Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    24 Mar 2002
    Località
    Leno BS
    Messaggi
    32,489
     Likes dati
    38
     Like avuti
    582
    Mentioned
    58 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Una chiesa multireligione o ultraecumenica

    Lo so, c'entra poco con il forum, ma non potevo privarvi della fotografia che ho fatto l'anno scorso all'aeroporto di Stansted, vicino a Londra. Quella che appare nella foto è una specie di "chiesa" buona per tutti. Quel foglio che si vede appeso al centro della foto indica la posizione della mecca.
    La stanzetta sarà 2 metri per 3.

    Ripeto, non c'entra nulla, ma mi faceva piacere mostrarvela (forse l'avevo anche già postata).

    Cancella pure il thread dopo che l'hai visto. Tutto ok Guelfo? E' una vita che non ti sento!!!

    Ciao



    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

    http://openflights.org/banner/f.pier.png

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Grazie per la segnalazione, Oli. Gli aeroporti sono spesso sede di queste strane cappelle universali e multireligiose, veri esperimenti per luoghi di culto generici, al dio ignoto. Non è la prima volta che ne sento parlare.
    Per il resto tutto bene. Ovviamente, quando vuoi, ci sentiamo in ICq come ai vecchi tempi, così mi invii qualche altra bella canzone anni Ottanta..Eighties coming back...

    Guelfo nero

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    29 Aug 2004
    Località
    zevio
    Messaggi
    425
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il Vaticano II e gli errori liberali

    IL VATICANO II
    E GLI ERRORI LIBERALI

    [Michel Martin, «Vatican II et les erreures liberales»,
    Courrier de Rome, 15 maggio 1976]


    ---------------------------------------------------------------------
    -----------

    Alcuni testi del Concilio Vaticano II sono, più o meno, contaminati
    dagli errori liberali? È quanto affermò durante il Concilio stesso
    il Cetus Internationalis Patrum, che raggruppava i vescovi
    tradizionalisti.
    Successivamente l'accusa non ha mai cessato di essere formulata da
    alcuni teologi isolati, ma, eccetto che presso una esigua minoranza
    di "integristi", come si dice, essa fu sempre accolta con
    indifferenza fino al momento, recentissimo, in cui il penoso affaire
    di Ecône non la mise in primo piano nell'attualità cattolica.
    A coloro che s'indignassero per il fatto che si possa supporre che
    un testo conciliare sia discutibile, ricorderò, come peraltro ha
    detto il Santo Padre stesso, che nessun testo del Vaticano II ha il
    carattere di definizione o di decisione infallibile.
    Con tutto il rispetto dovuto alla Chiesa docente, i teologi sono
    dunque liberi di discutere la questione che è l'oggetto del presente
    articolo.
    Notiamo tuttavia che solo il Papa mediante definizioni ex cathedra
    potrebbe dare una soluzione completa e definitiva ai gravi
    interrogativi sollevati dalle accuse di cui sono oggetto alcuni
    testi del Vaticano II.


    I - La Contraddizione

    Ma supponiamo ora che una affermazione sia in contraddizione
    evidente, chiara, manifesta, con una dottrina che la Chiesa ha
    infallibilmente definito. Abbiamo bisogno in tal caso di un giudizio
    della Chiesa docente per rifiutarla? Immaginiamo per esempio che una
    setta sostenga che in Dio vi sono solo due persone: il Padre e il
    Figlio. Abbiamo bisogno di un giudizio della Chiesa docente per dire
    che questa affermazione deve essere respinta, perché in
    contraddizione con il dogma trinitario infallibilmente definito?
    Certo, una contraddizione tra due dottrine non è sempre manifesta e
    in questo caso è richiesto il giudizio della Chiesa docente.
    Quando però si tratta di due dottrine chiaramente formulate e di cui
    l'una è manifestamente la negazione dell'altra, abbiamo bisogno di
    un giudizio della Chiesa docente per convincerci che vi è
    contraddizione? Constatando una contraddizione evidente, non
    esprimiamo alcun giudizio dottrinale, ma solo un giudizio di fatto.
    Non siamo più nel campo della teologia, ma in quello della logica.

    La dichiarazione sulla libertà religiosa

    Con i vescovi del Cetus Internationalis Patrum affermo da dieci
    anni, senza che alcuno mi abbia mai dato risposta, se non per mezzo
    di scappatoie, che vi è una contraddizione evidente, chiara,
    manifesta, tra certe affermazioni del Vaticano II e la dottrina
    tradizionale a proposito della libertà religiosa in foro esterno.
    Inoltre, queste affermazioni del Vaticano II sono la riproduzione
    quasi parola per parola delle proposizioni condannate da Pio IX in
    forma infallibile.
    Ora, poiché queste affermazioni conciliari non sono state definite
    infallibilmente, non dobbiamo forse noi rifiutarle?
    Ma, non volendo accettare questa conclusione, i difensori del
    Concilio si sono trovati nella necessità di sostenere che non vi è
    contraddizione, poiché la dottrina conciliare è solo, secondo loro,
    lo sviluppo della tradizione.
    Confronteremo più avanti i testi, ma ci si rende conto che
    dichiarando compatibili due dottrine che almeno nove persone su
    dieci stimerebbero contraddittorie, si compromette la credibilità di
    tutto quanto insegna la Chiesa?


