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    Predefinito Buoni propositi (di Furio Colombo)

    Buoni propositi
    di Furio Colombo

    E se non avessimo mai alzato la voce, giornalisti miti e cortesi che chiedono sommessamente al ministro Castelli perché tanta asprezza verso la sinistra, giornalisti che fanno finta di non accorgersi che Berlusconi dice a una signora «faccia da stronza» (troppo volgare), lasciano perdere la bandana (troppo ridicolo) e invece si pongono serie domande di politica estera sulla visita di Blair che dimostra il prestigio ritrovato dell’Italia, recandosi in visita privata a Villa Certosa.

    Se avessimo deciso, fin dal ritorno in edicola de Unitàche puoi parlare del conflitto di interessi una o due volte all’anno, quando si presenta la giusta occasione, ma non tutti i giorni, perché, in fondo, il conflitto di interessi non interessa a nessuno, e a forza di ripetere corri il rischio di far fare al titolare di quel conflitto la figura del perseguitato?

    Se la nostra mite linea editoriale fosse stata di commentare i telegiornali come se fossero veri, lasciare in pace Mimun e Mentana (che erano buoni amici), se avessimo scelto di raccontare con rispetto Porta a Porta, non mancando di ricordare che Bruno Vespa è un bravo professionista, e trascurando la noiosa pretesa di scorgere in ogni puntata di quell’incredibile programma il lieto fine governativo e l’impronta della zampata di regime?

    Ecco, regime. Non è di cattivo gusto dire e ripetere questa parola solo perché Berlusconi, legittimamente eletto dagli italiani, si trova per dovere d’ufficio a controllare le Tv di Stato mentre, per un caso della vita, possiede una catena di televisioni private e quasi tutta la pubblicità del Paese?

    Qualcuno dirà che è un regime quello in cui un uomo di sinistra, Enzo Baldoni, viene insultato anche quando la sua vita è in pericolo, e persino quando è morto, da quasi tutta la stampa di destra, e nessun giornale della grande stampa libera mostra di accorgersene. Al contrario, si sprecano gli articoli sul disfattismo, l’ignavia, e il filo-terrorismo della gente di sinistra, per non parlare della razza maledetta dei pacifisti. Ma insistere nel giudicare le scelte degli altri non giova al dialogo. Dunque lasciamo perdere gli insulti a Baldoni assassinato (Baldoni era un uomo di pace e dunque evidentemente meno italiano di altri morti) e andiamo a dialogare. Ci sarà qui un guastafeste che chiederà: dialogare su cosa?

    Hanno già approvato riforme chiave che cambiano il futuro del Paese con l’espediente del voto di fiducia, cioè un Parlamento con la bocca chiusa. Domanda sbagliata. Su che cosa dialogare si vedrà. Ma se accetti di farlo, il premio lo ricevi subito. Dire sì al dialogo, senza tanti distinguo, attira subito sguardi di interesse e di approvazione.

    Ora, è vero che Berlusconi era imputato in un sacco di processi, che è stato brusco con i giudici, che il Parlamento ha fatto una legge apposta per fermare tutti i processi e addirittura in tempo per impedire alla Pm Boccassini di pronunciare la sua conclusiva arringa di accusa in uno dei processi a Milano, e ha affidato tutto ciò al presidente della Commissione giustizia della Camera che è anche avvocato personale del presidente del Consiglio. Ma è anche vero che l’avvocato Pecorella è un giurista grande abbastanza da svolgere contemporaneamente due ruoli così delicati. Ed è altrettanto vero che i processi inseguivano quest’uomo da una vita, e che lui deve pur governare.

    Per esempio, i nostri titoli sulla Bossi-Fini. Sono sempre stati giudicati esagerati. Da chi? Dalla Lega, prima di tutto. Ma anche da tanti altri, anche da sinistra.

    Vi ricordate quando abbiamo espresso con irruenza il timore, anzi la predizione, che quella legge avrebbe scoraggiato i soccorsi in mare (pena l’imputazione di traffico di schiavi) per chi avesse portato in salvo dei mezzi morti, e dunque avrebbe favorito l’atteggiamento di non far caso ai naufraghi? Questo era prima dei 1.651 morti in mare davanti alle coste italiane. Una sensata obiezione potrebbe essere che i giornalisti fanno cronaca, non profezia. A tempo debito le notizie dei morti le hanno date tutti i giornali, le proteste contro il danno di quella legge è venuto con fermezza anche dalla Confindustria. Pisanu e Buttiglione, due importanti voci berlusconiane, hanno detto che la legge va rivista. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali parti essenziali di quella legge. La Lega ha risposto in modo colorito. Ma, si sa, è la Lega, una organizzazione che esprime forti umori popolari.

