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Discussione: Giustizia: i nodi....

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    Predefinito Giustizia: i nodi....

    ...al petti

    Palermo. Le loro nomine hanno risolto un problema a Piero Grasso, ma l’hanno creato al presidente del tribunale: Giovanni Bosco Puglisi, si ritrova infatti con la necessità di collocare da qualche parte Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli, che in luglio il Csm ha nominato presidenti di sezione. Dove metterli? Al civile, imporrebbe una circolare del Consiglio superiore della magistratura, diretta ad evitare passaggi diretti, perlomeno nella stessa città, dalla procura al tribunale. Ma dal civile nessuno dei titolari, nonostante un concorso interno bandito da Puglisi, vuol spostarsi: e questa pare una ripicca bella e buona, il cui scopo è quello di lasciare i neocolleghi, come usa dire da queste parti, “chi’ peri ’i fuora”., con i piedi di fuori.
    Come quei poveracci costretti a dormire in un letto dalla coperta troppo corta. Insomma, fuorigioco. Il successo dei due pubblici ministeri nel concorso destinato a giudici di lungo corso ha lasciato infatti l’amaro in bocca: magistrati di Tribunale e di Corte d’appello, moderati e progressisti, non sono rimasti certo soddisfatti dalla decisione del Csm, che pure ha tolto dall’ufficio di Grasso due “dissidenti”, sempre più ingombranti per il procuratore capo e per lo staff che lo coadiuva.
    Nel concorso, Lo Forte e Natoli hanno superato altri due candidati: il consigliere di Corte d’appello Tommaso Virga, segretario distrettuale di Magistratura indipendente, corrente moderata, e il giudice delle indagini preliminari Gioacchino Scaduto, ex segretario distrettuale di Magistratura democratica, le cosiddette “toghe rosse”.
    Entrambi si accingerebbero a presentare ricorso: il Tar potrebbe annullare la decisione, ma il Csm potrebbe risolvere tutto motivando le due nomine in maniera diversa.
    Il rimpiattino fra Palazzo dei Marescialli e Tribunale amministrativo regionale potrebbe così durare anni. Virga e Scaduto sono meno anziani dei due vincitori, ma, al contrario di Lo Forte, avevano “funzioni omologhe”. Per dirla in soldoni, i due trombati hanno fatto i giudici per più di otto anni.
    E se Natoli è stato giudice istruttore fino al 1991, Lo Forte invece il giudice non l’ha mai fatto, a parte il periodo iniziale della sua carriera: nel ‘77 si è insediato in Procura e da lì non si è più mosso.
    Il “niet” dei presidenti delle sezioni civili potrebbe però fare comodo ai due vincitori: se nessuno di loro si farà da parte, potrebbero presentarsi le “condizioni eccezionali” richieste dal Csm perché almeno uno dei due ex pubblici ministeri vada a dirigere una sezione penale. Già si parla dello spostamento di Antonio Prestipino in Corte d’assise, con Natoli che prenderebbe il suo posto alla seconda sezione penale. Se andrà così, come potrà un magistrato che fino a oggi si è occupato di istruire processi, andare a giudicare l’operato dei suoi ex colleghi? Natoli, ex pubblico ministero del processo Andreotti, incarico che ha condiviso con Lo Forte, è stato membro del Csm ed è uno dei leader, anche a livello nazionale, della potente corrente dei Verdi, la stessa di Piero Grasso: dopo il suo rientro in Procura, però, è entrato in rotta di collisione col suo capo, creando non pochi problemi pure all’interno dei Movimenti riuniti, perché a Grasso è molto vicino invece il segretario distrettuale dei Verdi, Maurizio De Lucia, uno dei pm titolari dell’inchiesta sulle talpe in procura e su Totò Cuffaro.
    Alla fine, la partenza di Natoli è stato un toccasana per tutti, forse anche per lui stesso, salito sull’ultimo treno per fare carriera, dopo che, pur di rimanere in Procura, magari come semplice sostituto, aveva rinunciato ai privilegi (previsti dalla legge) riservati a coloro che rientrano negli organici a conclusione dell’incarico al Csm.
    Lo Forte fa parte invece della corrente moderata di Unicost, ma il suo è un caso tutto particolare: prima era un tutt’uno col suo compagno di stanza Giuseppe Pignatone, assieme al quale era stato vicino a procuratori come Salvatore Curti Giardina, Vincenzo Pajno, Piero Giammanco. Poi, iniziata la stagione chiodata di Gian Carlo Caselli, era salito sul carro del neoprocuratore e dei grandi processi “politici”. Andato via Caselli, è prima rimasto come color che son sospesi, poi ha scelto l’attacco frontale a Grasso con un tentativo di “colpo di Stato” che è andato avanti per quasi due anni.
    Le corse, però, nei Palazzi di giustizia siciliani, non si fermano mai. A Palermo si preparano in tanti, a guerreggiare per prendere il posto di Lo Forte come procuratore aggiunto (un posto messo a concorso dal Csm in tempi record: forse per evitare che lo stesso Lo Forte ci ripensi).
    A Trapani e a Caltanissetta si correrà per subentrare a Teresa Principato e a Paolo Giordano, nominati sostituti della Direzione nazionale antimafia. I papabili sono tanti: da Ignazio De Francisci, ex pupillo di Giovanni Falcone e oggi procuratore di Agrigento, che si dice sia stanco di occuparsi di clandestini che sbarcano a Lampedusa e a Porto Empedocle; al pm e poi procuratore generale del processo Mannino, Vittorio Teresi, che punta a Palermo ma potrebbe accontentarsi di Trapani. Fino a Leo Agueci, che quattro anni fa si fece da parte per far vincere il posto di vice di Grasso a Roberto Scarpinato, con la promessa di un posto di vice alla Procura di Roma. ma fu poi dirottato al ministero, con il grado di ispettore. Si preannuncia una battaglia aspra anche a Caltanissetta, dove è in lizza, per la presidenza della Corte d’appello, Francesco Ingargiola, l’inflessibile presidente dei processi Contrada e Andreotti, ancora in attesa di incassare, diciamo così, la cambiale che spetta a chi si onorò e si onerò di processi camurrusi, pesanti. Suo rivale diretto è Vincenzo Oliveri, il giudice che, in appello, ribaltando l’assoluzione di primo grado, condannò a sei anni il collega Corrado Carnevale, poi assolto dalla Cassazione con una sentenza che oggi è una sorta di pietra miliare in materia di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma per un magistrato, si sa, tutte le sentenze possono essere trasformate in medaglie: sia quelle che assolvono sia quelle che condannano.
    Dipende solo dal vento che tira.

    saluti

  2. #2
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    Povera giustizia nostra....

    Shalom

 

 

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