    II - Il Liberalismo - Il Cattolico Liberale

    Nella sua essenza il liberalismo è il rifiuto di accettare una
    verità o una legge imposta all'uomo dall'esterno.
    L'uomo deve essere libero di giudicare lui stesso la verità.
    A ciascuno la sua verità.
    Secondo la dottrina cattolica, al contrario, l'uomo ha il dovere di
    credere alle verità che Dio ha rivelato e che sono insegnate
    infallibilmente dalla Chiesa.
    I due punti di vista sono inconciliabili e i massoni, per i quali il
    liberalismo è un dogma, su questo punto non si sono ingannati.
    Ascoltiamo uno di loro: «Maestra di verità! Mai, senza dubbio, la
    Chiesa aveva manifestato la sua imperiosa volontà di imporre il suo
    dogma e sottolineato che questo dogma era l'unica verità, in termini
    così categorici, così definitivi nella loro brutalità, mai con una
    formula che tanto colpisce. Bisogna allora onestamente porsi il
    problema di sapere dove possa sboccare un dialogo con un
    interlocutore che dichiara, all'esordio di questo dialogo, che lui è
    padrone della verità per volontà di Dio».
    A rigore, infatti, cattolico e liberale sono due termini che si
    escludono.
    Nella loro grande maggioranza i cattolici attuali sono, tuttavia,
    più o meno liberali.
    Ciò non significa che questi cattolici abbiano personalmente passato
    l'insegnamento della Chiesa al vaglio della loro ragione, per
    ritenere soltanto quanto personalmente hanno giudicato vero, un tale
    cattolico rappresenta in verità l'eccezione. Ma i cattolici sono
    oggi immersi in un mondo il cui pensiero si allontana sempre più
    dalla dottrina tradizionale della Chiesa. Sollecitato e diviso tra
    questa dottrina e il "pensiero moderno", il cattolico liberale di
    oggi e colui che cerca o adotta compromessi tra questi due sistemi
    di pensiero.
    Questa sete di compromesso ha invaso la Chiesa stessa; un
    teologo "moderno" non cerca più tanto di approfondire la dottrina e
    di opporla agli errori attuali; cerca soprattutto di distorcerla
    (nel modo meno visibile) in modo da evitare il più possibile gli
    attriti con il pensiero moderno.
    Non è possibile, in un semplice articolo, enumerare tutti questi
    compromessi. Mi limiterò all'esame della tesi che figura nella
    dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa e che è relativa ai
    rapporti tra il potere civile e il potere spirituale.


    III - La Dottrina della Chiesa sul Potere Civile

    Non spetta alla Chiesa dare costituzioni agli Stati, ma solo
    enunciare i grandi principi di ordine morale cui queste costituzioni
    devono ottemperare.
    Questa dottrina della Chiesa sul potere civile è immutabile; essa è
    infatti fondata nella Scrittura e nella Tradizione ed è stata
    costantemente insegnata dalla Chiesa a partire dai Padri fino a Pio
    XII compreso. Essa è dunque garantita dal Magistero ordinario
    infallibile della Chiesa.
    Inoltre, come vedremo più in dettaglio, alcuni punti di questa
    dottrina sono stati oggetto di definizioni ex cathedra e sono dunque
    garantiti dalla infallibilità del Magistero straordinario della
    Chiesa.

    La dottrina.

    Essendo stato creato da Dio, avendo ricevuto tutto da Dio, l'uomo
    deve rendere omaggio al suo Creatore e soprattutto a Gesú Cristo, il
    Verbo di Dio che è stato costituito dal Padre suo Re dell'Universo.
    Consideriamo bene quanto - richiamato da Pio XII - ha insegnato
    Leone XIII: «L'impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli
    cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale,
    appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate
    opinioni ve li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma
    abbraccia anche quanti sono privi della fede cristiana, di modo che
    tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo».
    Pio XI osserva poi: «Non v'è differenza fra gli individui e il
    consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società,
    non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli
    uomini singoli».
    Lo Stato non ha dunque il diritto di essere "laico"; deve, in quanto
    Stato, riconoscere la regalità di Gesù Cristo e rendergli omaggio.
    E, beninteso, fare in modo che non vi sia alcuna contraddizione tra
    le leggi civili che promulga e le leggi di Dio.
    Lo Stato ha il dovere di assicurare il bene comune della città e
    deve in particolare proteggere i cittadini. Tutti trovano naturale
    che si opponga al libero commercio della droga, che devasta i corpi,
    e che quindi nessuno sia obbligato ad acquistarla. La Chiesa
    aggiunge che lo Stato ha anche il dovere di proteggere i cittadini
    contro le idee false che devastano le anime.
    «Ma qual può darsi morte peggiore dell'anima che la libertà
    dell'errore?», dichiarava sant' Agostino.
    La Chiesa non ammette dunque la libertà di dire e di scrivere
    qualunque cosa; in opposizione completa al pensiero moderno ritiene
    infatti che solo la verità abbia dei diritti. L'errore non ne ha
    alcuno e può tutt'al più essere tollerato.
    Derivando l'una e l'altro il loro potere da Dio ed esercitandosi la
    loro giurisdizione sugli stessi soggetti, la Chiesa e lo Stato non
    possono ignorarsi, benché costituiscano due poteri distinti: «Ma
    poiché uno e medesimo è il soggetto di ambedue le potestà, e potendo
    una medesima cosa, quantunque sotto ragione e aspetto differente,
    appartenere alla giurisdizione dell'uno o dell'altra […]. Devono
    dunque essere tra loro debitamente ordinate le due potestà».
    In altri termini la Chiesa condanna la separazione tra Stato e
    Chiesa.
    Anche se spiace alla mentalità moderna, la dottrina cattolica sullo
    Stato, come fu esposta dai Padri fino a Pio XII compreso, è non poco
    intollerante. Essa afferma che, poiché Cristo ha fondato una sola
    religione, si deve, nella misura del possibile, cercare di
    instaurare lo Stato cattolico. E poiché il culto cattolico è il solo
    pienamente gradito a Dio, nessun altro culto pubblico dovrebbe di
    principio essere tollerato.
    La Chiesa non impone alcuna forma di governo. Essa ammette sia la
    repubblica che la monarchia, purché siano rispettati i principi che
    ho riassunti.