    Questo è solo un riassunto parziale delle intemperanze che ci vengono spesso rimproverate. Ma serve a farci riflettere su ciò che avremmo guadagnato, almeno personalmente, da una più cauta e avveduta conduzione delle nostre pagine.


    * * *

    Mettete su un tavolo un po’ di copie dell’Unità e fate il gioco di “abbassare i toni”, per “non cadere nella rissa, nell’odio, nelle scomuniche”.

    Ecco alcuni titoli che ci avrebbero senza dubbio messo in miglior luce agli occhi di coloro che ci accusano di fare un giornale gridato:

    «Berlusconi critica i giudici. Si apre il dibattito sulla separazione delle carriere». È stato quando il premier aveva detto che solo un mentecatto può fare il giudice.

    «Berlusconi trova impropria la domanda di un cronista dell’Unità». È stato quando Berlusconi ha detto a un nostro giovane giornalista alla sua prima esperienza di conferenza stampa: «Lei è un mestatore di professione. Io coi mestatori non parlo».

    «A Berlusconi non piace il volto di una signora di Rimini che gli ha detto rudemente: “Vai a casa”». La storia è nota, ma ne ha parlato solo l’Unità.

    «Il ministro Calderoli chiede di tutelare i confini nazionali». È stato quando il già vicepresidente del Senato e attuale ministro delle Riforme ha detto: «La Costituzione non si applica agli stranieri. Gli stranieri vanno respinti in mare con l’uso della forza».

    «Castelli ha dubbi sul ruolo della sinistra in Europa». È stato quando Castelli ha pronunciato le parole: «La sinistra europea che difende assassini e latitanti è una cultura aberrante che io combatto con ogni mezzo».

    Ricordate Telekom-Serbia, una Commissione d’inchiesta parlamentare inventata dalla maggioranza, sostenuta da pezzi da galera al solo scopo di accusare Prodi, Fassino, Dini, di avere incassato “enormi tangenti”, accusa ripetuta varie volte al giorno per 40 giorni da tutti i telegiornali pubblici e privati, fino a quando i pezzi da galera sono tornati in galera e la Commissione (organo istituzionale del Parlamento) è finita allo sbando senza che si aprisse una inchiesta sul suo comportamento certo fuori dalla legge?

    Bene, un giorno uno degli illustri membri di maggioranza di quella commissione - per avvalorare la credibilità delle accuse inventate - ha elogiato uno dei falsari (poi prontamente arrestato e accusato di calunnia) con la frase immensamente telegenica: «Ha una memoria da Pico della Mirandola».

    Potevamo pacatamente scrivere: «La Commissione Telekom-Serbia elogia la memoria del teste che accusa». Sarebbe stato un falso. Eppure in questo Paese, in questo periodo della storia italiana, saremmo stati apprezzati per pacatezza e senso della misura.


    * * *

    Noi questo vi possiamo dire. Ad ogni abbassamento di tono voi avreste notato una crescita, magari lenta ma netta, di credibilità, di rispetto verso il direttore e il condirettore dell’Unità<7i> . Saremmo apparsi “equilibrati”, si sarebbe detto che meritiamo fiducia. Forse, un giorno saremmo stati persino invitati, accanto al direttore de Il Riformista, a rappresentare la sinistra italiana in televisione. Lo so che è azzardato pensare così in grande. Ma se ci mostrassimo talmente sereni e rispettosi del governo e della sua maggioranza, come escludere, una o due volte all’anno, anche Porta a Porta? «Colombo, lei che sa stare in modo così equilibrato al di sopra delle parti, pur dirigendo il giornale che fu di Antonio Gramsci, pensa davvero che la Bossi-Fini sia una così cattiva legge?».

    Ancora un passo, per esempio sorprendere l’avversario con una dichiarazione pacata sul fatto che c’è del buono anche nelle leggi e nelle riforme della maggioranza, che l’Italia è di tutti, che si devono unire le forze per contrastare il declino, ed è quasi sicuro: a) il ritorno di inviti nelle buone case in cui si incontrano politici importanti e si ricevono avvertimenti utili; b) la citazione benevola sui giornali di governo; c) persino partecipazioni alla radio, soprattutto presso Aldo Forbice, a patto di essere pronti a sgridare l’ascoltatore fazioso che si permettesse di usare - in pieno prime time della Rai - la parola “regime” .

