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Discussione: Bushville

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    Predefinito Bushville

    Alla periferia di Brooklyn un agglomerato di tende, roulotte e cartoni. È l'altra faccia del Paese, dimenticata dalla Convention
    La rabbia di Bushville
    città dei poveri
    Sfilano i senzatetto, l'America emarginata contesta i repubblicani


    NEW YORK - L'America che non ti aspetti ha la faccia di Lorenzo, undici anni, jeans a vita bassa e sorriso da piccola peste: gli mancano due denti, proprio davanti, e se gli chiedi come mai, ti risponde che è perché è povero: "Il dentista costa molto, non lo sai?". Se non lo sapete, qui si fa presto a impararlo: benvenuti a Bushville, la città di Bush.

    Chiamarla città forse è troppo. Piuttosto, è un agglomerato di tende, cartoni e roulotte che da dieci giorni occupa una zona alla periferia di Brooklyn, uno di questi posti da dove New York sembra lontana anni luce, invece basta un'ora di treno per arrivarci. A Bushville da giorni si sono riuniti centinaia di quegli americani che in televisione non si vedono mai: i più poveri. Hanno eletto il loro sindaco - Esther Ortais, 46 anni, di Philadelphia, di professione donna di pulizie in una scuola, arrivata qui con otto fra nipoti e figli - preparato cartelli e dato il benvenuto a tutti quelli venuti fin qui per vedere come vive l'America più nascosta.

    Secondo i dati del Census Bureau - l'Istat americana - 35,9 milioni di persone in tutti gli Stati Uniti nel 2003 vivevano sotto la soglia di povertà, 1,3 milioni in più rispetto al 2002: rapportato al numero globale della popolazione, significa che un cittadino su otto della nazione più ricca del mondo è povero. Sempre nel 2003 il numero delle persone senza copertura sanitaria è salito a 45 milioni, 1.4 in più rispetto ai dodici mesi precedenti: il 15.6% del totale della popolazione. Per entrambi i dati è il terzo aumento consecutivo in tre anni: segno di un'economia ristagnante, sostengono i funzionari dell'Amministrazione Bush, simbolo di un paese che non fa nulla per chi sta peggio, ribattono a Bushville.

    Ieri a New York è stata la giornata dei cittadini di Bushville e di quelli come loro: mentre delegati repubblicani ascoltavano i primi discorsi della Convention in centinaia hanno smantellato tende, buttato cartoni, raccolto in pile materassi e cuscini e sono partiti, qualcuno in metropolitana, altri su macchine vecchie e sgangherate. Destinazione la piazza delle Nazioni Unite, da dove è partita la loro marcia di protesta. In migliaia hanno attraversato una città dove ormai i manifestanti spuntano a ogni angolo con cartelli del tipo "Home to the homeless" e "Education not occupation".

    "Abbiamo diritto ad essere ascoltati - dice Ronald Casenova, una cinquantina d'anni, ex senza tetto, oggi coordinatore dei senza casa di New York - noi siamo dei dimenticati, repubblicani e democratici non fanno niente per noi: se non ci fossero le chiese ad aiutarci, moriremmo tutti". In questi giorni Ronald ha portato i giornalisti a scoprire quella parte della città che conosce meglio: le mense per i poveri, i ponti dove i barboni dormono di notte, le chiese della solidarietà. "E le assicuro che per tutti è stata una grande esperienza: anche questa è l'America, anche se i politici fanno finta di non saperlo".

    Cheri Honkala, 40 anni, ragazza madre ed ex homeless, è la portavoce della "Poor Peoples Economics Human Rights Campaign", l'associazione che ha creato Bushville e portato in piazza migliaia di persone in nome dei diritti dei poveri americani: "Noi non viviamo in un paese in via di sviluppo, ma in una nazione ricca che potrebbe prevenire tutto questo - dice indicando la gente intorno a lei - ma non lo fa. Oggi negli Stati Uniti 18mila persone muoiono ogni anno perché non hanno adeguata assistenza sanitaria, e il numero dei bambini poveri non è mai stato così alto dai tempi della Grande depressione".

    Honkala, come tutto il suo gruppo, è scesa in strada con cartelli anti-Bush, ma non fa sconti ai democratici: "Non sono poi così diversi: Clinton non ha mantenuto nessuna delle promesse che ci aveva fatto, ma appoggeremo comunque Kerry: non abbiamo scelta". Ancora una volta, come due giorni fa, "Anything but Bush".

    repubblica.it


    Amati75 , qual è la verita?

  2. #2
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    Predefinito

    La verità è che l'America non è solo la ferrari di Tom Cruise o il ranch ti Bush, l'america non è solo Mc Donald e Delta Airline, l'america sono anche le acciaglierie del New Jersey, i contadini del South Dakota, e gli ispano-americani di east harlem.

    L'America sono i marines in iraq ma anche i 400 mila di New York.

    L'America è complessa ed affascinante....
    "c'hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto, il non rubare quando si ha fame"

 

 

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