    Le realizzazioni

    Dal 313, Costantino e i suoi successori si sforzano di realizzare
    questo ideale.
    Dapprima religione ammessa, la religione cattolica fu presto
    proclamata religione dello Stato. Dopo la caduta dell'impero,
    Clodoveo è consacrato re e monarchie cattoliche vengono instaurate
    pressoché in tutta Europa. Fino all'inizio del secolo XX lo Stato
    cattolico (o almeno confessionale) è la regola generale. In realtà
    sono sempre esistiti Stati cattolici e il 27 agosto 1953 - data
    relativamente recente - è stato firmato un concordato tra la Santa
    Sede e la Spagna di cui ecco l'art. 1: «La religione cattolica,
    apostolica, romana continua a essere la sola religione della nazione
    spagnola […]».
    Il concordato del 1953 non annullava la Carta degli Spagnoli del 13
    luglio 1945 che dichiarava: «[…] nessuno sarà molestato per le sue
    convinzioni religiose né per l'esercizio privato del suo culto. Non
    si autorizzeranno altre cerimonie né altre manifestazioni esterne se
    non quelle della religione cattolica».

    La tolleranza. La tesi e l'ipotesi.

    Ma la Chiesa cattolica non ignora che, in campo politico, l'ideale
    non sempre è realizzabile. Essa ammette dunque che nei paesi divisi
    da diverse fedi e per evitare un male peggiore, lo Stato cattolico
    tolleri l'esercizio di altri culti. È per questo che Enrico IV, per
    evitare la guerra civile, concesse ai protestanti con l'editto di
    Nantes, il diritto (limitato) di esercitare pubblicamente il loro
    culto.
    Da cui la classica distinzione fra la tesi e l'ipotesi. La tesi è la
    dottrina cattolica in tutta la sua purezza; l'ipotesi è ciò che è
    possibile realizzare, tenuto conto delle circostanze. Ma la Chiesa
    chiede che non si perda mai di vista la tesi e che si faccia tutto
    ciò che è possibile per realizzarne il massimo. Di fatto,
    nell'editto di Nantes, il protestantesimo è sempre chiamato «la
    religione che si pretende riformata», cosa che mostra con chiarezza
    che gli estensori dell'editto avevano tenuto a sottolineare in
    questo modo come la religione cattolica sia la sola vera e sola
    abbia dei diritti.
    Ma la giusta distinzione tra la tesi e l'ipotesi servirà di pretesto
    ai cattolici liberali per rinnegare la dottrina tradizionale, che
    essi dichiarano non più confacente al nostro tempo.
    Come vedremo più in dettaglio, il Concilio Vaticano II andrà più
    lontano ancora, senza più occuparsi della tesi, che non richiamerà
    neppure, dichiarerà che la libertà religiosa in foro esterno è un
    diritto per gli adepti di qualsiasi religione e che questo diritto
    scaturisce dalla dignità della persona umana.
    Cedendo allora alle reiterate pressioni della Santa Sede, il
    generale Franco accordò agli Spagnoli, il 28.6.1967, la piena
    libertà per tutti i culti.


    IV - Il Liberalismo Cattolico e le sue condanne

    Con liberalismo cattolico e l'espressione equivalente cattolicesimo
    liberale, si indica soprattutto un insieme di teorie sostenute nel
    secolo XIX che minimizzano la dottrina tradizionale sullo Stato, che
    ho appena riassunto. Queste teorie furono condannate da tutti i Papi
    che si sono succeduti da Gregorio XVI a Pio XII. Inoltre Pio IX,
    come vedremo più particolarmente, per condannarle impegnò nella
    Quanta cura l'infallibilità pontificia.

    Gregorio XVI e l'enciclica Mirari vos.

    Nel 1830 l'abbé Lamennais sosteneva che ogni uomo ha il diritto di
    manifestare pubblicamente le sue opinioni e che di conseguenza lo
    Stato deve ammettere il libero esercizio di tutti i culti.
    Egli faceva notare che nel sistema dello Stato cattolico, che ha
    regnato per più di quindici secoli, il potere spirituale e temporale
    non hanno mai cessato di contendere (san Luigi stesso ebbe
    difficoltà con la Santa Sede). Separando completamente i poteri, la
    Chiesa godrà di una piena libertà, che dovrebbe, secondo lui,
    accrescere la sua influenza.
    Tutte queste idee furono sostenute con talento nel giornale L'Avenir
    di cui Lamennais era l'ispiratore.
    Ma Roma, dal 1832, le condanna. Nell'enciclica Mirari vos, Gregorio
    XVI denuncia anzitutto l'indifferentismo, che sostiene che tutte le
    religioni salvano, e poi scrive queste righe, le ultime delle quali -
    che sottolineo - predicono i frutti amari del liberalismo, come li
    possiamo constatare oggi: «Da questa corrottissima sorgente
    dell'indifferentismo scaturisce quell'assurda ed erronea sentenza, o
    piuttosto delirio, che debbasi ammettere e garantire per ciascuno la
    libertà di coscienza: errore velenosissimo a cui appiana il sentiero
    quella assoluta e smodata libertà d'opinare che va sempre aumentando
    a danno della Chiesa e dello Stato, non mancando chi osa vantare con
    impudenza sfrontata, provenire da siffatta licenza alcun comodo alla
    Religione. "Ma qual può darsi morte peggiore dell'anima che la
    libertà dell'errore?" diceva sant'Agostino. Tolto infatti ogni freno
    che contenga nelle vie della verità gli uomini già volgentisi al
    precipizio per la natura inclinata al male, potremmo dire con verità
    essersi aperto il pozzo dell'abisso […]. Di là infatti proviene
    l'instabilità degli spiriti, di là la depravazione della gioventù,
    di là il disprezzo nel popolo delle cose sacre e delle leggi più
    sante, di là in una parola la peste della società più di ogni altra
    funesta […] ».
    Non è precisamente quanto accade nella nostra società liberale
    avanzata? I cattolici liberali si sottomisero e L'Avenir chiuse i
    battenti. Ma Lamennais finì per abbandonare la Chiesa.

    Pio IX, il Sillabo e l'enciclica Quanta cura.