    D’accordo, facendo un giornale così lasci le spalle scoperte al lavoro di opposizione svolto ogni giorno alla Camera e al Senato, lasci sola una quantità di gente che, guardando ogni sera i Tg di governo, prova l’impulso di lasciar perdere tutto e di comprare solo il quotidiano sportivo. Lasci in pace l’intera compagine mista di affari, di conflitto di interessi, e di governo. Smetti di essere ossessionato dai giornali stranieri e dal loro continuo scandalizzarsi per il caso Berlusconi (dopotutto denigrano l’Italia). Ma torni ad affacciarti alla vita che, come tutti sanno, è televisione. Sei stimato, apprezzato, accolto, forse non come prima di fare l’Unità, ma almeno in modo urbano. Dunque un beneficio c’è, e non trascurabile. Ti cambia la vita. Ma c’è di più.

    A questo punto chi vorrà negare un po’ di pubblicità, anche quella delle grandi “partecipate” statali, che adesso stanno alla larga, alle civili e pacate pagine di questo giornale dai toni bassi?

    Tutto ciò, forse, non gioverà al Paese, più zitto, più disciplinato, più in linea con le televisioni (che non sono i tratti più smaglianti di una democrazia se le televisioni le controlla uno solo). Ma spero di avere dimostrato che converrebbe moltissimo a noi, vita e reputazione. E ai conti del nostro giornale. Se non lo facciamo, dunque, diciamo la verità: è perché non ne siamo capaci. Noi arriviamo a un certo punto di pacatezza e poi ci imbattiamo negli insulti e nelle prese in giro a Baldoni morto. Perdiamo il filo del dialogo e ricominciamo da capo: dalla violenza, dalla volgarità, dal totale dominio informativo del Paese, dalla violazione della Costituzione italiana che ripudia la guerra, dal conflitto di interessi...

  2. #2
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    Predefinito Re: Buoni propositi (di Furio Colombo)

    In Origine Postato da AldoVincent
    Buoni propositi
    di Furio Colombo

    E se non avessimo mai alzato la voce, giornalisti miti e cortesi che chiedono sommessamente al ministro Castelli perché tanta asprezza verso la sinistra, giornalisti che fanno finta di non accorgersi che Berlusconi dice a una signora «faccia da stronza» (troppo volgare), lasciano perdere la bandana (troppo ridicolo) e invece si pongono serie domande di politica estera sulla visita di Blair che dimostra il prestigio ritrovato dell’Italia, recandosi in visita privata a Villa Certosa.

    Se avessimo deciso, fin dal ritorno in edicola de L'Unità che puoi parlare del conflitto di interessi una o due volte all’anno, quando si presenta la giusta occasione, ma non tutti i giorni, perché, in fondo, il conflitto di interessi non interessa a nessuno, e a forza di ripetere corri il rischio di far fare al titolare di quel conflitto la figura del perseguitato?

    Se la nostra mite linea editoriale fosse stata di commentare i telegiornali come se fossero veri, lasciare in pace Mimun e Mentana (che erano buoni amici), se avessimo scelto di raccontare con rispetto Porta a Porta, non mancando di ricordare che Bruno Vespa è un bravo professionista, e trascurando la noiosa pretesa di scorgere in ogni puntata di quell’incredibile programma il lieto fine governativo e l’impronta della zampata di regime?

    Ecco, regime. Non è di cattivo gusto dire e ripetere questa parola solo perché Berlusconi, legittimamente eletto dagli italiani, si trova per dovere d’ufficio a controllare le Tv di Stato mentre, per un caso della vita, possiede una catena di televisioni private e quasi tutta la pubblicità del Paese?

    Qualcuno dirà che è un regime quello in cui un uomo di sinistra, Enzo Baldoni, viene insultato anche quando la sua vita è in pericolo, e persino quando è morto, da quasi tutta la stampa di destra, e nessun giornale della grande stampa libera mostra di accorgersene. Al contrario, si sprecano gli articoli sul disfattismo, l’ignavia, e il filo-terrorismo della gente di sinistra, per non parlare della razza maledetta dei pacifisti. Ma insistere nel giudicare le scelte degli altri non giova al dialogo. Dunque lasciamo perdere gli insulti a Baldoni assassinato (Baldoni era un uomo di pace e dunque evidentemente meno italiano di altri morti) e andiamo a dialogare. Ci sarà qui un guastafeste che chiederà: dialogare su cosa?

    Hanno già approvato riforme chiave che cambiano il futuro del Paese con l’espediente del voto di fiducia, cioè un Parlamento con la bocca chiusa. Domanda sbagliata. Su che cosa dialogare si vedrà. Ma se accetti di farlo, il premio lo ricevi subito. Dire sì al dialogo, senza tanti distinguo, attira subito sguardi di interesse e di approvazione.

