princeton. "Ha insegnato e trascorso periodi di ricerca presso le Università di Cambridge, Georgetown (Washington D.C.), e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato in Filosofia all’Università di Bologna e ha conseguito il Dottorato in Scienze Politiche e Sociali all’Istituto Universitario Europeo di Firenze"
    E' anche Presidente dell'Associazione Mazziniana.

    Insomma, due braccia rubate all'agricoltura.


    >non si capisce dove sarebbero in italia le
    >differenze storiche, linguistiche, culturali e
    >religiose che renderebbero necessaria un’altra
    >riforma federalista più accentuata di quella già
    >realizzata. Quale sarebbe, in altre parole, la
    >specificità culturale e religiosa dei lombardi e dei
    >veneti che impone di dare a quelle regioni poteri
    >e privilegi più accentuati?

    Lo vogliamo sommergere di emails, sto coglione, per chiarirgli le idee
    sulle differenze culturali, e l'affectio foederalis?

  4. #4
    piemonteis downunder
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    Predefinito

    Se qualcuno vuole spedire al coglionazzo qualche numero de Il Federalismo,
    o dei Quaderni Padani, ecco l'indirizzo postale:
    Prof Maurizio Viroli
    Corwin 242
    Princeton University
    Princeton, NJ 08544
    USA


    Per roba piu' "esplosiva", il suo indirizzo di casa e':
    Maurizio Viroli,
    182 Prospect Ave,
    Princeton, NJ 08540
    USA


    Se invece volete semplicemente mandarlo aff....in orario di ufficio, il suo numero
    di telefono in ufficio e':
    (001) 609 258 4753

    Infine, se volete mandarlo aff... anche in ore serali, il suo numero di telefono di casa e':
    (001) 609 924 8498

  5. #5
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    Predefinito

    La chiosa con coglionata furba!


    "A parte il desiderio pervicace di una forza politica di trascurabile entità che vuole il federalismo per sottrarsi a doveri comuni di cittadinanza, l’opinione pubblica italiana non pare proprio ardere di fede federalista. In secondo luogo non si capisce dove sarebbero in italia le differenze storiche, linguistiche, culturali e religiose che renderebbero necessaria un’altra riforma federalista più accentuata di quella già realizzata. Quale sarebbe, in altre parole, la specificità culturale e religiosa dei lombardi e dei veneti che impone di dare a quelle regioni poteri e privilegi più accentuati?"

    A me sta roba fa proprio vomitare.
    Comunque, la Tania Groppi scrive per l'Unità (vedi l'Unità di oggi online) e... allora si capisce perchè lui le lecca il culo a costo di castrarsi: a sinistra si usa così.

  6. #6
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    Predefinito Re: Hai finito il concime? Stitichezza? corri a comprare "IL FEDERALISMO".

    In origine postato da Gatto rognoso
    Paura eh..??
    Tranquilli, il settimanale padanista in questo caso non c’entra proprio nulla.
    Mi riferisco invece ad una recensione apparsa in giornata su La Stampa alla pagina “Cultura e Spettacoli”
    Quanto ci sia di “culturale” lo lascio decidere a voi; certo,bisogna ammetterlo, il testo è “spettacolare”..
    Ci vorrebbe una rubrica a parte, che so.. “Come ti erudisco il pupo”


    Di Maurizio Viroli.
    COME E’ NATA L’IDEA FEDERALISTA.