    La seduzione delle idee liberali era tale che il liberalismo
    cattolico riapparve venti o trent'anni dopo. Montalembert, che si
    era sottomesso nel 1832, ne fu uno dei piú ardenti difensori. Egli
    sostenne con talento che bisogna riconciliare il cattolicesimo e la
    democrazia, la quale esige prima di tutto la libertà religiosa. Egli
    affermò che la libertà è piú utile alla Chiesa che non la protezione
    dei re. I discorsi di Montalembert ebbero una grande eco. Ma l'8
    dicembre 1864 il successore di Gregorio XVI, Pio IX, condanna di
    nuovo il liberalismo cattolico nel Sillabo e nell' enciclica Quanta
    cura.
    Ecco qui, per esempio, due articoli del Sillabo.
    Sono condannate le seguenti proposizioni: «55. Si deve separare la
    Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa. - 77. Ai giorni nostri
    non giova più tenere la religione cattolica per unica religione
    dello Stato, escluso qualunque sia altro culto».
    Ma ecco un fatto nuovo. Nell'enciclica Quanta cura, Pio IX, come
    vedremo, impegna l'infallibilità pontificia. Perciò dedicherò piú
    avanti tutto un paragrafo alle condanne formulate in questa
    enciclica.

    Mons. Dupanloup

    Scoraggiati da questa nuova condanna, Montalembert e i suoi amici
    erano del parere di rinunciare alla lotta.
    Ma questa fu ripresa con un opuscolo che mons. Dupanloup, vescovo di
    Orleans, inviò a tutti i vescovi e anche al Papa. Mons. Dupanloup
    sosteneva che si fossero letti male la Quanta cura e il Sillabo.
    Egli faceva numerose osservazioni esatte (come la distinzione logica
    tra contrario e contraddittorio), ma per il resto si teneva
    costantemente al limite del sofisma. Riprendeva la distinzione tra
    la tesi e l'ipotesi, ma lasciando intendere che le tesi di Pio IX
    erano ormai irrealizzabili.
    Poiché nell'opuscolo non vi era niente di positivamente falso, Pio
    IX ringraziò mons. Dupanloup dell'invio, ma con una riserva che
    mostra come avesse ben compreso quanto stava per succedere. Infatti
    i cattolici liberali restarono sulle loro posizioni: continuarono
    soprattutto a chiedere la separazione di Chiesa e Stato (che non si
    era ancora realizzata a quel tempo) e rimasero cosí fedeli a una
    tattica che in seguito non hanno mai abbandonata: invece di lottare
    contro i nemici della Chiesa si esige insieme a loro quanto si pensa
    che inevitabilmente un giorno sarà ottenuto.

    Leone XIII

    Leone XIII succede a Pio IX. Nelle encicliche Immortale Dei, sulla
    costituzione cristiana degli Stati (1885), e Libertas, sulla libertà
    (1888), riprende tutte le tesi tradizionali sullo Stato cattolico.
    Nella Libertas fa suo quanto vi è di esatto nella distinzione tra la
    tesi e l'ipotesi, ma riprende anche, senza una sola eccezione, tutte
    le condanne formulate da Gregorio XVl e Pio IX, e cita
    esplicitamente l'enciclica Mirari vos e il Sillabo.
    Una volta ancora il liberalismo cattolico è condannato.

    San Pio X

    San Pio X succede a Leone XIII ed è sotto il suo pontificato che la
    Repubblica francese denuncia, nel 1905, il concordato, proclamando
    che lo Stato da ora sarà laico e non riconoscerà piú alcun culto.
    San Pio X protesta con l'enciclica Vehementer, dell'11 febbraio
    1906, e lo fa con termini che costituiscono una nuova condanna del
    liberalismo cattolico: «[…] in virtú dell'autorità assoluta che
    Iddio Ci ha conferito, Noi […] riproviamo e condanniamo la legge
    votata in Francia sulla separazione della Chiesa e dello Stato come
    profondamente ingiuriosa rispetto a Dio che essa rinnega
    ufficialmente, ponendo il principio che la Repubblica non riconosce
    nessun culto».
    Era la rinnovata affermazione, una volta ancora, che, contrariamente
    alla tesi liberale, lo Stato deve rendere omaggio a Dio e obbedire
    anch'esso a Gesù Cristo, solo e vero Re delle Nazioni, e che in ogni
    caso lo Stato non può lasciare che si propaghi liberamente l'errore
    come se avesse lo stesso titolo della verità. E se lo Stato lo fa,
    la Chiesa non può in nessun modo approvarlo.