    Ora, è vero che Berlusconi era imputato in un sacco di processi, che è stato brusco con i giudici, che il Parlamento ha fatto una legge apposta per fermare tutti i processi e addirittura in tempo per impedire alla Pm Boccassini di pronunciare la sua conclusiva arringa di accusa in uno dei processi a Milano, e ha affidato tutto ciò al presidente della Commissione giustizia della Camera che è anche avvocato personale del presidente del Consiglio. Ma è anche vero che l’avvocato Pecorella è un giurista grande abbastanza da svolgere contemporaneamente due ruoli così delicati. Ed è altrettanto vero che i processi inseguivano quest’uomo da una vita, e che lui deve pur governare.

    Per esempio, i nostri titoli sulla Bossi-Fini. Sono sempre stati giudicati esagerati. Da chi? Dalla Lega, prima di tutto. Ma anche da tanti altri, anche da sinistra.

    Vi ricordate quando abbiamo espresso con irruenza il timore, anzi la predizione, che quella legge avrebbe scoraggiato i soccorsi in mare (pena l’imputazione di traffico di schiavi) per chi avesse portato in salvo dei mezzi morti, e dunque avrebbe favorito l’atteggiamento di non far caso ai naufraghi? Questo era prima dei 1.651 morti in mare davanti alle coste italiane. Una sensata obiezione potrebbe essere che i giornalisti fanno cronaca, non profezia. A tempo debito le notizie dei morti le hanno date tutti i giornali, le proteste contro il danno di quella legge è venuto con fermezza anche dalla Confindustria. Pisanu e Buttiglione, due importanti voci berlusconiane, hanno detto che la legge va rivista. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali parti essenziali di quella legge. La Lega ha risposto in modo colorito. Ma, si sa, è la Lega, una organizzazione che esprime forti umori popolari.

    Questo è solo un riassunto parziale delle intemperanze che ci vengono spesso rimproverate. Ma serve a farci riflettere su ciò che avremmo guadagnato, almeno personalmente, da una più cauta e avveduta conduzione delle nostre pagine.


    * * *

    Mettete su un tavolo un po’ di copie dell’Unità e fate il gioco di “abbassare i toni”, per “non cadere nella rissa, nell’odio, nelle scomuniche”.

    Ecco alcuni titoli che ci avrebbero senza dubbio messo in miglior luce agli occhi di coloro che ci accusano di fare un giornale gridato:

    «Berlusconi critica i giudici. Si apre il dibattito sulla separazione delle carriere». È stato quando il premier aveva detto che solo un mentecatto può fare il giudice.

    «Berlusconi trova impropria la domanda di un cronista dell’Unità». È stato quando Berlusconi ha detto a un nostro giovane giornalista alla sua prima esperienza di conferenza stampa: «Lei è un mestatore di professione. Io coi mestatori non parlo».

    «A Berlusconi non piace il volto di una signora di Rimini che gli ha detto rudemente: “Vai a casa”». La storia è nota, ma ne ha parlato solo l’Unità.

    «Il ministro Calderoli chiede di tutelare i confini nazionali». È stato quando il già vicepresidente del Senato e attuale ministro delle Riforme ha detto: «La Costituzione non si applica agli stranieri. Gli stranieri vanno respinti in mare con l’uso della forza».

    «Castelli ha dubbi sul ruolo della sinistra in Europa». È stato quando Castelli ha pronunciato le parole: «La sinistra europea che difende assassini e latitanti è una cultura aberrante che io combatto con ogni mezzo».

    Ricordate Telekom-Serbia, una Commissione d’inchiesta parlamentare inventata dalla maggioranza, sostenuta da pezzi da galera al solo scopo di accusare Prodi, Fassino, Dini, di avere incassato “enormi tangenti”, accusa ripetuta varie volte al giorno per 40 giorni da tutti i telegiornali pubblici e privati, fino a quando i pezzi da galera sono tornati in galera e la Commissione (organo istituzionale del Parlamento) è finita allo sbando senza che si aprisse una inchiesta sul suo comportamento certo fuori dalla legge?

    Bene, un giorno uno degli illustri membri di maggioranza di quella commissione - per avvalorare la credibilità delle accuse inventate - ha elogiato uno dei falsari (poi prontamente arrestato e accusato di calunnia) con la frase immensamente telegenica: «Ha una memoria da Pico della Mirandola».

