Il merito di Guido Moltedo non è tanto quello di aver regalato ad Europa uno scoop (la notizia, cioè, della possibile conversione al cattolicesimo di Barack Obama) ma quello di aver colto un tratto personale, culturale e politico, non episodico, nella nuova presidenza statunitense. Non privo di conseguenze solo in parte prevedibili, fra cui non dovrebbe essere esclusa neppure la conversione religiosa.
In che consiste questo “tratto” che, ripeto, come si intuisce già, non è meramente caratteriale? In un linguaggio rivelatore di categorie valoriali molto prossime e spesso coincidenti con quelle evangeliche, dunque cristiane. Un certo modo di parlare è inevitabilmente figlio di un certo modo di pensare, di “vedere” il mondo, di vedere il destino e la missione dell’uomo nella storia.
Molto dipenderà, probabilmente, come è stato osservato da diversi interlocutori che sono intervenuti nel dibattito aperto da Moltedo, dalle esperienze professionali di Obama a Chicago, dalle sue frequentazioni di associazioni assistenziali cattoliche e nondimeno di personalità eminenti della chiesa americana come i cardinali di Chicago e Boston oltreché di illustri colleghi cattolici come Ted Kennedy, Nancy Pelosi, John Biden, John Kerry e forse lo stesso Cuomo. Ma la fede non si trasmette normalmente per via “politica”, o per imitazione di amici autorevoli. È più facile che il Signore si serva di un Lazzaro qualsiasi seduto all’angolo di una via di Manhattan con la mano tesa, o di un prete di periferia con i sandali ai piedi e la barba lunga. E poi, diciamolo chiaramente, nessuno è in grado di sapere cosa si sta muovendo nell’anima di un altro. Perciò, piuttosto della possibile conversione, preferisco parlare dei tanti modi di essere cristiani che sono presenti nel campionario religioso non solo americano, in cui si inserisce sicuramente la personalità di Obama.
Quanti credenti non consapevoli d’esserlo, quanti cercatori di fede, quanti uomini di buona volontà, quante persone frequentatrici quotidiane della virtù della carità, quanti eroi dell’onestà e della pulizia interiore, sono già cristiani! In questo senso è possibile – osservando il linguaggio, i ragionamenti, i comportamenti del presidente americano – non solo avere qualche incertezza sulla sua identità religiosa, ma avere la certezza di una identità sicuramente cristiana e in prospettiva, perché no?, anche cattolica.
Per quanto se n’è saputo, è possibile che lo stesso “ultimo miglio” terreno di Ted Kennedy, abbia detto molte cose al cuore di Obama, non tanto attraverso i messaggi verbali, quanto, grazie alle luce della serenità che il passaggio consapevole e fiducioso di un credente all’altra vita suscita sempre in chi ne è testimone. Un uomo che, mentre se ne va e dopo aver riconosciuto i propri errori ed aver manifestato persino la preoccupazione di non sottrarre un solo voto a quella riforma sanitaria che dovrà garantire una eguale dignità a tutti i suoi concittadini, si appresta a varcare la soglia dell’ultimo mistero con la luce negli occhi, non può lasciare indifferente nessuno. In questo senso la vicenda di Ted può averlo ulteriormente avvicinato al cattolicesimo. Chi lo sa? Tuttavia, fosse pure vera l’eventualità di una disponibilità alla conversione, che per l’espansione in atto del cattolicesimo statunitense grazie all’aumento della popolazione ispanica in sé non costituirebbe un problema politico, per Obama porrebbe invece una questione “di stato”, a causa soprattutto della fede cattolica di John Biden, il suo vice. Presidente e vice entrambi cattolici, presidente della camera e del congresso pure, in un paese tanto variegato sotto tutti i punti di vista come gli Usa, rappresenterebbe chiaramente un problema. Anche per questo a me pare che tra le tante possibilità immaginabili, sia più probabile quella di continuare a vedere anche in futuro nel presidente un linguaggio e comportamenti di fatto “cattolici”, piuttosto che una sua formale conversione.
Anche in tal caso, peraltro, Obama associerebbe alla sua immagine di leader mondiale dei riformisti anche quella di punto di riferimento per tutti coloro che – nelle diverse democrazie del mondo – si muovono in politica «non in nome della fede, ma a causa delle fede», come diceva Benigno Zaccagnini. E, dunque, modello importante anche per il cattolicesimo politico italiano.
Pierluigi Castagnetti
La fede di Obama - Europa




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