    Pio XI e la festa di Cristo Re

    Non appena elevato al sommo pontificato, nel 1922, Pio XI condanna
    esplicitamente il liberalismo cattolico nella sua enciclica Ubi
    arcano Dei.
    Ma egli comprende presto che, essendo rimaste inoperanti le condanne
    dei suoi predecessori, sarebbe accaduto lo stesso delle sue.
    Utilizza allora un altro metodo, che avrebbe probabilmente avuto
    successo, se, senza volerlo, non l'avesse vanificato con le sue
    stesse mani.
    Poiché il popolo non legge le encicliche, Pio XI pensa che il
    miglior modo per istruirlo sia quello di utilizzare la liturgia.
    Nell'enciclica Quas primas, dell'11 dicembre 1925, egli espone
    anzitutto in termini luminosi una teologia esauriente della regalità
    di Cristo e dimostra che essa implica necessariamente il dovere per
    i cattolici di fare quanto è in loro potere per tendere verso
    l'ideale dello Stato cattolico.
    «Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di
    Cristo] coll'azione e coll'opera loro, sarebbe dovere dei cattolici
    […] ».
    Dichiara poi di istituire la festa di Cristo Re spiegando la sua
    intenzione di opporre così «un rimedio efficacissimo a quella peste,
    che pervade l'umana società. La peste della età nostra è il così
    detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi».
    Disgraziatamente, male informato sulla situazione religiosa e
    politica che regna in Francia in quel momento, Pio XI renderà
    inoperante la festa di Cristo Re, colpendo, meno di un anno dopo, i
    cattolici antiliberali più attivi, mentre per contro, né lui, né i
    vescovi danno disturbo ai cattolici liberali.
    In realtà i cattolici antiliberali, in quel tempo, facevano capo a
    due movimenti: l'Action Française, guidata da un ateo, Charles
    Maurras, e la Federation Nationale Catholique del generale de
    Castelnau.
    La condanna dei cattolici dell'Action Française (che Pio XII tolse
    non appena elevato al sommo pontificato) fu interpretata (a torto)
    come quella dell'anti-liberalismo.
    Dopo questo periodo i cattolici antiliberali in Francia sono solo
    una minoranza di isolati. Hanno perduto ogni influenza e, nel timore
    di essere trattati da fascisti, rari sono coloro che osano
    manifestare le loro opinioni.
    La vittoria dei cattolici liberali era dunque totale.
    La separazione di Chiesa e Stato, la completa libertà di stampa, si
    erano realizzate ed erano considerate normali dalla stragrande
    maggioranza dei francesi. L'esistenza di un partito cattolico-
    liberale era divenuta inutile, e l'espressione liberalismo cattolico
    cadde in dimenticanza.
    Ma ora in Francia progrediscono le idee politiche di sinistra e con
    esse i cattolici liberali cercheranno compromessi. Mounier con la
    rivista Esprit, i domenicani con la rivista Sept amoreggiano con il
    socialismo e il marxismo. I cattolici liberali virano a sinistra e
    andranno sempre più avanti su questa via.
    Dopo la liberazione essi si organizzano in un potente movimento
    politico, il MRP (Mouvement des Republicains Populaires) di cui Marc
    Sangnier fu, fino alla morte avvenuta nel 1950, il presidente
    onorario.
    Vedremo come nel 1946 il MRP doveva tradire vergognosamente la causa
    di Cristo Re.
    E l'enciclica? Docilmente la Chiesa celebra ogni anno, dal 1925, la
    festa di Cristo Re, ma vescovi, sacerdoti e fedeli non ne
    comprendono più il significato.

    Il MRP e la festa di Cristo Re

    Nel 1946 fu necessario dare alla Francia una nuova costituzione. I
    comunisti presentarono una proposta in parlamento chiedendo che la
    laicità dello Stato fosse esplicitamente menzionata, cosa a cui gli
    autori del progetto costituzionale non avevano pensato.
    Il MRP era allora un partito potente e i suoi deputati costituivano
    un terzo del parlamento. Ma, per le ragioni dette, questo partito
    cattolico era liberale e non poco orientato a sinistra.
    Il progetto costituzionale era sostenuto dai socialisti e dai
    comunisti, che occupavano un terzo dei seggi, e combattuto invece
    dai deputati che sedevano alla destra del MRP, che costituivano il
    rimanente terzo, e pertanto il MRP era arbitro della situazione.
    Dimenticando completamente che Pio XI aveva istituito la festa di
    Cristo Re per ricordare ai cattolici il loro dovere di lottare
    contro il laicismo, frutto del liberalismo condannato dai Papi, il
    MRP, che poteva far respingere l'emendamento sulla laicità, si
    guardò bene dal farlo. Non ricordo piœ ora se votò a favore o si
    astenne, ma rimane sempre il fatto che fu grazie a un partito
    cattolico che la laicità dello Stato fu promossa per la prima volta
    al rango di legge costituzionale.
    E per una sorprendente coincidenza, nella quale vedo, per conto mio,
    uno scherzo del demonio, questa costituzione laica fu promulgata
    sulla gazzetta ufficiale con la data del 27 ottobre 1946, giorno
    della festa di Cristo Re!

    De Gaulle e la costituzione del 1958

    Dodici anni dopo questa repubblica laica crolla senza gloria, e un
    generale cattolico è incaricato di proporre una nuova costituzione.
    Ma anch'egli è un cattolico liberale e inscrive anche la laicità
    dello Stato nella costituzione, che sottopone all'approvazione dei
    francesi mediante referendum.
    Un gruppo assai esiguo di cattolici anti-liberali fece una campagna
    contro questa costituzione empia, ma fu sconfessato dalla quasi
    totalità dei vescovi; bisognava salvare l' Algeria e l'impero. Il
    seguito lo si conosce.

    Pio XII

    Pio XII è un Papa moderno che si preoccupa già dell'organizzazione
    di comunità di Stati.
    In un discorso del 6 dicembre 1953, dedicato a questo problema, egli
    ricorda, una volta ancora, i principi tradizionali: «[…] nessuna
    autorità umana, nessuno Stato, nessuna Comunità di Stati, qualunque
    sia il loro carattere religioso, possono dare un mandato positivo o
    una positiva autorizzazione d'insegnare o di fare ciò che sarebbe
    contrario alla verità religiosa o al bene morale».
    Come Leone XIII, egli riconosce che l'ideale non è sempre
    realizzabile; è dunque spesso necessario usare tolleranza; ma, nella
    determinazione di ciò che occorre fare in pratica, lo statista
    cattolico «[…] nella sua decisione si lascerà guidare dalle
    conseguenze dannose, che sorgono dalla tolleranza, paragonate con
    quelle che mediante l'accettazione della formula di tolleranza
    verranno risparmiate alla Comunità degli Stati».
    Le tesi sullo Stato, proprie del cattolicesimo liberale, erano una
    volta ancora condannate.
    Senza esito migliore.

    Da Pio XII ai nostri giorni

    Le idee sovvertitrici dello stesso ordine naturale, segnatamente il
    marxismo, guadagnano tutti i giorni terreno.
    Ma la Chiesa, come in preda allo scoraggiamento, ha praticamente
    rinunciato a opporre loro la barriera invalicabile della sua
    dottrina. Pur affermando la sua volontà di non rinunciare a nulla,
    essa cerca compromessi con questo mondo, che non vuol più intendere
    ragione. Ed è con questo stato d'animo che si apre il Vaticano II.

    Conclusione

    In questo anno 1976, i francesi, costernati, si preoccupano
    dell'anarchia che regna dovunque, e specialmente del disorientamento
    della gioventù: anarchia nell'insegnamento, cinema pornografico,
    incitamento dei minori alla corruzione attraverso la libera vendita
    dei contraccettivi, aborto libero, ecc.


