FIAMMA TRICOLORE

DIPARTIMENTO PER LA STORIA E LA DOCUMENTAZIONE DEL MOVIMENTO


Leonessa, 27 agosto 2004


Oggetto: comunicato stampa


TROVATA A LEONESSA UNA FOSSA COMUNE
Riaffiorano i resti dei crimini partigiani?

Ieri mattina, 26 agosto, una missione archeologica del Museo Demo-etnografico di Leonessa (Rieti) guidata dal Prof. Mario Polia e dal Dott. Pietro Cappellari ha ritrovato nei pressi delle rovine del castello di Fuscello delle ossa umane.
Monitorando l’intera area la squadra ha potuto constatare la presenza di una fossa comune. Il buono stato di conservazione di parte dei resti rinvenuti escludono una loro “origine” medioevale. Il luogo, infatti, fu abbandonato nel XV secolo e da allora nessuna comunità ha più vissuto in quelle zone dove la natura ha ripreso il sopravvento.
Le ossa sembrerebbero risalire a 50-60 anni fa e, quindi, ci riporterebbero agli anni della seconda guerra mondiale e, in particolar modo, all’epoca della guerra civile 1943-1944.
Tuttavia, mai nessuno ha denunciato la scomparsa di persone e tutti i caduti e le vittime di quegli anni hanno avuto una qualche sepoltura.
Quindi, si tratterebbe di un enigma di difficile soluzione se il Dott. Cappellari non fosse anche un ricercatore della Fondazione della RSI – Istituto Storico, impegnato in questi mesi proprio su uno studio sulla guerra civile sull’Appennino umbro-laziale.
«Il ritrovamento di ossa umane nel vallone che conduce da Morro Reatino a Leonessa – ha dichiarato il Dott. Cappellari – ci riporta necessariamente alla mente alcuni episodi di inenarrabile violenza che videro protagonisti i partigiani, come la strage di Poggio Bustone del 10 marzo 1944 e quella di Morro Reatino del 19 maggio seguente. Nel nostro caso, quella che ha dei risvolti misteriosi collegabili a questo rinvenimento, è la “mattanza” dei fascisti avvenuta a Poggio Bustone, quando i partigiani fucilarono una decina di fascisti che si erano arresi ed avevano deposto le armi, lasciando poi che la popolazione facesse a pezzi i loro corpi. Essendo una pagina oscura della nostra storia su cui è stato imposto il silenzio, non pochi episodi di questa tristissima vicenda sono sconosciuti ai più. In particolar modo pochi sanno che quel giorno, dopo la strage, vennero catturati anche quattro fascisti che si erano nascosti in una casa. I partigiani, non potendoli fucilare sulla piazza, li presero e si allontanarono con loro. Mai nessuno seppe della loro fine. Si trattava di ragazzi giovanissimi, almeno due sicuramente minorenni: l’Allievo Milite GNR Felice Deli, l’Allievo Milite GNR Attilio Corradetti, l’Agente di PS Vincenzo Francescucci, l’Agente di PS Alberto Guadagnoli. Tuttavia, ad un attento esame dei documenti storici, la loro storia non risulta “sconosciuta”. I quattro vennero portati nel vallone che collega Morro Reatino con Leonessa e lì sommariamente passati per le armi. I loro corpi non furono mai ritrovati. La scoperta di questa fossa comune necessariamente ripropone domande a cui mai nessuno ha avuto il coraggio di dare una risposta e mettere in relazione la “scomparsa” dei quattro soldati repubblicani dopo la strage di Poggio Bustone con i ritrovamenti della squadra del Museo Demo-etnografico di Leonessa non è per niente azzardato. Anzi, il Prof. Polia ha ritrovato, in un muro adiacente la fossa comune, alcuni fori di proiettili e, addirittura, alcune ogive deformate di grosso calibro. Segno inequivocabile di una fucilazione sommaria. E’ ora di incominciare ad indagare sui crimini partigiani commessi in queste zone, dall’omicidio di Assunta Vannozzi a quello del Commissario Prefettizio Francesco Pietramico. Lo stesso Europarlamentare Prof. Luca Romagnoli, Segretario Nazionale della Fiamma Tricolore, si è interessato del caso e presenterà un’interrogazione a Strasburgo per la riapertura dei fascicoli sui crimini partigiani compiuti nelle province di Rieti, Terni e Perugia. La conferenza stampa indetta dall’Amministrazione Comunale il 27 mattina ha visto la partecipazione di un folto pubblico, nonché di giornalisti. Presente anche il nipote dell’Agente di PS Guadagnoli “scomparso” sessanta anni fa. Se la magistratura confermasse la nostra ipotesi ci troveremo davanti ad un episodio agghiacciante della guerra civile in Italia. Una scoperta sensazionale che, per quanto ne sappiamo, non ha precedenti: la prima fossa comune dell’Italia centrale. Il fatto che un autorevole giornale come “Il Messaggero” abbia titolato in piena pagina che i ragazzi della RSI sono stati fucilati dai “nazisti”, ci ha fatto indignare. Le nostre proteste hanno provocato alcune rettifiche nell’edizione del giorno successivo, rettifiche però accompagnate da un paginone speciale sui crimini “nazi-fascisti” sull’Appennino umbro-laziale. Tale modo di procedere è semplicemente scandaloso, ma ci sprona ha continuare la ricerca, specialmente adesso che il Comune si è costituito “parte in causa” per affiancare la magistratura nelle indagini».
Intervenuti i Carabinieri di Leonessa è stata avvisata immediatamente la Procura della Repubblica di Rieti. Il Magistrato ha predisposto immediatamente il sequestro dei resti e dell’intera area del ritrovamento, aprendo un fascicolo d’inchiesta. Si ipotizzano i reati di strage, vilipendio ed occultamento di cadaveri.



LE IMMAGINI DEL RITROVAMENTO SONO VISIONABILI AL SITO
http://www.leonessa.org/2004/estate/news.htm