    In tempi in cui il federalismo è al centro di polemiche politiche, con le inevitabili forzature che questo comporta, il libro di Tania Groppi, come gli altri già pubblicati nella collana “La democrazia dalla A alla Z”, aiuta a mettere a fuoco alcune distinzioni per capire e per decidere.
    Il federalismo, in primo luogo, è una proposta di organizzazione costituzionale che ha avuto storicamente tanto la funzione di unire in maniera più solida stati sovrani (come nel caso della “more perfect union” americana) quanto la funzione di distribuire i poteri di uno stato unitario (come era il caso nella proposta dei girondini nel contesto della Rivoluzione Francese).
    Molto simile anche se non identico, allo stato federale, è lo Stato regionale che riconosce alle regioni precise competenze legislative e amministrative mentre allo Stato centrale è attribuita la competenza generale. In uno Stato regionale le regioni possono determinare la propria organizzazione nei soli limiti consentiti dallo Stato centrale, hanno autonomia finanziaria entro confini definiti dallo Stato centrale, non hanno potere estero, non partecipano alla revisione costituzionale. Questo significa che in italia, che ha già ampiamente attuato la riforma regionalistica e ha duque già realizzato gran parte del progetto federalista non ci sono buone ragioni (ma molte cattive) per andare oltre.
    Tania Groppi mette inoltre in rilievo che il federalismo si adatta bene allo stato liberale classico che si preoccupa soltanto dalla tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, ma si è rivelato “del tutto inadeguato a fronte delle nuove esigenze poste dallo Stato sociale”. Quando Franklin Delano Roosvelt volle mettere in atto il New Deal, dovette infatti rafforzare notevolmente i poteri dello Stato federale nei confronti dei singoli stati, e quando nel 1954 Eisenhower volle imporre la desegregazione razziale dovette piegare con la forza le resistenze dei governatori. I diritti sociali, come i diritti fondamentali di libertà non tollerano diseguaglianze regionali: un lombardo e un calabrese hanno lo stesso diritto all’istruzione (ad istruire no,a quanto pare -nota mia- ) così come hanno easttamente lo stesso diritto di parola.
    Infine, ma è il punto a mio giudizio più rilevante dell’analisi di Tania Groppi, lo spirito autentico del federalismo è la volontà di rispondere “ad aspirazioni profonde di una società caratterizzata da un pluralismo - non importa se economico, religioso, razziale, storico, linguistico - di tipo territoriale” con un tipo di unione che riconosce le esigenze delle realtà locali.
    Anche da questa constatazione sullo spirito del federalismo discendono considerazioni particolarmente importanti per il caso italiano. Dove sarebbe, in italia, “l’affectio foederalis”, ovvero il desiderio di federalismo? A parte il desiderio pervicace di una forza politica di trascurabile entità che vuole il federalismo per sottrarsi a doveri comuni di cittadinanza, l’opinione pubblica italiana non pare proprio ardere di fede federalista. In secondo luogo non si capisce dove sarebbero in italia le differenze storiche, linguistiche, culturali e religiose che renderebbero necessaria un’altra riforma federalista più accentuata di quella già realizzata. Quale sarebbe, in altre parole, la specificità culturale e religiosa dei lombardi e dei veneti che impone di dare a quelle regioni poteri e privilegi più accentuati?


    Se Vedom!
    Se io non fossi purtroppo sempre più abituato a queste chilate di letame in libera uscita da parte degli itagliani, esclamerei semplicemente: "DA NON CREDERE"!
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

  7. #7
    piemonteis downunder
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    Predefinito

    Ed ecco la biografia dell'altra stronzetta responsabile
    dell'articolo, prof Tania Groppi, Professore straordinario di Istituzioni di diritto
    pubblico nella facoltà di Economia dell’Università di Siena
    [email protected]


    Dunque:

    · Professore straordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella facoltà di Economia dell'Università di Siena.
    · Coordinatore del dottorato di ricerca in diritto pubblico comparato dell'Università di Siena (università consorziata: Pompeu Fabra, Barcellona).
    · Membro dell'Associazione italiana di studi canadesi, dell'Associazione italiana costituzionalisti, del "gruppo di Pisa" sulla giustizia costituzionale, dell'Associazione internazionale di diritto costituzionale, socio dell'ISLE (Istituto per la documentazione e gli studi legislativi).
    · Componente del Comitato scientifico dell'ISAP (Istituto per la Scienza dell'Amministrazione pubblica), del Comitato scientifico delle riviste Diritto pubblico comparato ed europeo e Il Filangeri.
    · Redattore della rubrica di giurisprudenza costituzionale del settimanale "Diritto & Giustizia".
    · Responsabile delle cronache italiane della rivista I-CON (International Journal of Constitutional Law, direttore Michael Rosenfeld, editore Oxford University Press).
    · Ha svolto attività di ricerca presso il Centro de Estudios constitucionales di Madrid, l'Università autonoma di Madrid, l'Università Pompeu Fabra di Barcelona, l'Università Carlo di Praga, il Groupe de récherche en justice constitutionnelle di Aix- en-Provence, l'Università di Toronto, l'Università di York (Ontario), l'Università di Montreal, l'Università ebraica di Gerusalemme, l'Università di Edimburgo.
    · Ha ricoperto l'incarico di assistente di studio presso la Corte costituzionale dal novembre 1993 del giud. cost. Massimo Vari; dal gennaio 1998 al febbraio 2001 del prof. Gustavo Zagrebelsky.
    · Ha coordinato il gruppo di lavoro dell'associazione ASTRID su "I nuovi statuti delle regioni dopo la riforma del Titolo V"; il position paper è stato presentato con i senatori Franco Bassanini e Giuliano Amato presso la Sala rossa del Senato l'11 febbraio 2003.

    [Come cazz fa a fare tutte ste cose assieme, boh? Altre due braccia rubate al beach-volleyball].