    V - La dichiarazione del Vaticano II sulla libertà religiosa
    Essa segnerà un mutamento di rotta senza precedenti nella storia
    della Chiesa.

    Foro interno e foro esterno

    Non si possono cogliere le contraddizioni tra la dottrina
    tradizionale e la dichiarazione del Vaticano II se non si distingue
    bene tra la libertà religiosa in foro interno e la libertà religiosa
    in foro esterno, distinzione che la dichiarazione ignora.
    Circa la libertà religiosa in foro interno, non si coglie nessuna
    contraddizione tra la dottrina tradizionale e quella esposta dal
    Concilio. Certamente, davanti a Dio, la libertà religiosa non è un
    diritto, poiché ogni uomo è tenuto a cercare la verità e ad aderirvi
    (come ricorda d'altra parte la dichiarazione conciliare). Ma se la
    posizione che l'uomo assume resta puramente interiore, questo è
    affare da regolarsi tra lui e Dio solo, e di cui i pubblici poteri
    non sono tenuti a occuparsi. In particolare, nessuna autorità umana
    ha il diritto di esercitare pressioni su qualcuno per forzarlo a
    credere.
    Ma, come ha sempre insegnato la Chiesa, la libertà religiosa in foro
    interno non implica affatto la libertà religiosa in foro esterno,
    vale a dire il diritto di praticare pubblicamente qualsiasi culto,
    di insegnare qualsiasi errore. La libertà di ognuno in questo campo
    è limitata infatti dal diritto degli altri a essere protetti contro
    le idee false, che possono essere tanto pericolose per le anime (e
    anche per l'uomo nella sua completezza) quanto la droga per i
    corpi.

    La dichiarazione del Vaticano II

    Ecco qui il passo essenziale relativo all'argomento di cui
    trattiamo: «Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana
    ha diritto alla libertà religiosa. Questa libertà consiste in ciò,
    che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte
    sia di singoli individui, sia di gruppi sociali e di qualsivoglia
    potestà umana, e in modo tale, che in materia religiosa nessuno sia
    forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro
    debiti limiti, ad agire in conformità ad essa privatamente e
    pubblicamente, da solo o associato ad altri. Inoltre dichiara che il
    diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa
    dignità della persona umana, quale si conosce sia per mezzo della
    parola di Dio rivelata sia tramite la stessa ragione. Questo diritto
    della persona umana alla libertà religiosa dev'essere riconosciuto e
    sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della
    società».
    Notiamo anzitutto che non viene fatta alcuna distinzione tra foro
    interno e foro esterno, a proposito dei quali la dottrina
    tradizionale non ha la stessa posizione. Privatamente è il foro
    interno, pubblicamente è il foro esterno. Notiamo poi che la
    dichiarazione non fa alcuna differenza tra forzare ad agire e
    impedire ad agire. Secondo la dottrina tradizionale, lo Stato non
    può forzare qualcuno ad agire contro la sua coscienza, ma ha il
    diritto, per contro, in casi determinati, di impedirgli di agire
    secondo la sua coscienza.
    Il Concilio pone tuttavia una restrizione: «Entro debiti limiti»,
    dice. Questa nozione assai vaga sarà precisata più avanti. Lo Stato
    non ha il diritto d'intervenire se non quando l'ordine pubblico è
    minacciato: «Si fa quindi ingiuria alla persona umana e allo stesso
    ordine stabilito da Dio agli uomini, se si nega all'uomo il libero
    esercizio della religione nella società, una volta rispettato
    l'ordine pubblico giusto».
    Il Concilio non ha voluto parlare solo della religione cattolica, ma
    di qualunque religione. Infatti, dopo avere spiegato che l'uomo è
    tenuto per obbligo morale a ricercare la verità e ad aderirvi, il
    Concilio dichiara: «Per cui il diritto a questa immunità perdura
    anche in coloro che non soddisfano all'obbligo di cercare la verità
    e di aderire ad essa».
    Il Concilio non condanna totalmente lo Stato cattolico; lo accetta
    volentieri, ma alla condizione che sia accordata agli adepti delle
    altre religioni la stessa libertà di culto e di propaganda che ai
    cattolici: «Se, considerate le circostanze particolari dei popoli,
    nell'ordinamento giuridico di una società viene attribuito ad una
    determinata comunità religiosa uno speciale riconoscimento civile, è
    necessario che nello stesso tempo a tutti i cittadini e a tutte le
    comunità religiose venga riconosciuto e sia rispettato il diritto
    alla libertà in materia religiosa».
    E piú avanti: «Nello stesso tempo i cristiani, come gli altri
    uomini, godono del diritto civile di non essere impediti di vivere
    secondo la propria coscienza. Vi è quindi concordia fra la libertà
    della Chiesa e quella libertà religiosa che dev'essere riconosciuta
    come un diritto a tutti gli uomini e a tutte le comunità e che
    dev'essere sancita nell'ordinamento giuridico».
    Tutto questo era la condanna del concordato con la Spagna, stipulato
    esattamente dodici anni prima, che Pio XII aveva dichiarato essere
    uno dei migliori!
    Poiché molti Padri avevano fatto notare che non si faceva alcun
    cenno della differenza tra la verità e l'errore, tra la religione
    vera e le altre, si aggiunse un preambolo che ricordava come l'unica
    e vera religione fosse la religione cattolica. Ma questa aggiunta
    non infirma per nulla la tesi sulla libertà religiosa in foro
    esterno, sostenuta nella dichiarazione.

