Un'indagine scientifica che speriamo esser preliminare ad un restauro sempre più necessario, mostra che nella Gioconda, Leonardo utilizzò una tecnica di sovrapposizione di due strati di pittura. Il primo è di terre, costituite da un miscuglio di ocra e manganese. il secondo, per dare luminosità, un miscuglio di un 1% di vermiglio e di un 99% di Manganese. Osservando le pennellate, si nota che la tecnica usata non è quella fiamminga, inventata da Van Eyck, ma quella utilizzata da Antonello di Messina.
Il che ha diverse implicazioni nella storia dell'arte.
Da una parte, vuol dire che il fiorentino e il siciliano in qualche modo siano entrati in contatto, riaprendo un punto controverso della loro biografia e comunque invertendo la tesi vasariana dell'influenza leonardesca su Giorgione e la scuola veneta. Di fatto è avvenuto il contrario. Dall'altra rende ancor più centrale e determinante il ruolo di Colantonio, il maestro di Antonello. Il sottovalutato inventore di tale tecnica.
Da: Arte e artisti. Appunti d'arte di Alessio Brugnoli




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