    Potevamo pacatamente scrivere: «La Commissione Telekom-Serbia elogia la memoria del teste che accusa». Sarebbe stato un falso. Eppure in questo Paese, in questo periodo della storia italiana, saremmo stati apprezzati per pacatezza e senso della misura.


    * * *

    Noi questo vi possiamo dire. Ad ogni abbassamento di tono voi avreste notato una crescita, magari lenta ma netta, di credibilità, di rispetto verso il direttore e il condirettore dell’Unità. Saremmo apparsi “equilibrati”, si sarebbe detto che meritiamo fiducia. Forse, un giorno saremmo stati persino invitati, accanto al direttore de Il Riformista, a rappresentare la sinistra italiana in televisione. Lo so che è azzardato pensare così in grande. Ma se ci mostrassimo talmente sereni e rispettosi del governo e della sua maggioranza, come escludere, una o due volte all’anno, anche Porta a Porta? «Colombo, lei che sa stare in modo così equilibrato al di sopra delle parti, pur dirigendo il giornale che fu di Antonio Gramsci, pensa davvero che la Bossi-Fini sia una così cattiva legge?».

    Ancora un passo, per esempio sorprendere l’avversario con una dichiarazione pacata sul fatto che c’è del buono anche nelle leggi e nelle riforme della maggioranza, che l’Italia è di tutti, che si devono unire le forze per contrastare il declino, ed è quasi sicuro: a) il ritorno di inviti nelle buone case in cui si incontrano politici importanti e si ricevono avvertimenti utili; b) la citazione benevola sui giornali di governo; c) persino partecipazioni alla radio, soprattutto presso Aldo Forbice, a patto di essere pronti a sgridare l’ascoltatore fazioso che si permettesse di usare - in pieno prime time della Rai - la parola “regime” .

    D’accordo, facendo un giornale così lasci le spalle scoperte al lavoro di opposizione svolto ogni giorno alla Camera e al Senato, lasci sola una quantità di gente che, guardando ogni sera i Tg di governo, prova l’impulso di lasciar perdere tutto e di comprare solo il quotidiano sportivo. Lasci in pace l’intera compagine mista di affari, di conflitto di interessi, e di governo. Smetti di essere ossessionato dai giornali stranieri e dal loro continuo scandalizzarsi per il caso Berlusconi (dopotutto denigrano l’Italia). Ma torni ad affacciarti alla vita che, come tutti sanno, è televisione. Sei stimato, apprezzato, accolto, forse non come prima di fare l’Unità, ma almeno in modo urbano. Dunque un beneficio c’è, e non trascurabile. Ti cambia la vita. Ma c’è di più.

    A questo punto chi vorrà negare un po’ di pubblicità, anche quella delle grandi “partecipate” statali, che adesso stanno alla larga, alle civili e pacate pagine di questo giornale dai toni bassi?

    Tutto ciò, forse, non gioverà al Paese, più zitto, più disciplinato, più in linea con le televisioni (che non sono i tratti più smaglianti di una democrazia se le televisioni le controlla uno solo). Ma spero di avere dimostrato che converrebbe moltissimo a noi, vita e reputazione. E ai conti del nostro giornale. Se non lo facciamo, dunque, diciamo la verità: è perché non ne siamo capaci. Noi arriviamo a un certo punto di pacatezza e poi ci imbattiamo negli insulti e nelle prese in giro a Baldoni morto. Perdiamo il filo del dialogo e ricominciamo da capo: dalla violenza, dalla volgarità, dal totale dominio informativo del Paese, dalla violazione della Costituzione italiana che ripudia la guerra, dal conflitto di interessi...
    Forse i bananas l'hanno preso per uno dei tuoi soliti pezzi satirici.

  3. #3
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    Colombo? l'ex-dirigente fiat braccio sinistro di Agnelli?!

  4. #4
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    In Origine Postato da ariel
    Colombo? l'ex-dirigente fiat braccio sinistro di Agnelli?!
    Già; proprio lui.
    E scrive dell'ex piduista pregiudicato per falsa testimonianza corruttore e amico di mafiosi che hai eletto al Parlamento.