    La libertà religiosa e la Rivelazione. La dignità dell'uomo

    Rifiutando sempre ogni distinzione tra foro interno e foro esterno,
    il Concilio afferma che: «una tale dottrina sulla libertà ha le sue
    radici nella Rivelazione divina, per cui tanto più dai cristiani va
    rispettata con sacro impegno».
    Come vedremo nel paragrafo seguente, Pio IX, nella Quanta cura,
    affermava il contrario. Egli diceva, infatti, che la libertà
    religiosa in foro esterno è «contro la dottrina delle Scritture,
    della Chiesa e dei Santi Padri».
    I passi della Scrittura che condannano la libertà religiosa in foro
    esterno sono infatti innumerevoli. Per esempio, non è Dio stesso che
    ha ordinato a Gedeone di andare a rovesciare l'altare di Baal, che
    apparteneva allo stesso padre suo?
    Il Concilio riconosce tuttavia come «la Rivelazione non affermi
    esplicitamente il diritto all'immunità dalla coercizione esterna in
    materia religiosa».
    Ma allora, in che modo la dottrina conciliare ha la sua fonte nella
    Rivelazione? Nella maniera seguente (secondo il Concilio): è perché
    la Rivelazione «fa tuttavia conoscere la dignità della persona umana
    in tutta la sua ampiezza, mostra il rispetto di Cristo verso la
    libertà dell'uomo nell'adempimento del dovere di credere alla parola
    di Dio, e ci insegna lo spirito che i discepoli di un tale Maestro
    devono assimilare e manifestare in ogni loro azione».
    Mi sembra chiaro come questo si applichi alla libertà religiosa in
    foro interno, ma non vedo il rapporto con la libertà religiosa in
    foro esterno.
    Comunque, la dichiarazione afferma a più riprese che le sue tesi
    sono fondate sulla nozione della dignità dell'uomo. Siccome gli
    estensori della dichiarazione traggono conclusioni contrarie a
    proposizioni infallibilmente definite, bisogna concludere che nel
    loro ragionamento vi è qualche cosa che non va.
    Dov'è l'errore? Alla Chiesa docente tocca dirlo. Con tutto il
    rispetto dovuto a questa Chiesa docente, e lasciando impregiudicato
    il suo giudizio, si può pensare che non si sia tenuto
    sufficientemente conto non solo dei diritti del prossimo, ma anche
    della dignità di Dio, la quale, in caso di conflitto, ha la meglio
    sulla dignità dell'uomo.

    Conclusione.
    Questi sono i testi, ed è sufficiente leggerli per constatare che le
    tesi del Concilio sulla libertà religiosa in foro esterno sono in
    contraddizione con la dottrina tradizionale. La dichiarazione ci
    dice che «questo Concilio Vaticano scruta la tradizione sacra e la
    dottrina della Chiesa, dalle quali trae nuovi elementi sempre in
    armonia con quelli già posseduti».
    Di fatto la dichiarazione si riferisce diciotto volte a testi
    pontifici. Perché non si fa alcuna menzione delle encicliche Mirari
    vos, Quanta cura e del Sillabo?
    Guardiamo dunque più da vicino ciò che diceva Pio IX nella Quanta
    cura.


    VI - La dichiarazione del Vaticano II di fronte alle condanne
    infallibili della Quanta cura

    La Quanta cura è una delle rarissime encicliche che sia un
    documento ex cathedra. Poiché i redattori della dichiarazione non ne
    hanno tenuto alcun conto, credo anzitutto necessario ricordare le
    condizioni della infallibilità, che ogni teologo e ogni cattolico
    colto dovrebbe peraltro conoscere!

    Le condizioni dell'infallibilità pontificia

    Andiamo direttamente alla fonte: la costituzione sulla Chiesa del
    Vaticano I (1870): «Quindi Noi aderendo fedelmente alla tradizione
    ricevuta dai primi tempi della fede cristiana, a gloria di Dio
    nostro Salvatore, ad esaltazione della religione cattolica e della
    salute dei popoli cristiani, approvante il sacro Concilio,
    insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato, che il
    Romano Pontefice, quando parla ex Cathedra, cioè quando, adempiendo
    l'ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i Cristiani, in virtù
    della sua suprema Autorità apostolica, definisce una dottrina
    riguardante la fede ed i costumi, da tenersi da tutta la Chiesa: in
    virtù della divina assistenza a lui promessa nella persona del beato
    Pietro, è dotato di quella infallibilità, della quale il divino
    Redentore volle che fosse fornita la sua Chiesa nel definire la
    dottrina intorno alla fede o ai costumi; e che perciò tali
    definizioni del Romano Pontefice per sé stesse, e non già mediante
    il consenso della Chiesa, sono irreformabili. Se poi qualcuno oserà,
    che Dio non lo permetta!, di contraddire a questa Nostra
    definizione: sia anàtema».
    Di qui le quattro ben note condizioni della infallibilità
    pontificia:

    1. Il Papa deve parlare come pastore e dottore di tutti i
    cristiani.
    2. Si deve trattare di fede o di costumi.
    3. Il Papa deve definire, vale a dire ben precisare le tesi in
    questione e dire chiaramente da che parte sta la verità.
    4. Il Papa deve, almeno implicitamente, obbligare i fedeli ad
    accettare la sua definizione.

    È importante notare che l'infallibilità pontificia non data dal
    1870. Come ricorda Pio IX nella sua definizione, si tratta di
    una «tradizione ricevuta dai primi tempi della fede cristiana».
    Pio IX, nel 1870, non ha fatto che mettere fine a una controversia.
    Non si deve dunque pretendere che i documenti pontifici anteriori al
    1870, e che soddisfano le quattro condizioni precisate da Pio IX,
    non siano coperti d'infallibilità.