    Qualche email anche a lei, lo vogliamo mandare?

  8. #8
    Ecogiustiziere Insubre
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    Predefinito

    In origine postato da aussiebloke
    Ed ecco la biografia dell'altra stronzetta responsabile
    dell'articolo, prof Tania Groppi, Professore straordinario di Istituzioni di diritto
    pubblico nella facoltà di Economia dell’Università di Siena
    [email protected]


    Dunque:

    · Professore straordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella facoltà di Economia dell'Università di Siena.
    · Coordinatore del dottorato di ricerca in diritto pubblico comparato dell'Università di Siena (università consorziata: Pompeu Fabra, Barcellona).
    · Membro dell'Associazione italiana di studi canadesi, dell'Associazione italiana costituzionalisti, del "gruppo di Pisa" sulla giustizia costituzionale, dell'Associazione internazionale di diritto costituzionale, socio dell'ISLE (Istituto per la documentazione e gli studi legislativi).
    · Componente del Comitato scientifico dell'ISAP (Istituto per la Scienza dell'Amministrazione pubblica), del Comitato scientifico delle riviste Diritto pubblico comparato ed europeo e Il Filangeri.
    · Redattore della rubrica di giurisprudenza costituzionale del settimanale "Diritto & Giustizia".
    · Responsabile delle cronache italiane della rivista I-CON (International Journal of Constitutional Law, direttore Michael Rosenfeld, editore Oxford University Press).
    · Ha svolto attività di ricerca presso il Centro de Estudios constitucionales di Madrid, l'Università autonoma di Madrid, l'Università Pompeu Fabra di Barcelona, l'Università Carlo di Praga, il Groupe de récherche en justice constitutionnelle di Aix- en-Provence, l'Università di Toronto, l'Università di York (Ontario), l'Università di Montreal, l'Università ebraica di Gerusalemme, l'Università di Edimburgo.
    · Ha ricoperto l'incarico di assistente di studio presso la Corte costituzionale dal novembre 1993 del giud. cost. Massimo Vari; dal gennaio 1998 al febbraio 2001 del prof. Gustavo Zagrebelsky.
    · Ha coordinato il gruppo di lavoro dell'associazione ASTRID su "I nuovi statuti delle regioni dopo la riforma del Titolo V"; il position paper è stato presentato con i senatori Franco Bassanini e Giuliano Amato presso la Sala rossa del Senato l'11 febbraio 2003.

    [Come cazz fa a fare tutte ste cose assieme, boh? Altre due braccia rubate al beach-volleyball].

    Qualche email anche a lei, lo vogliamo mandare?
    Ciombia, quante cose che fa o ha fatto...beh, d'altronde è sempre meglio che lavorare...
    Iunthanaka
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  9. #9
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    Dispiace che una persona intelligente come il prof. Viroli svolga un'analisi così povera e superficiale sull'argomento del federalismo. Per quanto riguarda il libro della Groppi, lo ho letto e lo trovo viziato dalla sua scala di valori: se il costo dei diritti sociali è la rinuncia all'autonomia (affermazione che poi è tutta da verificare), allora si immoli la libertà. E' ovvio che, qui, entra in gioco quella stessa componente intrinseca al progressismo che portò Lenin a rigettare i soviet. Insomma, la sfida è fra l'autogoverno e la burocrazia. Si scelga.

  10. #10
    Padania libera dai padioti
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    In origine postato da Orso Brrrrr
    La chiosa con coglionata furba!


    "A parte il desiderio pervicace di una forza politica di trascurabile entità che vuole il federalismo per sottrarsi a doveri comuni di cittadinanza, l’opinione pubblica italiana non pare proprio ardere di fede federalista. In secondo luogo non si capisce dove sarebbero in italia le differenze storiche, linguistiche, culturali e religiose che renderebbero necessaria un’altra riforma federalista più accentuata di quella già realizzata. Quale sarebbe, in altre parole, la specificità culturale e religiosa dei lombardi e dei veneti che impone di dare a quelle regioni poteri e privilegi più accentuati?"

    A me sta roba fa proprio vomitare.
    Comunque, la Tania Groppi scrive per l'Unità (vedi l'Unità di oggi online) e... allora si capisce perchè lui le lecca il culo a costo di castrarsi: a sinistra si usa così.

    Basterebbe ricordare che la specificità del Veneto per esempio è quello di essere esisitito come stato indipendente per più di mille anni con una lingua propria e un organizzazione propria nettamente distinta dalle altre realtà "italiane".

    Se uno studioso di questo livello si dimentica di un "particolare del genere" allora vuol dire che xe mona oppure è in totale e assoluta malafede.

    Non è escluso entrambe le cose

 

 
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