  5. #5
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    C’era una volta un re.
    Che viveva in un castello.
    E il castello si ergeva sopra il suo regno cosi’ piccolo, ma cosi’ piccolo, che finiva dove tutti gli altri incominciavano.
    Quel re era cosi’ pieno di buon senso, che nel suo regno erano tutti felici.
    Cosi’ felici da suscitare l’invidia della strega cattiva che una notte si reco’ nella piazza del paese e verso’ una potente pozione nel pozzo dove tutti prendevano l’acqua.
    E cosi’ in un solo giorno tutto il popolo del regno impazzi’.
    Il re, che, dalle mura del suo castello vedeva tutto cio’ che accadeva, era molto triste ma si preoccupo’ davvero quando i suoi sudditi cominciarono a inveire contro di lui, da sotto le mura, perche’ lo vedevano cosi’ diverso.
    Dopo qualche piccolo tumulto, i capi popolo si misero in un punto piu’ alto e parlarono a tutti:
    “Andiamo a riposare” dissero. “Poi domani, all’alba sfonderemo il portone e taglieremo la testa al re. Poi finalmente ne avremo uno come piace a noi!”
    Il re, poveretto, udito il discorso, pianse per tutta la notte, non per la sua vita ma perche’ amava il suo popolo e vederlo impazzito, per lui era un grande dolore.
    Poi un’ora prima dell’alba scese in piazza e bevve dal pozzo inquinato.
    Il mattino dopo, quando assaltarono il castello, quegli scalmanati trovarono sulla porta il loro re impazzito e dopo il primo sgomento lo partarono in trionfo giu’ in paese.
    Fecero baldoria tre giorni e tre notti, per festeggiare il loro re che, finalmente aveva riacquistato il lume della ragione…

    Ecco, quando leggo i commenti di Furio Colombo, specie quest’ultimo, non so a voi ma a me viene in mente questa fiaba di un sovrano che per non farsi tagliare la testa, un bel giorno perse il senno...

  6. #6
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    In Origine Postato da AldoVincent


    Ecco, quando leggo i commenti di Furio Colombo, specie quest’ultimo, non so a voi ma a me viene in mente questa fiaba di un sovrano che per non farsi tagliare la testa, un bel giorno perse il senno...
    Nel caso in questione, il "re" ha bevuto dal pozzo inquinato una trentina d'anni fa; e non ci pensa proprio di uscire dal castello...

  7. #7
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    Predefinito Re: Buoni propositi (di Furio Colombo)

    In Origine Postato da AldoVincent
    Buoni propositi
    di Furio Colombo

    E se non avessimo mai alzato la voce, giornalisti miti e cortesi che chiedono sommessamente al ministro Castelli perché tanta asprezza verso la sinistra, giornalisti che fanno finta di non accorgersi che Berlusconi dice a una signora «faccia da stronza» (troppo volgare), lasciano perdere la bandana (troppo ridicolo) e invece si pongono serie domande di politica estera sulla visita di Blair che dimostra il prestigio ritrovato dell’Italia, recandosi in visita privata a Villa Certosa.

    Se avessimo deciso, fin dal ritorno in edicola de Unitàche puoi parlare del conflitto di interessi una o due volte all’anno, quando si presenta la giusta occasione, ma non tutti i giorni, perché, in fondo, il conflitto di interessi non interessa a nessuno, e a forza di ripetere corri il rischio di far fare al titolare di quel conflitto la figura del perseguitato?

    Se la nostra mite linea editoriale fosse stata di commentare i telegiornali come se fossero veri, lasciare in pace Mimun e Mentana (che erano buoni amici), se avessimo scelto di raccontare con rispetto Porta a Porta, non mancando di ricordare che Bruno Vespa è un bravo professionista, e trascurando la noiosa pretesa di scorgere in ogni puntata di quell’incredibile programma il lieto fine governativo e l’impronta della zampata di regime?

    Ecco, regime. Non è di cattivo gusto dire e ripetere questa parola solo perché Berlusconi, legittimamente eletto dagli italiani, si trova per dovere d’ufficio a controllare le Tv di Stato mentre, per un caso della vita, possiede una catena di televisioni private e quasi tutta la pubblicità del Paese?

    Qualcuno dirà che è un regime quello in cui un uomo di sinistra, Enzo Baldoni, viene insultato anche quando la sua vita è in pericolo, e persino quando è morto, da quasi tutta la stampa di destra, e nessun giornale della grande stampa libera mostra di accorgersene. Al contrario, si sprecano gli articoli sul disfattismo, l’ignavia, e il filo-terrorismo della gente di sinistra, per non parlare della razza maledetta dei pacifisti. Ma insistere nel giudicare le scelte degli altri non giova al dialogo. Dunque lasciamo perdere gli insulti a Baldoni assassinato (Baldoni era un uomo di pace e dunque evidentemente meno italiano di altri morti) e andiamo a dialogare. Ci sarà qui un guastafeste che chiederà: dialogare su cosa?

    Hanno già approvato riforme chiave che cambiano il futuro del Paese con l’espediente del voto di fiducia, cioè un Parlamento con la bocca chiusa. Domanda sbagliata. Su che cosa dialogare si vedrà. Ma se accetti di farlo, il premio lo ricevi subito. Dire sì al dialogo, senza tanti distinguo, attira subito sguardi di interesse e di approvazione.

    Ora, è vero che Berlusconi era imputato in un sacco di processi, che è stato brusco con i giudici, che il Parlamento ha fatto una legge apposta per fermare tutti i processi e addirittura in tempo per impedire alla Pm Boccassini di pronunciare la sua conclusiva arringa di accusa in uno dei processi a Milano, e ha affidato tutto ciò al presidente della Commissione giustizia della Camera che è anche avvocato personale del presidente del Consiglio. Ma è anche vero che l’avvocato Pecorella è un giurista grande abbastanza da svolgere contemporaneamente due ruoli così delicati. Ed è altrettanto vero che i processi inseguivano quest’uomo da una vita, e che lui deve pur governare.

    Per esempio, i nostri titoli sulla Bossi-Fini. Sono sempre stati giudicati esagerati. Da chi? Dalla Lega, prima di tutto. Ma anche da tanti altri, anche da sinistra.

    Vi ricordate quando abbiamo espresso con irruenza il timore, anzi la predizione, che quella legge avrebbe scoraggiato i soccorsi in mare (pena l’imputazione di traffico di schiavi) per chi avesse portato in salvo dei mezzi morti, e dunque avrebbe favorito l’atteggiamento di non far caso ai naufraghi? Questo era prima dei 1.651 morti in mare davanti alle coste italiane. Una sensata obiezione potrebbe essere che i giornalisti fanno cronaca, non profezia. A tempo debito le notizie dei morti le hanno date tutti i giornali, le proteste contro il danno di quella legge è venuto con fermezza anche dalla Confindustria. Pisanu e Buttiglione, due importanti voci berlusconiane, hanno detto che la legge va rivista. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali parti essenziali di quella legge. La Lega ha risposto in modo colorito. Ma, si sa, è la Lega, una organizzazione che esprime forti umori popolari.

    Questo è solo un riassunto parziale delle intemperanze che ci vengono spesso rimproverate. Ma serve a farci riflettere su ciò che avremmo guadagnato, almeno personalmente, da una più cauta e avveduta conduzione delle nostre pagine.


    * * *

    Mettete su un tavolo un po’ di copie dell’Unità e fate il gioco di “abbassare i toni”, per “non cadere nella rissa, nell’odio, nelle scomuniche”.

    Ecco alcuni titoli che ci avrebbero senza dubbio messo in miglior luce agli occhi di coloro che ci accusano di fare un giornale gridato:

    «Berlusconi critica i giudici. Si apre il dibattito sulla separazione delle carriere». È stato quando il premier aveva detto che solo un mentecatto può fare il giudice.

    «Berlusconi trova impropria la domanda di un cronista dell’Unità». È stato quando Berlusconi ha detto a un nostro giovane giornalista alla sua prima esperienza di conferenza stampa: «Lei è un mestatore di professione. Io coi mestatori non parlo».

    «A Berlusconi non piace il volto di una signora di Rimini che gli ha detto rudemente: “Vai a casa”». La storia è nota, ma ne ha parlato solo l’Unità.

    «Il ministro Calderoli chiede di tutelare i confini nazionali». È stato quando il già vicepresidente del Senato e attuale ministro delle Riforme ha detto: «La Costituzione non si applica agli stranieri. Gli stranieri vanno respinti in mare con l’uso della forza».

    «Castelli ha dubbi sul ruolo della sinistra in Europa». È stato quando Castelli ha pronunciato le parole: «La sinistra europea che difende assassini e latitanti è una cultura aberrante che io combatto con ogni mezzo».

    Ricordate Telekom-Serbia, una Commissione d’inchiesta parlamentare inventata dalla maggioranza, sostenuta da pezzi da galera al solo scopo di accusare Prodi, Fassino, Dini, di avere incassato “enormi tangenti”, accusa ripetuta varie volte al giorno per 40 giorni da tutti i telegiornali pubblici e privati, fino a quando i pezzi da galera sono tornati in galera e la Commissione (organo istituzionale del Parlamento) è finita allo sbando senza che si aprisse una inchiesta sul suo comportamento certo fuori dalla legge?

    Bene, un giorno uno degli illustri membri di maggioranza di quella commissione - per avvalorare la credibilità delle accuse inventate - ha elogiato uno dei falsari (poi prontamente arrestato e accusato di calunnia) con la frase immensamente telegenica: «Ha una memoria da Pico della Mirandola».

    Potevamo pacatamente scrivere: «La Commissione Telekom-Serbia elogia la memoria del teste che accusa». Sarebbe stato un falso. Eppure in questo Paese, in questo periodo della storia italiana, saremmo stati apprezzati per pacatezza e senso della misura.


    * * *

    Noi questo vi possiamo dire. Ad ogni abbassamento di tono voi avreste notato una crescita, magari lenta ma netta, di credibilità, di rispetto verso il direttore e il condirettore dell’Unità<7i> . Saremmo apparsi “equilibrati”, si sarebbe detto che meritiamo fiducia. Forse, un giorno saremmo stati persino invitati, accanto al direttore de Il Riformista, a rappresentare la sinistra italiana in televisione. Lo so che è azzardato pensare così in grande. Ma se ci mostrassimo talmente sereni e rispettosi del governo e della sua maggioranza, come escludere, una o due volte all’anno, anche Porta a Porta? «Colombo, lei che sa stare in modo così equilibrato al di sopra delle parti, pur dirigendo il giornale che fu di Antonio Gramsci, pensa davvero che la Bossi-Fini sia una così cattiva legge?».

    Ancora un passo, per esempio sorprendere l’avversario con una dichiarazione pacata sul fatto che c’è del buono anche nelle leggi e nelle riforme della maggioranza, che l’Italia è di tutti, che si devono unire le forze per contrastare il declino, ed è quasi sicuro: a) il ritorno di inviti nelle buone case in cui si incontrano politici importanti e si ricevono avvertimenti utili; b) la citazione benevola sui giornali di governo; c) persino partecipazioni alla radio, soprattutto presso Aldo Forbice, a patto di essere pronti a sgridare l’ascoltatore fazioso che si permettesse di usare - in pieno prime time della Rai - la parola “regime” .

    D’accordo, facendo un giornale così lasci le spalle scoperte al lavoro di opposizione svolto ogni giorno alla Camera e al Senato, lasci sola una quantità di gente che, guardando ogni sera i Tg di governo, prova l’impulso di lasciar perdere tutto e di comprare solo il quotidiano sportivo. Lasci in pace l’intera compagine mista di affari, di conflitto di interessi, e di governo. Smetti di essere ossessionato dai giornali stranieri e dal loro continuo scandalizzarsi per il caso Berlusconi (dopotutto denigrano l’Italia). Ma torni ad affacciarti alla vita che, come tutti sanno, è televisione. Sei stimato, apprezzato, accolto, forse non come prima di fare l’Unità, ma almeno in modo urbano. Dunque un beneficio c’è, e non trascurabile. Ti cambia la vita. Ma c’è di più.

    A questo punto chi vorrà negare un po’ di pubblicità, anche quella delle grandi “partecipate” statali, che adesso stanno alla larga, alle civili e pacate pagine di questo giornale dai toni bassi?

    Tutto ciò, forse, non gioverà al Paese, più zitto, più disciplinato, più in linea con le televisioni (che non sono i tratti più smaglianti di una democrazia se le televisioni le controlla uno solo). Ma spero di avere dimostrato che converrebbe moltissimo a noi, vita e reputazione. E ai conti del nostro giornale. Se non lo facciamo, dunque, diciamo la verità: è perché non ne siamo capaci. Noi arriviamo a un certo punto di pacatezza e poi ci imbattiamo negli insulti e nelle prese in giro a Baldoni morto. Perdiamo il filo del dialogo e ricominciamo da capo: dalla violenza, dalla volgarità, dal totale dominio informativo del Paese, dalla violazione della Costituzione italiana che ripudia la guerra, dal conflitto di interessi...


    E QUANDO A GOVERNARE CI SARANNO I SINISTROIDI LE CAZZATE DEI VARI COLOMBO NON LE LEGGEREMO PIU'?

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Buoni propositi (di Furio Colombo)

    In Origine Postato da chance2004
    E QUANDO A GOVERNARE CI SARANNO I SINISTROIDI LE CAZZATE DEI VARI COLOMBO NON LE LEGGEREMO PIU'?
    Beh; se hai creduto nei "miracoli" (ne hai visti?), puoi sempre sperare che il Giornale e Libero COMINCINO a raccontarla giusta...

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Buoni propositi (di Furio Colombo)

    In Origine Postato da chance2004
    E QUANDO A GOVERNARE CI SARANNO I SINISTROIDI LE CAZZATE DEI VARI COLOMBO NON LE LEGGEREMO PIU'?
    ma perchè le critiche al governo d'alema chi le ha fatte? di memoria corta eh?

 

 

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