    L'infallibilità delle condanne della Quanta Cura

    Ecco ciò che si può leggere in questa enciclica:
    «In tanta igitur depravatarum opinionum perversitate, Nos Apostolici
    Nostri Officii memores, ac de sanctissima nostra religione, de sana
    doctrina, et animarum salute Nobis divinitus commissa, ac de ipsius
    humanæ societatis bono maxime solleciti, Apostolicam Nostram vocem
    iterum extollere exstimavimus. Itaque omnes et singulas pravas
    opiniones ac doctrinas singillatim hisce Litteris commemoratas
    auctoritate Nostra Apostolica reprobamus, proscribimus atque
    damnamus, easque ab omnibus catholicæ Ecclesiæ filiis, veluti
    reprobatas, proscriptas atque damnatas omnino habere volumus et
    mandamus».
    [«In tanta perversità di errate opinioni, Noi dunque, giustamente
    memori del Nostro Apostolico Ufficio, e paternamente solleciti della
    Nostra santa religione, della sana dottrina e della salute delle
    anime, a Noi commesse da Dio, e del bene della stessa umana società,
    abbiamo stimato bene innalzare di nuovo la Nostra Apostolica voce.
    Pertanto, con la Nostra Autorità Apostolica riproviamo, proscriviamo
    e condanniamo tutte e singole le prave opinioni e dottrine ad una ad
    una ricordate in questa lettera e vogliamo e comandiamo che tutti i
    figli della Chiesa cattolica le ritengano come riprovate, proscritte
    e condannate».]
    È evidente che le quattro condizioni della infallibilità sono qui
    riunite:
    1. Il Papa precisa di agire in virtù della sua carica e della sua
    autorità apostolica.
    2. Si tratta di costumi. Il Papa si propone di giudicare la moralità
    delle leggi sulla tolleranza o l'intolleranza promulgate dagli Stati.
    3. Come si vedrà, le proposizioni condannate sono enunciate in
    termini chiari e precisi.
    4. Il Papa indica esplicitamente che i fedeli devono accettare le
    condanne da lui comminate.
    Notiamo bene che l'infallibilità non verte su tutto ciò che dice Pio
    IX nell'enciclica, ma unicamente su «tutte e singole le prave
    opinioni e dottrine ad una ad una ricordate in questa lettera».
    Queste opinioni sono infallibilmente condannate da quando il Papa le
    ha chiaramente definite. Tutto ciò appare chiaro a un semplice laico
    quale sono. Fino a tempi assai recenti, tutti i teologi erano
    d'accordo nel riconoscere il carattere di infallibilità delle
    condanne sancite da Pio IX nella Quanta cura (8.12.1864).
    Contestandolo, oggi, i difensori della dichiarazione sulla libertà
    religiosa si rendono conto di mettere in causa tutta la dottrina
    della infallibilità pontificia, come è stata infallibilmente
    definita da Pio IX nel 1870?

    Tre proposizioni condannate

    Le proposizioni condannate dall'enciclica Quanta cura sono numerose.
    Ne esaminerò solo tre. Si trovano nel passo seguente, dove le ho
    messe in evidenza chiamandole A, B, C.
    «E contro la dottrina delle Scritture, della Chiesa e dei Santi
    Padri non dubitano di asserire:
    «[A] "La migliore condizione della società è quella in cui non si
    riconosce nello Stato il dovere di reprimere con pene stabilite i
    violatori della religione cattolica, se non in quanto ciò richiede
    la pubblica quiete".
    «Da questa idea di governo dello Stato, che è del tutto falsa, non
    temono di dedurre quell'altra opinione sommamente dannosa alla
    Chiesa cattolica e alla salute delle anime, chiamata deliramento dal
    Nostro Predecessore Gregorio XVI di r. m. e cioè:
    «[B] "La libertà di coscienza e dei culti è diritto proprio di
    ciascun uomo,
    «[C] "che si deve proclamare con legge in ogni società costituita
    […]».
    Perché non vi sia alcun dubbio possibile sul senso delle
    proposizioni A, B, C, eccone il testo latino:
    «[A] "Optimam esse conditionem societatis, in qua imperio non
    agnoscitur officium coercendi sancit pœnisviolatores catholicæ
    religionis, nisi quatenus pax publica postulet".
    «[B] "Libertatem conscientiæ et cultum esse proprium cuiuscumque
    hominis jus,
    «[C] "quod lege proclamari, et asseri debet in omni recte
    constituta societate […]».

    Ora, come risulta dalla prima citazione fatta, il Vaticano II
    afferma lecito esattamente tutto ciò che condanna Pio IX:
    1. Il Vaticano II non riconosce al potere pubblico il dovere di
    reprimere le violazioni della legge cattolica poiché:
    «In materia religiosa nessuno […] sia impedito […] ad agire
    in conformità ad essa [la sua
    coscienza] […] pubblicamente [foro esterno], da solo o
    associato ad altri».
    2. Per il Vaticano II, la persona umana ha diritto alla libertà
    religiosa.
    3. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa,
    nell'ordine giuridico della società deve essere riconosciuto in modo
    tale che costituisca un diritto civile.

    Vi è dunque opposizione tra le condanne pronunciate in forma
    infallibile da Pio IX e la dichiarazione del Vaticano II, che, dato
    il suo «carattere pastorale», «ha evitato di pronunciare in modo
    straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità», come lo
    stesso Santo Padre ha confermato.


    VII - Conclusioni

    Lascio al lettore la cura di trarre le conclusioni.
    Ma insieme a migliaia di cattolici costernati, auspico soprattutto
    che siano tirate dalla nostra santa Madre Chiesa, alla quale
    intendiamo restare fedeli.

  4. #4
    Socialcapitalista
    Data Registrazione
    01 Sep 2002
    Località
    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
    Messaggi
    89,492
     Likes dati
    7,261
     Like avuti
    6,458
    Mentioned
    341 Post(s)
    Tagged
    30 Thread(s)

    Predefinito Re: Una chiesa multireligione o ultraecumenica

    Originally posted by Oli
    Una chiesa multireligione o ultraecumenica
    provocatore

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 25-02-11, 11:15
  2. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 03-05-09, 20:48
  3. Risposte: 80
    Ultimo Messaggio: 02-03-08, 13:20
  4. La Chiesa Cattolicissima: alcune figure della Chiesa ultra-globalista
    Di VladIIITepes nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 30-01-08, 21:02
  5. Basta finanziamenti alla Chiesa cattolica, la Chiesa deve essere povera...
    Di Ichthys nel forum La Filosofia e il Pensiero Occidentale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 02-01-04, 23:58

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito